Truffa Banca Etruria e la lettera segreta di Draghi

Sono ormai evidenti le responsabilità di Banca d'Italia, Consob e Ministero dell'Economia nella tragica vicenda del salva-banche che ha fatto emergere la truffa a danno di migliaia di risparmiatori, salva banche what ever it takesnon solo delle quattro banche fallite ma anche di decine di altri casi in cui i clienti hanno dovuto vendere in perdita le obbligazioni acquistate o le azioni sottoscritte negli aumenti di capitale.

Persino il taciturno Presidente Mattarella è intervenuto per deplorare gli organi di vigilanza che non tutelano il risparmio dei cittadini e ha di fatto dato il via libera a quella commissione di inchiesta parlamentare che il governo Renzi cercava di evitare o annacquare. 

Si capirà subito se la commissione d'inchiesta sarà una cosa seria o un fumo negli occhi, non solo per la sua composizione ma soprattutto per i poteri che le saranno conferiti, primi tra tutti quelli di desecretare la documentazione presso banche, organi di vigilanza, ministeri ecc.

Tra i documenti da desecretare ci sarà anche la lettera segreta che Mario Draghi scrisse nell'autunno del 2013 alle istituzioni europee in merito ai rischi di togliere in parte la rete di protezione statale alle banche fallite (bail in) ?

La lettera segreta di Draghi appare nelle cronache dei giornali a fine ottobre 2013, dopo che La Repubblica ne aveva fatto filtrare il contenuto; il 19 ottobre 2013 Federico Fubini scrive:

"Lettera segreta di Draghi alla Ue: "No al giro di vite sui bond bancari" - Bce contro la Bundesbank: pericolose le nuove regole europee sui bilanci degli istituti di credito. La missiva inviata il mese scorso alla Commissione europea . Il mese scorso, Mario Draghi ha scritto alla Commissione di Bruxelles prendendo precauzioni perché l'esistenza stessa della sua lettera restasse un segreto. Solo pochissimi dovevano saperlo, perché l'iniziativa del presidente della Banca centrale europea tocca il tema oggi più sensibile per l'area euro: come far fronte alle esigenze di capitale delle banche, che potrebbero rivelarsi molto forti, quando l'esame della nascente vigilanza europea le avrà messe a nudo. Si tratta di un tema apparentemente tecnico, ma la sua importanza per interi Paesi sta diventando sempre più evidente. In questo, a ragione o a torto, l'Italia è al centro dell'attenzione. (...)

Secondo varie persone con una conoscenza diretta, la lettera di Draghi a Bruxelles contiene un messaggio di fondo: bisogna evitare di imporre perdite a chi ha investito in obbligazioni delle banche, almeno per il momento, se ciò può destabilizzare il sistema finanziario in Europa. (...)

  la Bce potrebbe impartire agli istituti l'obbligo di rafforzare il capitale anche di decine di miliardi di euro. Il problema è come farlo, perché in Italia, in Spagna o nella stessa Francia ormai è quasi impossibile trovare privati pronti a mettere capitale in banche che rendono così poco.(...)

 Draghi però teme che imporre ora perdite sui bond, potenzialmente per decine di banche europee allo stesso tempo, può destabilizzare i mercati. In Italia ci sono 2,7 miliardi di bond bancari subordinati in scadenza nel 2014 e 4,6 nel 2015. Gli investitori reagirebbero al timore di essere colpiti vendendo i bond, dunque aumentando i costi di finanziamento delle banche; ciò aggraverebbe la stretta al credito per le imprese. In più, gli obbligazionisti potrebbero trascinare le banche e la Bce in una serie infinita di ricorsi in tribunale.

A Bruxelles qualcuno osserva che, con la sua lettera, Draghi ha abbandonato la sua neutralità in difesa interessi italiani. Di certo il presidente della Bce non la vede così, ma conosceva questo rischio e anche per questo voleva mantenere il segreto. Il fatto che abbia agito lo stesso, dà la misura delle sue preoccupazioni.  

Dunque nel 2013 Draghi era a conoscenza che le banche italiane, ma non solo, si stavano patrimonializzando a scapito dei risparmiatori, ma anzichè chiedere agli organi di vigilanza di tutelare i cittadini, scrive segretamente alla commissione UE per perorare uno slittamento o modifica delle norme sul bail in. Il suo ragionamento è che non bisognava creare intralci all'operato delle banche che avevano bisogno disperato di capitali. "What ever it takes" era già allora il suo motto, e Draghi riteneva quindi di vitale importanza che il gioco dei salvataggi rimanesse ancora a carico degli Stati: far emergere il rischio delle obbligazioni bancarie significava impedire alle banche di capitalizzarsi.

Del resto Draghi era ancora in Banca d'Italia quando nel 2011 arrivò Vegas alla Consob e dopo pochi giorni eliminò l'indicatore di rischio dai prospetti di collocamento dei titoli bancari, e prima ancora aveva gestito alcune delle più misteriose vicende del sistema italiano tra cui spicca quella del Montepaschi e dei suoi derivati.

Draghi in BCE sta continuando a fare quello che dagli anni '90 in poi ha sempre fatto, in tutti i suoi passaggi di carriera: risolvere a qualsiasi costo i problemi di oggi scaricandoli su chi li dovrà gestire in futuro: dai derivati che servirono per mascherare il deficit statale prima dell'ingresso nell'euro (di cui ancora paghiamo miliardi senza sapere quanti saranno, perchè la materia è stata secretata) alle crisi bancarie nascoste per convenienze politiche, fino all'azzardo morale creato con le manovre monetarie LTRO, QE e via dicendo, con cui le banche sono tornate all'arrogante baldanza predatoria, whateverittakes.

C'è un filo rosso che lega il fallimento di Banca Etruria alla mancata vigilanza sui rischi bancari e alla gestione delle emergenze degli ultimi 10 anni. La lettera segreta di Draghi sarebbe un tassello molto utile che la futura Commissione d'inchiesta sulla truffa del salvabanche dovrebbe acquisire.

(segue)

 

Dall'Etruria al Veneto, come si salva una banca

L'epilogo di Banca Etruria poteva essere diverso da come è stato scritto per colpa di Padoan e Banca d'Italia.

Lo ha dimostrato l'amministratore Cristiano Carrus di Veneto Banca, la popolare di Montebelluna che si trova nelle stesse condizioni di quella di Arezzo ma con una consapevolezza diversa.

Veneto Banca è sull'orlo del fallimento, dopo anni di malagestio degli amministratori e dei manager, di compiacenze e incapacità di chi doveva accorgersi di quanto accadeva. Storie di clienti truffati e azzerati i risparmi di una vita di lavoro.

Da anni Veneto Banca languiva allo stesso modo dell'Etruria, ma messa di fronte alla scelta di chiudere o rilanciare, l'amministratore si è presentato agli azionisti con la sua faccia e le sue proposte, convincendoli a rischiare altri soldi sulla base di un progetto credibile piuttosto che chiudere l'azienda perdendo tutto.

E' quello che gli amministratori dell'Etruria non hanno saputo o voluto fare, in compagnia dei commissari mandati dalla Banca d'Italia.

Le buone intenzioni di Carrus forse non basteranno a risolvere i problemi della ex popolare veneta trasformata in spa (la montagna di crediti in sofferenza ha bisogno di ben altro per essere spalata e i risparmiatori truffati dovranno essere risarciti) e d'altra parte gli azionisti non avevano altra scelta tra la certezza di perdere tutto e la probabilità (non grande) di salvare qualcosa, ma almeno hanno preso atto della realtà e hanno capito cosa rischiano.

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Perchè solo ora si parla di banche italiane in crisi ?

Il grafico di Bloomberg è eloquente: il problema dei crediti "non performing" (cioè non restituiti) era evidente da tempo ma qualcuno quando era a capo della Banca d'Italia non se ne è accorto.

 

Scandalo salva-banche, Renzi cerca Cantone per salvare la faccia

Il Governo Renzi cerca di correre ai ripari, tra mozioni di sfiducia alla Boschi e indagini della magistratura che coinvolgono anche Banca d'Italia e Consob, mentre Padoan comincia a traballare.Renzi salva-banche

Al TG5 Renzi dichiara che "a fare da arbitro sulle richieste di risarcimento dei piccoli risparmiatori" truffati dalle quattro banche "salvate" sarà Raffaele Cantone, capo dell'Anticorruzione, e non gli organi previsti per legge, cioè Consob e Banca d'Italia.

E' ovviamente una mossa politica, che cerca di nascondere i problemi dietro la faccia del ex magistrato "competente e integerrimo" che ormai fa da guardiaspalle di Renzi nelle situazioni difficili.

Secondo Renzi la mossa di Cantone dimostrerà la determinazione del governo a fare chiarezza, "caso per caso".

L'uscita di Renzi sembra la mossa della disperazione, piuttosto che la soluzione del problema.

1) Il "caso per caso" dei risparmiatori truffati ormai è nelle mani della magistratura ordinaria. Renzi non può bloccare le indagini che stanno già facendo luce sulle responsabilità dei vertici delle banche, di Bankitalia e Consob.

2) Per nominare Cantone come "arbitro" dei risarcimenti, il Governo dovrà varare un decreto monstre per cancellare o modificare una quantità incredibile di norme già esistenti in materia di responsabilità degli amministratori delle banche, di conflitti di interesse, di negligenze, ecc riportate nel Testo Unico della Finanza, nel Testo Unico Bancario, nei regolamenti operativi di Banca d'Italia e Consob. 

3) Se Renzi ritiene inaffidabili gli attuali vertici di Banca d'Italia e Consob può chiedere a Padoan di avviare le procedure per la loro sostituzione, lasciando ai magistrati il compito di indagare e risarcire.

Fonti bene informate dicono che Draghi è molto "arrabbiato" per quanto è accaduto e sta accadendo nel sistema bancario italiano.

Non solo per la prova di incompetenza e collusione che sta minando la credibilità dei vigilantes, ma soprattutto perchè cominciano a scoprirsi le radici lontane del marasma del sistema bancario italiano di cui lui è stato conoscitore e controllore dal 2005 al 2011 in qualità di Governatore della Banca d'Italia.

Inizia a consolidarsi un vecchio sospetto circa il suo ruolo negli anni della crisi 2008-2010: Draghi avrebbe mantenuto sotto traccia le vere dimensioni della crisi bancaria in Italia per potersi accreditare presso i governi e le tecnocrazie europee durante la corsa alla nomination di Presidente della BCE del 2011.

Il caso Montepaschi era l'ostacolo maggiore e per questa sarebbe stato fatto esplodere solo dopo l'incarico a Draghi in BCE, così come altre situazioni incancrenite da tempo come la Popolare di Vicenza, la stessa Banca Etruria, Veneto Banca ecc.

Lo scandalo salva banche darà fiato a quanti, soprattutto in Germania, accusano la politica attuale "della BCE di Draghi" di essere più favorevole alla speculazione e all'azzardo morale anzichè salvaguardare e valorizzare il risparmio dei cittadini.

Per Draghi, che ha sempre fondato la sua carriera sull'immagine del tecnico preparato e super partes, la truffa italiana è quantomeno "pericolosa". 

C'è poi il problema non da poco che riguarda il futuro delle banche italiane, assediate dai risparmiatori che cercano di vendere obbligazioni e titoli strani, e si stanno rapidamente dissanguando per fronteggiare le richieste di rimborso. Nel giro di qualche settimana il fenomeno potrebbe non essere più circoscritto ma allargarsi: cosa farà la BCE governata  da un Draghi su cui pende il sospetto di aver nascosto il disastro italiano?

In questo scenario, Renzi fa finta di non aver capito che la crisi scatenata dal decreto salva banche non si risolverà con pochi spiccioli "caso per caso".

Di corsa a vendere le obbligazioni bancarie, le compra Draghi ?

Solo Draghi può risolvere il pericoloso circolo vizioso che si è creato con il salva-banche acquistando i titoli dai risparmiatorisalva banche - banca d'italia

Dopo aver ascoltato domenica pomeriggio le dichiarazioni del direttore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi intervistato da Lucia Annunziata sul caso "salva-banche", lunedì mattina ci sarà la corsa dei risparmiatori per cercare di vendere i titoli bancari.

Perchè le parole di Rossi sono state tutt'altro che rassicuranti, anche se l'intervistatrice ha cercato di non metterlo in difficoltà.

1) Rossi ha dichiarato che la Banca d'Italia ha fatto tutto quello che la legge gli consente di fare, cioè poco. Se la Banca d'Italia non ha poteri per tutelare i risparmiatori, tanto vale disfarsi immediatamente dei titoli bancari che erroneamente venivano considerati "sicuri" perchè protetti dalla vigilanza delle istituzioni.

2) Rossi ha auspicato che venga emanata quanto prima una legge per impedire alle banche di vendere titoli rischiosi ai propri clienti. Peccato che la stessa Banca d'Italia non abbia mai fatto questa proposta negli anni passati. In ogni caso se l'organo di vigilanza riconosce che i titoli bancari non sono adatti alla clientela, a maggior ragione è necessario vendere subito tutti quelli che sono stati acquistati in passato. E' questo il consiglio indiretto del direttore Rossi.

Il quale ovviamente smentisce se stesso quando poi afferma che i cittadini non hanno nulla da temere perchè il sistema è solido ecc ecc. ma è il ruolo che lo richiede.

Quindi lunedì tutti di corsa a vendere titoli bancari, perchè il sistema è solido, ma la Banca d'Italia dice che sarebbe stato meglio che quei titoli non fossero stati mai acquistati da cittadini ignoranti.

Ma se tutti vendono, chi si compra 60 miliardi di subordinati e altre centinaia di miliardi di obbligazioni ordinarie di banche tipo Montepaschi, Carige, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e centinaia di BCC ? C'è il rischio che la "corsa allo sportello" si trasformi in una "crisi bancaria" che nessuno riesce a controllare ?

La soluzione è Draghi. Mr Whateverittakes ha già dimostrato con il suo QE di poter comprare di tutto, tanto i soldi li stampa a piacimento. Dal momento che il caso delle quattro banche cattive sta diventando l'innesco di una crisi di proporzioni più ampie, Draghi potrebbe lanciare un programma di acquisto dei titoli tossici delle banche italiane, avendo come diretta controparte gli ignari cittadini che li posseggono. Molti, soprattutto in Germania, griderebbero allo scandalo, ma Mr. Whateverittakes c'è abituato e sa come azzittirli. 

Questa volta si tratterebbe di aiutare pensionati, lavoratori, artigiani e casalinghe a disfarsi dei rischi che le banche gli hanno appioppato.

I rischi se li prenderebbe solo lui, che conosce il mestiere più di un semplice pensionato, e se le banche cercassero di fregarlo sa come comportarsi.

Ma per costringere Draghi a scendere in campo è necessaria una forte pressione dal basso: non un appello "umanitario" alla Padoan, bensì una "corsa allo sportello" per vendere tutto e costringere le banche a chiudere le saracinesche. Solo in quel caso Draghi si sentirà investito di una missione salvifica e sarà disposto a stampare euro per risarcire i risparmiatori. 

 

truffa salva-banche dove sono i soldi dei risparmiatori ?

 Si inizia a intravedere la vera dimensione della truffa salvabanche: truffa salva banche dove sono i soldi?

 

acclarato che il metodo con cui le obbligazioni subordinate sono state vendute da tutte le banche - non solo le 4 incriminate - è illegale (perchè aggira le leggi sulla tutela del risparmio / Mifid), si tratta ora di capire come le altre centinaia di migliaia di "vittime" possano essere immediatamente tutelate. 

Per quelle "quotate" in teoria basterebbe venderle e intascare il ricavato, ma c'è il particolare tecnico di capire su quale mercato sono valorizzate o se le quotazioni sono fissate direttamente dalla banca che appena si accorge della vostra intenzione di vendere fa scendere il prezzo per scoraggiarvi.

Per quelle non quotate l'unico modo sarebbe quello di presentarsi alla propria banca e farsi ridare il denaro investito, restituendo l'obbligazione. La banca si rifiuta sulla base di quello voi avete sottoscritto, perchè quasi tutti sono titoli non rimborsabili prima della scadenza, e dovrete quindi iniziare il braccio di ferro con gli uffici legali della banca stessa.

Avendo però in entrambi i casi un punto di vantaggio molto importante: il trucco con cui i risparmiatori sono stati intrappolati nelle obbligazioni subordinate è stato ormai ampiamente riconosciuto (persino Padoan ha dovuto ammetterlo) e quindi le banche dovranno pensarci due volte prima di rifiutarsi di riacquistare le vostre obbligazioni.

E' una valanga di soldi - oltre 60 miliardi di euro - che già sta scivolando rovinosamente sotto i piedi del sistema bancario.

L'ANSA del 11/12 riporta:

"BOND SUBORDINATI, MINE VAGANTI? In circolazione c'e' una massa di oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul mercato. In un'elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine di miliardi la fanno i big (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ecc. con rischio basso o quasi nullo) ma figurano anche, per importi anche non disprezzabili, titoli di banche medie o piccole e Bcc. Scorrendo i titoli si nota come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di 'investment grade'. Altro elemento da considerare e' che oltre un terzo delle emissioni e' potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l'azzeramento totale in caso di perdita."

L'Ansa si è dimenticata del Montepaschi, che secondo alcune stime ne avrebbe emessi circa 5 miliardi.

Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni, prima dell'entrata in vigore delle nuove regole chiamate bail-in: chi ha in portafoglio i titoli rischiosi cercherà di venderli prima possibile.

Ma le banche non hanno né i soldi né le condizioni tecniche per soddisfare le richieste dei risparmiatori. Bisogna infatti tener conto che le subordinate concorrono ad accrescere il patrimonio di vigilanza della banca, che per sostituirle avrebbe bisogno subito di altro capitale.

Il sistema si troverebbe senza liquidità e senza basi patrimoniali contemporaneamente, con il rischio di una crisi di dimensioni notevoli.

Per questo motivo le banche chiuderanno la porta ai risparmiatori che cercano di disfarsi dei titoli subordinati acquistati inconsapevolmente, e inizierà un lungo periodo di controversie legali.

Così facendo le banche avranno rinviato il problema solo di qualche mese: le cause legali a cui andranno incontro le costringeranno in ogni caso ad accantonare da subito in bilancio una quota per la copertura del rischio. 

Senza tenere conto dell'aumento dei costi di raccolta, perchè i risparmiatori si guarderanno bene dal sottoscrivere obbligazioni (anche non subordinate) ai tassi ridicoli imposti da Draghi.

Il circolo vizioso è appena iniziato, per spezzarlo c'è un'unica soluzione (illustrata in un prossimo post)

Salva banche, chi frena la corsa a vendere i titoli rischiosi?

Vietato vendere alle banche i titoli rischiosisalva banche

L'incendio provocato dal decreto salva-banche, che ha portato alla disperazione migliaia di piccoli risparmiatori e all'omicidio del pensionato Luigino, si sta allargando ad altre decine di banche, "sospettate" di essere nelle condizioni di criticità simili alle quattro "salvate" a scapito di azionisti e obbligazionisti.

Il sito della Banca d'Italia in cui sono esposti i provvedimenti sanzionatori a carico delle banche - per quanto non sia aggiornato e facilmente reperibile - è stato visitato da migliaia di cittadini in cerca di informazioni.

Moltissimi altri invece di perdere tempo hanno chiesto direttamente alle loro banche di vendere i titoli subordinati (ma non solo) che hanno in portafoglio, e che magari gli erano stati venduti con lo stesso trucco usato da Banca Etruria e le altre.

Le banche hanno eretto un muro per fronteggiare la corsa a vendere, e sarebbe utile e interessante che i cittadini possano documentare e denunciare gli ostacoli che le banche stanno frapponendo alla vendita dei titoli rischiosi, a pochi giorni dall'entrata in vigore del "bail-in".

"Le nostre obbligazioni sono sicure, non dovete temere nulla", "se vendete ora, rischiate di perdere una parte del capitale e degli interessi", "le obbligazioni subordinate non si possono vendere prima della scadenza" ...

 I risparmiatori vengono trattati come topi in trappola: ormai siete dentro e ci rimanete, se uscite fate la fine di quelli di Banca Etruria, Carichieti, Carife e Banca Marche.

I mass media nazionali fanno a gara per capovolgere la realtà. "la UE approva il piano del governo" dopo che il commissario  Hill aveva bocciato le proposte di Padoan-Renzi, costringendo il governo ad accettare l'impostazione della commissione europea.

Anche Banca d'Italia ci ripensa e si accorge che la vendita dei titoli rischiosi ai piccoli risparmiatori dovrebbe essere vietata, perchè altrimenti le banche ci riprovano.

Peccato che la vendita delle obbligazioni subordinate era di fatto già vietata, ma che i suoi commissari e ispettori non se ne siano accorti. Il ripensamento tardivo della Banca d'Italia è un'ammissione di colpa e di impotenza.

L'unico rimasto in trincea a difendere l'operato delle banche è il ministro Padoan che da un lato ammette e dall'altro nega:"Non si può escludere che i 4 istituti abbiano venduto obbligazioni subordinate a persone che presentavano un profilo di rischio incompatibile con la natura di questi titoli di investimento ma questo è quanto andrebbe accertato con un'analisi di ogni singola posizione". Padoan non ha ancora capito che il trucco della MIFID non era un fenomeno sporadico ma un comportamento di massa di tutte le banche (non solo le 4 "salvate") e non ha ancora capito che sarà la magistratura ad occuparsi di "ogni singola posizione". Lui come ministro in questa vicenda è alquanto inutile.

Truffa salva-banche, il ruolo di draghi whateverittakes

salva banche what ever it takesDopo il suicidio del pensionato Luigino D'Angelo di Civitavecchia, indotto al gesto estremo dopo aver perso soldi e dignità a causa del salva-banche, un coro unanime punta il dito dell'accusa nei confronti di chi doveva vigilare e tutelare i piccoli risparmiatori.

E' ormai evidente che c'è stato un concorso di irresponsabilità, colpe e reati che riguardano i vertici delle banche - non solo le quattro fallite ma molte altre - e gli apparati degli organi di vigilanza, Banca d'Italia e Consob in primis.

Ma c'è qualcosa o qualcuno che ha generato il contesto in cui il malaffare degli amministratori bancari si è nascosto dietro le "necessità" dello stato di crisi al punto da giustificare le prassi truffaldine se servivano a nascondere la realtà.

Dal 2008 in poi le banche di ogni paese e dimensione hanno goduto di una "sospensione della legalità" in virtù dello stato di crisi. Le autorità internazionali e locali hanno fatto a gara per evitare dispiaceri ai banchieri con controlli troppo rigorosi: "C'è la crisi" e "dobbiamo salvare il sistema bancario per far ripartire l'economia" sono diventati il motivo conduttore delle politiche monetarie di tutti i governi. Per convincere gli incerti (Tsipras) è bastato chiudere le banche per qualche giorno.

Lo "stato di necessità" ha aumentato l'arroganza e il senso di impunità dei banchieri. I politici hanno fatto a gara per evitargli dispiaceri, chiedendo in cambio la solita merce, favori e consenso.

Nei racconti dei truffati dalle banche emergono le prove di questa supponenza: per convincere i più scettici ad acquistare azioni o obbligazioni, i "consulenti" delle banche sfoderavano l'arma nucleare, il whateverittakes di Mario Draghi.

"Le banche non corrono rischi, non possono fallire perché c'é Draghi che farà qualsiasi cosa per salvarle"

Il whateverittakes è diventato lo scudo del sistema bancario, non solo da un punto di vista tecnico ma soprattutto perchè ha fornito la cornice politica alle strategie finanziarie. Grazie a Draghi le banche sono percepite come più sicure, al punto da potersi permettere il lusso di "risolverne" qualcuna, per poi "salvarla" dimostrando che il sistema è forte e sano.

Il QE di Draghi non ha risollevato l'economia reale dell'Europa ma ha consentito alle banche europee di tornare  fare i soliti affari, come dimostra la vicenda del salva-banche. "Grazie a Draghi, comprare i titoli delle banche è un affare. Ottimi interessi e rischio zero." E' stato questo, fino a pochi giorni fa, il ritornello che le banche hanno raccontato ai risparmiatori. Se l'ostacolo ad un così facile guadagno era rappresentato da un banale questionario MIFID, in pochi minuti lo si poteva superare.

Il QE di Draghi crea un clima di "fiducia" apparente che in realtà maschera l'azzardo morale sia delle banche che dei governi, all'ombra del quale fioriscono le truffe.

La vicenda del salva-banche sta squarciando l'omertà che da molti anni ha garantito il sistema bancario e mette a rischio sia il quadro politico che quello finanziario.

La conseguenza infatti è che Renzi viene visto come l'amico delle banche truffaldine (anche senza scomodare la Boschi)e le banche vengono prese d'assalto dai risparmiatori che voglio disinvestire i titoli "strani". E' una miscela esplosiva in un magazzino di polvere da sparo.

Truffa salva-banche, la UE boccia Bankitalia e Consob

Lo scandalo del salva banche si allarga a macchia d'olio e si aggravano le conseguenze e le sofferenze. Il pensionato suicidatosi dopo aver perso 110.000 euro in obbligazioni Bancaetruria ha lasciato una lettera nella quale ha spiegato come gli sono stati venduti quei titoli rischiosi e di come le funzioni di controllo interno della banca erano a conoscenza della manipolazione dei clienti.

Lo stesso atto d'accusa, manipolazione e aggiramento delle leggi sugli investimenti a piccoli risparmiatori (MIFID), viene lanciato dal Commissario alla Stabilità Finanziaria Jonathan Hill: "Le banche italiane hanno venduto prodotti finanziari non adatti ai risparmiatori".  L'accusa del Commissario ha un implicito riferimento alle autorità di vigilanza cioé Banca d'Italia e Consob, che avrebbero dovuto vigilare e accorgersi prima di quello che stava accadendo. Si trattava di quattro banche commissariate e poste sotto la lente di ingrandimento, non doveva essere difficile accedere agli atti e accorgersi che decine di migliaia di clienti erano stati truffati.

L'intervento del Commissario fa chiarezza quindi sulla logica dei salvataggi di banche: se i titoli rischiosi sono comprati da chi li conosce ed è consapevole dei rischi, anche della perdita totale del capitale investito, non ci può essere risarcimento - pubblico o parapubblico che sia. L'investitore entra nella procedura fallimentare per recuperare quello che sarà possibile.

Ma se i titoli vengono venduti a persone inconsapevoli si tratta di truffa e il risarcimento è dovuto, sia da chi ha commesso il reato (le quattro banche)  sia da chi era preposto a vigilare e non lo ha fatto. In entrambi i casi non possono essere i contribuenti a farsi carico del risarcimento, sia perchè non è giusto e soprattutto perchè incentiva il malaffare anzichè combatterlo.

 

 

Scandalo salva-banche, trucchi e colpe

Il trucco che le banche utilizzano per aggirare l'ostacolo MIFID

C'è un aspetto della vicenda del decreto "salva banche" varato dal Governo www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/07/ che nasconde un fenomeno ancora più esplosivo di quanto finora emerso. Come  è potuto accadere che 130.000 risparmiatori di 4 banche  - Banca Etruria, Banca Marche, CaRiChieti, CaRiFerrara - siano stati coinvolti negli ultimi anni nell'acquisto di titoli ad alto rischio e non sono stati protetti dalle norme relative agli investimenti e ai conflitti di interesse ? 

Gli addetti ai lavori sanno che per poter vendere un prodotto rischioso, quali ad esempio le azioni o le obbligazioni subordinate (un tipo di obbligazione il cui rimborso in caso di fallimento della banca emittente è "subordinato" a quello di altri creditori più garantiti), ad un investitore privato è necessario che questi abbia un "profilo di rischio" adeguato, secondo le regole di classificazione della MIFID, la direttiva europea che regola i meccanismi a cui gli intermediari (tra cui le banche) devono sottostare.

In poche parole, non sarebbe stato possibile vendere le obbligazioni subordinate delle quattro banche commissariate e poi di fatto fallite, senza aggirare le normative di legge e quelle emanate dagli organi di vigilanza preposti, cioè Banca d'Italia e Consob. Le norme stabiliscono che prima di procedere alla vendita di quei titoli le banche avrebbero dovuto "profilare" i risparmiatori mediante un questionario scritto dalle cui risposte viene ricavato il profilo di rischio, cioè il grado di conoscenza e di propensione al rischio che quel risparmiatore dichiara di avere nei confronti dei titoli che gli vengono "consigliati". Se dal questionario risulta che il risparmiatore NON conosce un tipo di investimento e/o non è orientato a rischiare, la banca NON gli può vendere quel titolo.

Il trucco che le banche e altri intermediari utilizzano per aggirare l'ostacolo altrimenti insormontabile (quanti conoscono cosa significa "subordinato" e quanti sono in grado di valutare i diversi meccanismi di subordinazione ?) è quello di riformulare il questionario MIFID in modo da modificare il profilo di rischio finale e quindi consentire di vendere titoli rischiosi.

Schematicamente funziona in questo modo: in prossimità dell'emissione dei titoli, la banca individua i clienti con profilo basso (quindi NON adatto all'acquisto del subordinato) e li contatta, descrivendo i vantaggi delle obbligazioni subordinate - "hanno un tasso di rendimento maggiore delle altre e sono ormai "garantite" dalla BCE che compra i titoli delle banche perchè li considera non più a rischio; "grazie alla BCE la crisi è passata e i titoli delle banche sono sicuri". Il cliente a questo punto viene attratto dalla possibilità di guadagno e l'operatore gli dice che per poterle acquistare deve però rifare il questionario MIFID dichiarando di conoscere ed apprezzare i titoli rischiosi. E' una semplice formalità, spiega l'operatore che è "incentivato" dalla banca a raggiungere obbiettivi di vendita, a cui il cliente ignaro si presta volentieri. Una volta modificato il profilo di rischio, il titolo subordinato può essere venduto.

 I risparmiatori si sono trovati ad avere titoli "sicuri" e redditizi, fino a quando ...hanno scoperto di essere stati raggirati legalmente: la MIFID si è trasformata da meccanismo di tutela a trappola.

Scoprire il trucco non sarebbe difficile per un magistrato che volesse indagare sul fenomeno. Basta incrociare i dati che riguardano i periodi di collocamento dei titoli bancari con le date di variazione dei questionari mifid che tracciano i profili di rischio. Si scoprirebbe una "casuale" coincidenza tra i due fenomeni.

Emergono due considerazioni principali:

1) Il caso dei risparmiatori delle banche "salvate" dal decreto del governo è la punta dell'iceberg di un fenomeno dilagante nel sistema bancario che ha scaricato i rischi e le necessità di ricapitalizzazione sui clienti più deboli (con oltre 70 miliardi di euro collocati, le obbligazioni subordinate sono utilizzate per aumentare i coefficienti patrimoniali delle banche, che grazie a questo meccanismo appaiono più solide di quello che in realtà sono). Gli organi di vigilanza (non solo quelli italiani) hanno di fatto avallato questo meccanismo. Basti pensare che le quattro banche "salvate" erano commissariate da tempo e nessuno dei commissari, nè le funzioni interne di controllo dei rischi, si è accorto di quello che era stato venduto ai clienti.

2) Le politiche monetarie delle banche centrali tra cui la BCE incoraggiano deliberatamente l'assunzione di maggiori rischi da parte dei risparmiatori, perchè i titoli di stato ormai rendono pochissimo e addirittura nelle scadenze fino a 5-7 anni hanno tassi negativi. "Se volete far fruttare i risparmi, dovete correre più rischi, e i titoli più rischiosi sono quelli più complicati da capire". 

Nel caso delle quattro banche "salvate" non è necessario ricorrere a soldi pubblici per ripagare i risparmiatori truffati: è sufficiente che la magistratura indaghi e riconosca il meccanismo con cui è avvenuto il raggiro, costringendo le nuove quattro banche a risarcire i malcapitati, e magari anche gli organi di vigilanza che hanno consentito i trucchi.

 

Il piccolo sbruffone fiorentino

Il PIL dell'Italia è cresciuto dello 0,2% nel terzo trimestre di quest'anno, contro lo 0,4 della Francia e lo 0,3 della Germania. La notizia è triste e carica di implicazioni che vanno al di là dei numeri. Perchè un giornale nazionale relega questo dato economico - fondamentale per giudicare se le politiche del governo e delle istituzioni monetarie (BCE in primis) sono efficaci o sbagliate - in un trafiletto ? 

Perché questi numeri sono impietosi nei riguardi non solo del governo italiano, sempre pronto a sbandierare l'ottimismo dei propri successi, ma anche del Mr. Whateverittakes, idolo degli editori di giornali, che da un anno si vantava di aver fatto ripartire l'economia europea con il suo QE.

Manovre finanziarie, jobacts, assunzioni, aumento della spesa e degli indebitamenti, tassi di interesse negativi, stampa di centinaia di miliardi di euro per ottenere lo zero-virgola qualcosa.

Di fronte alla realtà che smentisce profezie e promesse, i sostenitori dell'uno e dell'altro non trovano di meglio che minimizzare, negare e occultare.

Guai a chiedersi se la diagnosi e le medicine sono sbagliate. La colpa è della crisi dei paesi emergenti - Cina, Brasile ecc - che non "crescono" come dovrebbero per sostenere la domanda mondiale. L'inflazione "non cresce": e perché dovrebbe crescere se i redditi reali disponibili diminuiscono a vantaggio delle rendite finanziarie e dei profitti, i risparmi sono sequestrati a favore dell'indebitamento e quest'ultimo è a livelli storici mai visti perchè il denaro viene regalato soprattutto a chi non lo rimette nella produzione ma solo nei mercati finanziari? Possibile che la scomparsa di centinaia di migliaia di posti di lavoro nelle banche europee non si traduca in ondate di panico e preoccupazione per altrettante persone di altri settori che una volta rappresentavano il ceto medio, colonna portante dei consumi?

Mr. Whateverittakes, sostenuto da tutta la Troika, ha già promesso che rincarerà la dose. Chi la dura la vince. Costi quel che costi. Prepariamoci ad accontentarci dello zerovirgolauno.