TUNISIA, una strage che non poteva accadere

  Una tragica coincidenza ha fatto sì che le rassicuranti dichiarazioni del ministro della Difesa tunisino riportate dalla stampa la mattina del 26 giugno, fossero smentite nel pomeriggio da un attacco terroristico sulla spiaggia di Sousse con 28 morti. L'escalation terroristica ha coinvolto anche la Francia, con una macabra decapitazione e l'esplosione di una fabbrica, e il Kuwait con una strage nella Moschea dell'Imam Sadiq dove sono morti 25 sciiti durante la preghiera del venerdì. La simbologia e la sincronia dei tre attentati è inequivocabile.  

La sentenza Morsi suggella la nuova dittatura egiziana

___________________ C'era davvero bisogno di costruire un processo kafkiano e mandare a morte l'ex presidente egiziano Mohamed Morsi?, per decretare la fine del sistema egiziano, la primavera araba e tutto quello che ne era scaturito ?. Non erano bastate le repressioni di massa attuate dai militari di Al Sisi, contraltare di quelle messe in atto dai Fratelli Musulmani quando erano al potere ? La condanna a morte di Mohamed Morsi sembra inutile e crudele, ma serve in realtà a riscrivere la storia dell'Egitto degli ultimi anni: la cacciata di Mubarak non è stata mai digerita dalle Forze Armate, che hanno considerato le elezioni e la vittoria di Morsi come un pretesto per dimostrare l'impraticabilità di qualsiasi soluzione democratica. Morsi forse otterrà la grazia dal Gran Mufti, ma è necessaria una forte mobilitazione internazionale per bloccare la sentenza. Nessuno ha in simpatia le idee e i metodi dei Fratelli Musulmani, ma l'omicidio, chiunque sia a subirlo o commetterlo, è un atto odioso e criminale. Se a commetterlo è chi governa una nazione e chi lo subisce rappresenta istanze sociali, politiche o religiose, il potere diventa dittatura. http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2015/05/trials-mohamed-morsi-150502064220435.html  

Andiamo a salvarli !

"Non ho mai visto niente di simile. Mille morti in una settimana. Sono i numeri di una guerra che ci ostiniamo a non vedere. Aprite gli occhi... Sono i nostri morti, è il nostro mare, sono le nostre leggi... Le nostre leggi sì, perché se quei mille avessero potuto avere un visto in ambasciata, non sarebbero finiti mangiati dai pesci... " A settembre 2014 Gabriele Del Grande scriveva sul suo Blog queste amare considerazioni. Ora ne sono morti quasi mille in un solo giorno, e l'unico effetto di questa nuova tragedia sono le reiterate idiozie dei rappresentanti politici. Un po' più di questo, un po' più di quello, mostrarsi indignati e tristi per l'occasione, e discutere animatamente se fare il BLOCCO all'imbocco dei porti o al limite delle acque internazionali libiche. In entrambi i casi il fenomeno della migrazione viene considerato alla stregua di un lavandino che perde acqua: dove metto il tappo ? più sopra o più sotto. Impiegare la forza militare per distruggere i barconi degli scafisti,  va bene, ma se chi scappa da guerre e miserie viene lasciato a terra, troverà forse una sorte migliore di quella toccata ai morti del Mediterraneo ? C'è un solo modo di affrontare l'emergenza migrazione : considerare le migliaia di persone che scappano dagli orrori del nord Africa come individui da SALVARE e non come fastidiosi poveracci da CONTENERE. E per salvarli è necessario andarli a prendere sulla terra ferma, prima che qualcuno gli venda a caro prezzo un viaggio di-sperato nel mar mediterraneo. ANDARLI  a salvare significa creare dei punti di raccolta sulla terra ferma (Libia,Siria, Yemen, Somalia), protetti da contingenti ONU e organizzare il trasferimento dei rifugiati verso l'Europa, munirli di un visto di ambasciata, una carta di diritti, regolarizzarli per integrarli in una vita dignitosa. Non è impossibile, anzi. Ciascun paese dovrà impegnarsi ad accogliere un numero congruo di immigrati. La presenza europea nel Nord Africa potrebbe diventare un punto di riferimento e di speranza concreto, sottraendo migliaia di persone al ricatto dei mercanti di vite umane.      

Khamenei tira la coda al diavolo

Dopo i trionfalismi della prima ora, iniziano le manovre sull'interpretazione dei termini dell'accordo sul nucleare iraniano. L'Iran sostiene che gli USA, per dimostrare la loro buona fede, devono eliminare l'embargo su merci e finanze iraniane. Gli USA, per far digerire l'accordo al Congresso e all'opinione pubblica, vogliono prima i fatti e poi "gradualmente" eliminare l'embargo. "Iran nuclear programme: deal or no deal? After basis of agreement was reached last week, cracks start to show between world leaders." (Al Jazeera 10/4/2015)   L'intervento di Khamenei rigetta la palla nel campo avversario, e dimostra che Obama è sul lato debole della trattativa. L'Ayatollah Supremo lancia due messaggi: 1) Il diavolo (gli USA) deve dimostrare di aver perso e di essersi quantomeno "pentito". La richiesta è funzionale a ridurre le critiche interne agli schieramenti iraniani che si riassumono in un ragionamento semplice ma efficace: "Se l'Iran scende a patti con il diavolo (gli USA), vuol dire che il diavolo ha vinto e l'Iran ha perso". Il diavolo può dimostrare di aver perso solo se rinuncia immediatamente alle misure di embargo. 2) L'Iran non ha la stessa fretta che ha Obama per chiudere un accordo entro giugno. Il "preliminare di Losanna" lascia molto tempo agli ingegneri iraniani per proseguire l'arricchimento dell'uranio. Più passa il tempo e maggiori sono le quantità di materiale accumulato. Dall'altra parte invece Obama ha fretta, (deve chiudere un accordo entro l'estate di quest'anno perché poi inizia l'anno delle presidenziali) vuole portare a termine la missione che lo consegnerebbe alla storia, dato che fino ad oggi la Storia non si è accorta di lui.

YEMEN, inizia la guerra Iran vs Arabia Saudita

  Non fatevi ingannare dall'immagine: quanto sta accadendo in Yemen ha una enorme importanza sugli equilibri del Medio Oriente e quindi del resto del Mondo. Lo Yemen è il terreno di scontro tra gli interessi dell'Arabia Saudita - che appoggia il Presidente Hadi in carica - e l'Iran che ha armato e organizzato il ribelli sciiti del gruppo Houthi. Il presidente Hadi è in fuga, mentre i ribelli avanzano, ma l'Arabia Saudita ammassa truppe ai confini e altrettanto si appresta a fare l'Iran, con la prospettiva di uno scontro militare di proporzioni notevoli. Tutto il Medio Oriente si prepara ad assistere ad una guerra dagli esiti (e confini) imprevedibili. Il prezzo del petrolio registra con grande rapidità l'evolversi della situazione. Anche le trattative sul nucleare iraniano potrebbero trovare nuovi ostacoli. Gli Stati Uniti, che in teoria sono alleati dell'Arabia e interessati a contenere l'influenza dell'Iran (alleato della Siria), in realtà non sanno cosa fare. Nell'incertezza hanno pensato bene di "perdere" 500 milioni di dollari di finanziamenti per acquisto di armi USA, che sarebbero finiti nelle mani dei ribelli filo al Quaeda (un replay di quanto accaduto con l'Isis).

ISIS ... we are Anonymous ... we don't forget ... expect us

#OpISIS : dal sito di Anonymous " ... has just struck a massive blow against ISIS recruiting efforts. Hacktivists recently took control of dozens of Twitter and Facebook accounts that had been openly used by ISIS to expand their influence and recruit new members." The above video explains the attack was coordinated by “Muslims, Christians, Jews” alike. They are “hackers, crackers, Hacktivist, phishers, agents, spies, or just the guy next door… students, administrators, workers, clerks, unemployed, rich, poor.” They are also “young, or old, gay or straight… from all races, countries, religions, and ethnicity. United as one, divided by zero.” An important point made by the video is that “the terrorists that are calling themselves [the] Islamic State (ISIS) are not Muslims.” Anonymous further directs a threat to ISIS itself: We will hunt you, take down your sites, accounts, emails, and expose you…From now on, no safe place for you online…You will be treated like a virus, and we are the cure…We own the internet…We are Anonymous; we are Legion; we do not forgive, we do not forget, Expect us.

Grecia, Ucraina, Medio Oriente

Grecia, Ucraina e Medio Oriente non hanno fattori comuni diretti, ma simboleggiano tre epicentri di altrettante crisi internazionali che rischiano di implodere contemporaneamente. La GRECIA è il simbolo della crisi europea. Il voto di domenica dovrebbe sancire la vittoria di Tsipras e del movimento Syriza. I greci diranno che i debiti non sono disposti a pagarli, che sotto il tallone della Troika non hanno futuro e che sono pronti a sfidare la Germania e la BCE, "vediamo chi cede per primo".   L'Ucraina è il terreno di battaglia dello scontro USA - Russia. Putin deve cercare di forzare i tempi, perchè il tempo gli gioca a sfavore e la crisi economica interna, aggravata dal calo del prezzo del petrolio, rischia di indebolirlo sul fronte interno. L'Ucraina non sta messa meglio, l'escalation è inevitabile e imprevedibile.    Il Medio Oriente è una faglia tellurica in movimento. La morte del re saudita, a pochi giorni dal ribaltone sciita in Yemen e lo scontro Iran Israele in Siria si combinano con l'improvviso crollo del prezzo del petrolio. In molti, ad iniziare dagli USA e dalla Russia, avrebbero interesse ad una guerra in Medio Oriente che faccia risalire il prezzo dell'oro nero.