Grecia, Ucraina, Medio Oriente

Grecia, Ucraina e Medio Oriente non hanno fattori comuni diretti, ma simboleggiano tre epicentri di altrettante crisi internazionali che rischiano di implodere contemporaneamente. La GRECIA è il simbolo della crisi europea. Il voto di domenica dovrebbe sancire la vittoria di Tsipras e del movimento Syriza. I greci diranno che i debiti non sono disposti a pagarli, che sotto il tallone della Troika non hanno futuro e che sono pronti a sfidare la Germania e la BCE, "vediamo chi cede per primo".   L'Ucraina è il terreno di battaglia dello scontro USA - Russia. Putin deve cercare di forzare i tempi, perchè il tempo gli gioca a sfavore e la crisi economica interna, aggravata dal calo del prezzo del petrolio, rischia di indebolirlo sul fronte interno. L'Ucraina non sta messa meglio, l'escalation è inevitabile e imprevedibile.    Il Medio Oriente è una faglia tellurica in movimento. La morte del re saudita, a pochi giorni dal ribaltone sciita in Yemen e lo scontro Iran Israele in Siria si combinano con l'improvviso crollo del prezzo del petrolio. In molti, ad iniziare dagli USA e dalla Russia, avrebbero interesse ad una guerra in Medio Oriente che faccia risalire il prezzo dell'oro nero. 

La Grecia NON vuole pagare i debiti

Le elezioni in Grecia hanno preso il sopravvento, dopo che la Merkel ha ventilato la possibilità di una uscita della Grecia dall'euro, e sono diventate una battaglia all'ultimo azzardo: "dall'Euro non si esce", proclamano i burocrati di Bruxelles, esasperando la rabbia di chi si sente in trappola e privato della possibilità di scegliere in democrazia. "Vi cacceremo dall'euro, se non pagate i debiti" tuona la Germania della Merkel, ma molti pensano che sia un bluff per spaventare i greci e spingerli a votare il filotedesco Samaras. I banchieri non stanno a guardare, e mandano giù i mercati finanziari per avvisare sia una parte che l'altra che non si scherza con loro, che gli speculatori amano i "rischi calcolati" (grazie ai soldi stampati da Yellen e Draghi) ma non i salti nel buio tipo Lehman Brothers. I Greci che voteranno Tsipras e compagni hanno idee più pragmatiche: "restiamo nell'euro, ma senza debiti da pagare". E' quello che Mario Draghi aveva indirettamente promesso tre anni fa, ed è quello che va ripetendo nella stanze della BCE: il debito greco è insostenibile, a prescindere dai tassi di interesse. O i creditori rinunciano alla loro parte a favore di un abbattimento del debito greco o saranno guai per tutti. Questa posizione è il risultato di quello che si palesava dietro l'azione dei Banchieri Centrali (Bernanke-Yellen, Kuroda, Carney e Draghi): il rischio che tassi a zero e denaro facile potesse far salire l'asticella dell'azzardo. Perché pagare i debiti ? Chi pagherebbe di più le conseguenze di crisi finanziarie al buio ? Chi ha più da perdere, i banchieri di Wall Street e Francoforte o i tassisti e gli agricoltori greci ? Se i greci non pagano i debiti, perché dovrebbero farlo gli spagnoli, i portoghesi, i francesi o gli italiani? Come verrebbero ripartite le perdite del debito greco sui cittadini del resto dell'area euro? Da cosa è garantito il debito greco nei confronti dei suoi creditori?        

ABE, la farsa della democrazia

Il Giappone vota per incoronare il metodo ABE - ABENOMICS - in quelle che saranno le elezioni con il minor afflusso di elettori nella storia giapponese. La Camera Bassa è stata sciolta un mese fa da Abe per consentirgli di chiedere ai giapponesi : "se volete che NON vi aumento le tasse sul consumo (IVA) votatemi". I giapponesi risponderanno alla chiamata di Abe in modo scontato, ma con una astensione record, che potrebbe sfiorare il 45%. Già nelle elezioni vinte da Abe nel 2012 si era verificato un forte calo di votanti (da circa 70 milioni a 58). Il voto giapponese sarà una ulteriore dimostrazione della divergenza tra politica e società, che riguarda tutti i continenti dall'Europa all'Asia passando per l'America. Il fenomeno della "inutilità" della democrazia, cioè della partecipazione e della scelta, in un sistema globalizzato ed uniforme di manipolazione, imposizione del consenso, controllo e repressione poliziesca, scelte economiche improntate alla distruzione del lavoro, al sequestro del risparmio, alla massimizzazione dei profitti e delle rendite. L'astensione non è certo un fenomeno consapevole ed organizzato, ma la risposta crescente ed inconsapevole ad una domanda banale: "perché chiedermi di votare, se le decisioni sono state già prese ed imposte ?". Come ha fatto Abe in Giappone, prima rinviando l'aumento delle tasse (necessario a limitare la crescita del gigantesco debito pubblico giapponese sotto il 250% del PIL) e poi chiamando gli elettori a rafforzare la sua decisione. E in ogni caso, prima che fossero evidenti i segni del fallimento della ABENOMICS: dopo due anni di "stimoli" (quelli che Draghi vorrebbe importare in Europa) l'economia è in recessione, le aziende chiudono ad un ritmo crescente, la corruzione e l'apatia dilagano. Meglio votare subito, anche se in pochi, prima che anche questi se ne accorgano.    

Perché Pechino cerca lo scontro con gli studenti di Hong Kong

Lo sgombero violento del presidio di Mong Kok segna una tappa importante nel modo in cui Pechino ha scelto di "gestire" la protesta degli studenti e dei democratici di Hong Kong. La strategia dello sfiancamento e dell'isolamento non ha funzionato, a distanza di due mesi dall'inizio delle manifestazioni e occupazioni del centro di Hong Kong. Ogni giorno che passa con le immagini delle vie della metropoli occupate da pittoreschi ombrelli e tende, rappresenta una spina fastidiosa per il regime cinese e per le sue abitudini di "ordine pubblico". La protesta di Hong Kong è un canale di propagazione di comportamenti e idee sovversive che il regime non può tollerare più a lungo. L'esempio della protesta rischia di essere contagioso. A Pechino in questi giorni migliaia di cittadini hanno iniziato a protestare in forme estemporanee contro il taglio dei sussidi al trasporto pubblico con il conseguente aumento del prezzo del biglietto della metropolitana. Se in Cina la gente si abitua a protestare, potrebbe trovare decine di motivi per farlo ogni giorno e con sempre più convinzione.  L'epidemia contagiosa di Hong Kong va fermata ad ogni costo.    

Bye Bye G20

Putin è all'estrema sinistra della foto, nell'atteggiamento di chi se ne sta andando, mentre gli altri lanciano una ola o un saluto che qualcuno (Renzi) tarda a comprendere.  Il G20 di Brisbane non se lo è filato nessuno, e se non fosse stato per il "giallo" della partenza improvvisa - prima smentita poi confermata - di Putin, non sarebbe finito neanche nei trafiletti. La notizia è che il G20 non fa più notizia. 

Il mistero di Kobani ovvero il cinismo disumano della geopolitica

Perchè la città curda di Kobani, al confine tra Turchia e Siria, non è stata difesa dall'assalto degli stragisti dell'IS ? Perchè a Mosul intervennero gli aerei americani e a Kobani neanche un piccione ? Non basta rispondere che Mosul significa petrolio e Kobani solo sabbia e polvere.  C'è di mezzo la geopolitica e gli intrecci di convenienze. Qualcuno ha ipotizzato che la Turchia non avesse alcun interesse a fermare la strage dei curdi a Kobani, anzi ... E gli americani, che avevano fatto della guerra all'IS la loro bandiera di intervento umanitario, perchè sono rimasti a guardare ? David Stockman, bastian contrario dell'ex establishment di Reagan, ha una sua tesi : The Siege Of Kobani: Obama’s Syrian Fiasco In Motion

A Hong Kong MAGGIORANZA SILENZIOSA cercasi

Mentre si avvicina la deadline minacciata da Leung, Pechino cerca di dare corpo alla strategia perseguita nei giorni scorsi: accreditare l'esistenza di una MAGGIORANZA SILENZIOSA contraria al movimento di protesta degli studenti e a Occupy Central e stanca del "caos" che danneggia l'economia della città. Finora la strategia non ha funzionato e anzi ha provocato una reazione di opinione perchè tra i pochi a raccogliere l'invito di Pechino c'erano i membri della triad e di gruppi mafiosi. Ma Pechino non demorde, perché sa che il tempo potrebbe giocare a suo favore - la stanchezza e l'incertezza tra i manifestanti crescono ogni giorno che passa - e che un "moderato uso della forza" giustificato per ragioni di ordine pubblico ed economico sarebbe accettato anche dalle diplomazie internazionali (la finanza internazionale ha bisogno di Hong Kong ordinata e servizievole). Xinhua - edizione online del partito comunista cinese nell'edizione di oggi fa scrivere ad un creativo freelancer "Hong Kongers' free will shall not be held hostage to protestors ...... Yin Haoliu, a Chinese American freelancer, wrote in an open letter to three initiators of the illegal movement: "Democracy is a step-by-step process that can not be approached in haste, otherwise it will bring about troubles." ... "You should know that on your opposite side are the silent majority... if Hong Kong falls into chaos, you could flee to foreign countries, but how about the ordinary Hong Kongers that are left behind?" he said. Da notare l'uso di due concetti : illegal movement contrapposto a silent majority degli ordinary Hong Kongers Finora la strategia della maggioranza silenziosa non funzionato ma non è detto che non venga comunque utilizzata per scatenare la polizia e l'esercito nelle strade di Hong Kong

EBOLA, persino Ban Ki-moon se ne accorge

Il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha scritto una lettera ai capi di Stato chiedendogli di fare qualcosa http://www.un.org/sg/statements/index.asp?nid=7999  "The Ebola crisis has evolved into a complex emergency, with significant political, social, economic, humanitarian and security dimensions.  The suffering and spillover effects in the region and beyond demand the attention of the entire world.  Ebola matters to us all. The outbreak is the largest the world has ever seen.  The number of cases is doubling every three weeks.  There will soon be more cases in Liberia alone than in the four-decade history of the disease. In the three most affected countries – Guinea, Liberia and Sierra Leone – the disease is destroying health systems.  More people are now dying in Liberia from treatable ailments and common medical conditions than from Ebola. The virus is also taking an economic toll.  Inflation and food prices are rising. Transport and social services are being disrupted.  The situation is especially tragic given the remarkable strides that Liberia and Sierra Leone have made in putting conflict behind them." ........ This unprecedented situation requires unprecedented steps to save lives and safeguard peace security.  Therefore, I have decided to establish a UN emergency health mission, combining the World Health Organization’s strategic perspective with a very strong logistics and operational capability. This international mission, to be known as the United Nations Mission for Ebola Emergency Response, or UNMEER, will have five priorities: stopping the outbreak, treating the infected, ensuring essential services, preserving stability and preventing further outbreaks. ..... One week from today, we will gather at the highest level to mobilize political will to meet this extraordinary challenge. We cannot afford delays.  The penalty for inaction is high. We need to race ahead of the outbreak -- and then turn and face it with all our energy and strength. I count on the Security Council’s support and that of the General Assembly and all Member States in meeting this test. Thank you. https://www.bancafucino.it/Carta-conto-famili/

Putin gioca la mossa escalation

Ma davvero Putin pensava di essere l'unico ad aver letto Omero ? Oppure la mossa del "convoglio umanitario" non è stato altro che un deliberato atto di escalation, preparato in modo che l'esercito ucraino fosse costretto ad attaccare e a creare le premesse di una risposta militare ? La seconda ipotesi è più probabile: 1) Putin non può non ottenere una influenza ufficiale e riconosciuta sulla parte russofona dell'Ucraina. Qualunque altra soluzione sarebbe per lui una sconfitta. 2) La guerra delle sanzioni è lunga ed incerta e permette all'Ucraina di prendere tempo e sfiancare i ribelli filorussi. 3) Il consenso interno ottenuto con l'annessione della Crimea rischia di scomparire in una prospettiva di logoramento. 4) Putin è convinto (con validi argomenti) che l'Europa non seguirebbe gli USA fino in fondo in una eventuale escalation del conflitto.   Anche le partite a scacchi hanno bisogno di improvvise accelerazioni.