Andiamo a salvarli !

"Non ho mai visto niente di simile. Mille morti in una settimana. Sono i numeri di una guerra che ci ostiniamo a non vedere. Aprite gli occhi... Sono i nostri morti, è il nostro mare, sono le nostre leggi... Le nostre leggi sì, perché se quei mille avessero potuto avere un visto in ambasciata, non sarebbero finiti mangiati dai pesci... " A settembre 2014 Gabriele Del Grande scriveva sul suo Blog queste amare considerazioni. Ora ne sono morti quasi mille in un solo giorno, e l'unico effetto di questa nuova tragedia sono le reiterate idiozie dei rappresentanti politici. Un po' più di questo, un po' più di quello, mostrarsi indignati e tristi per l'occasione, e discutere animatamente se fare il BLOCCO all'imbocco dei porti o al limite delle acque internazionali libiche. In entrambi i casi il fenomeno della migrazione viene considerato alla stregua di un lavandino che perde acqua: dove metto il tappo ? più sopra o più sotto. Impiegare la forza militare per distruggere i barconi degli scafisti,  va bene, ma se chi scappa da guerre e miserie viene lasciato a terra, troverà forse una sorte migliore di quella toccata ai morti del Mediterraneo ? C'è un solo modo di affrontare l'emergenza migrazione : considerare le migliaia di persone che scappano dagli orrori del nord Africa come individui da SALVARE e non come fastidiosi poveracci da CONTENERE. E per salvarli è necessario andarli a prendere sulla terra ferma, prima che qualcuno gli venda a caro prezzo un viaggio di-sperato nel mar mediterraneo. ANDARLI  a salvare significa creare dei punti di raccolta sulla terra ferma (Libia,Siria, Yemen, Somalia), protetti da contingenti ONU e organizzare il trasferimento dei rifugiati verso l'Europa, munirli di un visto di ambasciata, una carta di diritti, regolarizzarli per integrarli in una vita dignitosa. Non è impossibile, anzi. Ciascun paese dovrà impegnarsi ad accogliere un numero congruo di immigrati. La presenza europea nel Nord Africa potrebbe diventare un punto di riferimento e di speranza concreto, sottraendo migliaia di persone al ricatto dei mercanti di vite umane.      

Tutto è pronto per l'uscita della Grecia dall'euro

  Draghi ha sottoposto a Varoufakis le linee guida predisposte dalla Banca Centrale Europea per un'uscita “controllata” della Grecia dall'euro: ci sarà un doppio binario nel sistema dei pagamenti con l'introduzione dello IOU (una promessa di pagamento) negli scambi interni, una sorta di pre-Dracma. Lo IOU sarà di fatto svalutato (20 o 40% ?) rispetto all'euro (anche se formalmente potrebbe essere introdotto con un cambio 1:1 per essere immediatamente svalutato), saranno bloccate le transazioni in euro interne ed esterne per i privati cittadini , mentre l'uso dell'euro nelle transazioni internazionali sarà consentito solo alle banche e a determinate condizioni. I crediti Target2 delle banche europee saranno svalutati di conseguenza, così come i titoli di stato acquistati dalla BCE, la quale sarà rimborsata delle perdite (almeno 60 miliardi di euro) da parte dei governi dei paesi membri dell'euro. Resta da vedere di quanto e come saranno svalutati i crediti dei paesi che hanno prestato i soldi alla Grecia, perché le ricadute contabili ( e politiche) sui bilanci dei paesi creditori dovranno essere accollate ai contribuenti (maggiori tasse). La soluzione prevede che i creditori istituzionali extra UE (tipo Fondo Monetario Internazionale) siano rimborsati al 100% (forse ci sarà una rinegoziazione delle scadenze) La Grecia non uscirà formalmente dall'eurozona, ma potrà beneficiare del DOPPIO BINARIO fino a quando ne saranno verificate le condizioni e le convenienze. E magari anche con un governo greco diverso.  Il piano è pronto, ma restano da curare gli ultimi “dettagli” prima di renderlo pubblico e operativo.   

Non si accettano scommesse sulla GRECIA

    Perché i bookmakers non accettano più scommesse ? Forse perché l'esito è scontato ... oppure perché sanno quello che altri non sanno ? No More Bets On Grexit Bookmakers William Hill have closed their markets on whether Greece will leave the Eurozone during 2015 and on which country would be first to leave the Eurozone. 'Greece had been heavily backed down ro 1/5 to be the first to quit the Eurozone, and we'd also been shortening the odds for Greece to leave during 2015. They'd come down from 5/1 to 3/1.' said William Hill spokesman Graham Sharpe, 'It is now looking increasingly likely that they could begin the process of departing very shortly' 'Noone is interested in backing Greece to stay in the Eurozone until the end of the year, so we decided to pull the plug on the markets until either the decision to leave is taken, or the crisis point passes and a plan is put in place enabling the country to remain in' added Sharpe.  

Dalla TROIKA al DIRETTORIO

Il principale sponsor di Draghi presso l'opinione pubblica italiana, Eugenio Scalfari, ci informa su La Repubblica del 22 marzo in merito alla nascita della ennesima "istituzione" europea: Il DIRETTORIO. Si tratta di una creatura non ancora battezzata e nata in modo clandestino, come lo stesso Scalfari racconta: "... A quel punto i membri che non appartenevano all’Eurozona se ne andarono e i diciannove Paesi che condividono la stessa moneta affrontarono il caso greco. Prima però il presidente del Consiglio europeo propose e tutti accettarono la nomina di un comitato ristretto che si incontrasse con il premier greco che già attendeva in un’altra sala. Il comitato ristretto fu nominato e di esso fanno parte il presidente del Consiglio europeo, la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese François Hollande, il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente dell’Eurogruppo e il presidente della Commissione Juncker.L'Europa con un improvviso salto nella procedura ha dunque eletto un direttorio che resterà in carica in permanenza fino a quando il caso greco non sarà interamente risolto e anche dopo, provocando però un palese malcontento in alcuni stati che pensavano di farne parte e ne sono invece esclusi. Il più irritato è il nostro Renzi, che mira ad avere un forte peso sulla politica economica europea. Quel peso non c'è, anche perché è Mario Draghi a tenere i cordoni della borsa ed è Draghi che, attraverso lo strumento monetario, è in grado di indicare le riforme da portare avanti, la politica del debito pubblico di vari Paesi e la flessibilità che l'Europa concede a certe condizioni agli stati che la richiedono. "  Il presidente del Consiglio europeo è colui che presiede e coordina i lavori del Consiglio europeo. L'attuale presidente è il polacco Donald Tusk (scade a giugno :). La Cancelliera Merkel, si sa chi è (!); Il presidente francese F. Hollande, sia sa chi è (?); Il presidente della BCE M. Draghi, si sa chi è (!!); Il presidente dell'Eurogruppo: Jeroen Dijsselbloem è un politico olandese del Partito del Lavoro (PvdA) (??) ; il presidente della Commissione Juncker, si sa chi è (!?)  Le funzioni del neonato DIRETTORIO (che nessuno ha eletto, come erroneamente pensa Scalfari) non sono ancora chiare, ma si possono immaginare come quelle di un "comitato sovranazionale", "extraparlamentare" ed "extraognicosa", da utilizzare a piacimento in qualsiasi situazione.  Con evidente compiacimento, Scalfari ci informa che il vero boss del Direttorio è Draghi, perché è quello che stampa i soldi e decide a chi darli, e soprattutto non ha elettori che possano mandarlo a casa prima del termine - lontano - del 2019. Il Direttorio ha già minacciato risolto i dubbi di Tsipras e Varoufakis, rendendo non necessario il lavoro della TROIKA.        

Grecia, un rinvio mascherato da accordo

  Perché il vertice che doveva essere risolutivo per concedere tempo alla Grecia ha partorito un finto accordo di 4 mesi che in realtà sono solo 2 giorni ? Cosa potranno cambiare due giorni in più di tempo ? Quali miracolose "riforme" potranno essere inventate nel week end in modo tale che il lunedì la Commissione Europea dia il suo assenso alle nuove proposte di Tsipras ? Quali indicibili minacce o lusinghe saranno messe sul tavolo dove, in teoria, si giocano i destini dell'Europa ? Nel braccio di ferro tra Troika e Grecia finora hanno perso coloro che nutrivano speranze di verità e trasparenza, con buona pace di Varoufakis. Le sceneggiate del passato vanno ancora di moda a Bruxelles.  

Dove portano gli esperimenti di Zar Putin e Boss Obama ?

  L'escalation della guerra in Ucraina tocca un alto livello di guardia, testimoniato dal tentativo Merkel - Hollande di far cambiare idea a Putin, il quale a sua volta chiede loro di far cambiare idea ad Obama. 1) Putin ha inviato truppe ed armi in Ucraina per tentare di acquisire una parte di territorio (fino a Mariupol) per poi sedersi al tavolo delle trattative per congelare la situazione (annessione di una parte dell'Ucraina). 2) Obama fa finta di resistere alle pressioni della Nato e del Congresso a maggioranza Repubblicana favorevoli alla fornitura di "armi letali" all'esercito ucraino.  Il suo prossimo Segretario di Stato A. Carter si è detto favorevole a considerare l'opzione "arma letale". 3) Le sanzioni economiche applicate da USA e EU stanno creando difficoltà a Putin, ma non ne scalfiscono la popolarità interna, nè il potere, che anzi si rafforza  e giustifica le ulteriori limitazioni alle libertà politiche e di espressione con l'aggravarsi dello scontro con l'Occidente. Inoltre Putin sa che le sanzioni economiche e il rischio di contagio finanziario sono una leva per convincere gli Europei a fare pressioni su Obama, perché l'economia di Francia, Germania & C. ha bisogno anche della Russia per riprendersi dallo stato di crisi. Le elezioni in Grecia con la vittoria di Syriza hanno dato una sponda ulteriore alle pressioni geopolitiche di Putin. 4) I colloqui di domenica Russia-Germania-Francia-Ucraina si concluderanno con tanti appelli e qualche pugno di mosche. I termini della questione sono esattamente quelli di un anno fa: Putin considera l'intera Ucraina come territorio di influenza politica della Grande Russia; essersi annesso la Crimea non gli basta. Gli europei non solo non hanno intenzione di "morire per Kyev" ma hanno bisogno di fare affari con i russi. Obama è costretto a mostrare i muscoli, dopo i tanti schiaffi internazionali, perché la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del prossimo anno è già iniziata.  5) Con la caduta del prezzo del petrolio e i rischi di una recessione economica globale, cosa c'è di meglio di un pericolo di guerra Est - Ovest per entusiasmare gli speculatori e le industrie belliche nazionali ?        

Grecia, Ucraina, Medio Oriente

Grecia, Ucraina e Medio Oriente non hanno fattori comuni diretti, ma simboleggiano tre epicentri di altrettante crisi internazionali che rischiano di implodere contemporaneamente. La GRECIA è il simbolo della crisi europea. Il voto di domenica dovrebbe sancire la vittoria di Tsipras e del movimento Syriza. I greci diranno che i debiti non sono disposti a pagarli, che sotto il tallone della Troika non hanno futuro e che sono pronti a sfidare la Germania e la BCE, "vediamo chi cede per primo".   L'Ucraina è il terreno di battaglia dello scontro USA - Russia. Putin deve cercare di forzare i tempi, perchè il tempo gli gioca a sfavore e la crisi economica interna, aggravata dal calo del prezzo del petrolio, rischia di indebolirlo sul fronte interno. L'Ucraina non sta messa meglio, l'escalation è inevitabile e imprevedibile.    Il Medio Oriente è una faglia tellurica in movimento. La morte del re saudita, a pochi giorni dal ribaltone sciita in Yemen e lo scontro Iran Israele in Siria si combinano con l'improvviso crollo del prezzo del petrolio. In molti, ad iniziare dagli USA e dalla Russia, avrebbero interesse ad una guerra in Medio Oriente che faccia risalire il prezzo dell'oro nero. 

Mr Draghi, se tu fai QE noi facciamo ....BYE

Immaginate una zona dell'Africa devastata dalle carestie e dalla povertà. Immaginate che qualcuno prometta di inviare un grande quantitativo di generi alimentari alle popolazioni di quelle zone. Immaginate la carovana di camion stracolmi di pacchi e sacchi. Immaginate l'arrivo della carovana nel piazzale polveroso dell'accampamento dove decine di migliaia attendono i viveri. Immaginate che dai camion iniziano le operazioni di scarico  e una moltitudine di persone si spinge, si picchia, si travolge per guadagnare le posizioni più favorevoli vicino ai camion e afferrare i sacchi di farina e quant'altro. Dopo pochi attimi vi rendete conto che un manipolo di energumeni armati si accaparra la quasi totalità degli aiuti scaricati. Gli energumeni si fanno strada con la forza (non hanno sofferto la fame e gli stenti) e non lesinano bastonate a chi cerca di ricevere il tanto desiderato aiuto alimentare. Questa è la metafora del QE - già sperimentato da Bernanke (lui lanciava i soldi dall'elicottero), dalla Yellen, da Carney e dal banchiere di Abe (si chiama Kuroda ma è insignificante e nessuno ne conosce il nome). Ora tocca a Mr Draghi lanciare i soldi ad una moltitudine bisognosa, ma i posti migliori per arraffare tutto li hanno già prenotati i soliti potenti. Come difendersi dall'ennesimo sopruso, mascherato da intenti nobili e salvifici ? Nel solo modo che la dignità umana ci consente: non partecipare, non prestarsi al ricatto. Per questo, Mr Draghi, più voi iniettate denaro fasullo nel sistema e più noi ridurremo le spese e i consumi, preferiremo tenere i risparmi sotto il mattone anzichè comprare titoli di stato di paesi ultraindebitati che non pagano più interessi (anzi, per acquistare la loro monnezza pretendono di essere pagati). Gli esperti finanziari diranno che un simile atteggiamento è stupido e improduttivo, ma non presteremo ascolto. Con le debite proporzioni, più Draghi regala denaro ai soliti sopraffattori e speculatori, più noi ci defileremo dalla ressa.  Good bye, Mr QE.  Forse un giorno anche gli economisti di corte si accorgeranno che la cattiva depressione è figlia di pessimi banchieri.

DRAGHI affonda l'Euro e la Svizzera esce dal gioco

La mossa della banca centrale svizzera di abbandonare il legame di cambio franco/euro ha fatto tremare i mercati finanziari, con conseguenze ancora tutte da valutare. I motivi sono molteplici:  I cambi tra le monete “più importanti” sono un elemento di equilibrio delicatissimo, per le quantità di denaro enormi scambiate (5 trilioni di dollari al giorno) e per le conseguenze sulle economie dei singoli paesi (ricadute sulle importazioni ed esportazioni di merci e servizi, e sui guadagni / perdite delle speculazioni finanziarie). L'oscillazione violenta del cambio euro / franco svizzero equivale ad una scossa tellurica dell'ottavo grado.Draghi aveva basato una buona parte della sua strategia QE sul fatto che gli svizzeri avrebbero continuato a comprare euro per difendere il cambio ad 1,20. Era come se la Svizzera avesse adottato l'euro come propria moneta nazionale, mentre ora ne è uscita e può fare quello che vuole. Per Draghi si tratta di uno smacco politico notevole, una quasi rottura dell'euro: se gli svizzeri non sono più disposti a sopportare i costi della difesa della moneta unica (60 miliardi di euro), perchè dovrebbero esserlo i tedeschi ? La campagna elettorale in Grecia si gioca sulla paura di “essere cacciati dall'euro”. I tecnocrati europei usano questa carta a favore di Samaras contro Syriza, ma l'uscita della Svizzera dimostra che dopotutto “si può fare”, se i costi della permanenza nell'euro superano i vantaggi. Tra pochi giorni Draghi dovrebbe annunciare l'avvio del QE (acquisto di titoli di Stato dei paesi europei pagati con moneta stampata dalla BCE) come manovra salvifica dell'economia europea e dell'euro. Ora circolano voci sul fatto che a comprare i titoli non sarebbe la BCE bensì le banche nazionali, nella misura che ciascuna di esse riterrà possibile. Se la voce è vera si tratta di un ulteriore passo verso il disconoscimento dell'euro e l'inizio di una divergenza tra le politiche monetarie dei singoli paesi. In altre parole si prefigura un ritorno a “prima della BCE”. Sembra che nel programma QE i titoli di stato della Grecia non saranno acquistabili dalla BCE (troppo rischiosi): se questa voce sarà confermata si tratta di una ulteriore ammissione dell'uscita della Grecia dall'Euro. Draghi ha salvato l'euro o lo ha messo in trappola ? https://www.bancafucino.it/Carta-conto-famili/   

Nuovi terribili scenari dopo la strage di Parigi

   La strage di Parigi segna un punto di svolta nelle strategie terroristiche. Le organizzazioni si sono insediate in aree geografiche di cui controllano e determinano le istituzioni e le popolazioni, ma ora puntano a insediarsi e a "scavare trincee" dentro gli stessi paesi occidentali, in primo luogo l'Europa. Le organizzazioni islamiche possono contare su un enorme bacino di rabbia e frustrazione che si è insediato in quasi tutti i paesi europei, e di cui il caso francese è l'emblema. I musulmani ormai sono una componente nativa dell'Europa e sono una componente sociale in gran parte priva di rappresentanza politica: per questo diventano facile terreno di diffusione di fanatismi religiosi che surrogano il bisogno di aggregazione e legittimazione. E' un problema che i partiti e le forze sociali tradizionali di qualsiasi schieramento affrontano con molta retorica e scarsa credibilità. Il tema dell'integrazione è una bandiera che non ha più vento per sventolare, perché la crisi economica ha annullato i margini di mediazione e i milioni di figli di immigrati delle periferie metropolitane combattono contro altrettanti milioni di emarginati "europei". Lo scontro è DENTRO i confini degli Stati nazionali. Le organizzazioni terroristiche puntano a gestire questo conflitto. Chi vuole evitare davvero il ripetersi sistematico della strage di Parigi dovrà cercare di occupare con soluzioni concrete lo spazio politico invocato da milioni di cittadini europei musulmani. Le manifestazioni che in tutto il Mondo e in Francia hanno raccolto milioni di persone sotto lo slogan JE SUIS CHARLIE contro ogni fanatismo o scorciatoie guerrafondaie sono la speranza più grande che possa prevalere la ragione. Persino il sussulto dei Capi di Stato, rappresentanti screditati delle istituzioni - tra tutti primeggia per incapacità il presidente francese Hollande - è da considerare importante e positivo. La strage di Parigi, per le tante circostanze che si sono concentrate, ci ha fatto comprendere quanto sia fragile e a rischio il sistema di vita degli ultimi 50 anni. Le guerre di religione non c'entrano, sono solo un pretesto.

La Grecia NON vuole pagare i debiti

Le elezioni in Grecia hanno preso il sopravvento, dopo che la Merkel ha ventilato la possibilità di una uscita della Grecia dall'euro, e sono diventate una battaglia all'ultimo azzardo: "dall'Euro non si esce", proclamano i burocrati di Bruxelles, esasperando la rabbia di chi si sente in trappola e privato della possibilità di scegliere in democrazia. "Vi cacceremo dall'euro, se non pagate i debiti" tuona la Germania della Merkel, ma molti pensano che sia un bluff per spaventare i greci e spingerli a votare il filotedesco Samaras. I banchieri non stanno a guardare, e mandano giù i mercati finanziari per avvisare sia una parte che l'altra che non si scherza con loro, che gli speculatori amano i "rischi calcolati" (grazie ai soldi stampati da Yellen e Draghi) ma non i salti nel buio tipo Lehman Brothers. I Greci che voteranno Tsipras e compagni hanno idee più pragmatiche: "restiamo nell'euro, ma senza debiti da pagare". E' quello che Mario Draghi aveva indirettamente promesso tre anni fa, ed è quello che va ripetendo nella stanze della BCE: il debito greco è insostenibile, a prescindere dai tassi di interesse. O i creditori rinunciano alla loro parte a favore di un abbattimento del debito greco o saranno guai per tutti. Questa posizione è il risultato di quello che si palesava dietro l'azione dei Banchieri Centrali (Bernanke-Yellen, Kuroda, Carney e Draghi): il rischio che tassi a zero e denaro facile potesse far salire l'asticella dell'azzardo. Perché pagare i debiti ? Chi pagherebbe di più le conseguenze di crisi finanziarie al buio ? Chi ha più da perdere, i banchieri di Wall Street e Francoforte o i tassisti e gli agricoltori greci ? Se i greci non pagano i debiti, perché dovrebbero farlo gli spagnoli, i portoghesi, i francesi o gli italiani? Come verrebbero ripartite le perdite del debito greco sui cittadini del resto dell'area euro? Da cosa è garantito il debito greco nei confronti dei suoi creditori?        

La MERKEL inizia la campagna elettorale in GRECIA

Come era prevedibile la Merkel ha dato il via alla vera campagna per le prossime elezioni in Grecia. Lo ha fatto senza retorica e perifrasi, con la pragmaticità teutonica che la contraddistingue: l'uscita della Grecia dall'Euro non è più un tabù e l'unione a tutti i costi non è un valore vincolante. Quindi se i Greci scelgono Syriza, che chiede la rinegoziazione del debito, avranno come risposta la cacciata dall'euro, sprofonderanno nelle fiamme dell'inferno dei FALLITI e i loro debiti rimarranno ESIGIBILI, ovviamente ancorati al cambio dell'euro-marco. L'uscita della Merkel, sostenuta dall'intera opinione pubblica tedesca, punta a togliere a Syriza l'arma principale di ricatto verso l'Europa: la cancellazione di gran parte del debito nominale greco è necessario per salvare l'Europa e la moneta unica. Fino ad oggi quest'arma, la paura della dissoluzione dell'euro, ha funzionato creando un precario equilibrio di richieste di "rigore" e di allentamenti progressivi. La campagna politica di Tsipras è basata su questo equilibrio precario: non siamo noi greci a voler uscire dall'euro, ma se ci costringete ... Questa tattica aveva il suo presupposto che dall'altra parte il fronte dell'Euro a tutti i costi (che ha Mario Draghi come leader indiscusso) avrebbe finito con il concedere qualcosa. Se invece viene meno la paura del salto nel buio del GREXIT, le armi di Syriza si spuntano a favore dello schieramento dell'attuale governo Samaras. Ora si gioca a carte scoperte. Se la Grecia può uscire dall'euro, perché altri Stati non potrebbero fare altrettanto ? La risposta di Tsipras potrebbe essere: se la Grecia non paga i debiti e viene cacciata dall'euro, troverà Putin e l'Unione Eurasiatica pronti ad accoglierla ... Il porto del Pireo sarebbe affollato di navi russe e cinesi ...