Dalle prigioni di Xi Jinping si esce solo morti

Nelle stesse ore in cui Donald Trump e Xi Jinping si facevano fotografare in pose e ambienti sfarzosi tipici dei monarchi di alcuni secoli fa, moriva Yang Tongyan, uno dei dissidenti più importanti nella recente storia cinese, scrittore del C-PEN con lo pseudonimo di Yang Tianshui, da quasi 12 anni in carcere per le sue idee. Ha seguito la stessa sorte di Liu Xiaobo morto a luglio dopo anni di prigione.

 

Entrambi sono morti di cancro, sopraggiunto durante gli anni di carcere, come molti altri dissidenti.

Nelle carceri di Xi Jinping si muore come condannati a morte, una pena capitale applicata scientificamente senza dichiararla per non urtare le "sensibilità" di chi commercia e traffica con la Cina.

Molte associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, avevano chiesto a Trump, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, di sollevare il problema dei dissidenti, tra cui quello di Liu-Xia compagna di Liu Xiabo detenuta ai domiciliari, gravemente malata e impossibilitata a ricevere cure adeguate.

Donald Trump si è ben guardato dal parlare di diritti umani e libertà di espressione in Cina, anzi ha chiesto consigli a Xi Jinping su come imbavagliare la stampa libera e riempire le prigioni di oppositori senza che le diplomazie internazionali se ne accorgano.