La VERITA' per GIULIO REGENI può attendere

Alfano si è stancato di non avere un ambasciatore in Egitto per colpa di quelli che chiedono sia fatta piena luce sul terribile omicidio di Giulio Regeni

 

Il ministro degli esteri si è accorto che il regime egiziano continua a coprire mandanti ed esecutori, cioè se stesso, e nonostante le promesse di "collaborazione" i tempi delle indagini si allungano artatamente.

Ma d'altra parte al ministro degli esteri italiano, per conto del governo e di chi lo sostiene, interessa che prima delle prossime elezioni (italiane) i rapporti diplomatici con il regime di Al Sisi tornino alla normalità, perché ci sono in ballo affari miliardari da portare a termine (prima delle elezioni).

E per non perdere tempo si lavora anche a Ferragosto, pur di trovare un nuovo ambasciatore da inviare al Cairo per ricucire i "rapporti".

La Famiglia di Giulio protesta ed esprime la sua "indignazione per le modalità, la tempistica ed il contenuto della decisione del Governo italiano di rimandare l'ambasciatore al Cairo. Ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l'uccisione di Giulio. Solo quando avremo la verità l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità. La decisione di rimandare ora, nell'obnubilamento di ferragosto, l'ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte".

https://www.amnesty.it/veritapergiulioregeni-grave-ritorno-dellambasciatore-italiano-egitto/

 

https://www.menoopiu.it/post/omicidio-regeni-un-altra-finta-verita-per-coprire-il-regime-al-sisi

 

Omicidio REGENI, un'altra finta verità per coprire il regime Al Sisi

Che il capo del sindacato ambulanti, la "miseria umana" Mohamed Abdallah, fosse una spia dei servizi segreti del regime egiziano era cosa più che risaputa. vedasi https://www.menoopiu.it/post/2016/09/10/omicidio-regeni-e-la-mezza-verita-da-far-accettare-ai-genitori e quindi non è uno scoop la notizia riportata nell'intervista all'Huffington Post arabo.

"Sì, l'ho denunciato e l'ho consegnato agli Interni e ogni buon egiziano, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso", racconta il capo del sindacato. "Siamo noi che collaboriamo con il ministero degli Interni - afferma Abdallah - Solo loro si occupano di noi ed è automatica la nostra appartenenza a loro. Quando viene un poliziotto a festeggiare con noi a un nostro matrimonio, mi dà più prestigio nella mia zona".
Poi la precisazione sui contatti con Regeni: "L'ultima volta che l'ho sentito al telefono è stato il 22 gennaio, ho registrato la chiamata e l'ho spedita agli Interni". Dunque appena tre giorni prima del sequestro del ricercatore italiano, avvenuto il 25 gennaio 2016, il ministero degli Interni aveva ricevuto una telefonata registrata di Giulio. Cosa si diceva nella chiamata? È stata consegnata agli atti degli inquirenti italiani? Abdallah trova anche "illogico" e strano che uno studente di Cambridge, che conduce una ricerca sui sindacati autonomi egiziani, rivolga domande agli ambulanti sugli stessi sindacati: "E' illogico che un ricercatore straniero si occupi dei problemi degli ambulanti se non lo fa il ministero degli Interni. Quando io l'ho segnalato ai servizi di sicurezza, facendo saltare la sua copertura, lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qua". Un'allusione oscura, che apre ancora domande.

 

Il capo delle spie ambulanti in pratica suggerisce, per conto del regime di Al Sisi, la versione che dovrebbe porre fine alle richieste di verità per Giulio Regeni:
il giovane ricercatore italiano è morto nelle mani dei servizi segreti (stranieri secondo la nuova versione ovvero egiziani, su questo punto è aperta la trattativa), i quali sarebbero intervenuti sulla base della denuncia fatta dal "capo degli ambulanti" al quale Regeni si era rivolto per avere informazioni .

Il sindacalista, collaboratore dei servizi di sicurezza, ha aggiunto anche qualche dettaglio: “Io e Giulio ci siamo incontrati in tutto sei volte. E’ un ragazzo straniero che faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardano la sicurezza nazionale. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono è stato il 22 gennaio, ho registrato la chiamata e l’ho spedita agli Interni”.

Sulla base di queste affermazioni, il regime egiziano verrebbe scagionato dalle accuse principali che riguardano le responsabilità dei vertici della polizia, del ministero degli interni, dei servizi militari e dello stesso Al Sisi.
L'intera vicenda si riduce ad una morte accidentale durante gli interrogatori a cui Giulio sarebbe stato sottoposto dopo la denuncia del miserabile Mohamed Abdallah, il quale a sua volta avrebbe avuto giustificati motivi perchè il giovane faceva domande strane, come se fosse un agente di servizi segreti stranieri.

Abdallah fornisce anche una propria versione sugli scambi avvenuti con Giulio. In merito al video che il procuratore generale egiziano avrebbe consegnato al collega italiano, il sindacalista sostiene che la versione fornita dagli inquirenti del Cairo sia corretta. “Io non lo spiavo" aggiunge "Collaboravo con lui, non avete notato che la situazione si è calmata da quando hanno visto quel video?”. L’allusione di Abdallah è che quelle scene riprendessero Giulio nel tentativo di offrire una somma di denaro al sindacalista in cambio di alcuni informazioni. Non ha però precisato che tipo di informazioni.
Insomma, Regeni una spia uccisa da servizi segreti stranieri. Questa è l’ultima versione fornita da chi ha avuto, in un modo o nell'altro, un ruolo nella tortura e l’uccisione del ricercatore italiano. Solo durante il vertice di settembre Abdallah ha cercato più volte di smentire ogni suo coinvolgimento, dicendosi estraneo a ogni esposto agli Interni riguardo alle attività di Giulio. D'altronde lo stesso Giulio, in uno dei suoi appunti, lo aveva definito “una miseria umana”.

Perchè il "miserabile" confessa ora quello che aveva negato qualche mese fa?
Probabilmente serve ad aprire la strada ad una versione accomodante, forse l'ultima, che offre pezzi di verità dentro una cornice di bugie, ma che potrebbe essere sufficiente e utile per il governo italiano, alla ricerca di una via di uscita che gli consenta di riprendere al più presto gli affari con il regime di Al Sisi.
Sì, è vero che i servizi segreti egiziani hanno seviziato e torturato fino alla morte Giulio Regeni, ma in fondo erano stati indotti ad un comportamento così estremo dalle informazioni del "sindacalista" il quale a sua volta aveva alcuni elementi ... ecc ecc.

Gentiloni non vede l'ora di chiudere il caso, magari facendolo scivolare nel dimenticatoio, con una "verità" un pò meno dozzinale di quella proposta dagli inquirenti egiziani, e incassare il ringraziamento interessato dell'ENI e dell'industria militare

Omicidio Regeni e la mezza verità da far accettare ai genitori

AGGIORNAMENTO: 

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla partenza degli inquirenti egiziani che già si scopre come i tabulati telefonici siano stati manipolati e cancellati di alcuni SMS scambiati da Giulio poco prima di essere sequestrato.

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La verità sulle spaventose torture subite da Giulio Regeni e sulla sua morte è ancora lontana, anche dopo il recente incontro tra il magistrato egiziano e quello italiano che si occupa del caso.
L'unico elemento di "novità" è dato dall'ammissione degli inquirenti egiziani che Giulio sarebbe stato indagato e pedinato per alcuni giorni dalla polizia del Cairo sulla base di una segnalazione - denuncia fatta dal capo del sindacato degli ambulanti, con il quale il giovane ricercatore aveva avuto contatti e contrasti per una presunta promessa di soldi in cambio di informazioni al lavoro di ricerca sui sindacati in Egitto.

L'indagine della polizia egiziana sarebbe durata tre giorni e poi sospesa per mancanza di fatti sostanziali e quindi non ha alcun collegamento con l'uccisione del giovane.

Questa notizia - che dal punto di vista delle indagini è priva di utilità - è invece molto importante nella costruzione di una "mezza verità" che possa accontentare sia l'apparato di regime di Al Sisi sia la parte italiana, il governo, la famiglia di Giulio e il vasto movimento che si è creato attorno alla richiesta di "VERITA' PER GIULIO REGENI".

Si cerca in tal modo di aprire una pista in cui incanalare l'indagine verso soggetti collegati al sindacato degli ambulanti, che notoriamente è una struttura infiltrata dagli apparati di sicurezza interna che li usano come "telecamere viventi" e capillari per scopi repressivi, che possa far intuire senza però ammettere che pezzi impazziti dei servizi abbiano rapito e ucciso Giulio per motivi personali.

Si ritorna in pratica a 7 mesi fa, quando dopo il ritrovamento del corpo di Giulio iniziarono i depistaggi con la costruzione di indizi incredibilmente inverosimili che portarono all'uccisione di cinque egiziani presunti rapitori, che poi si scoprì erano estranei e vittime sacrificali nel tentativo di costruire una "verità" di comodo.

Quello che stupisce, anzi preoccupa, è che questa volta sia la magistratura ma soprattutto i politici italiani abbiano espresso "cauto ottimismo" di fronte alla disponibilità degli egiziani, i quali hanno aggiunto di voler incontrare i genitori di Giulio per esprimere il loro cordoglio.

Leggendo tra le righe, se ne deduce che :
1) La verità vera non potrà mai essere accertata, perchè chiama in causa direttamente Al Sisi e i suoi aguzzini più in vista;
2) Le relazioni diplomatiche e di affari tra Italia ed Egitto (ENI, aerei militari, infrastrutture, presenza in Libia, ecc) impongono di trovare una soluzione rapida e accettabile per entrambi;
3) L'ostacolo principale alla soluzione di compromesso è rappresentato dalla famiglia di Giulio e dal movimento di opinione che pretende una "verità vera" sulla terribile morte del giovane.
4) Le prove utili a costruire la "mezza verità" non sono quelle raccolte dalle autorità egiziane, bensì quelle richieste dagli inquirenti italiani (tabulati telefonici e videoregistrazioni).

Solo quando tutti questi elementi saranno combinati e incastrati l'uno con l'altro, non importa se la verità sarà parziale, si potrà chiudere il caso Regeni, con grande soddisfazione di Renzi e di Al Sisi. 

L'importante ora è accreditare l'immagine di un Egitto che "finalmente collabora" alla ricerca della verità, perchè questo consente agli affari(sti) di rimettersi subito in moto, prima ancora che l'inchiesta sia conclusa.

Gli ostacoli che riguardano solo i rispettivi governi sono già superati o superabili: a bloccare tutto resta l'ostinata volontà dei genitori e di quanti non si accontentano delle bugie di Stato.

 

AGGIORNAMENTO: 

Non sono passate nemmeno 24 ore dalla partenza degli inquirenti egiziani che già si scopre come i tabulati telefonici siano stati manipolati e cancellati di alcuni SMS scambiati da Giulio poco prima di essere sequestrato.

 

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-trattativa-sulla-versione-ufficiale

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-Anonimo-rilancia-laccusa-ai-servizi-segreti-mentre-lENI-annuncia-aver-trovato-altro-gas-in-Egitto

https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni

Omicidio Regeni, Anonimo rilancia l'accusa ai servizi segreti mentre ENI annuncia di aver trovato altro gas in Egitto

 Una casuale coincidenza ha voluto che nello stesso giorno in cui  l'ENI annunciava la scoperta di un altro grande giacimento di gas  a 12 chilometri dalla costa dell'Egitto, la Repubblica ha diffuso    un'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni condotta sulla base di  un dossier inviato da un Anonimo  che conferma e dettaglia  la  precedente lettera di un altro (o medesimo ?) Anonimo  (https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni)  e avvicina ulteriormente la scoperta della verità.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/09/news/la_faida_tra_servizi_dietro_la_fine_di_regeni_accanto_al_corpo_una_coperta_militare-141606948

 Nel dossier presentato dai giornalisti Carlo Bonini, Giuliano Foschini e Fabio Tonacci  si consolidano alcune verità:

1) Giulio Regeni sarebbe stato spiato fin dal suo arrivo al Cairo (settembre 2015). Qualcuno dall'Inghilterra aveva avvisato i servizi egiziani ?

2) La gestione del dossier su Giulio Regeni sarebbe statta al centro di una faida interna ai servizi di sicurezza - polizia contro militari, con questi ultimi nella parte dei duri che alla fine avrebbero assassinato il giovane ricercatore.

3) Il ritrovamento del corpo martoriato di Giulio con vicina una coperta militare (particolare inedito finora taciuto ) sarebbe stato un avvertimento/denuncia ad al Sisi da parte del servizio di sicurezza "civile"e un segno di accusa per quello militare.

4) nel reportage di Repubblica  il ruolo di al Sisi sembra quello della bella statuina, in balia dei suoi apparati e delle loro faide interne, un'ipotesi che già circola da mesi nelle stanze del potere al Cairo. E' un tentativo di decolpevolizzare il dittatore e in qualche modo riabilitarlo come interlocutore bisognoso di assistenza da parte dei paesi occidentali?

A lato dell'inchiesta di Repubblica si sviluppa l'ipotesi inquietante che Giulio Regeni sarebbe stato mandato allo sbaraglio - più o meno consapevolmente - dai servizi inglesi ;  perchè i docenti universitari di Cambridge che lo avevano accreditato per la ricerca a il Cairo si sono rifiutati di rispondere alle domande dei magistrati italiani?

Alcuni passi dell'inchiesta di Repubblica: 

 "Subito dopo il suo ingresso nel Paese - si legge nell'incarto recapitato alla nostra ambasciata in Svizzera - la Sicurezza Nazionale (il Servizio segreto civile, ndr) apre il fascicolo numero "333//01 intelligence anno 2015", il cui supervisore è l'allora Capo del Servizio, il generale Salah Hegazy (...)"

 "Spionaggio per conto di Italia e Gran Bretagna. Istigazione ad assassinare il presidente della Repubblica e autorevoli personalità dello Stato. Istigazione al sabotaggio e lo sciopero al fine di bloccare il ciclo produttivo. Manipolazione dell'immagine e dell'azione operaia in Egitto. Perpetrazione di azioni specifiche al fine di suscitare conflitti tra le fila operaie, creare disordine all'interno del Paese nonché calunniare l'Egitto con l'accusa di guidare il terrorismo. Istigazione degli operai a manifestare contro la legge e le istituzioni al fine di sovvertire il governo". Una costruzione paranoica che conosce il suo culmine quando Giulio entra in contatto con un ragazzo....

Il 19 dicembre del 2015, il generale Salah Hegazi viene rimosso dall'incarico di Capo della Sicurezza Nazionale e sostituito dal generale Mohammed Shaarawi. Pagherebbe due colpe. La pigrizia con cui ha gestito il fascicolo Regeni, ma soprattutto la decisione di sollevare dall'incarico il maggiore che ha scoperto il contatto tra Giulio e Whalid, il ragazzo che del generale è parente. L'ufficiale defenestrato si lamenta infatti con il generale Abbas Kamil, uno degli uomini più potenti del Regime, capo dello staff di Al Sisi e suo potente braccio destro. E Kamil reagisce. "Dispone - si legge nel dossier - che il fascicolo Regeni venga trasferito dalla Sicurezza Nazionale alla direzione dei Servizi segreti Militari, sotto il controllo del generale Mahmud Farj al Shihat" ... 

Il Boia si mette a lavoro su Giulio che, ignaro, è in Italia per le vacanze di Natale. Al Cairo, scoppia l'inferno tra la Sicurezza Nazionale e i Servizi Militari, che ormai si contendono il giovane ricercatore italiano come un trofeo che dà corpo a tutte le paranoie del regime. Lo Spionaggio esterno e il Nemico interno. Il ministro dell'Interno Abdel Ghaffar entra nella contesa. Con una lettera inviata ad Al Sisi (di cui il dossier riporta quello che ne sarebbe il testo), denuncia il "trasferimento illegale della pratica", l'"umiliazione" della Sicurezza Nazionale e del suo lavoro che "ha consentito di sollevare il coperchio sul ragazzo italiano e sulla rete cospiratrice a cui era collegato" e chiede che il caso venga restituito alla Sicurezza Nazionale.

Sappiamo che Giulio muore nelle 48 ore precedenti il suo ritrovamento, nella tarda mattinata del 3 febbraio. Ma perché far ritrovare il corpo? È ancora il dossier - ma non solo, come vedremo - a fornire ora una risposta plausibile. "All'alba del 3 febbraio, i Servizi segreti Militari consegnano il cadavere di Regeni alla Sicurezza Nazionale, ordinando di affrettarsi a seppellirlo con i suoi effetti personali in un'area del quartiere 6 Ottobre utilizzata dalla Polizia per far scomparire i sequestrati illegalmente e gli ignoti". Ma l'ordine non viene eseguito come i Servizi Militari vorrebbero. "Quella mattina, all'alba, il responsabile della struttura della Sicurezza Nazionale nella zona 6 ottobre raggiunge telefonicamente il generale Shaarawy. Lo informa dell'accaduto e dell'ordine ricevuto. Il generale Sharaawy si oppone e ordina al suo ufficiale di liberarsi rapidamente del corpo abbandonandolo in un luogo allo scoperto, in una delle strade desertiche vicine alla struttura in cui era stato consegnato dai Servizi Militari, di conservarne gli effetti personali e di recarsi personalmente nel suo ufficio per consegnarglieli. Lo stesso Sharaawy riferirà poi al ministro dell'Interno Ghaffar, informandolo di aver disposto la custodia degli effetti personali di Regeni in una cassaforte della Sicurezza Nazionale".

...Lo spaccato della resa dei conti interna al Regime si sovrappone come un calco a quanto, proprio in quei giorni, si legge nell'analisi ("The Egyptian media, the Conflict of Agencies and the President") di un autorevole think-tank come il "Washington Institute for near Policy". "Con la presa del Potere da parte di Al Sisi è ripreso il conflitto tra i Servizi segreti del Paese. La Sicurezza Nazionale tenta di recuperare il dominio che ha avuto nell'era di Mubarak. Il Servizio Militare, di cui Al Sisi è stato direttore e con cui ha stretti legami, lotta per evitare che non si pongano le condizioni per un nuovo Mubarak e una nuova Rivoluzione (...) È un conflitto non più nascosto. Bisognerà capire quanto in profondità si spingerà".

È in quella settimana di marzo, dunque, che, al Cairo, la verità su Regeni diventa un lusso che nessuno può più in alcun modo permettersi. "Shaarawy - scrive l'Anonimo - ha ora in mano anche la registrazione della riunione con il ministro e con Abbas Kamil". Ricatto chiama ricatto. Tutti colpevoli e dunque nessun colpevole. .."

Come presentare questa verità al governo e all'opinione pubblica italiana ? senza pregiudicare gli equilibri interni al sistema di potere egiziano ?  Ecco che si fa strada un'ipotesi che consentirebbe di superare lo stallo diplomatico senza togliere quasi nulla alla verità vera.

L'annuncio della scoperta del giacimento dell'ENI, che in teoria avrebbe dovuto sospendere le sue attività fino a quando l'Egitto non avesse fatto piena luce sull'omicidio di Giulio Regeni, sembra essere un messaggio trasversale ad Al Sisi: "nella faida tra i tuoi servizi ti conviene far emergere la verità, fare la parte di quello che è stato messo in mezzo suo malgrado, sacrificare la testa di qualche vertice dell'apparato militare, riconoscendone la responsabilità dell'omicidio, e consentire quindi di ripristinare le relazione d'affari precedenti. Noi siamo pronti, ce n'è in abbondanza per tutti ". La coincidenza è casuale.

 

Foreign Office, i servizi segreti egiziani hanno ucciso Regeni

Il Foreign Office della Gran Bretagna ha chiesto ufficialmente al governo egiziano di indagare sulle responsabilità dei servizi segreti per l'omicidio di Giulio Regeni.

"Following consultation with the Italian government, we raised the investigation into Regeni’s murder with the Egyptian authorities on a number of occasions. In these conversations, we called for a full and transparent investigation and full cooperation with the Italian investigators"

"We are aware of allegations that the Egyptian security forces were responsible for the murder of Regeni. These are unproven, but we urge the Egyptian authorities to consider every possible scenario as they investigate"

Per tutta risposta il regime di Al Sisi ha lanciato una campagna di repressione ancora più feroce: è stato arrestato Ahmed Abdallah, Regeni, arrestato in Egitto consulente della famiglia: "Liberatelo"presidente del consiglio d'amministrazione della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, ong che offre consulenza ai legali della famiglia Regeni. L'accusa è promozione del terrorismo.

 

Assieme a lui, sono stati arrestate decine di persone, giornalisti e attivisti per i diritti civili, tra cui Sanaa Seif e l'avvocato Malek Adly.

 

Omicidio Regeni, la verità nebulizzata

La notizia diffusa dalla  Reuters sull'omicidio di Giulio Regeni (Egitto, Regeni detenuto da polizia prima di omicidio, http://it.reuters.com/article/topNews/idITKCN0XI20J) va letta tra le righe.

Sarebbero 6 le fonti egiziane ufficiose che hanno ricostruito le prime fasi del sequestro di Regeni da parte della polizia e del successivo trasferimento in un luogo gestito dai servizi segreti di sicurezza.

Le sei fonti sono di diversa provenienza: servizi segreti egiziani e polizia interna, come a dire che non si tratta di una sola versione, e pertanto le nuove rivelazioni sono ancor più attendibili e provate di quelle trapelate alcune settimane fa (https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni).

" ... tre agenti dell'intellingence e tre fonti investigative hanno confermato in maniera indipendente a Reuters che la polizia aveva preso in custodia Regeni prima della sua morte. Alla domanda se sia stato portato alla stazione di polizia di Izbakiya al Cairo, come riferito da alcune fonti, un funzionario del ministero dell'Interno ha detto di non voler rispondere .."

Significa che una parte dei servizi egiziani ha mantenuto aperto un canale di comunicazione con le autorità italiane ? che è in atto uno scontro interno agli apparati di regime di Al-Sisi ? 

Oppure, più semplicemente, da entrambe le parti si prende atto dei rispettivi vincoli e si cerca una via di uscita : si sta cercando di "nebulizzare la verità" in modo da farla "intravedere" senza però materializzarla in un unica immagine, in un unico corpo di procedimenti e atti ufficiali. E' una verità frazionata in tante piccole parti, che si negano e si ammettono senza approdare a nulla di definitivo,  per far passare il tempo necessario a decantare la situazione e riprendere gli affari come prima. 

Il governo Renzi ha già mandato segnali in tal senso, tramite le sue avanguardie verdiniane: gli interessi economici tra Italia ed Egitto sarebbero troppo grandi ed importanti per poterli piegare alle ragioni della verità sui diritti umani. E poi, se gli italiani non chiudono un occhio, ci sono sempre i francesi che ne chiudono due, come ha dimostrato la recente visita di Hollande ad al-Sisi.

 

Omicidio Regeni, Hollande fa affari con Al-Sisi

La retorica dell'europeismo mostra il suo vero volto: nel pieno dello scontro Italia-Egitto per accertare la verità sull'omicidio di Giulio Regeni, il presidente francese Hollande ne approfitta per andare a vendere armi ad Al-Sisi, il dittatore responsabile di torture e omicidi.

 

 

 

 

 

 

 

http://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/64/190994/Egypt/Politics-/Highlevel-French-delegation-arrives-in-Egypt-ahead.aspx

Hollande is expected to visit Cairo on 18 April, a trip that was announced in December 2015. The French delegation will stay in Egypt for four days. .... Egypt has been developing closer ties with France in the last two years. The countries have signed numerous military deals, including the purchase by Egypt of 24 Rafale fighter jets and a multipurpose frigate in June. Leaders of both countries have agreed on the importance of global cooperation to fight terrorism. 

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http://www.defensenews.com/story/defense/policy-budget/industry/2016/04/06/egypt-france-fighter-jet-frigate-satellite/82695674/

Egypt and France plan to sign agreements for the purchase of weapons that include fighter aircraft, navy vessels and a military satellite communication system worth €1 billion (US $1.1 billion) during the forthcoming visit of French President Francois Hollande to Cairo, according to French news site La Tribune.

La Tribune reported that the deal, which is expected mid-April, will include the sale of four new navy vessels worth up to €400 million by French naval defense equipment manufacturer DCNS. Two GOWIND corvettes are reported to be part of the upcoming sale.In terms of the deal, Airbus and Finmeccanica group member Thales Alenia Space will jointly supply the Egyptian defense force with a military satellite communication system worth €600 million.

The deals are expected to be signed during a visit to Egypt by Hollande on April 18. La Tribune said the signing during Hollande's visit to Cairo on April 18 would cap months of negotiations on the military acquisitions between the French and Egyptian governments.

If confirmed, the sale would bring the number of GOWIND corvettes supplied by DCNS to the Egyptian Army to six following the delivery of four variants in 2014. The Egyptian Navy has been negotiating with France for the sale of two military satellite systems for over two years.The deal has previously been called on and off a couple of times amid reports that Russian and South Korean companies had offered cheaper alternatives to the French system.

The Egyptian-French defense relationship has blossomed since February 2015 when Cairo purchased 24 Rafale fighters, a frigate and missiles. In October last year, France sold two Mistral helicopter carriers to the Egyptian Navy after cancelling an earlier deal with Russia in line with European Union sanctions imposed on Russia to protest its alleged involvement in Ukraine.

Se l'Europa dei popoli esistesse davvero, a nessun capo di governo europeo verrebbe in mente di incontrare il dittatore di un paese dove la polizia segreta ha assassinato un giovane europeo.

Ma a Hollande interessa ben poco dell'Europa dei popoli e dei giovani: lui rappresenta quella degli affaristi, dei banchieri e dei politicanti.

La visita del presidente francese in Egitto, dopo l'omicidio di Giulio Regeni, è un atto di sciacallaggio affaristico contro gli interessi e la dignità dei cittadini europei. 

C'è da augurarsi inoltre che Renzi faccia le dovute rimostranze e impedisca a Finmeccanica di associarsi all'affare.

Omicidio Regeni, richiamato l'ambasciatore dal Cairo

Un comunicato del Ministero degli Esteri italiano annuncia il richiamo dell'ambasciatore al Cairo, prendendo atto che gli egiziani inviati a Roma da Al Sisi continuavano a raccontare infami bugie sull'omicidio di Giulio Regeni, torturato e assassinato  dagli apparati polizieschi del dittatore.

"Il Ministro degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, ha disposto il richiamo a Roma per consultazioni dell'Ambasciatore al Cairo Maurizio Massari. La decisione fa seguito agli sviluppi delle indagini sul caso Regeni e in particolare alle riunioni svoltesi a Roma ieri e oggi tra i team investigativi italiano ed egiziano. In base a tali sviluppi si rende necessaria una valutazione urgente delle iniziative più opportune per rilanciare l'impegno volto ad accertare la verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni."

 Ma l'Egitto afferma di non aver ricevuto notifiche sul richiamo dell'ambasciatore italiano, secondo Ahramonline:

 Egyptian foreign ministry's spokesman, Ahmed Abu Zeid, said the ministry hadn't been notified officially about the recall, and did not know the reasons for the decision, "particularly as no statement has been issued yet regarding the results of the meeting between the Egyptian and Italian investigation teams looking into the case of the murder of Italian student Giulio Regeni."

 

https://www.menoopiu.it/post/Omicidio-Regeni-la-versione-ufficiale

La verità vera sull'omicidio Regeni

Le lettere di un anonimo alto funzionario del regime di Al Sisi consegnano ai magistrati e ai vertici politici italiani la vera verità sull'assassinio di Giulio Regeni.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/04/06/news/_ecco_chi_ha_ucciso_giulio_l_accusa_anonima_ai_vertici_che_svela_tre_dettagli_segreti-136996781

Il racconto circostanziato degli ultimi terribili giorni di Giulio, ricostruito da Carlo Bonini su Repubblica, indica i mandanti e gli esecutori dell'infame assassinio:

"L'ordine di sequestrare Giulio Regeni - scrive l'Anonimo - è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza"

Quindi, tra il 26 e il 27 gennaio, "per ordine del Ministero dell'Interno Magdy Abdel Ghaffar", viene trasferito "in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City". Di fronte ai suoi nuovi aguzzini, Giulio continua a ripetere di non avere alcuna intenzione di parlare se non di fronte a un rappresentante della nostra ambasciata. "Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell'Interno su come sciogliergli la lingua.

Tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio. Ed è allora - ricostruisce l'Anonimo - che il ministro dell'Interno decide di investire della questione "il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l'ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro". È una decisione che segna la sorte di Giulio. "Perché i Servizi militari vogliono dimostrare al Presidente che sono più forti e duri della Sicurezza Nazionale  ...

in attesa che si decida che farne". La "decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell'Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja ", nelle stesse ore in cui il ministro Guidi arriva al Cairo chiedendo conto della scomparsa di Regeni. "Nella riunione venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada denudandone la parte inferiore. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall'ospedale militare di Kobri a bordo di un'ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria".

 

Nomi, luoghi e fatti circostanziati che indicano in Abd al-Fattah al-Sisi, capo della dittatura militare egiziana, il responsabile numero 1 dell'assassinio di Giulio.

Al Sisi sapeva del sequestro del giovane italiano e poteva intervenire per salvarlo; non solo non lo ha fatto, ma ha ordinato di proseguire le sevizie e torture fino alla morte.

Questa è la conferma della verità che tutti intuivamo fin dall'inizio. https://www.menoopiu.it/post/Giulio-Regeni-ucciso-dalla-polizia-egiziana

Va dato atto al team di investigatori italiani di aver compiuto una impresa notevole per accertare la verità.

Va dato atto al governo Renzi, dopo le incertezze iniziali, di aver fatto un salto di qualità nel braccio di ferro diplomatico con la cricca di Al Sisi. Ora si tratta di far seguire atti coerenti alle responsabilità che stanno emergendo. Il regime di Al Sisi ovviamente negherà le accuse e proporrà una versione addomesticata, ma ormai è troppo tardi per smentire le lettere dell'Anonimo.

La verità vera sul martirio di Giulio non servirà solo a ridargli dignità e giustizia, ma è una grande vittoria per chi in Egitto combatte a rischio della vita contro una dittatura feroce e arrogante.