Chelsea Manning tornerà alla vita, grazie ad Assange e ad Obama

Chelsea Manning, detenuta condannata a 35 anni per aver rivelato al mondo, tramite WikiLeaks, alcuni degli orrori della guerra in Iraq, sarà liberata a maggio. 

chelsea manning

Era una notizia sperata e attesa da migliaia di persone e associazioni di ogni paese, perchè il caso dell'ex soldato Manning, whistleblower condannata alla pena più lunga e ingiustificata - 35 anni - da un tribunale militare americano riesumato dal medioevo della ragione, era diventata la bandiera di tante cause di diritti civili. Il diritto a diffondere e documentare la verità, il diritto a non lasciarla manipolare nelle mani di apparati militari e spionistici, il diritto ad affermare la propria personalità e a cambiarla, anche nelle tenebre dell'universo dogmatico e violento degli eserciti.

I tanti significati, anche geopolitici, che la vicenda di Chelsea Manning portava con sè, sono improvvisamente riapparsi negli ultimi giorni con la richiesta di Julian Assange, che dal suo luogo di detenzione a Londra aveva proposto al presidente uscente Obama lo scambio: mi faccio estradare negli USA, sottoponendomi alla giustizia americana, se liberate Manning.

Una decisione estrema, improponibile tecnicamente su un piano giudiziario-diplomatico, che però ha avuto la forza e la risonanza mondiale per vincere le ultime titubanze di Obama, e anzi ha trasformato l'atto di clemenza in un punto di ripartenza di tante battaglie per i diritti civili, in uno spartiacque tra valori che si erano confusi e offuscati, come testimonia la rabbiosa reazione dell'establishment di Trump.

La liberazione di Chelsea Manning è una grande vittoria di WikiLeaks e Julian Assange.

 

Sbaglia Federico Rampini su La Repubblica a ridurre il gesto di Obama ad una decisione di carattere umanitario:

Il perdono presidenziale di Obama non ha il valore politico né tantomeno giudiziario di un'assoluzione per le violazioni di 700.000 segreti diplomatici e militari che Manning aveva messo in circolazione. E' un gesto umanitario dovuto alle gravi condizioni di salute della detenuta. Dopo la condanna a 35 anni di carcere Manning aveva deciso di procedere al cambio di sesso, ed era diventato donna. Ma scontava la pena in un carcere militare del Kansas con soli detenuti maschi. Aveva già tentato due volte il suicidio.

 La decisione dell'ormai ex presidente USA è invece un tassello importante e utile, non solo a lui, di una visione politica che lo riavvicina alle sue origini e a quella parte del mondo che aveva sperato, disillusa, nell'avvocato Obama.

 

 

 

Xi Jing Ping, un lieve comportamento criminale non è reato se commesso dai suoi poliziotti

Il caso di Lei Yang, un giovane cinese morto il 7 maggio scorso in circostanze "misteriose" dopo essere stato arrestato e picchiato dalla polizia a Pechino, è il paradigma del concetto di legalità nella Cina di Xi Jing Ping.

Se qualcuno muore a causa delle violenze subite da parte dei poliziotti, il fatto non costituisce reato perchè si tratta di un "lieve comportamento criminale", non perseguibile da parte della magistratura, e anzi, chi ne parla in termini scandalizzati deve essere censurato. La sentenza è stata emessa pochi giorni fa e ha suscitato un'ondata di indignazione nell'opinione pubblica cinese, messa subito a tacere con i soliti sistemi di controllo e censura.
Anche nei paesi occidentali - dagli USA all'Italia - si verificano casi di cittadini assassinati dalla polizia e coperti dalla magistratura più o meno compiacente, tutto il mondo è paese - ma un'assoluzione basata sul principio "del lieve comportamento criminale" è una riscrittura fondamentale nella storia dei diritti umani presenti e futuri.


La giustizia non si accerta, ma si pesa. I crimini pesano di meno se sono commessi per difendere il regime. Teoria di Xi Jing Ping.


http://www.nytimes.com/2016/12/23/world/asia/china-lei-yang-police.html
https://apnews.com/5ecc82c103e94cd0b34c8996d55fdc8a/Charges-dropped-for-Beijing-police-in-death-in-custody-case
http://chinadigitaltimes.net/2016/12/police-escape-charges-in-beijing-arrest-death/

Io, Daniel Blake, condannato a morte perchè non sono utente, nè cliente, nè consumatore

I Daniel Blake

Ho visto anch'io, come altri milioni di "cittadini", "I Daniel Blake" l'ultimo capolavoro di Ken Loach, Palma d'Oro a Cannes, e l'ho trovato molto bello, mi chiedo perchè e, avendo letto la recensione di Goffredo Fofi su l'Internazionale , mi permetto di scrivere qualche opinione, da un punto di vista "non cinematografico", per dissentire in parte con l'interpretazione di molti, compreso Fofi secondo il quale "C’è molto di avvocatesco in questo film e nell’opera di Loach, e più di un sospetto di una tradizione retorica appunto avvocatesca, e la regia di Loach è tradizionale, ben fatta, il risultato una confezione senza grinze. Loach non contribuisce certamente a far procedere, chiamiamola così, l’arte cinematografica, ma averne, di questi avvocati, in Italia! Tiene duro abilmente sulla sua strada, e non possiamo, in definitiva che essergliene grati, molto grati."

La vicenda narrata da Loach e dal suo sceneggiatore Paul Laverty non riguarda solo il sistema sociale della Gran Bretagna - qualcuno vi ha visto addirittura una critica alla Brexit - ma tutti i sistemi di welfare dell'occidente attuale, in apparenza cresciuti a dismisura ma la cui funzione non è di assistere e di solidarizzare bensì di omologare al livello più basso, di  creare apparati burocratici e autoreferenziali, una macchina fondamentale del business economico globale.
Da Parigi a Berlino, da Roma a New York, da Tokyo a Pechino, il volto kafkiano del welfare moderno si è imposto dovunque, spinto da un modello economico che ha trasformato i "cittadini", compresi quelli più poveri e disgraziati, in "utenti" della macchina amministrativa, "clienti" di innumerevoli strutture preposte alla loro apparente cura, "consumatori" obbligati a perpetuare il ciclo economico che altrimenti si inceppa a loro discapito. Non sono utente, cliente o consumatore, sono un cittadino, dirà Blake nella sua lettera postuma.
Questi tratti del "welfare moderno" sono espressi nelle regole assurde con cui si scontra Daniel Blake, dichiarato inabile al lavoro da un cardiochirurgo ma non dal funzionario dell'ufficio che si occupa dei sussidi di malattia, il quale applica alla lettera il prontuario di regole che gli è stato ordinato di applicare. Ma la macchina della burocrazia che gli nega l'evidente malattia, si prende "cura" del suo caso - Blake rimarrebbe senza reddito e senza consumi - e gli consiglia di chiedere il sussidio di disoccupazione, a patto però di cercare un lavoro che lo porterebbe all'infarto sicuro. E se Blake prova a sottrarsi al meccanismo bugiardo ed umiliante dei burocrati statali, ci pensa la polizia a farlo tornare sulla strada giusta prevista dal welfare moderno.
Qualcuno dovrebbe ricordarsi la vicenda degli esodati italiani, troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per continuare a lavorare, o dei giovani che non hanno un sussidio di disoccupazione perchè non sono mai stati occupati, o dei neri negli USA a cui si somministra l'esecuzione sommaria preventiva, o dei profughi che devono dimostrare di fuggire dagli orrori della guerra e della fame ...

 

http://www.internazionale.it/opinione/goffredo-fofi/2016/10/24/io-daniel-blake-ken-loach-recensione


Alle vicende di Daniel Blake, in malattia per un infarto che ha avuto, ma a cui non si dà aiuto perché non cerca lavoro e perché non conosce le assurde regole e trafile di una schiacciante burocrazia (cui si aggiunge una persecuzione in più, la modernizzazione tecnologica, si aggiunge la digitalizzazione delle domande e dei documenti, si aggiungono le diavolerie dei computer), alla sua quotidianità di vicinato, all’amicizia con chi cerca d’arrangiarsi sfuggendo alla legge e facendosi più furbo della legge o all’inimicizia con i prepotenti, si assommano quelle di Katie, oppressa da altre burocratiche assurdità e che giunge a prostituirsi per poter sfamare i propri figli. Ma è l’amicizia tra Daniel e Katie il cuore del film, e questo cuore è né più né meno che amore del prossimo, interesse per i dolori del prossimo, è solidarietà tra le vittime, tra gli oppressi, tra i poveri come nel lontano ottocento: un punto da cui Loach sa bene che si deve e si può ripartire, ricominciare.

 

In questa umiliante dimensione, Dan Blake ha dalla sua parte solo un'altra disgraziata come lui, la giovane Katie disoccupata madre di due figli, - ricorda Fantine nei Miserabili di Hugo - anch'essa vittima di cavilli burocratici che la costringono prima alla fame e poi alla prostituzione, per amore dei suoi figli. Nel film di Loach, come nella realtà delle società moderne, dove sono le schiere di quelli che un tempo erano i combattivi sindacalisti che patrocinavano i diritti dei lavoratori e dei più deboli? Sono stati tutti inglobati nel sistema assistenziale, sono diventati gli integerrrimi ispettori degli uffici del lavoro, più odiosi degli agenti penitenziari.

Il finale disegnato da Loach è disperato: Daniel muore d’infarto poco prima che si ridiscuta il suo caso e viene pianto da pochi proletari come lui, soprattutto da Katie che ne legge le ultime parole, quelle di un cittadino non rispettato dallo Stato perchè non rientra in nessuna delle moderne categorie di assistiti: non è un utente, non è un cliente, non è un consumatore.

 

Inferno TURCHIA, la dittatura di Erdogan contro CUMHURIYET e quello che resta della libertà di stampa

Arrestati i giornalisti e il direttore Murat Sabuncu di Cumhuriyet, ultimo giornale di opposizione in Turchia rimasto a denunciare le violenze e i soprusi della dittatura di Erdogan.
Fondato nel 1924, Cumhuriyet era già stato colpito dalla repressione con l'arresto dei suoi principali giornalisti, tra cui Can Dundar che qualche mese fa ha fatto a tempo a rifugiarsi in Germania. I nuovi arresti preludono alla messa fuorilegge del giornale e all'arresto dei suoi sostenitori, amministratori e lettori.
Il disegno autoritario di Erdogan, che il finto golpe di luglio ha accelerato, è ormai al culmine: decine di migliaia di arrestati o epurati, l'esercito e la polizia che si sono sostituiti alla magistratura e alla stampa, l'avventura militare in Siria e Iraq per far leva sul nazionalismo, la soppressione dei deputati di opposizione e in particolari di quelli filo-curdi, il ricatto di "inondare" l'Europa con i flussi di rifugiati ridotti in campi di concentramento.

 

Cumhuriyet'ten kamuoyuna açıklama: Teslim olmayacağız

Cumhuriyet gazetesi Genel Yayın Yönetmeni Murat Sabuncu ile yazarlar ve yöneticiler sabah saatlerinde evlerinde yapılan arama sonrasında gözaltına alındı. Cumhuriyet Vakfı Adına İmtiyaz Sahibi Orhan Erinç, basın özgürlüğü ve yurttaşların haber alma özgürlüklerine yapılan darbe ile ilgili açıklama yaptı.

KAMUOYUNA

Cumhuriyet gazetesi gazetedir ve gazetecilik suç değildir.

Cumhuriyet Gazetesi 7 Mayıs 1924 tarihinde yayınlanan ilk sayısından itibaren ülkemizde her anlamda gerçek bir demokrasi kurulması için yayınını sürdürmüş, hiçbir hükümet ve hiçbir partinin gazetesi olmamıştır. Cumhuriyetin, Atatürk devrim ve ilkelerinin açtığı “aydınlanma” yolunda, aklın bağnazlıktan, bilimin dinden bağımsızlaşması, laiklik ilkesinin toplumca benimsenmesi için çaba gösteren bir gazetedir. Gerçek budur ve bundan ibarettir.

Cumhuriyet gazetesi laik, demokratik ve sosyal hukuk devletinin vazgeçilmezliği ve insan haklarının korunması için gazetecilik çizgisinden hiç ödün vermemiştir. Demokrasinin savunuculuğunu yapan Türkiye Cumhuriyeti ile yaşıt bir gazetedir. Gücünü okurlarından alır. Cumhuriyet gazetesi hiçbir güç tarafından teslim alınamayacak olan gazetecilik inancıyla yayın hayatını sürdürür ve sürdürecektir.

İleri sürülen suçlamalara yanıt vermeyi dahi doğru bulmuyoruz, zul sayarız.

Ancak bilinen bir gerçeği tekrarlayalım. Ülkemizde yıllarca Fetullah Gülen ve cemaat yapılanmasının Türkiye Cumhuriyeti için ne kadar büyük bir tehlike olduğunu, temel amacının laikliği ortadan kaldırarak Türkiye Cumhuriyetini yıkmak ve ele geçirmek suretiyle İslam devleti kurma çabalarının önlenmesi için yaptığı yayınların halkın gerçekleri öğrenmesi amacıyla yapıldığını herkes bilir. Aksi inkar edilemez nitelikte bu yayınlarla kamuoyunu bilgilendiren Cumhuriyet gazetesi Vakıf ve Yönetiminin ve yazarlarının “FETÖ/PDY ile PKK/KCK terör örgütlerine” “müzahir” oldukları ve “üye olmamakla birlikte örgüt adına suç işledikleri” iddiasıyla soruşturma başlatılmış olmasını hayretle ve endişeyle karşılıyoruz.

Basın özgürlüğü, laik, demokratik, sosyal hukuk devleti ilkeleri ve temel insan hak ve özgürlükleri , evrensel hukuk ilkeleri korunmalıdır.

Terör örgütleri adına suç işlemek, 15 Temmuz darbe girişimini meşrulaştırma amacına yönelik yayın yapmak gibi inanılması ve kabul edilmesi güç iddialara dayalı yakalama/gözaltı/ el koyma işlemlerini kabul edilemez, hukuka aykırı işlemler olarak değerlendiriyoruz. Hukuk güvenliğini ortadan kaldırmaya yönelik işlemler kabul edilemez.

Basın suçları nedeniyle açılan soruşturmalar Cumhuriyet gazetesinin yayınları bakımından yadırganmayacak kadar alışılmıştır. Haberler nedeniyle yazar ve muhabirlerimizin Basın Savcılığına çağrılarak ifadelerine başvurulmaları da çok doğaldır.

Ancak bu kez Cumhuriyet Gazetesi Vakıf yöneticileri ve yazarları için uygulanan, sabah baskını şeklinde gerçekleşen yakalama/gözaltına alma/arama işlemleri söz konusudur.

İfadelerine başvurmak için çağrıldıklarında her zaman gelebilecek olan Vakıf Yöneticileri ve Cumhuriyet Gazetesi Genel Yayın Yönetmeni başta olmak üzere gazetemiz yazarları hakkında uygulanan bu işlemleri, Cumhuriyet gazetesinin yayınına son verme girişiminin başlangıcı olarak görüyoruz. Böyle bir girişim hukuk güvenliğini, basın özgürlüğünü ortadan kaldırır.

Bu tür hukuki dayanağı bulunmadığı gibi inandırıcılığı da olmayan iddialarla Cumhuriyet Gazetesinin yayınına son vermek amacı basın özgürlüğüne ve halkın haber alma, gerçekleri öğrenme hakkına açıkça aykırıdır. Cumhuriyet gazetesi hakkında başlatılan operasyonlardan ve Cumhuriyet gazetesini susturma çabalarından derhal vazgeçilmelidir.

Cumhuriyet gazetesinin, gazetemizin yayınına son verme çabalarını şiddetle kınıyoruz.

Tam bir kesinlikle ifade edelim.

Cumhuriyet gazetesi hiçbir darbe döneminde, hiçbir güç tarafından nasıl teslim alınamadıysa, dün Fetullahçı savcı ve yargıçlarla ve onların emrindeki güçlerle nasıl mücadele ettiyse, bu gün de nereden ve kimden gelirse gelsin her türlü baskıyla sonuna kadar mücadele edecek güçtedir.

Mücadelemizin okurlarımızla ve dayanışmayla süreceğine inanıyoruz.

Cumhuriyet gazetesinin yöneticileri ve yazarları gözaltına alınmış olsa bile demokrasi ve özgürlük mücadelesini gazetemiz sonuna kadar sürdürecektir.

Cumhuriyet gazetesini yalnız bırakmayan tüm okurlarımıza, demokrasiye ve Türkiye’nin aydınlık geleceğine olan inançlarıyla tüm baskılara karşı direnen Cumhuriyet gazetesi ile dayanışma içinde bulunan herkese teşekkür ediyoruz.

CUMHURİYET

La polizia USA uccide i neri come i razzisti linciavano nel 1800

il video dell'uccisione di Keith Scott

 

Le uccisioni sommarie di cittadini di colore da parte della polizia USA riportano alla mente i linciaggi razzisti del passato.

U.S. police killings are reminiscent of the past racial terror of LYNCHING, report by the U.N. Working Group of Experts on People of African Descent; http://www.ohchr.org/EN/Pages/Home.aspx

E' un giudizio durissimo quello emesso dal U.N. Working Group of Experts on People of African Descent dopo l'ennesimo omicidio perpetrato a Charlotte, North Carolina da poliziotti : Keith Scott, padre di 7 figli, è stato giustiziato sotto gli occhi di sua moglie Rakeyia che nel filmato implora la polizia di non ucciderlo, perchè era inerme e non aveva fatto nulla per essere ammazzato.

Quello che è accaduto dopo l'uccisione di Keith Scott è sulle pagine dei giornali di tutto il mondo e il video diffuso dalla famiglia di Scott accresce la profonda indignazione e rabbia.
Nell'America del presidente Obama il linciaggio sistematico dei neri è tornato ad essere praticato e tollerato.

 the group said it remained "extremely concerned" about the human rights situation of African-Americans.

"In particular, the legacy of colonial history, enslavement, racial subordination and segregation, racial terrorism and racial inequality in the United States remains a serious challenge, as there has been no real commitment to reparations and to truth and reconciliation for people of African descent.

"Impunity for State violence has resulted in the current human rights crisis and must be addressed as a matter of urgency."

Police killings go unpunished because initial investigations are usually conducted by the police department where the alleged perpetrator works, because prosecutors have wide discretion over presenting charges, and because the use of force is not subject to international standards, the experts' group said.

They recommended the United States create a reliable national system to track killings and excessive use of force by law enforcement officials, and end racial profiling, which is "a rampant practice and seriously damages the trust between African Americans and law enforcement officials".

Dei padri fuco, del Fertility Day e dei parcheggi dell'Auchan

 

"Scrivi qualcosa sul Fertility day" mi dice mio padre, circa due settimane fa. Certo! penso io, effettivamente avrei un sacco di cose da dire a proposito! Poi però, per una strana coincidenza o solo perché la vita va così, in tre settimane non riesco mai a mettermi al computer in tranquillità per più di 15 minuti, perché ho un bimbo di 9 mesi che diventa ogni giorno più attivo. Certo, Giuliano va a dormire alle 19, avrei tutta la sera libera per poter leggere, documentarmi e scrivere un pamphlet intero sul perché il Fertility Day è stato un totale autogol della Ministra Lorenzin - tuttavia di solito alle 19.05 anche io sono pronta per il collasso. E quindi niente, rimando e rimando. 

(Tutto questo per dire che fino ad ora un figlio - il prodotto auspicato di questa tristissima campagna pro-riproduzione, mi ha impedito di scrivere, di fermarmi a pensare, di fermarmi punto. Forse bisognerebbe far vedere anche questo, nella brillante campagna. Vicino alla foto con quattro piedi nudi sotto le coperte, "il modo più creativo per passare il tempo", bisognerebbe anche scrivere che dopo, quando il fertility day è passato e ha lasciato i suoi segni, di tempo non ce n'è più quasi per fare nulla. E va bene così.)

Oggi, invece, Giuliano è all'asilo per ben tre ore - Miracolo! - e io mi ritrovo improvvisamente con tantissimo tempo libero che quasi non so che farne. Allora siccome il Fertility Day è appena passato, siccome un paio di cose mi sono rimaste incastrate in gola, siccome tra 10 giorni tornerò a lavoro dopo la maternità e ultimamente ne ho discusso molto con vari neo-genitori, ho deciso che si poteva fare. Scrivere del fertility day, che poi è una scusa per scrivere in parte di come è cambiata la mia vita e le mie prospettive da nove mesi a questa parte, quando è arrivato Giuliano.

Intanto, bisogna dire che sulla tristezza, superficialità e inadeguatezza del Fertility Day si è (giustamente!) scritto moltissimo, e in alcuni casi in maniera molto lucida (come Nadia Terranova sul suo profile facebook). Si è scritto dell'ironia di pubblicizzare un tempo "biologico", per fare figli, a fronte di un tempo presente che non permette di avere nessuna condizione perché i figli vengano fatti: nessuna garanzia lavorativa, pochissimi supporti economici, pochissimo sostegno al rientro a lavoro (quando ce l'hai, ovvio!) o all'educazione (perché forse è bene ricordare che gli asili e i nidi, prima ancora di essere luoghi in cui lasciare i figli per poter andare a lavorare, sono dei luoghi di educazione, di crescita e confronto, a cui tutti i bambini e le bambine dovrebbero poter avere accesso indipendentemente dal fatto che i genitori lavorino o no). Quindi effettivamente di motivazioni da aggiungere per boicottare il Fertility Day ce ne sarebbero poche. 

Tuttavia, su un punto si è scritto e detto poco, o almeno così mi sembra: la totale assenza dei padri, o della paternità in questa campagna. Nessuna delle immagini presentate prevede un padre, se non nella forma di due piedi sotto le lenzuola che sottintendono "ci stiamo dando da fare" nel modo più "creativo" possibile. Quindi l'idea di paternità sponsorizzata da questa campagna è quella di un fuco, più che un padre, utile nel momento pro-creativo ma totalmente assente (inutile?) dopo. 

[Effettivamente anche io a volte la penso così (...), quando mio marito lascia i pannolini sporchi in giro, o non si sveglia la mattina per far fare colazione a Giuliano. Poi però penso che posso permettermi questi pensieri proprio perché il resto del tempo, delle volte, dei giorni, lui c'è e fa una grande differenza.]

Certo, non c'è da stupirsi che i padri non vengano contemplati nel discorso fertilità dato che la fertilità, da sempre, è vista come una questione femminile, così come la gravidanza, il parto, l'allattamento, la maternità (intesa come periodo di accudimento dei figli nel primo anno di vita).

I padri possono scegliere se partecipare al parto o no, ad esempio. Posso decidere se entrare in sala parto o se la vista della loro compagna sofferente, piena di sangue, urta la loro sensibilità. Le madri, chiaramente, non hanno scelta. 

I padri non sempre sono "obbligati", o invitati, a partecipare ai corsi pre-parto - recentemente una cara amica mi ha detto che nel suo corso pre-parto fatto di ben 11 incontri, uno o due erano rivolti anche specificatamente ai padri. Gli altri no, bastava la madre. Certo i padri erano invitati eh, se volevano. Come a dire: Del resto la gravidanza è tua, te la sei cercata e ora pedali con o senza accompagnatore.

Non voglio colpevolizzarli, i padri. Penso che nel quotidiano ogni situazione è diversa, e ogni famiglia si organizza e negozia i propri tempi, le proprie risorse, i propri limiti a modo suo. Conosco padri presentissimi, affettuosi, attenti; padri assenti, distratti, poco interessati; padri un po' distratti, padri ossessivi, padri preoccupati, padri divertentissimi. Immagino che possano esistere tanti tipi di padri quanti sono gli essere umani di sesso maschile - ciascuno padre a modo suo.

Ora, non voglio aprire un dibattito approfondito sul ruolo paterno nella società moderna. 

Penso però che la campagna del Fertility Day sia una cartina tornasole di quanto ancora poco i padri siano considerati e coinvolti. E come loro siano i primi a perderci.

 Un chiaro esempio di come sia marginale l'idea di coinvolgimento paterno l'ho avuta qualche tempo fa, andando a fare spesa al supermercato Auchan di Roma Casalbertone. Ero con mio figlio e quindi speravo di trovare un parcheggio riservato alle famiglie vicino all'ingresso. Lo trovo, e per poco non mi prende un attacco isterico: sulla parete, molto grande, è disegnata una mamma che spinge una carrozzina, ad indicare i parcheggi per famiglie. Chiaro no? sei la mamma, fai tu la spesa, ti occupi tu del figlio quindi hai bisogno di un posto riservato:  mamma con figlio + carrello = parcheggio famigliare.

Ecco, io quel giorno ho pensato proprio questo: ma sono io a dovermi arrabbiare per il solito copione affibbiato alle donne, ormai da duemilacinquecento anni e chiaramente ancora non superato, o forse è il momento che anche gli uomini si diano una svegliata e rivendichino un loro diritto (non solo dovere!), ovvero quelli di essere considerati parte integrante della costruzione materiale, affettiva, educativa di una famiglia? 

Cari papà, cari uomini, non sarà il momento di cominciare a godersi questo ruolo, con tutte le difficoltà ma anche le opportunità di crescita che si porta dietro, e a rivendicarne a voce alta la bellezza e necessità nell'educazione e crescita dei figli, in una società che continua a minimizzarlo se non addirittura dichiararlo utile solo ai fini della crescita demografica nazionale?

Non ci sarà forse qualche correlazione tra la difficoltà di percepire, educare, valorizzare gli uomini anche nelle loro capacità di prendersi cura, dare attenzioni, scegliere pensando al bene di qualcun' altro (le loro compagne,i loro compagni,i loro figli), e le sempre più tragiche vicende di violenza domestica e femminicidi? 

Io credo di si - e credo davvero che nel momento in cui gli uomini potranno metter giù il fardello (perché di questo si tratta) del dover essere - forti, preparati, solidi, competitivi, efficaci, in controllo, focalizzati sulle 'cose importanti' e non sui dettagli - potranno invece diventare liberi di essere quello che vogliono. Padri, ad esempio. Compagni, anche. E non essere così fragili come ora mi sembra. Fragili, si, perché le violenze causate della gelosia, dal bisogno di controllo, dal rifiuto non mi sembra affatto indicatore di benessere, anzi. 

Le parole sono importanti, tanto quanti i simboli (vedi la mamma con carrozzina nel parcheggio di Auchan). Mi viene in mente la campagna He for She - molto famosa nel Regno Unito, promossa dalle United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women. He for She significa Lui per Lei, e io non sono affatto convinta che questo sia quello di cui abbiamo bisogno, nonostante condivida in pieno gli obiettivi e i valori portati avanti da questa campagna. Non sono convinta perché l'idea che siano gli uomini a dover fare qualcosa per le donne mi sembra, ancora una volta, fuorviante. Ancora una volta, le donne hanno bisogno degli uomini per fermare la violenza, per dare valore alle loro risorse (empowerment femminile, in gergo politico). Ma siamo sicuri che serva questo, alle donne? forse per alcuni aspetti si, ma io sottolineerei anche il problema della violenza degli uomini sono GLI UOMINI, non le donne. Quindi più che He for she, vorrei lanciare una campagna #SheforHe. Cari uomini, avete un problema, vi aiutiamo noi!

Passi avanti se ne vedono, certo. Come il collettivo NoiNo.org,  il collettivo Maschile Plurale, o come ad esempio il bel libro scritto da Matteo Bussola, Notti in bianco e baci a colazione, o il 'Diario di un papà dopo il congedo parentale'. E sono certa che ci sono tantissimi papà silenti impegnati, coinvolti, attenti, a volte anche più delle mamme. Però bisogna che si facciano sentire più forte. Ce n'è tanto bisogno, come dimostra la terribile campagna della Ministra Lorenzin. 

______________

ValeF  - 23/9/2016

 

 

Denise Ho 何韻詩 censurata in Cina anche da Apple

Denise Ho 何韻詩, star della cantonese pop music - Cantopop - di Hong Kong , è "scomparsa" dalle piattaforme streaming cinesi e in particolare da iTunes di Apple.


Il motivo della cancellazione di Denis Ho - in arte HOCC - è ovviamente politico ed è una delle prime rappresaglie del regime di Xi Jinping dopo la recente sconfitta elettorale in Hong Kong.
Denise Ho infatti è uno dei simboli artistici della "rivoluzione degli ombrelli" e di #OccupyCentral del 2014, quando venne anche arrestata, oltre ad essere un'attivista del movimento per i diritti LGBT.

 

Da China Digital Times:

Apple has previously removed content including censorship circumvention tools and apps related to the Dalai Lama from its Chinese App Store, citing its obligation to comply with local laws.
Denise Ho was blacklisted from performing in China during Occupy Central. This summer, on June 5, Lancôme canceled a Hong Kong concert where Ho was to perform after nationalist internet users pressured the company to drop her from the billing. Lancôme claimed that “possible safety reasons” lead to the cancellation. Hong Kongers protested Lancôme’s decision to “kowtow to Beijing,” while mainland netizens circumvented the Great Firewall to attack Lancôme’s Facebook page. Ho later gave a free concert near where the Lancôme event was to be held.
In recent years, celebrities from Hong Kong, Taiwan, and elsewhere whose political viewpoints offend Beijing have faced pressure to publicly apologize or risk losing the lucrative China market.

Che il regime di Xi Jinping non si faccia scrupoli a colpire e censurare gli artisti scomodi non fa meraviglia, ma Tim Cook di Apple dovrebbe avere un pò più le spalle dritte, anziché prendere ordini per qualche iPhone in più.

CHELSEA MANNING condannata a MORTE

Chelsea Manning ex soldato condannato a 35 anni di carcere per aver rivelato al mondo le brutalità e le violenze americane nella guerra in Iraq sta per essere incriminata e condannata ad una probabile morte per aver tentato il suicidio in carcere. L'apparato militare è convinto che la "punizione" di Chelsea Manning sia necessaria per riaffermare il suo dominio totale e incontrastato. Appelli e mobilitazioni contro la morte per tortura di Chelsea Manning.