Vietato fischiare l'inno di Xi Jinping allo stadio

hk booing china
 
 
Negli ultimi tre anni ad Hong Kong quando le squadre cinesi giocano contro quelle di altri paesi l'inno nazionale di Pechino viene fischiato e accompagnato dai "boo" dei tifosi in segno di contestazione.
Dopo la repressione del "movimento degli ombrelli" del 2014 i fischi allo stadio contro il partito comunista  e il suo simbolo - l'inno nazionale - era diventato uno dei pochi momenti di libertà ancora sfuggiti alla censura.

Xi Jinping ha deciso che anche questa "licenza" deve finire e ha fatto modificare la legislazione della metropoli per introdurre il reato di oltraggio all'inno nazionale, alla bandiera e a tutti i simboli della dominazione, compresa la sua immagine.
Una mossa che è piaciuta molto a Trump che in America ha problemi analoghi con i giocatori della NBA che per contestare Donald non cantano l'inno.
 
Ma i tifosi di Hong Kong non hanno ancora capito quali rischi corrono e anche pochi giorni fa, prima della partita con il Bahrein, si sono messi a fischiare l'inno cinese "March of the Volunteers" e a sventolare striscioni per chiedere l'indipendenza.
 
Da HKFP : Symbolism in the stadium: Booing the Communist Party anthem shows Hongkongers reject dictatorship, di Kong Tsung-gan autore di "Umbrella: A Political Tale from Hong Kong"
 
... All of these, anthem, flag and republic, were decided by the Party without the people’s participation.  All are symbolic of dictatorship and Party rule.  None existed before the Communist seizure of power in 1949.
One of the primary objectives of Party propaganda is to elide the difference between the Party and the nation, to inculcate the idea that the two are virtually synonymous. 
 
According to this logic, loyalty to the Party and patriotism — love of country — are the same thing.
To resist this insidious message, we must insist on the distinction between Party and nation.  Whatever I may feel about China, I detest the Party and what it stands for.  I don’t recognize the Party as the legitimate ruler of China because it is unelected.  This is not just a matter of opinion but of international law.
So when I boo the Party anthem, I am not booing China or Chinese people.  I am booing dictatorship.  I am resisting complicity in dictatorship.  I am booing the Party’s betrayal of Hong Kong, its refusal to allow genuine universal suffrage and autonomy. I am saying no to the Party’s vision for Hong Kong.  I am asserting a separate Hong Kong identity. I am standing up for Hong Kong.

I dream that one day 1.4 billion Chinese people will wake from the Party’s “China dream” and understand that what they have been told was the Chinese flag is really the Party’s flag, that what they have been told is the Chinese anthem is really the Party’s anthem, that what they have been told is the people’s republic is really the Party’s republic.  On that day, the portrait of the mass murderer responsible for the deaths of tens of millions of Chinese people will be removed from Tiananmen Gate and his likeness will disappear from every banknote.  That would be a good day for China and a bad day for the Party.  That’s my China dream.

Dalle prigioni di Xi Jinping si esce solo morti

Nelle stesse ore in cui Donald Trump e Xi Jinping si facevano fotografare in pose e ambienti sfarzosi tipici dei monarchi di alcuni secoli fa, moriva Yang Tongyan, uno dei dissidenti più importanti nella recente storia cinese, scrittore del C-PEN con lo pseudonimo di Yang Tianshui, da quasi 12 anni in carcere per le sue idee. Ha seguito la stessa sorte di Liu Xiaobo morto a luglio dopo anni di prigione.

 

Entrambi sono morti di cancro, sopraggiunto durante gli anni di carcere, come molti altri dissidenti.

Nelle carceri di Xi Jinping si muore come condannati a morte, una pena capitale applicata scientificamente senza dichiararla per non urtare le "sensibilità" di chi commercia e traffica con la Cina.

Molte associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, avevano chiesto a Trump, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, di sollevare il problema dei dissidenti, tra cui quello di Liu-Xia compagna di Liu Xiabo detenuta ai domiciliari, gravemente malata e impossibilitata a ricevere cure adeguate.

Donald Trump si è ben guardato dal parlare di diritti umani e libertà di espressione in Cina, anzi ha chiesto consigli a Xi Jinping su come imbavagliare la stampa libera e riempire le prigioni di oppositori senza che le diplomazie internazionali se ne accorgano.