Come Virginia Raggi farà perdere le prossime elezioni ai 5Stelle

La sindaca di Roma Virginia Raggi sarà la protagonista degli spot elettorali più efficaci della prossima campagna elettorale. Matteo Renzi non poteva aspettarsi miglior regalo per cercare di realizzare la sua strategia di ritorno al Potere.

 

E' stato un anno di "giostra continua" per la giunta Cinque Stelle di Roma, assessori e manager che escono ed entrano, inchieste giudiziarie e giornalistiche, errori confessati e promesse non (ancora) mantenute.

Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono davvero rincitrulliti a tal punto da non capire che la Raggi non è in grado di gestire la complessa e drammatica situazione romana, oppure sono prigionieri delle scelte sbagliate di otto mesi fa, quando potevano scaricare la sindaca  pagando un prezzo molto minore di quello che dovranno subire alla vigilia delle prossime elezioni nazionali?

I due strateghi del M5S, dopo lo scoppio dello scandalo Marra e quando i dubbi iniziavano a diventare certezze, potevano dare una svolta, ammettere gli errori e cercare di cambiare il corso delle vicende.

Non lo fecero: erano convinti che si sarebbe andati al voto anticipato entro giugno e che le dimissioni della Raggi avrebbero rappresentato un fardello troppo grande da sopportare a distanza così ravvicinata. Meglio tirare a campare e regolare i conti dopo, sperando che la situazione non peggiorasse.

Il calcolo si é rivelato sbagliato, perché Renzi non é riuscito a far cadere Gentiloni e nel frattempo i problemi di Roma si sono aggravati, fino al caos di questo agosto torrido, con le cronache che ripropongono scontri e dimissioni, la Raggi che sfodera un decisionismo imbarazzante mentre quasi tutto gli brucia attorno.

E questo è soltanto l'anticipo di quello che accadrà mano a mano che si avvicinerà l'inizio ufficiale della campagna elettorale. 

Non è necessario essere grandi strateghi della politica per immaginare la scena dei prossimi mesi.

1) La situazione di degrado e paralisi di Roma non migliorerà. La pur sacrosanta constatazione che in poco tempo non si risana una situazione ventennale di debiti e corruzione sarà sempre meno proponibile di fronte all'opinione pubblica, che in massa aveva sperato nel voto di cambiamento del 2016.

2) Le prossime elezioni di marzo 2018, stante la legge elettorale attuale a carattere proporzionale, saranno vinte da chi riuscirà a piazzarsi come primo partito in termini di voti. Se i CinqueStelle prendono un voto in più del PD o di Forza Italia, potranno dire di aver vinto, anche se non potranno fare alcuna alleanza di governo. Renzi sarebbe costretto a fare l'inciucio con Berlusconi e questo basterebbe a Grillo per cantare vittoria e fare un'opposizione ancora più dura. 

Ma se Renzi dovesse prendere più voti di Grillo lo scenario sarebbe diverso, perché potrebbe presentarsi lui come il vincitore legittimato dal popolo anche nel caso probabile che utilizzi i voti per fare un governo con Berlusconi, nel qual caso non sarebbe visto come un inciucio ma come il male minore e necessario per dare un governo all'Italia.

3) Tutto si gioca su un pugno di voti in più o in meno ed è per questo che la situazione di Roma diventa l'ago della bilancia, perché in grado di spostare centinaia di migliaia di voti decisivi. Se i CinqueStelle arrivano ad un mese dal voto con la sindaca Raggi ancora sotto assedio, sia mediatico che giudiziario e magari anche sociale, per Renzi la vittoria è assicurata. Basterà sommare agli errori della Raggi qualche iniziativa eclatante, come ad esempio gli scioperi dei trasporti, l'immondizia sui marciapiedi, qualche altro assessore o dirigente dimissionario o indagato ecc ecc.

Forse ormai i 5S non hanno più tempo per liberarsi di Virginia Raggi e delle conseguenze che si preannunciano, ma non sarebbe tardi invece per iniziare una seria riflessione sui limiti dell'esperienza romana che al di là di tutto non sono imputabili solo alla sindaca bensì ad una mancanza di idee su un problema che riguarda l'intera nazione: come si fa a governare la cosa pubblica al Campidoglio o a Palazzo Chigi quando si è sommersi dai debiti e con una rete vasta ed invisibile di corruzione ? Questa domanda, che non ha risposte facili e scontate, non dovrebbe essere elusa e soverchiata dagli slogan elettorali, ma posta al centro della riflessione della gente: più crescita uguale più debiti e quindi più tasse ? ma per far questo è necessario avere amici banchieri molto influenti, e se non li hai, come sta succedendo a Roma, chi ti permetterà di governare ?

 

Macron toglie il velo all'ipocrisia europeista

Napoleone Macron nel giro di pochi giorni ha mandato tre schiaffoni all'Italia di Renzi-Gentiloni.

Prima ha negato i porti francesi per l'approdo delle navi cariche di migranti, alla faccia della "fraternité", applicando l'accordo voluto da Renzi sul "portarli tutti in Italia"; poi ha concesso ai due litiganti libici, Sarraj e Haftar, quello che l'Italia non era riuscita a dare, cioè armi e mazzette nelle quantità richieste; infine ha comprato con i soldi dello Stato i cantieri navali STX per impedire alla Fincantieri italiana di diventarne proprietaria di maggioranza, alla faccia delle norme europee sulla concorrenza e sui limiti agli interventi nazionali.
I partiti politici italiani hanno gridato allo scandalo, si sono indignati pubblicamente e perfino Alfano ha espresso un velato dissenso da Macron; a qualcuno comincia a venire il dubbio che "la giovane speranza d'Europa" altro non sia che una riedizione della tradizione sciovinista francese, che punta a massimizzare i propri interessi a scapito degli altri paesi.
Anche le decantate capacità tecniche e gestionali dell'ex studente della École nationale d'administration si appannano sotto l'effetto delle dimissioni di ministri scelti frettolosamente e di quelle del capo delle forze armate, con un calo di popolarità che si accoppia alla constatazione che il nuovo Bonaparte è stato eletto con meno del 25% dei cittadini aventi diritto.
La realtà è che Macron ha capito ed esplicitato prima degli altri quello che è lo stato attuale dell'Unione Europea e in particolare dell'area Euro: un sistema di gioco a somma zero, dove i guadagni di uno corrispondono alle perdite di qualcun altro. Fino ad oggi in questo sistema era stata la Germania a beneficiare delle perdite altrui, ora la Francia di Macron cerca di riequilibrare i giochi a scapito soprattutto dell'Italia.
Va dato atto al presidente francese di aver iniziato a rimuovere il velo all'ipocrisia dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte, che continuano a propinare l'immagine di una unione europea che giova agli interessi di tutti e di tutto.
Macron sarà presto emulato da tutti gli altri governanti, in una corsa centrifuga sempre più accelerata.
E' una anticipazione di quello che sarà l'Europa a "due velocita'", che inizierà a prendere forma dopo il voto tedesco di settembre. E quando si voterà in Italia nel marzo del 2018 probabilmente i giochi saranno già fatti.

Il Renzi scaricato

Questa volta Renzi non ha più colpe di quelle già note, anzi fa sinceramente pena l'attacco concentrico che si è scatenato contro di lui dopo la disfatta delle elezioni comunali.


Tutti a criticarlo, dopo aver osannato il suo ritorno neanche due mesi fa, con le finte primarie e il finto congresso. La sconfitta di Genova e di quasi tutti gli altri ballottaggi è di tutto il PD e di quella parte dell'establishment (Scalfari-Draghi-Napolitano in testa) che avevano scommesso sul ritorno di un Renzi rivisto e corretto per riprendersi dagli incubi provocati da Grillo &C, anzichè avviare subito la necessaria riflessione ora invocata da tutti.

Cosa pensavano che potesse fare Matteo ? oltre ai soliti tatticismi arroganti e antipatici, ammiccando a Berlusconi mentre chiedeva l'alleanza di Pisapia, proponeva una legge elettorale per disfarla subito dopo, facendo finta di sostenere Gentiloni per cuocerlo al punto giusto.
Renzi ha fatto il Renzi, mentre tutti gli altri notabili del PD si erano illusi che avesse imparato la lezione, ammorbidito i toni, e soprattutto di poterlo ancora utilizzare e di poter rinviare i conti campando all'ombra del governo e dell'effetto Macron.


Ora la crisi del progetto tecnocratico italiano è più grave di qualche mese fa, perchè è ridicolo oltre che rischioso scaricare subito Renzi dopo averlo riportato in auge. Faranno un congresso straordinario? oppure si stringeranno attorno a Gentiloni ? o infine cercheranno la soluzione francese, sfasciando il PD per costruire un personaggio Calenda-Macron?.
E' come se l'orologio fosse ritornato al 5 dicembre 2016, ma con un Berlusconi redivivo e 20 miliardi di debiti regalati alle banche in più. Le macerie del terremoto politico non le ha rimosse ancora nessuno, come quelle di Amatrice.

Pioggia di soldi su banche venete e Fabio Fazio

Mentre l'Italia è stretta nella morsa del caldo torrido e della siccità, piovono soldi pubblici sulle banche venete e sul conduttore di "Che tempo che fa" Fabio Fazio.


La siccità è una calamità naturale, come le alluvioni e i terremoti, e per limitarne i danni è necessario fare prevenzione, investire per le reti idriche e per un consumo più razionale di una risorsa sempre più scarsa (oltre che fare davvero qualcosa per combattere il surriscaldamento globale). Ma i soldi e la volontà politica non ci sono, anzi, la siccità serve a qualcuno per riproporre la falsa soluzione della privatizzazione della gestione delle acque, respinta da un referendum che secondo le amministrazioni locali e il governo sarebbe ormai sorpassato.


Il denaro che il governo dice di non avere per ammodernare le reti idriche e gli invasi sono invece piovuti miracolosamente per le due banche venete in crisi: 11 miliardi prelevati dai cittadini contribuenti e regalati ai protagonisti dell'ennesimo dissesto politico-finaziario, in un gioco delle parti tra governo italiano (prima Renzi poi Gentiloni, cioè Renzi) e le "istituzioni di Vigilanza" (prima la Banca d'Italia di Draghi e poi la BCE di Draghi).
La beffa ulteriore è che gli italiani pagano miliardi per acquisire la bad bank creata per metterci i crediti avariati delle due venete, mentre Intesa Sanpaolo si compra la parte buona sborsando solo un euro. Un'operazione del genere di norma viene chiamata truffa.

Ci mancava solo Fabio Fazio a far arrabbiare ancora di più gli italiani in questo inizio d'estate torrido. La RAI gli ha rinnovato il contratto di lavoro per la cifra di 11 milioni di euro in quattro anni, in barba alla legge sul tetto degli stipendi.
Quando accenderemo il televisore e vedremo la faccia di Fazio non potremo non pensare agli undici milioni di stipendio pagati con la nostra bolletta della luce e dovremo cambiare immediatamente canale per evitare di lanciare qualche oggetto contro lo schermo.

Il trionfo della democrazia senza popolo di Macron

Democrazia senza popolo è il titolo di un saggio di Carlo Galli (Democrazia senza popolo, Feltrinelli, Milano 2017) di cui si può leggere una recensione su https://www.pandorarivista.it/articoli/democrazia-senza-popolo-carlo-galli.

La vittoria di Macron in Francia, prima nel voto presidenziale e poi in quello legislativo, è una conferma strabiliante delle tesi di Galli.

Macron è riuscito in poco più di un mese a concentrare nelle sue mani un potere enorme con un consenso elettorale effettivo inferiore al 25% degli aventi diritto. Come è potuto accadere? e l'esperimento francese cosa rappresenta nelle strategie dei tecnocrati e oligarchi europei ? il modello Macron è esportabile in Italia?

 

Sarà Pisapia il nuovo maggiordomo di Renzi?

L'aspetto più incredibile e rivelatore dei retroscena del farsesco accordo per la nuova legge elettorale non sono le modalità del fallimento, franchi tiratori e lingue biforcute, ma il modo stizzito e repentino con cui Renzi ha annunciato che l'Italia non merita una legge elettorale dignitosa e che lui (non Mattarella) non scioglierà le Camere per votare a ottobre ma aspetterà la fine naturale della legislatura (febbraio 2018) e che, udite udite, il suo prossimo maggiordomo dovrà essere Giuliano Pisapia, in sostituzione del licenziato Alfano.

Pisapia non è stato nemmeno avvertito di essere stato imbarcato da Renzi per le prossime elezioni, e ha timidamente fatto presente che il posto di lavoro gli interessa purché sia un contratto a tempo indeterminato e non a voucher, come Renzi vorrebbe.
Perchè anche le pietre hanno capito che a Renzi interessa un patto con Berlusconi, ma che per poterlo concludere ha bisogno di vincere le elezioni, con qualsiasi mezzo, purché sia opaco e non vincolante.

Un accordo elettorale Renzi- Pisapia, propugnato e pianificato da un ampio schieramento di interessi politici a cominciare dal gruppo De Benedetti e con la benedizione di Napolitano, ha senso però solo se l'ex sindaco di Milano si porta dietro gli ex di Bersani e D'Alema, cioè un pugno nello stomaco per Renzi, e se gli vengono garantiti un sufficiente numero di parlamentari.

Avendo ormai conosciuto la spregiudicatezza del bullo fiorentino, c'è da scommettere che farà un grosso sforzo per ingoiare il rospo - voto a marzo 2018 e coalizione con i rottamati - pur di vincere le elezioni, per vomitarlo subito dopo e fare un accordo con un altro maggiordomo designato da Berlusconi.
Questa è la "svolta" di Renzi.

PS: Dimenticavo Gentiloni, al quale Renzi non ha fatto sconti quanto a umiliazioni. Pochi giorni fa gli aveva dato il benservito, senza nemmeno ringraziarlo per avergli tenuta calda la poltrona, ora ha dovuto richiamarlo in servizio, purchè non gli venga in mente di rimanerci anche dopo le prossime elezioni,

Renzi salvaci dalle tesi antiscientifiche

Il futuro primo ministro Matteo Renzi aveva lanciato la sfida, la ministra della salute Lorenzin l'ha raccolta, ed ora l'Italia ha una nuova legge per la vaccinazione obbligatoria fino a 16 anni. Una grande vittoria contro le tesi antiscientifiche e irrazionali diffuse dai populisti: chi non si vaccina non potrà frequentare nè asili nè scuole e i genitori pagheranno multe salate fino a 7500 euro.


Inoltre per i negligenti "accanto alle misure stringenti c'è anche un lavoro di formazione, convincimento ed educazione rispetto a tesi antiscientifiche e non razionali che mettono a repentaglio la sicurezza collettiva" ha dichiarato la ministra. Un obbiettivo che vede già mobilitate le reti televisive e i giornali del gruppo De Benedetti.

L'Italia non avrà più il morbillo? purtroppo è presto per abbassare la guardia perchè il decreto presentato dalla ministra è carente su un punto molto importante: come arrestare l'epidemia che si origina in altri paesi europei e in particolare in Romania e poi penetra attraverso le frontiere?

Come ci informa l'European Centre for Desease Prevention and Control in un bollettino del 21 aprile scorso:
A measles outbreak in Romania has been ongoing since February 2016 and cases continue to be reported despite ongoing response measures that have been implemented at national level through reinforced vaccination activities. Between 1 January 2016 and 14 April 2017, Romania reported 4 793 cases. In 2016, a number of EU/EEA countries reported measles outbreaks, and an increase in the number of cases continues to be observed in 2017. Some previous and ongoing measles outbreaks in other EU countries have been epidemiologically linked to the current outbreak in Romania.

Se le informazioni del ECDPC sono giuste, bisognerà estendere i controlli sulle vaccinazioni anche a coloro che provengono da paesi con focolai di morbillo come ad esempio la Romania, altrimenti gli sforzi della Lorenzin diventeranno inutili. Per analogia con la scuola, sarà necessario estendere il divieto di ingresso in Italia a coloro che non sono vaccinati.

Per combattere le tesi antiscientifiche e irrazionali che potrebbero rispuntare e risorgere su altri temi della vita social-nazionale sarà inoltre necessario predisporre ulteriori divieti, quali ad esempio quello di divulgare le teorie darwiniane che negano l'evidente discendenza da Adamo ed Eva, o viceversa, perchè ciò che importa è avere un'unica, incontestabile certezza.

One Belt One Road strategia totalitaria di Xi Jinping

L'Italia è stato l'unico paese del G7 ad essere rappresentato nel Forum cinese "One Belt, One Road" al massimo livello con Gentiloni, il primo ministro che tiene calda la poltrona di Matteo Renzi. Un'occasione per parlare di soldi, tanti, che la Cina di Xi Jinping intende investire in decine di nazioni per costruire una rete logistica globale al servizio delle strategie commerciali e politiche cinesi, e l'Italia ha bisogno di pecunia che notoriamente "non olet" e quindi perchè farsi sfuggire l'occasione ?
Ma i soldi arriveranno ad una sola condizione: che si chiudano tutti e due gli occhi sulle reali condizioni in cui Xi Jinping sta imponendo il suo potere dentro e fuori il suo paese.

da China Change :

One Belt, One Road, Total Corruption

Chang Ping, May 18, 2017

God said: “Let there be light,” and then there was light. Xi Jinping said: “A ‘Project of the Century’ must be undertaken,” and then there was “One Belt, One Road.” At the just-completed summit in Beijing, Xi Jinping announced that China will invest hundreds of billions of U.S. dollars in 60 countries to lead in the construction of bridges, railways, ports and energy projects. This venture is known as “One Belt, One Road,” and involves more than 60 percent of the world’s population. It’s projected to transform the global political and economic order, and can be said to be the largest overseas investment project undertaken by a single country in history.
Where does such an unprecedented, magnificent, and spectacular plan come from? How many Chinese were aware of it in advance? Was it critically evaluated? And what was the outcome of the evaluation? Other than Xi Jinping, there is probably no one who can answer these questions. And no one knows if he himself has carefully thought about it. People can at least learn about almighty God by reading the Bible. But the “One Belt, One Road” plan of renewing the world only consists of a few pages of empty speeches and some conference documents. According to Chinese media descriptions, the whole world is heralding the birth of a new savior.
‘One Belt, One Road’: Don’t Ask Me Where I Came From

Raggi svegliati, Roma non si vende

Cinquemila manifestanti per le vie del centro di Roma non farebbero notizia se non fosse che i partecipanti erano, quasi un anno fa, in gran parte elettori della sindaca Raggi e ora gridano slogan che la accomunano all'ex Marino.

roma non si vende
"Roma non si vende", la manifestazione del 6 maggio di centri sociali minacciati di sgombero, associazioni in difesa dei beni pubblici, occupanti di case, disoccupati e immigrati - molti a protestare dopo la morte dell'ambulante senegalese Niang Maguette durante un'operazione di "polizia urbana" - è il campanello per suonare la sveglia alla giunta Raggi, immobilizzata dai debiti ma anche dal deficit di idee su come rispondere alle richieste dei cittadini.

Alitalia ci de-colla davvero

AGGIORNAMENTO 27-04-2017: Come previsto, i lavoratori avevano ragione a respingere l'accordo sindacale. Il governo Gentiloni-Renzi prepara l'ennesimo esborso di soldi dei contribuenti a fondo perduto sotto forma di "prestito ponte" di 400 milioni per 6 mesi (o forse il doppio per 12 mesi) garantito da nulla, perchè in Alitalia è già tutto ipotecato. Il prestito servirà ad evitare manifestazioni di piazza durante le prossime campagne elettorali, che altrimenti sarebbero disturbate dal video di Renzi che due anni fa annunciava il decollo dell'Italia e dell'Alitalia.

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L'esito del referendum tra i lavoratori Alitalia sul piano aziendale di ristrutturazione si presta a molte interpretazioni. Quella prevalente nell'opinione pubblica sembra sintetizzarsi in "bravi, avete fatto bene a non accettare il ricatto di azienda governo e sindacati, ma ora non chiedete altri soldi ai cittadini che pagano le tasse per salvare i vostri posti di lavoro"
Ai lati estremi di questa opinione - credo alquanto trasversale - ci sono


quelli che reclamano una soluzione tipo Montepaschi di Siena, cioè nazionalizzare di nuovo la compagnia aerea ( ... e questa volta mettendoci manager capaci ... non i soliti amici di politici e sindacalisti ... !?)

e quelli che invece maledicono i referendum (perchè vincono sempre i NO) e chiedono una soluzione tecnocratica ( lo Stato presta i soldi all'ennesimo sceicco privato e in cambio chiede improbabili tagli drastici e cure da cavallo, magari dopo aver fatto un pò di sceneggiata con un commissario liquidatore).

Personalmente suggerisco un'altra soluzione, molto azzardata, impopolare e utopica: commissariare l'Alitalia affidandola ad un comitato di autogestione nominato direttamente dai lavoratori (senza intromissioni sindacalpolitiche) e lanciare un crowdfunding nazionale. Se a qualcuno interessa davvero tenere in vita e far funzionare l'Alitalia, questo è il momento di dimostrarlo.
Ma non credo che esistano le condizioni per una simile dimostrazione.
I lavoratori che hanno votato NO sono esperti di politica, non di economia aziendale. Si ricordano molto bene le promesse e i toni del governo Renzi quando meno di due anni fa annunciava trionfante "allacciatevi le cinture, ora l'Italia decolla davvero" rivolgendosi ai dipendenti di Alitalia nel corso della presentazione della nuova livrea della compagnia aerea. "Ci sono polemiche tutti i giorni, ci dicono 'dovete fermarvi, rallentare'. Ma piaccia o non piaccia, noi stiamo rimettendo il paese Paese come deve correre - ha detto il premier - L'Italia ha bisogno di non fermarsi e di recuperare gli anni che ha perso"
http://video.repubblica.it/politica/alitalia-renzi-allacciate-le-cinture-ora-l-italia-decolla-davvero/203049/202122
Sanno bene che in Italia, tra primarie del PD, elezioni locali e nazionali, nei prossimi mesi ci saranno politici che dovranno sbandierare successi o scongiurare allarmismi e tensioni, pronti ad aprire le tasche dei cittadini per fare altri debiti o a chiedere a Draghi di stampare qualche miliardo in più, come già fatto per le banche e altre situazioni da "salvare".
Lo sanno molto bene anche i manager di Lufthansa o di qualsia altra cordata di salvataggio, a caccia di affari (propri) a spese degli elettori italiani, con un Renzi trionfante pronto ad informarci dei suoi successi e che grazie a lui anche questa volta ci hanno de-collati davvero.
Quando le regole del gioco sono falsate non ci si può meravigliare che qualcuno rovesci il tavolo, come hanno fatto i lavoratori Alitalia.

Il Guinness dei primati ai cittadini italiani neonati

Non essere ancora nati ed avere già un primato: quello di essere stati presi in giro dal Governo del proprio Paese nel minor tempo possibile.

I cittadini italiani neonati nel 2017 avranno il Guinness dei Primati in fatto di fregature: il Governo Renzi-Gentiloni (distinguerli ormai è impossibile) aveva promesso a tutti i feti nati nel 2017 un bonus "mamma domani" per consentire alle loro mamme  di acquistare i beni di prima necessità ed essere pronti alla data del lieto evento, ma di quella promessa (fatta prima del 4/12/2016) non se ne vede ancora nulla.

Le mamme partoriscono, i neonati invecchiano, ma l'INPS ancora non conosce i dettagli della promessa di Renzi, quindi niente soldi, avete fatto male a fidarvi. 

Ma oltre al danno la beffa: i futuri neonati sanno invece perfettamente quali e quanti sono i debiti dello Stato che saranno chiamati a pagare dopo essere "venuti alla luce": più di 36.000 euro, già contabilizzati, e chissà quanti altri se ne aggiungeranno se Renzi continuerà a fare promesse pur di vincere le elezioni.

 

 

Voto di scambio Renzi-Berlusconi

I soliti "garantisti del quartierino" mandano in scena una brutta storia in un parlamento già depresso dal salvataggio del renziano Luca Lotti.

Augusto Minzolini, pupillo di Berlusconi, condannato fino al terzo grado e quindi obbligato dalla legge Severino alla decadenza da senatore, viene salvato dal voto del PD di Renzi.

Dal Corriere della Sera

I numeri del voto

L’Assemblea di Palazzo Madama ha dunque approvato con 137 sì, 94 no e 20 astenuti l’ordine del giorno Caliendo con cui si chiedeva di respingere la delibera della Giunta delle elezioni che si era pronunciata a favore della decadenza del senatore per Forza Italia per incandidabilità sopravvenuta sulla base della legge Severino considerando che il giornalista era stato condannato per peculato con sentenza passata in giudicato per l’utilizzo improprio delle carte di credito aziendali ai tempi del suo incarico in Rai.

 

Renzi promette dodici mesi di campagna elettorale

Alla kermesse del Lingotto l'ex presidente del consiglio apre di fatto la "sua" campagna elettorale, lunga un anno durante il quale cercherà di far dimenticare le sconfitte e riproporsi come nuovo.

renzi

L'Italia sarà tenuta in ostaggio, con un governo Gentiloni che servirà a fare da maggiordomo per le cerimonie internazionali d'occasione, e obbligato a fare nè troppo (altrimenti come si giustificherebbe la sua sostituzione nel 2018) nè nulla (altrimenti il PD ne pagherebbe le conseguenze).
Per far dimenticare il #Matteostaiantipatico, Renzi si sforzerà di usare il "noi" un pò più del "Io", senza però rinunciare alle battute e alle promesse facili.
Dalla sua ha ancora gran parte dell'apparato di partito, a cui garantisce qualche probabilità di successo, e spera che le elezioni olandesi, francesi e tedesche gli facciano da volano.

Primarie e congresso sono una pura formalità, anzi saranno utili a fare propaganda gratis prima delle elezioni amministrative di giugno, il cui esito in ogni caso sarà ininfluente per gli scenari nazionali.

Restano alcune mine vaganti, l'affare CONSIP innanzitutto, ma in Italia non c'è nulla che non si possa insabbiare, e il referendum sui voucher potrà essere evitato con un decretino dell'ultima ora.

Nessuna legge elettorale verrà approvata e la frammentazione parlamentare della prossima legislatura sarà l'alibi di ferro per il nuovo accordo con Berlusconi.
L'Italia è ferma, in attesa di Renzi.

Cucu' il PD non c'e' piu'

Renzi fa finta di dimettersi, il PD convoca un finto congresso, la minoranza fa finta di sapere cosa fare.

 

renzi scissione PD

 notate gli sguardi di Renzi e Orfini dopo l'intervento di Emiliano all'assemblea nazionale del PD

 

Lo psicodramma di Renzi e del PD è ad un bivio che porta nella stessa direzione:
a) Renzi non cede alle pressioni degli Emiliano, Bersani & C, che se ne vanno subito, e il PD non c'è più, forse neanche il governo; b) Renzi cede alle pressioni, anche dell'apparato di partito, tratta con la minoranza, si logora e il "suo PD" non c'è più

 

 

A favore della prima ipotesi (probabilità 80-20%) giocano diversi fattori: la futura legge elettorale, qualunque sia, premia le scissioni e le frazioni e quindi rende più fattibile la creazione di un partito tra il 5 e il 10% che diventa ago della bilancia nella formazione di un governo. Inoltre, una scissione subito coglierebbe Renzi ancora "debole" dopo la batosta del referendum, mentre un prolungamento della gestione del suo partito gli consentirebbe di riorganizzare le fila degli incerti e schiacciare l'opposizione interna in vista del congresso di autunno-inverno. Molti renziani sono convinti che la scissione della minoranza garantirebbe molte più poltrone parlamentari per loro - vedi il fuorionda di Del Rio.

La seconda ipotesi (probabilità 20-80%) trae ragioni da molte paure:
la scissione del PD farebbe cadere Gentiloni, che è quello che ora Renzi vuole perchè ha paura del suo stesso avatar mentre la minoranza PD vorrebbe tenere in "coma terapeutico" il governo. Ma Renzi ha paura di essere additato dal suo stesso partito come il killer di Gentiloni e di pagarne il prezzo dell'impopolarità.
soluzione: meglio aspettare, per capirci qualcosa di più.

Gli scissionisti hanno paura di rimanere "oscurati" una volta fuori dal partito e quindi dai riflettori, e senza apparati e mass media è difficile sopravvivere al giorno d'oggi. Meglio sarebbe quindi continuare a "stare dentro" per rosicchiare pezzi di apparato, organizzarsi e sperare di dare la spallata a Renzi in una conta congressuale dopo la sconfitta, magari sperando anche in qualche aiutino della magistratura (inchieste CONSIP,  Banca Etruria).
soluzione: come sopra

Il copione non ha ancora un finale scritto, ma comunque prevede un ampio spargimento di lacrime, appelli, promesse e proclami, con l'apparizione di comparse e comprimari (tutti in cerca di un Pisapia).

In questo scenario aleggiano le incertezze e le paure vere, le guerre e le migrazioni, le oppressioni e le indifferenze, e le elezioni in Europa, e il caos Trump in America,
Uno scatto di intelligenza consiglierebbe di iniziare a discutere di cose vere e di smetterla con i giochi di apparato e di sopravvivenza, cioè ... cucù il PD non c'è più.

Come sono lontani i tempi quando Renzi cuculeggiava in TV.

Gentiloni ha nascosto l'hackeraggio russo

Paolo Gentiloni

La vera notizia non è quella relativa all'intrusione delle spie di Putin nel sistema informatico della Farnesina, quando ministro degli Esteri era Paolo Gentiloni. Piuttosto che a rivelare l'atto di ostilità dei russi nei confronti dell'Italia sia stato il giornale inglese The Guardian, anzichè lo stesso Gentiloni, il quale ha ammesso di essere a conoscenza del fatto da molto tempo - senza però averne informato il Parlamento e i cittadini.

Exclusive: Italian government official says no classified emails were compromised in attack believed to have lasted more than four months last year

 

An Italian government official confirmed that the attack took place last spring and lasted for more than four months but did not infiltrate an encrypted system used for classified communications.
Paolo Gentiloni, the Italian prime minister who was serving as foreign minister at the time, was not affected by the hack, according to the official, who said Gentiloni avoided using email while he was foreign minister.
The foreign ministry’s “field offices”, including embassies and staff members who report back to Rome about meetings with foreign officials, were affected by the malware attack. But the government official said sensitive information had not been compromised because it would also have been encrypted.
The official did not confirm that Moscow was behind the attack. But two other people with knowledge of the attack said the Russian state was believed to have been behind it. The hacking is now the subject of an inquiry by the chief prosecutor in Rome.

 

Intromettersi abusivamente in un sistema informatico, per di più di un ministero, è un reato; perchè non è stato denunciato ? Chi ha dato disposizione di non dare risalto all'accaduto ? e per quale motivo ?
Non è difficile immaginare la risposta, come quella ipotizzata dal Guardian:

If Russia did attack Italy, it was targeting a country generally considered less hostile to it than other EU countries such as Germany or the UK. While Italy has supported sanctions against Russia that were imposed following the annexation of Crimea, the government under former prime minister Matteo Renzi strongly opposed a proposal to levy new sanctions against Moscow for its role in the Syrian conflict.

Se si fosse diffusa la notizia che le spie di Putin spulciavano indisturbate per quasi 4 mesi le email di un ministero importante, il governo Renzi non avrebbe fatto una gran bella figura, nè tantomeno il suo erede Gentiloni. E poi, tanto rumore per nulla.

Virginia RAGGI ha affondato il MoVimento 5 Stelle

A dicembre 2016, sull'onda dell'arresto di Raffaele Marra, scrivevo che se la sindaca di Roma Virginia Raggi non si fosse dimessa avrebbe "affondato" l'intero MoVimento 5 Stelle.

La sindaca, complice anche la conveniente paralisi cerebrale dei capi del movimento, non si è dimessa, pensando di potersela cavare con poco.

murales roma

E invece ora è costretta a farsi sbeffeggiare da tutti, la sua vita privata e politica viene messa alla berlina dalle "polizze assicurative" intestategli, a sua "insaputa", dal suo Romeo, quello miracolato dalla sindaca stessa con incarichi importanti e relativo aumento di stipendio.

I contraccolpi della telenovela Raggi sono forti e definitivi: la Capitale si avvia a rivivere l'agonia "Marino", tra debiti, monnezza e buche nelle strade, periferie allo sbando e paralisi istituzionale, ma soprattutto con una disillusione tanto più forte quanto il consenso unanime che l'elezione della Raggi aveva suscitato.

Ma non tutte le responsabilità sono da imputare alla sindaca Raggi: la raffica di retroscena colpisce l'intero gruppo dirigente del movimento e la sua mancanza di esperienza e strategia.

Lo scandalo Raggi, unito alle decisioni della Consulta sull'Italicum, affonda i 5Stelle e li condanna prima alla insignificanza e poi al dissolvimento. Non credo che Grillo sarà capace di riportare a galla la sua creatura.

 

 

Caro BEPPE

Caro Beppe,
le nostre strade si sono divise.
Tu hai ottenuto la vittoria nella battaglia principale del MoVimento 5 Stelle: la caduta del Governo Renzi. Un risultato notevole che non sarebbe mai arrivato senza la tua leadership. E sono felice che sia arrivato tramite un referendum, massima espressione della volontà popolare.
Il sottoscritto invece la sua battaglia deve ancora vincerla e per questo ho valutato di adottare un altro gruppo politico in Parlamento perchè ritengo di poter affrontare con più concentrazione, entrambi, io e voi, le prossime sfide.
Ti auguro il meglio e spero che le nostre strade si incrocino ancora, ma non quando sarai ambasciatore dell'Italia negli Stati Uniti, come ha auspicato il Presidente eletto Trump.
Questo mondo non riusciremo a cambiarlo.
Senza affetto e con residua stima,
Menpok

beppe grillo

SOLO in ITALIA chi insulta i giovani disoccupati diventa ministro del lavoro

Il Ministro del Lavoro Poletti ha insultato pubblicamente i giovani che vanno all'estero per cercare lavoro. Nonostante l'indignazione nazionale, Poletti resta al suo posto nel governo Gentiloni-Renzibis. Speriamo che non gli venga in mente di commemorare la giovane Fabrizia Di Lorenzo, emigrata in Germania per lavoro, uccisa nell'attentato di Berlino.

 

 

E il Presidente della Repubblica Mattarella, quando farà il rituale discorso agli italiani la sera di San Silvestro e cercherà di commuoverci sul dramma dei giovani che non hanno un lavoro, si ricordi che il Poletti è un ministro a cui lui può togliere l'incarico.

Se non lo fa, caro Presidente della Repubblica, i giovani si sentiranno insultati anche da Lei.


Lettera Aperta

Poletti Dimettiti !

Poletti deve sloggiare

Virginia RAGGI, la "sindaca tentenna", che se non si dimette affonda i 5STELLE

Da cittadino elettore della sindaca Raggi mi auguro che si dimetta subito e consenta di chiudere la vicenda della sua vergognosa incapacità di capire le cose minime dell'amministrazione pubblica. Mi auguro che si dimetta per i tanti motivi accumulati nei suoi primi sei mesi di governo della metropoli, e non solo per l'ultimo scandalo che coinvolge il suo pupillo (o il suo burattinaio) Raffaele Marra.


Ho votato Raggi non per la persona (sconosciuta) ma per l'esperienza che era chiamata a rappresentare e che paradossalmente rischia ora di naufragare pochi giorni dopo la vittoria referendaria del NO che ha consacrato il movimento 5Stelle come principale aspirante al governo dell'Italia.
I retroscena della vicenda Marra dimostrano che quest'ultimo aveva approfittato della "ingenuità" del modello organizzativo delle primarie "pentastellate" per impadronirsi di una parte dell'apparato e far salire al Campidoglio una persona - la Raggi - di fiducia di una banda di affaristi . Questa è l'amara verità che si sta disvelando.

I vertici del MoVimento avevano capito ben poco all'inizio: pensavano di cavarsela senza dover ammettere l'errore clamoroso, presi dalla paura che la bomba scoppiasse prima della conclusione della campagna referendaria; hanno sbagliato anche loro a sottovalutare il rischio di trascinare la situazione e soprattutto dimostrano di "non fidarsi" ancora di se stessi.

La legittimazione del movimento CinqueStelle non discende dalla persona Raggi, bensì è vero il viceversa, e molti elettori sarebbero disposti a considerare la figuraccia di Roma come un incidente di percorso solo se la sindaca si dimette subito e consente nuove elezioni in cui i 5Stelle si presentino con proposte e personaggi credibili, capaci e al di sopra di qualsiasi sospetto. Ne avrebbero ampie possibilità, perché c'è una parte sana e positiva della società che ha iniziato a riconoscersi nelle loro idee.

Ma se la Raggi resta al suo posto, pur "commissariata" da Grillo come in parte lo è stata finora, consegnerebbe l'intero movimento ad un destino di sberleffi e faide di cui i soliti "altri" non potrebbero che approfittarne, con tutto ciò che ne consegue.
Lo scandalo di Roma è diventato il punto di svolta più importante della politica italiana.

Nasce il Governo di IRRITAZIONE NAZIONALE

Superando ogni pessimistica previsione, Gentiloni si presenta all'Italia con un governo fatto apposta per insultare tutti quelli che hanno votato NO al referendum. Una decisione grave e carica di implicazioni negative, che approfondisce il solco di sfiducia tra cittadini e istituzioni e genera una ancor più diffusa "irritazione".

La lista dei nomi dei ministri è raccapricciante. Quasi tutti gli stessi di prima, con la Boschi "spostata" a vice di Gentiloni, un paio di nuovi impresentabili, e in tutto il Mondo saremo rappresentati dalla faccia di Alfano; "ve lo siete meritati", sghignazzano quelli del PD, così la prossima volta ci pensate due volte prima di votare contro il capetto fiorentino.

Incarico di governo a Gentiloni per cercare di addormentare gli italiani

GOVERNO RENZILONI. Come previsto, Renzi non ha alcuna intenzione di dimettersi: ha creato le condizioni per continuare a governare con la faccia di Paolo Gentiloni e sbeffeggiare Mattarella e tutti gli italiani

 

Il principale obbiettivo del nuovo presidente del consiglio sarà quello di "addormentare" il clima politico, utilizzando il pretesto della legge elettorale da cambiare per prendere tempo e trascinarsi almeno fino al prossimo autunno.

E mentre tutti dormono cullati da Gentiloni, Renzi cercherà di riordinare le fila del suo apparato di potere, rincuorare le truppe del PD, mantenere il controllo della RAI  e proporsi come nuovo per la prossima stagione.

Ma prima di fare finta di tornare a casa, Renzi non ha perso l'occasione di sbeffeggiare il Presidente Mattarella, negandogli la primizia ufficiale dell'incarico a Gentiloni e riservando a se stesso l'annuncio del suo clone. 

Il mancato accordo con Berlusconi è solo una questione di tattica: il capo di FI gli ha chiesto di metterci la sua faccia per un'intesa su una nuova legge elettorale proporzionale, mentre Renzi ha voluto lasciare il compito al suo Gentiloni che dovrà sporcarsi le mani e sottoscrivere un accordo con Forza Italia per mettere fuori gioco i 5 Stelle. 

Attenti alla TRUFFA del salvataggio pubblico di MPS

E' scandaloso che il governo Renzi in tre anni non abbia trovato una soluzione dignitosa della scandalosa vicenda Montepaschi di Siena.
E' scandaloso che ora, in pochi giorni e facendosi scudo dei piccoli risparmiatori, si cerchi di far passare una soluzione-truffa ai danni dei contribuenti per coprire le responsabilità politiche e penali di chi ha gestito il caso MPS.

 


La soluzione più semplice per impedire la truffa ai danni dello Stato e salvare i piccoli risparmiatori è la seguente: la costituzione di un fondo pubblico che acquista le obbligazioni subordinate dei risparmiatori, circa 2,1 miliardi,  ad un valore uguale al prezzo pagato al netto degli interessi incassati, senza convertirle in azioni Mps; il fondo pubblico in contropartita acquisisce la titolarità gratuita di una quota di crediti in sofferenza (NPL), incassa il recupero dei crediti e si autoliquida. 
Tutto il resto va per la sua strada, anche quella dell'eventuale fallimento.


In parallelo, è necessario che la magistratura e il futuro Parlamento (attraverso una commissione di inchiesta) facciano piena luce sui tanti risvolti oscuri degli ultimi 10 anni di storia del MPS. Perchè è bene ricordare che quello che è successo, e sta succedendo, attorno alla più antica banca del mondo è uno scandalo di proporzioni inaudite per gli intrecci tra la politica, i poteri finanziari, massonici e mafiosi su scala europea.

Oltre alla storia ancora oscura dei derivati e dei bilanci falsi per acquistare Antonveneta dal Santander, di cui la Banca d'Italia governata da Mario Draghi non si era accorta , c'è da fare piena luce su come siano stati generati e gestiti i  ventotto miliardi di crediti in sofferenza che ora gravano sulle spalle degli italiani. Chi ha incassato quei crediti ? quale tessuto di potere hanno alimentato ? chi ha interesse a far sparire quei crediti nel nulla o a consegnarli nelle mani di "amici"?

All'ombra del salvataggio dei piccoli risparmiatori si sta cercando di salvare i grandi truffatori.


Il caso (?) vuole che lo scandalo MPS abbia messo radici nei primi anni di Mario Draghi alla Banca d'Italia - quando questa esercitava ancora la piena vigilanza sul sistema bancario nazionale - e veda il suo epilogo nel momento in cui la responsabilità di vigilare sui grandi gruppi europei è passata alla BCE, con Mario Draghi al comando ma con i tedeschi a fargli le pulci.

Molti si interrogano sul motivo del rifiuto della Sorveglianza BCE (organo indipendente da Draghi) a concedere una piccola proroga per l'aumento di capitale oltre il 31 dicembre. La risposta nei prossimi giorni ...

 

PS - Nello scorso luglio avevo scritto : Crisi Monte dei Paschi anticamera della crisi del governo Renzi ? 

L'APE di Renzi è il futuro delle pensioni

L'Anticipo PEnsionistico (APE) introdotto dalla Legge di in-Stabilità del governo Renzi è un'idea molto innovativa che cerca di risolvere uno dei maggiori problemi dell'economia mondiale.

APE di RENZI

Come garantire che nel prevedibile futuro fatto di redditi da lavoro sempre più depressi e di progressivo invecchiamento della popolazione ci sia un adeguato e costante livello di consumi che possa sostenere il sistema economico senza gravare sulle già disastrate finanze pubbliche?
I pensionati sono sempre più numerosi, gli Stati sono sempre più indebitati e con sempre meno risorse da destinare a questa parte improduttiva della popolazione.

La bilancia tra risparmio e spesa previdenziale da anni si va drammaticamente squilibrando a causa dell'allungamento delle aspettative di vita (?!) e della riduzione dei redditi reali da lavoro. Venti anni fa si è cercato di colmare lo sbilancio abbandonando il metodo retributivo a favore di quello totalmente contributivo, che secondo la logica finanziaria consente di mettere da parte i soldi durante l'età lavorativa e trasformarlo in rendita pensionistica per gli anni successivi. In Italia il cambiamento è avvenuto a metà degli anni '90 (riforma Dini).

Il sistema contributivo (al netto della quota di solidarietà per le fasce incapienti) è ormai universalmente applicato in tutto il mondo occidentale, con la variabile di quanto debba essere lungo il periodo minimo di contribuzione (35 o 40 anni ecc) e di quale debba essere la soglia di età per l'accesso alla pensione, ormai elevata ad almeno 65 anni in quasi tutti i paesi.

Ma anche questo sistema sta entrando (o è già entrato) in crisi per tre motivi:

1) Il sistema non garantisce più un adeguato assegno pensionistico per tutte le generazioni che entrano in età più avanzata nel mondo del lavoro, e quindi non maturano contributi sufficienti a garantire una pensione dignitosa. Questo significa che una fascia sempre più ampia di cittadini avranno un reddito sempre più basso da spendere e un patrimonio di risparmi più esiguo. L'economia basata sui consumi ne risente ed entra in deflazione permanente.

2) La politica monetaria di"repressione finanziaria" adottata dalle Banche Centrali con i Quantitative Easing per imporre forzatamente tassi di interesse a zero o negativi - in modo da ridurre il peso dei debiti degli Stati e delle imprese - provoca una forte riduzione della rivalutazione dei risparmi previdenziali. Se fino a prima della crisi del 2008 i fondi pensionistici "prestavano" soldi allo Stato / Imprese con tassi che remuneravano i contributi versati, ora si vedono addirittura penalizzati e quindi hanno risorse finanziarie inferiori per pagare le future pensioni. E siccome il tempo della "repressione finanziaria" sarà prolungato all'infinito (come Draghi, Yellen e C. promettono in ogni occasione), il tunnel della depressione si allunga.

3) Il mercato del lavoro è saturo di lavoratori con salari molto bassi e quindi contributi altrettanto insufficienti. E' necessario aumentare il deflusso degli occupati più anziani con retribuzioni più alte per sostituirli con giovani affamati di salari più alti e propensione al consumo / indebitamento più elevata.

A parità di flussi finanziari, la sostituzione di lavoratori anziani con quelli più giovani determina un effetto di leverage molto maggiore.
Sarebbe un errore giudicare il probabile insuccesso dell'APE come risolutivo. L'anticipo pensionistico oggi viene proposto in chiave volontaria, e quindi pocco appetibile, in assenza di fattori esterni, ma domani potrebbe diventare una scelta obbligata se non addirittura imposta, andando magari a sostituire altre forme di "esodazione".

A conti fatti l'APE potrebbe diventare un modo per ridurre sostanzialmente le prestazioni pensionistiche a carico dello Stato spostandolo sui pensionandi stessi: ad esempio, per alleggerire i costi pubblici basterebbe un aumento dell'età pensionabile controbilanciato dall'APE, cioè vai in pensione a 70 anni ma se vuoi andarci prima puoi farlo facendoti anticipare i soldi cioè indebitandoti. E' chiaro che si tratta comunque della perdita di un diritto, in qualche misura però edulcorata.

E' evidente che banche e assicurazione guardino con interesse all'iniziativa. Passata la prima fase di messa a punto, si aprirebbero orizzonti di guadagno nuovi e senza limiti perchè una quantità ingente di flussi finanziari provenienti dalla rendita erogata dagli enti previdenziali pubblici finirebbe nei margini di intermediazione delle banche.


... slow global income growth and low interest rates will dominate the international community and historic investment targets are not expected to be repeated. Thus, we can anticipate a number of changes in the industry, including: the demise of the defined benefit program; younger members having to pony up more in pension contributions; taxpayers topping up state plans; a continual re-assessment of longevity risks; and an downward adjustment to overall investment targets. These changes amount to a significant adjustment to the parameters that guide pension funds going forward.

http://soberlook.com/2016/07/the-big-disconnect-in-pension-industry.html

 

L'APE di Renzi è una idea geniale pensata non per aiutare i pensionati ma per arricchire il sistema finanziario, e rappresenta una sorta di esperimento sociale, una rivoluzione copernicana del concetto di pensione, a cui molti governi guarderanno con interesse. La pensione non sarà più un diritto ma una gentile concessione di finanziamento delle banche, garantito magari da una fideiussione degli eredi. Lo Stato tuttalpiù potrà elargire qualche bonus in occasione di elezioni importanti. Se funziona in Italia, perchè non esportarla altrove ?

Doppio colpo di RENZI a quelli del NO

La domenica mattina inizia con il tripudio del PdC: la manovra finanziaria di 27 miliardi dove ce ne è per tutti (alla faccia di chi dice che non "cresciamo") e la promessa della minoranza PD di accontentarsi della promessa di #matteostaiantipatico di modifica della legge elettorale dopo il 4/12, due promesse che sposteranno qualche pò di voti dal NO al SI, quel tanto che basta per farli vincere.

Draghi DeBenedetti renzi

 

La manovra finanziaria - Legge di Stabilità - è in linea con quanto promesso: nel 2017 ce ne sarà per tutti - chi è che non ha una cartellina Equitalia da pagare? - le coperture (spending review, lotta all'evasione, condoni fiscali) sono grandezze labili e variabili a seconda delle necessità, tanto poi nessuno se ne ricorda, il debito pubblico crescerà ancora, tanto c'è Draghi che stampa moneta e compra i titoli di Stato a qualsiasi tasso (basso) di interesse.
Ma a caval donato non si guarda in bocca e gli italiani hanno fatto l'abitudine a prendere oggi e domani si vedrà. I tecnocrati di Bruxelles faranno finta di rimproverare lo straripamento dei debiti italiani (quelli veri sono oltre il 150% del PIL) ma saranno ben felici di inaugurare l'anno elettorale europeo con l'Italia in tasca.

Quelli del PD - Bersani, Cuperlo e pochi altri che minacciavano di votare NO se la legge elettorale non veniva cambiata - sono serviti: l'annuncio di Scalfari, su mandato di De Benedetti, a quelli del PDNO è di fidarsi di Renzi, il quale in una telefonata privata all'ultranovantenne giornalista avrebbe promesso di cambiare la legge dopo il 4 dicembre.
Cuperlo è stato avvisato dallo stesso Scalfari, che garantisce che la promessa è buona, e quindi non c'è più motivo di votare NO e far cadere il governo del PdC e consegnare l'Italia a Beppe Grillo.

L'annuncio di Bersani-Cuperlo a favore del SI è atteso da un momento all'altro, anche se Renzi preme e vorrebbe che tutto fosse fatto mentre si trova a cena da Obama, il quale sarebbe molto contento di congratularsi in mondovisione.

Solo qualche malefico gufo potrà pensare che dopo il 4 dicembre il #matteostaiantipatico si rimangerà le promesse fatte.
E se anche così fosse, chi se ne importa; PdC a quel punto avrà il vento in poppa, Verdini alla prua, e potrà sfidare con successo qualsiasi tempesta.

Oggi dovevo aggiornare i dati sul sondaggio dei sondaggi  ma, alla luce del colpo doppio di Renzi, ho deciso di aspettare qualche giorno per registrarne gli effetti sulle opinioni dei beneficiati. Vedremo se gli italiani saranno così ingrati da non apprezzare i regali di Natale.

 

Post Scriptum

Perché Mario Draghi fa comprare dalla BCE i titoli del debito pubblico italiano e non fa altrettanto con i titoli (passati e futuri) di debito emessi dal comune di Roma o dalle sue partecipate ATAC, AMA e C. ?

DARIO FO non c'é più

Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura e protagonista della storia culturale e sociale italiana, è morto, nello stesso giorno in cui un altro mito della cultura moderna, Bob Dylan, è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura.

Dario Fo ci mancherà tantissimo.

 

"Non c'è intellettuale, poeta, scrittore, drammaturgo, attore cui io sia più legato che a Dario Fo. E gli sono debitore per l'appoggio e la protezione. Dario Fo e Franca Rame non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno e la loro vicinanza. Mi sono stati incondizionatamente vicini. Amici veri... Il dolore che provo ora è grande e smisurata è la riconoscenza verso un genio vero, non solo del teatro e della letteratura, ma soprattutto della vita". Roberto Saviano

IGNAZIO MARINO e lo sgomento dell'elettore

Come cittadino romano elettore di Ignazio Marino a sindaco di Roma nel 2013, ho provato soddisfazione e sgomento alla notizia della sua assoluzione per le accuse di "peculato gastronomico" e di "parcheggio abusivo".
La soddisfazione nasce dal fatto di essermi riscattato dal dubbio di essere totalmente incapace di riconoscere un malfattore da un normale cittadino, avendolo considerato tale quando l'ho votato.

Anche se, con il senno di poi, penso che i normali cittadini, riconoscendo i propri limiti, non dovrebbero aspirare a diventare sindaci di una metropoli capitale di un paese indebitato, corrotto e decadente. Ci vogliono altri personaggi per quell'impresa. Ma all'epoca della sua elezione la scelta era obbligata, perché dall'altra parte c'era la schiera che da lì a poco sarebbe stata incorniciata nell'inchiesta su Mafia Capitale.

Ignazio Marino

 

Ignazio Marino era stato scelto per fare la foglia di fico su un grande immondezzaio indifferenziato dall'estrema destra alla sinistra, di cui il suo stesso partito era una componente fondamentale, e probabilmente se ne è accorto quasi subito dopo aver vinto. Ha retto per un paio di anni, con le indecisioni tipiche dei normali cittadini molto ambiziosi, poi lo hanno accoltellato con il metodo degli esposti e delle dimissioni dal notaio, che ormai è diventato l'unico sistema di "dibattito" politico in assenza di altri. Abbiamo un "non eletto" a Palazzo Chigi che in tre anni ha raffinato la tecnica, iniziata con #Enricostaisereno.

La soddisfazione nel constatare che non avevo commesso un atto di imbecillità nel votare Marino cede però subito il posto allo sgomento, perchè chiunque si rende ormai conto che il mestiere dell'elettore onesto e disinteressato, possibilmente documentato, in questo paese (come nel resto del mondo) sta ormai definitivamente tramontando, lasciando il posto agli elettori robot, sistemi di algoritmi computerizzati che reagiscono alle notizie diffuse dopo essere state create da altri "algoritmi", determinando reazioni in direzioni opposte in poche frazioni di secondo.

 

Il mercato della politica è identico ai mercati finanziari, dominati anch'essi dagli algoritmi che "scelgono" sulla base di "rumors" e così via, tutti governati da intrecci di potere mediatico, finanziario, corruttivo. 

Anche coloro che decidono di diventare "non elettori" cioè astensionisti, nella speranza di sfuggire al sistema di manipolazione, sono una parte controllata di questo gioco che ci ostiniamo impropriamente a chiamare democrazia.

Dovremo abituarci a vivere nello "sgomento dell'elettore", a convivere con il dubbio costante di essere degli imbecilli manipolati, e nel dubbio cercare di trovare nuovi "algoritmi" non ancora robotizzati.

Fino a prova contraria, che non tarderà ad arrivare perché tra due mesi di vota per il referendum sulla "truffa costituzionale": il mio algoritmo mi dice di votare NO.

 

referendum vota NO

 

RENZI chiama, solo MOSCOVICI risponde

La vera notizia non è quella del commissario UE, il francese Moscovici, che si mette a disposizione di Renzi dichiarando il via libera alla ulteriore "flessibilità condizionata" per sconfiggere la minaccia populista (vittoria dei NO al referendum).
La vera notizia è che SOLO MOSCOVICI, il commesso a Bruxelles del presidente Hollande, il più sbeffeggiato di Francia, abbia raccolto "l'invito" di Renzi a scendere al suo fianco per la campagna referendaria.

I bei tempi in cui la TROIKA, con in testa Junker - capo di Moscovici a Bruxelles - si mobilitava per impedire i referendum o condizionarli, sono ricordi del passato, e dopo Brexit non si trova più nessuno disposto a metterci la faccia. E poi per chi? per Renzi che fa il bullo a Bratislava e lo sbattono in ultima fila ?
Sotto banco il PdC italiano, quello a cui l'1% di aumento del PIL è roba da ricoverati, perchè a lui basta lo 0,1 per cantare vittoria, elemosina soldi e solidarietà ai suoi compagni di Bratislava, "altrimenti l'Italia finisce nel baratro di Grillo e populisti vari" e "voi a Bruxelles ve ne pentirete di avermi lasciato solo", si lamenta il bullo di Firenze.
Solo con Moscovici.

RENZI MURARO JP MORGAN

Che cosa accomuna lo scandalo dell'assessora Paola Muraro della giunta 5Stelle di Roma al colosso bancario americano Jp Morgan ?

 

1) La monnezza, che nel caso della Muraro è quella prodotta in maniera tangibile dai comuni cittadini e dall'attività umana in genere, come anche nella vicenda Jp Morgan - Monte dei Paschi di Siena, dove ci sono da sistemare i crediti deteriorati - "non performing loans" nel gentile termine bancario - che gravano sulla banca senese da oltre un decennio.

2) La consulenza, che entrambi hanno svolto per i loro rispettivi clienti, anche se quella di Jp Morgan ha dimensioni non paragonabili con l'attività dell'assessora. Si potrà dimostrare che entrambi sono stati scelti per le competenze specifiche nel loro settore, ma quello che mi preme sottolineare è che in entrambi i casi hanno assolto ad un ruolo di "supplenza" per riempire vuoti di conoscenze e responsabilità che accomuna le amministrazioni pubbliche e i carrozzoni bancari.
Quando c'è da svolgere compiti difficili e prendere decisioni rischiose, sia le prime che le seconde si rivolgono a consulenze esterne, anziché avvalersi delle professionalità interne. Nella migliore delle ipotesi, nessuno più si fida delle competenze che ha a disposizione e preferisce pagare somme ingenti per farsi consigliare o coadiuvare nelle scelte più difficili. Gli amministratori si mettono così al riparo dalle possibili critiche, tanto la responsabilità è del consulente le cui parcelle si fanno sempre più pesanti perchè includono anche i rischi imprevedibili della politica.
In sintesi, la Muraro e Jp Morgan possono considerarsi un effetto del moderno fenomeno della de-responsabilizzazione della classe dirigente, al netto delle considerazioni sulle probabilità di corruzione, malaffare, interessi privati che ruotano attorno al mondo delle consulenze nella pubblica amministrazione come nella grandi banche.

3) Anche il tritovagliatore è un elemento comune ai due casi. Quello di Rocca Cencia, per cui è indagata la Muraro, è abbastanza evidente e comprensibile, mentre quello di Jp Morgan appartiene al mondo virtuale della moderna finanza che prende i crediti "monnezza" e li tritura infilandoli in strumenti finanziari (subprime, mezzanine, ABS, CLO ecc) da rivendere a ignari investitori e risparmiatori sotto altre sembianze. Accadrà così anche con i crediti del Monte dei Paschi di Siena, grazie alla consulenza di Jp Morgan.

 

http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2016/09/26/news/mps_il_soccorso_della_finanza_globale_vince_jp_morgan_la_banca_dei_governi-148600889/

... La discesa in campo è stata preceduta, come spesso accade quando in gioco ci sono banche di rilevanza mondiale, da un incontro a quattr'occhi tra il numero uno globale, Jamie Dimon, e il premier italiano Matteo Renzi, propiziata, si dice, da un altro banchiere di standing internazionale, Claudio Costamagna, presidente della Cassa Depositi e Prestiti.
....
Il legame con il governo Renzi è talmente forte che su suggerimento di JP Morgan non solo è stato licenziato Fabrizio Viola ma è stato insediato al suo posto Marco Morelli. Tuttavia per mandare in porto l'operazione occorre fare filotto, a partire dal referendum costituzionale sul quale Renzi rischia la poltrona. E il rischio di insuccesso, questa volta, è molto elevato.

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/monte-paschi-jp-morgan-e-una-tassa-da-17-miliardi/
di Massimo Mucchetti, giornalista, senatore del Pd, presidente commissione Industria
Di solito i consigli di amministrazione esplorano le alternative. Se non lo fanno, lo devono spiegare. In questo caso, sorge il dubbio che a Dimon sia stata concessa l’esclusiva. Se fosse, il consiglio dovrebbe chiarire quando, come e a quali condizioni. Oppure l’esclusiva è stata concessa de facto dall’azionista di riferimento di Mps, e cioè dal Tesoro? O forse ancora da palazzo Chigi?

Al mercato Mps ha presentato un piano targato Jp Morgan che non è stato realizzato. E ora cambia il vertice, su richiesta della stessa Jp Morgan (non di Mediobanca), e cambia pure il “suo” piano, ma tenendone ben fermi i costi sensazionali.
Due parole sui costi by Jp Morgan. Le commissioni per l’aumento di capitale da 5 miliardi peserebbero per 230 milioni. La progettazione e la costruzione del veicolo che compra le sofferenze ne prenderebbe altri 45. Il prestito ponte di 5 miliardi, studiato per 18 mesi ma che, essendo ottimisti, verrà usato per soli 6 mesi, assorbirebbe altri 150 milioni tra interessi e commissione upfront.
L’uomo “nuovo” del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo è Marco Morelli, il capo italiano della banca americana Merrill Lynch. Oggi a Rocca Salimbeni si terrà il consiglio di amministrazione che dovrà dare l’ok definitivo alla nomina di Morelli al posto di Fabrizio Viola.
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http://www.wallstreetitalia.com/mps-nelle-mani-di-jp-morgan-banca-usa-dietro-addio-viola-e-ingresso-ad-morelli/

Dimissioni quelle di Viola che sono state spinte dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Secondo varie fonti, il titolare di via XX Settembre avrebbe telefonato allo stesso ad di Mps, Viola chiedendogli di farsi da parte “d’accordo con la Presidenza del Consiglio”. Lo stesso Padoan, per volere di Renzi, inoltre avrebbe comunicato al presidente della banca senese, Massimo Tononi, il nome del nuovo ad, ossia Marco Morelli. Dietro di tutto la lunga mano della Jp Morgan, la banca d’affari americana, consulente di Mps dallo scorso giugno che, secondo quanto rivelano stretti collaboratori dell’ex ad Fabrizio Viola “è entrata in banca senza bussare” imponendo il nome di Morelli.

 

http://www.corriere.it/opinioni/16_ottobre_03/opaca-vicenda-bancaria-ce60bb2c-88d7-11e6-b4f3-799d61076f6b.shtml
di Ferruccio De Bortoli
.... Tra i tanti dubbi che questo caso solleva, ci rimane da capire quali consigli darà Jp Morgan alla sua clientela nello scegliere tra i titoli dei due istituti, Mps e Unicredit. E se poi, nello sbrogliare la matassa di Siena, non avrà alcun ruolo chi confezionò, in Jp Morgan, ai tempi di Mussari e Vigni, il famoso, o meglio famigerato, strumento finanziario «Fresh» per l’acquisto da parte di Mps di Antonveneta. Uno strumento complicatissimo che permise alla Fondazione Monte Paschi di mantenere il controllo a Siena, però con soldi a debito. Operazione che ottenne l’avallo dello stesso Grilli, allora direttore generale del Tesoro con supervisione delle Fondazioni. I guai cominciarono lì. La memoria del Paese è corta. Quella di risparmiatori, azionisti e lavoratori delle tante banche coinvolte un po’ meno. Rinfrescarla fa bene a tutti.

Renzi finanzierà le Olimpiadi di Tokyo 2020 ?

Gli organizzatori di Olimpiadi, sia quelle passate che quelle future, in genere sono inquisiti dalla giustizia dei paesi ospitanti per concorso in disastri plurimi aggravati. Solo i magistrati di Roma non potranno "applicarsi" a causa del rifiuto della giunta Raggi ad organizzare i giochi del 2024, nonostante gli sforzi di Renzi favorevole alla grande abbuffata.
Ma a Tokyo (2020) le inchieste sono già cominciate, dopo che la sindaca della capitale giapponese Yuriko Koike ha lanciato l'allarme, perché i costi di allestimento delle Olimpiadi volute dal suo primo ministro Abe sono già arrivati a 30 miliardi di dollari, mentre il progetto iniziale (con cui Tokyo si era aggiudicata l'asta) era 5 volte inferiore.

 

http://abcnews.go.com/Sports/wireStory/expert-panel-warns-tokyo-olympics-cost-top-30-42438548

Expert Panel: Tokyo Olympics Costs Could Top $30 Billion

By MARI YAMAGUCHI, ASSOCIATED PRESS TOKYO — Sep 29, 2016, 8:56 AM ET
The price tag of the 2020 Tokyo Olympics could exceed 3 trillion yen ($30 billion) unless drastic cost-cutting measures are taken and several key venues are relocated, an expert panel warned Thursday in the latest blow to Japanese organizers.
"Naturally, anyone who hears these numbers is alarmed," panel leader Shinichi Ueyama said.
The Olympic investigation team was launched by newly elected Tokyo Gov. Yuriko Koike after she raised concerns about growing cost estimates and the potential burden on the city and its taxpayers.
"We cannot impose the negative legacy onto the Tokyo residents," Koike told reporters.

 

Tokyo Games could cost $30 billion, putting future of Olympics at risk

Consider this the line in the sand for the International Olympic Committee.
Within a matter of hours Thursday, a panel of experts warned that costs for Tokyo 2020 could top $30 billion and Rome’s city council put an end to a bid for the 2024 Games. If the IOC doesn’t get serious about reining in the increasingly exorbitant costs of hosting the Olympics, it will be the demise of the modern Games.
That might sound alarmist but consider this: Rome is the third city to say “thanks, but no thanks” to a 2024 bid, leaving only Budapest, Los Angeles and Paris in the running. The choices for the 2022 Winter Olympics were so scant that the Games went to Beijing, a city with little to no natural snow.
Less than a decade after the IOC had its pick of seven cities for this summer’s Olympics, which ultimately went to Rio, more cities have dropped out (seven) of the bidding for the 2022 and 2024 Games than have stayed in (five). And that doesn’t count the ones who considered the idea but quickly decided against it.
If the IOC wants to continue to generate excitement around the Games, if it wants multiple cities bidding for the Games, it’s going to have to make financial concessions. It can’t be as demanding and strident with regard to what it is a (host) country has to do,” said Robert Baade, an economist at Lake Forest College and co-author of Going for the Gold: The Economics of the Olympics, which looked at the costs and benefits of hosting the Games.
The IOC claims that it gets it, with cost-cutting measures for the bid process a centerpiece of its Agenda 2020 reforms. But this is a group used to living the high life — five-star hotels, per diems ranging from $450 to $900, cars and drivers at their beck and call — and it’s going to be awfully hard to shut down the gilded gravy train.
If one candidate city offers accommodations at the Ritz while another is offering the Radisson, you can guess which one will get the IOC’s vote, reforms be damned.
“The real question is whether they’re going to abide by their own rules,” said Victor Matheson, a Holy Cross economist and co-author of Going for the Gold. “If it continues to choose (bids) with the most bells and whistles, we will know Agenda 2020 is purely face-saving and lip service.”
Politicians and local organizers like to say the benefits of hosting a Games will be far greater than the costs, despite study after study showing that not to be true. Security costs alone now top $1 billion, and that is the one area of the budget that is non-negotiable.
Cities such as Tokyo and London might not have to spend as much on infrastructure — roads, airports, public transport — as, say, Sochi or Rio. But even the most advanced of cities doesn’t come equipped with velodromes, natatoriums and Olympic Villages — structures that often become white elephants as soon as the Games end.
The Tokyo experts, for example, are recommending moving rowing and canoe because the current venue, with a price tag of $490 million that is seven times the initial estimate, has little chance of drawing 40,000 visitors when the number of rowers and canoeists in the country is only in the hundreds.
Similar waste and poor planning can be found in almost every city’s budget, yet the IOC happily signs off because it’s not the one footing the bill.
If the IOC wants to avoid a repeat of the late 1970s, when Los Angeles was the only city that showed interest in the 1984 Games, it has to start using common sense. Whether that’s temporary venues or rotating the Games between a handful of cities where the infrastructure is already in place, the IOC has to be serious about its demands for fiscal restraint.
“Agenda 2020 is at least a negotiating position for the IOC. The message they’re sending is,  'OK, we get at least some of it,’ ” Baade said. “But will they go as far as they need to go? I don’t know.”
If not, the IOC will soon find itself trying to throw a party with no place to have it.
 

 

Chissà se Renzi ci sarà ancora a Palazzo Chigi quando si inaugureranno i Giochi di Tokyo 2020 e i primi processi per il dissesto delle finanze comunali dell'omonima città giapponese.

https://www.menoopiu.it/post/le-olimpiadi-sono-state-sempre-un-disastro-e-roma-non-farebbe-eccezione

 

REFERENDUM, il sondaggio dei sondaggi

In vista del referendum sulle modifiche alla Costituzione del 4 dicembre inizia il balletto dei sondaggi. Chi da in vantaggio il SI, chi il NO, ma soprattutto quanti saranno gli indecisi e quelli che non andranno a votare. Ho provato a elaborare le informazioni ricavate dai sondaggi disponibili e i risultati li potete vedere nel grafico.


Il metodo utilizzato si basa su una stima di quanti andranno sicuramente a votare, quanti non andranno sicuramente a votare e quanti sono indecisi se andare o meno; tra quanti si dichiarano sicuri di andare a votare sono stata elaborate le percentuali di chi vota per uno dei due schieramenti SI/NO e quella degli indecisi.
Altrettanto è stato fatto per quelli che ancora non hanno deciso se andranno a votare, ma se andassero sceglierebbero il SI o il NO oppure sono indecisi sul voto.
Il risultato finale di questa prima elaborazione (ne seguiranno altre prima del voto) è riassunto nel grafico e indica il voto per il NO, 35,5% in vantaggio sul SI, 32,5% , mentre gli indecisi ( se andare a votare e  per come votare) sono il 32%.

Se si tiene conto (erroneamente) solo di coloro che hanno già deciso se votare SI o NO le percentuali danno in vantaggio il NO con il 52% contro il 48% del SI.

Saranno gli indecisi, molti più di altre volte, a determinare l'esito del referendum le cui conseguenze saranno ben più grandi di quello che ora si immagina.

Mentre è scontato che il fronte del NO non ha niente da dare in cambio per conquistare il voto degli indecisi, oltre la forza delle proprie motivazioni,  Renzi ha a disposizione due mesi, tanti giornali e alleati per fare abbastanza promesse ed elargizioni per accaparrarsi il loro voto.

RAGGI RENZI ROMA

Con una mossa a sorpresa la sindaca di Roma Virginia Raggi, telecomandata da Beppe Grillo, ha sparigliato il campo avversario telecomandato dal PdC Renzi, nominando Andrea Mazzillo assessore al Bilancio e Massimo Colomban assessore alle Partecipate. Il primo è un ex PD, esperto di finanza locale, il secondo è un ex Centro-Lega, imprenditore di successo internazionale, fuori dai salotti del potere e dentro quelli dove si realizzano soluzioni innovative.
Allo stato attuale non si sa se entrambi, o uno dei due, sarà sottoposto al rito degli avvisi di garanzia presentati dalle truppe del PdC per screditare chiunque non la pensi come l'aspirante statista. Ma è certo che le due nomine hanno già scatenato i tentativi di gossip politico da parte dei giornali vicini al governo.