Elezioni 2018

 

Renzi cacciato via dagli elettori ma non se ne vuole andare

 

Con il solito sorriso beffardo alternato a sguardi minacciosi Matteo Renzi annuncia dimissioni finte e lancia minacce e critiche a tutti, a cominciare da Mattarella per finire con Gentiloni, senza pronunciare neppure una parola di autocritica, dopo aver portato il PD al disastro storico del 4 marzo.

Ha detto di voler restare in carica in carica fino a quando ci sarà un governo (!). Immaginiamo con quale credibilità e autorevolezza potrà guidare la delegazione PD nelle trattative e nei colloqui con le altre forze politiche le quali si chiederanno con chi stanno discutendo e per quale motivo dovrebbero parlare con uno zombi dimissionario.

Renzi vuole tenere in ostaggio quel che resta del suo partito per il solo gusto di vendicarsi o perché ha in mente di trascinarsi in una nuova avventura portandosi dietro quante più truppe parlamentari?

I soliti maligni lo vedono già nei panni del Verdini a fare da stampella per un governo di centrodestra, contro il resto del suo (ex) partito che cerca di fare un accordo con i CinqueStelle.

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Il voto del 4 marzo è andato oltre le previsioni nello sconquassare il quadro politico già traballante dopo il referendum del 2016.

Di colpo tutte le ipotesi che potevano più o meno essere gestibili dall'establishment di potere (sia dentro che fuori l'Italia) sono state spazzate via. La riedizione di Gentiloni, nella duplice ipotesi di un governo di "scopo" o di una maggioranza Renzi-Berlusconi, non esiste nemmeno nel mondo dei sogni.  Il PD è vicino al collasso totale, Renzi è stato cacciato definitivamente dal palcoscenico politico, e i suoi seguaci sono allo sbando. Berlusconi ha perso l'ultima sfida possibile, prima che la condanna del tempo si sommi a quella della giustizia, e anche la sua creatura Forza Italia è destinata all'autosciglimento e/o alla subalternità nei confronti della Lega di Salvini.

L'incubo dei 5Stelle al governo con Luigi Di Maio non è solo un brutto sogno per le tecnocrazie del continente europeo, bensì un ostacolo duro contro cui sono andati a sbattere i Macron - Merkel - Junker - Draghi. Quest'ultimo ha perso due volte perchè tutti  e due gli schieramenti che lo avevano sostenuto nell'incarico alla BCE hanno perso e perchè dovrà continuare a comprare titoli di stato italiani con un governo a trazione populista.

La longa manus di Draghi nella gestione delle principali crisi politiche europee è ormai paralizzata, i soldi stampati per sostenere il debito del governo italiano non sono bastati a farlo vincere contro Di Maio-Salvini.

Il terremoto italiano è arrivato a Bruxelles. Il Parlamento europeo attualmente in carica è l'espressione della sua stessa inutilità. Da quando il PD vi era entrato con Renzi e il suo 40% dei voti, i laburisti inglesi non ci sono più, i socialisti francesi sono scomparsi e quelli spagnoli sono in crisi, i socialdemocratici tedeschi ridotti a fare da scendiletto sempre più logoro per la Merkel. Un parlamento normale si sarebbe auto-disciolto, mentre quello europeo continuerà a fare finta che nulla sia accaduto, aggravando ancora di più la sensazione di odioso distacco tra il potere politico e i bisogni della gente.

Le soluzioni possibili alla crisi di sistema che si è aperta in Italia passano attraverso alcuni "traumi" che non sarà facile prevedere e gestire. Lo sfaldamento del PD, andato via Renzi, potrebbe giovare ai 5Stelle per ottenere un sostegno parlamentare di breve periodo ?

Salvini non è Berlusconi al quale non sarebbero mancati mezzi e argomenti per convincere/comprare una parte di parlamentari di altri schieramenti per formare un governo guidato da un suo maggiordomo. Salvini dovrà faticare per trattenere nelle fila del centrodestra gli immancabili fautori di un "nuovo centro moderato" ovvero quelli che cercano il miglior acquirente.

Ma le soluzioni tecniche parlamentari allo stato attuale sono dettagli secondari. Il vero problema per chiunque voglia governare sarà quello di interpretare il voto nel modo piò corretto e trasparente possibile. I problemi sociali in Italia e in Europa sono enormi, i mezzi per risolverli sono scarsi e le idee non si improvvisano.

Mentre Mattarella farà il sorteggio con la monetina per decidere a chi dare l'incarico di formare il nuovo governo, gli zombies di Bruxelles inizieranno a disegnare scenari da incubo: quante varianti di euro ci saranno nel prossimo futuro e chi comprerà i debiti italiani dopo Mario Draghi ?

 

 

elezioni Italia: vince M5S, Renzi cacciato via, caos nel centrodestra

Gli exit poll indicano il Movimento 5 Stelle come primo partito con oltre il 30%. Il centrodestra a guida Salvini è la coalizione con più parlamentari. Crolla il PD di Renzi e tutto il centrosinistra. Perde anche Berlusconi.

 

Il PD attorno al 20%, Liberi e Uguali al 5%. 

Nel centrodestra la Lega supera Forza Italia e Salvini si proclama capo del futuro governo.

Al Sud Di Maio fa il pieno.

Come previsto, non c'è una chiara maggioranza di governo. 

Il terremoto italiano fa tremare i grattacieli di Francoforte e Bruxelles.

 

Verso le elezioni in Italia

 

 perché il voto a M5S

Si vota in Italia, al termine di una insipida e bugiarda campagna elettorale. L'establishment ha diverse opzioni, chi gli si oppone ne ha una sola: il voto al Movimento 5 Stelle.

 

Il sistema elettorale messo in piedi nemmeno un anno fa da Renzi, Salvini e Berlusconi non garantisce una governabilità trasparente ma favorisce gli accordi e i voltafaccia post elettorali.

Il pasticcio è talmente evidente che molti avanzano l'ipotesi di un "governo di scopo" per cambiare la legge elettorale e andare di nuovo a votare. Si tratta della ennesima bugia per mascherare un governo Gentiloni-Berlusconi che possa durare fino a quando lo vuole Bruxelles.

Andrò a votare, tra molti dubbi e poche certezze. In fondo, il voto quasi sempre finisce con il diventare un atto istintivo, frutto di considerazioni che poi non reggono la prova di qualche mese.

Tra incerti e astenuti, quasi il 50% degli italiani non trova alcuno slancio nell'andare a votare.

L'altra metà ci va per qualche convenienza immediata, perchè beneficia di quello che l'apparato statale eroga (facendo debiti) o potrebbe erogare nelle tante forme di assistenzialismo, oboli, fenomeni corruttivi, bonus e promesse dell'ultim'ora. Il 60% della popolazione vive più o meno a carico di quello che si definisce Stato, ma che in realtà è diventato un sistema opaco di gestione dell'economia, dell'informazione e del potere.

Un sistema sempre più impermeabile alla società civile ma che ha raffinato nel corso degli ultimi anni le tecniche di manipolazione del consenso e di ricatto istituzionale. O fate così oppure c'è il caos, la fine del vostro mondo e delle vostre sicurezze, per quanto poche.

Non credo che il Movimento Cinque Stelle sia la magica soluzione ai disastri presenti e futuri, anzi potrei scrivere decine di post di critica nei loro confronti. Ma lo voterò perché istintivamente credo che anche queste elezioni si giochino ancora sul fronte pro o contro l'establishment, nelle multiformi varianti di centro destra o sinistra e che i cinquestelle siano tra i pochi attrezzati a combatterli.

Se poi Di Maio e pentastellati dovessero addirittura avere la maggioranza per andare al governo sarà tutta un'altra storia, un capitolo davvero poco banale e meno insipido della prospettiva Gentiloni-Berlusconi.

 

 

Il grande burattinaio delle prossime elezioni in Italia

 14-1-2018

Una promessa di Matteo Renzi nel 2012
 

E' iniziata la campagna elettorale per le elezioni politiche italiane del 4 marzo prossimo e sembra una farsa, una carnevalata, la rincorsa a chi promette più elargizioni, tagli di tasse, cancellazione di norme impopolari, posti di lavoro, eterna giovinezza.

 
Il marketing politico suggerisce di spararle grosse a più non posso, e tutti, chi più chi meno, di adeguano: perchè mai ci si dovrebbe limitare nel promettere qualsiasi cosa e di più?
Sembrerebbe che i politici di qualsiasi schieramento abbiano improvvisamente perso il senso della misura oltre che la ragione. Chi prova a chiedergli se le promesse sono credibili, giuste e realizzabile, riceve insulti e sbeffeggiamenti: "ma allora non hai capito nulla, sei rimasto fermo a cinque anni fa, quando ancora ci si tormentava con lo spread, i vincoli di Maastricht, lo spauracchio della Troika, il debito enorme, l'austerità, il fiscal compact ecc ecc.  Non ti sei accorto che è tutto cambiato?"
 
Cosa è cambiato di così sostanziale rispetto a cinque anni fa?
Il ceto politico è diventato più onesto e competente ? meno corrotto e avido ?
Il deficit (quello vero) si è azzerato? il debito (quello vero) si è ridotto ?
Il lavoro (quello vero) è aumentato ? il senso di civismo ed umanità si è accresciuto ?
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Le risposte (quelle vere) sono NO NO NO ...
solo una cosa è cambiata. La sensazione, anzi la certezza, che nessuno chiederà conto ai politici italiani di quello che hanno fatto e di quello che si apprestano a fare, chiunque di essi debba vincere le elezioni.
 
E' una sensazione che ha origine nello sfrenato ottimismo sul futuro prossimo. Una euforia generale che trasuda dai commenti, dalle opinioni, dalle notizie, da chiunque apre la bocca, per proporre la ricetta della futura felicità in Italia, per i pensionati e per i bebè, per i disoccupati e per gli imprenditori, per i contadini e per i pescatori, e per tutti ... nei secoli a venire.
 
Qualcuno "gufa" e prova a dubitare di tanto ottimismo, o a farlo tornare a livelli più credibili e ragionevoli: dove si troveranno i soldi per far fronte a tutte le promesse fatte e in corso di allestimento ?
Inguaribili pessimisti, bastian contrari, astensionisti, non avete capito che ora i soldi non sono più un problema ? che ora il coltello dalla parte del manico ce lo abbiamo noi italiani e non più gli avari  tedeschi.
 
Possiamo fare promesse e pensare di mantenerle perchè i debiti ce li compra Mario Draghi, "whatever it takes". La sua BCE ha già comprato più di 350 miliardi di titoli di stato (ovvero debiti) della prima, seconda e terza Repubblica e ha incoraggiato le banche a fare altrettanto; ha comprato decine di miliardi di titoli di aziende (ovvero debiti) e incoraggia tutti a fare altrettanto. Ha riempito di liquidità tutto e tutti e per questo gli euroscettici sono scomparsi: a caval donato non si guarda in bocca, e oggi criticare l'euro che scende come manna dal cielo sarebbe altamente impopolare, autolesionista, in ogni parte d'Europa, figuriamoci in Italia.
 
I politici italiani sanno che Mario Draghi è italiano, conosce il linguaggio e le sue sfumature, recepisce i messaggi cifrati. Mario Draghi non permetterebbe mai che l'Italia finisca nelle mani dei populisti euroscettici, semmai ce ne fossero ancora, e non permetterebbe mai che possa essere governata da onesti incompetenti.
 
Mario Draghi stampa i soldi e li dà a chi se li "merita". Sarà lui, dopo il 4 marzo, a stabilirlo e a decidere chi dovrà raccontare agli italiani che le promesse fatte erano ... promesse e basta.
In cambio chiederà solo un piccolo favore: quando il suo mandato in BCE scadrà nel 2019 vorrebbe un posto di lavoro adeguato e sarebbe utile che in quel periodo ci fosse un governo italiano riconoscente.
Un Gentiloni sostenuto da Berlusconi sarebbe il trionfo della perfezione. Chissà che a Mario Draghi non gli riesca di metterlo in scena.

 

 

Perchè De Benedetti attacca ScalfariRenzi

05-12-2017
 
 
Devo ammettere che la chiave di lettura del post "Renzi arruola Scalfari per minacciare Boldrini e Grasso" era parzialmente inesatta:
Resta da capire perchè un anziano opinionista come Scalfari si presti a fare il lavoro sporco per conto di Renzi: probabilmente il gruppo editoriale con il quale si è immedesimato per tutta la vita lo ha incaricato di prendere il comando delle truppe in campo, senza gli indugi del passato.
L'editore Carlo De Benedetti è lo sponsor ufficiale di Renzi 2018, come già lo era stato nel corso della campagna referendaria del 2016. Se l'esito fosse come quello ...
 
 
In quel momento Scalfari giocava a fianco di Renzi ma Carlo De Benedetti era contrario, molto contrario, al punto da doverlo far sapere a tutti, a scanso di equivoci, in una feroce intervista al Corriere della Sera, rilasciata dopo che Scalfari aveva dichiarato che tra Di Maio e Berlusconi avrebbe votato per il caimano.
 
L'intervista dell'Ingegnere ha fornito alcuni anelli mancanti per l'interpretazione degli avvenimenti degli ultimi mesi.
 

Alla fine dell'estate scorsa sembrava che Renzi fosse assediato da quanti gli chiedevano di farsi da parte nella corsa elettorale per lasciare il posto a Gentiloni o addirittura a Minniti.
La svolta nella gestione degli sbarchi dalla Libia veniva sbandierata come un successo del governo in carica. Se Gentiloni-Minniti sono stati capaci di fare bene, perchè Renzi non ne prende atto e si fa da parte, soprattutto per favorire un'alleanza con i frammenti alla sua sinistra ?
 
Renzi fiuta il pericolo e reagisce cercando di giocare d'anticipo. La legge elettorale è il banco di prova, il fronte avanzato della battaglia interna e per vincerla consegna il paese nelle mani di una pessima legge da cui, con il senno di poi, si capisce che avvantaggia il centrodestra.
In vista del voto in Sicilia, di cui ha già chiaro l'esito disastroso, Renzi cerca di costruirsi (o meglio, farsi costruire) l'immagine del nuovo, di chi ha capito ed è cambiato.
 
Il decennale della nascita del PD è l'occasione per provare a rendere credibile il "nuovo Renzi" ma solo Veltroni pateticamente abbocca. Qualcuno fa notare che l'assenza di Prodi rende poco credibile l'operazione di restyling, ci vuole qualcosa di più forte e clamoroso.
Renzi chiede aiuto a Scalfari il quale, come dirà poi De Benedetti, essendo vanitoso vede l'occasione per rimettersi in mostra, e fa sapere che Renzi lo chiama per chiedere consigli e questa sarebbe la prova che ha capito che "deve ascoltare" prima di decidere.
Tra i consigli che Renzi chiede a Scalfari c'è quello di aumentare il tasso di populismo della propaganda, perchè non si può lasciare agli altri la facile demagogia antisistema. Il fine giustifica il mezzo, soprattutto in campagna elettorale.
Ma resta da trovare l'argomento su cui lanciare l'offensiva: fatte le debite considerazioni, l'argomento piò consono a lanciare il nuovo corso renziano è quello delle banche, per togliersi di dosso la gabbia di Banca Etruria/Boschi/amico dei banchieri/
 
Renzi si consulta con Scalfari ed entrambi concordano che per rompere l'assedio bancario la migliore mossa è quella di indicare le responsabilità di Banca d'Italia nella gestione della vigilanza. A fine ottobre c'è il rinnovo del mandato al governatore Ignazio Visco, un evento rituale dall'esito già scontato, ma che non esclude la possibilità di lanciare qualche frecciatina. Scalfari dà il suo assenso ma gli chiede di fare molta attenzione su un argomento così delicato.
Il boss del PD lo rassicura ma poi fa di testa sua, con la mozione antiVisco che scatena il putiferio e costringe Scalfari a dire che Renzi ha bisogno della neuro.
 
Per qualche giorno Renzi appare come rinato in un mondo parallelo "io sto con i risparmiatori e contro i burocrati che non hanno vigilato", ma poi arriva la batosta siciliana che crea nello scenario politico la novità dello scontro tra destra e 5Stelle, con il PD di Renzi a guardare ai margini, a rischio di essere ininfluente.
 
Di fronte a questo pericolo mortale Scalfari non esita a dichiarare che in una ipotesi di alternativa tra Di Maio e il Cavaliere lui si schiera con quest'ultimo.
 
Non è un gioco della torre, come qualcuno vorrebbe far credere, ma una strategia elettorale ben precisa: il pericolo sono i populisti e bisogna fare qualunque cosa per fermarli, alias un governo Berlusconi-Renzi.
 
L'Ingegnere Carlo De Benedetti la pensa molto diversamente, a lui piace Gentiloni e non per simpatia personale ma per calcolo politico: Renzi non potrà mai far rinascere un centro-sinistra come quello di Prodi e si illude chi pensa di condizionarlo.
Il compromesso, difficile ma non impossibile, potrebbe essere quello di un Gentiloni che la smette di fare il maggiordomo alla corte di Firenze e si assumesse l'onore di ricompattare le truppe disperse.
 
Ma per far questo dovrebbe prima chiedere una consulenza a quel "vanitoso" di Eugenio Scalfari.
 
 

De Benedetti: «Renzi delude, bene Gentiloni. Potrei votare scheda bianca»

di Aldo Cazzullo


Allora perché Scalfari lo voterebbe?
«Scalfari è stato talmente un grande nell’inventare Repubblica e uno stile di giornale che farebbe meglio a preservare il suo passato».
Sta dicendo che ha avuto un lapsus?
«Penso l’abbia fatto per vanità, per riconquistare la scena. Ma è stato un pugno nello stomaco per gran parte dei lettori di Repubblica, me compreso. Berlusconi è un condannato in via definitiva per evasione fiscale e corruzione della giustizia. Se non fosse per l’età, sarebbe un endorsement sorprendente per uno come Scalfari che ha predicato, sia pure in modo politicamente assai cangiante, la morale».
C’è stata una frattura personale tra lei e il fondatore?
«Penso che la risposta di Scalfari abbia gravemente nuociuto al giornale».
Renzi l’ha delusa?
«Renzi ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani. È stato un elemento di novità e freschezza, e ha fatto bene il primo ministro. Ma ha sbagliato sul referendum, e soprattutto ha sbagliato dopo a non trarne le conseguenze».
Cosa avrebbe dovuto fare?
«Prendersi due o tre anni di pausa. Andare in America, studiare, imparare, conoscere il mondo. Magari l’avrebbero richiamato a furor di popolo. Invece ha avuto l’ansia di chi si dimette ma non vede l’ora di ricominciare».
Chi dovrebbe essere il candidato premier del Pd?
«Il candidato naturale è Gentiloni. Ne abbiamo un gran bisogno. È stato un calmante nell’isteria della politica renziana. È uno che fa le cose, e ha con sé molti ministri competenti: Padoan, Calenda, Minniti, Delrio, Franceschini e altri ancora. Spero che, a dispetto dei sondaggi, possano continuare».
Come giudica i grillini?
«Conosco solo la Appendino: una brava signora, ordinata, che si impegna; ma non mi pare che Torino stia meglio di prima. Nelle città che amministrano, da Livorno a Roma, i 5 Stelle hanno dato sempre prova di inesperienza, e talora di incapacità».
Lei voterà Pd?
«Non è detto. Potrei votare scheda bianca».
Come mai?
«La sinistra avrebbe davanti una grande occasione. Alla fine della crisi dei dieci anni, il capitale ha vinto (basti pensare alle Borse) e il lavoro ha perso. La sinistra dovrebbe riscattare questa sconfitta. Ma per farlo ha la necessità di affrontare in modo nuovo le due grandi questioni del nostro tempo: le disuguaglianze e l’immigrazione. Nel mondo ci sono due miliardi di millennial: la politica deve dare loro una speranza. Ma non vedo una riflessione seria su questo, tanto meno in Italia. Vedo la ricerca di una scorciatoia, sia da parte del populismo becero di Salvini, sia da parte del populismo intelligente di Renzi».
Renzi è populista?
«Una spruzzata di populismo è necessaria, per attirare l’attenzione degli elettori. Ma dietro ci dev’essere un nocciolo duro di pensiero e di progetto; che nel Pd di Renzi mi pare assente».
 
 

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Renzi arruola Scalfari per minacciare Boldrini e Grasso

 15-11-2017

Le dinamiche della politica italiana dopo il voto siciliano hanno preso un'accelerata, come era prevedibile, nonostante il tentativo di Renzi di ridimensionare la portata della sconfitta subita.
Paradossalmente l'esito disastroso del PD ha rinforzato la posizione del segretario all'interno del partito, almeno per il momento, mentre fuori sono sempre più quelli che prendono le distanze, a cominciare addirittura dai  presidenti dei due rami del parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini, che per questo motivo vengono accusati dal partito di governo di non essere allineati e quindi non più degni dei loro incarichi.
Ma all'improvviso, mentre il vento sembra soffiare impetuoso contro Renzi, arriva il sostegno (inaspettato?) di Eugenio Scalfari, ancora considerato un opinion maker di rilievo nelle diverse varianti del centrosinistra.
 
L'ex direttore di Repubblica da molto tempo si dedica a scrivere editoriali per la lettura domenicale, una sorta di predica politica più o meno ascoltata come si conviene alle prediche dei sacerdoti.
 
Questa volta invece ha scritto di martedì, all'indomani della direzione del PD che secondo alcuni, tra cui Scalfari, avrebbe segnato la "svolta" dopo la batosta elettorale, il "sincero" ravvedimento di Renzi e l'accettazione di ampie alleanze persino con Bersani-D'Alema, purchè senza richieste di abiure.
In sintesi il ragionamento della maggioranza del PD è che l'affermazione del centrodestra e il rafforzamento dei 5Stelle marginalizza il partito di governo in qualsiasi scenario elettorale, rendendolo inutile a qualsiasi soluzione possibile nel dopo-voto, perchè anche l'ipotesi di una rottura Berlusconi Salvini renderebbe impossibile l'alleanza di governo con un PDRenzi ridotto ai minimi termini.
Inoltre, se i 5Stelle dovessero confermarsi primo partito, si creerebbe un imbarazzo istituzionale di non poco conto tra il Presidente Mattarella e il nuovo Parlamento.
 
Per questo tutti quelli che "affiancano" il PD hanno iniziato a suonare le sirene d'allarme e a mobilitare anche i "riservisti" come si conviene nei momenti di massimo pericolo, capeggiati dal Veltroni "che non fa più politica" e forse dal comandante supremo in pensione Romano Prodi. 
Piero Fassino, "rottamato" prima da Renzi e poi dai torinesi, è stato incaricato di "tessere la rete di contatti" per convincere la sinistra a rientrare nel PD: immagino come si senta motivato un Prodi o un Bersani a rientrare nei ranghi dopo un colloquio con il sottotenente Fassino, condito con la promessa di approvare lo ius solis che interessa a ben pochi ma sembra sia diventato l'emblema di qualsiasi futura alleanza. 
 
Eugenio Scalfari ha risposto all'appello senza aspettare la domenica, perchè c'è fretta di riorganizzare le truppe disorientate, soprattutto dopo l'uno-due di Grasso e Boldrini, che un tempo erano simboli istituzionali della lotta al populismo ed ora sono pericolosi nemici.
 
La predica di Scalfari si avvale di dogmi inconfutabili, di cui una parte discende direttamente dalla liturgia renziana.
 
 
il discorso di Renzi (...) e le sue «ferme credenze» sono state queste.
1. Nella situazione attuale occorre che tutta la sinistra sia unita e chi è uscito dal partito rientri.
2. Non parliamo di quanto è accaduto negli anni precedenti.
3. Se in un momento difficile i dirigenti ritornano, compiranno un atto molto utile non solo per il partito ma per l’Italia e anche perfino per l’Europa.
4. Dal loro rientro in poi discuteremo insieme la linea futura, la campagna elettorale che condurremo nei prossimi mesi, quello che nel frattempo faremo e diremo.
5. Non ci chiedano però l’abiura rispetto a quello che abbiamo fatto finora. Avremo pur compiuto qualche errore perché la perfezione non esiste nel mondo, ma sono stati errori marginali. Comunque d’ora in avanti discuteremo la linea e l’attueremo insieme.
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La notizia che fuori discorso Renzi ha dato è una sua dimostrazione di buona fede e di forte desiderio che il rientro dei dissidenti avvenga: è stato incaricato Piero Fassino di trattare con loro le modalità del rientro e il merito dei temi che saranno discussi e sui quali i rientrati avranno il loro peso indipendentemente dal loro numero.
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Gli uomini democratici debbono ricostruire la sinistra. Stiamo andando incontro all’ingovernabilità. Le alleanze saranno indispensabili dalla sinistra al centro. E voi, dissidenti, volete che il Pd non potendo avere il vostro appoggio concentri con scarso successo la sua ricerca di sostegno al centro, oppure capite che una sinistra forte e compatta può ottenere dal centro ulteriori appoggi opportuni ma non indispensabili?
Mi sembra assolutamente elementare quel poco che qui ho scritto, come sono altrettanto consapevole dei difetti caratteriali di Renzi, che in questo caso sembra però averli superati. L’appello di Veltroni e l’incarico a Fassino vi sembrano poca cosa? Riflettete e poi decidete. Guardate a Cuperlo: rappresenta esattamente quello che dovete fare nella storia della democrazia italiana.
Debbo ora fare un’ultima osservazione critica. Mi dispiace molto, anzi moltissimo perché riguarda due persone con le quali ho da tempo rapporti di grande amicizia.
Si tratta del presidente del Senato, Grasso, e della presidente della Camera, Boldrini. Grasso si sta proponendo come il nuovo leader della sinistra-sinistra; Laura Boldrini è sulla medesima posizione: non capisco bene come risolveranno il problema di presiedere in due un partito per ora fatto di schegge che unite insieme arrivano a stento a superare la soglia prevista per l’ingresso nelle Camere.
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La verità è che se vogliono far politica in prima persona debbono lasciare le cariche che ora stanno ricoprendo: chi presiede un’assemblea parlamentare deve essere assolutamente neutrale. Loro pensano di esserlo ed è una buona intenzione ma se ci fosse un contrasto politico non resisterebbero. Perciò prima si dimettono e meglio è.
 
 
L'intervento di Scalfari, con quella richiesta finale a Grasso e Boldrini di "dimissioni subito" è surreale nelle motivazioni e nell'analisi ma coerente e fatto su misura con l'obiettivo di serrare le fila, in modo molto sgarbato e violento, ma efficace secondo i canoni della guerra che Renzi ha imposto all'interno del partito.
Resta da capire perchè un anziano opinionista come Scalfari si presti a fare il lavoro sporco per conto di Renzi: probabilmente il gruppo editoriale con il quale si è immedesimato per tutta la vita lo ha incaricato di prendere il comando delle truppe in campo, senza gli indugi del passato.
 
L'editore Carlo De Benedetti è lo sponsor ufficiale di Renzi 2018, come già lo era stato nel corso della campagna referendaria del 2016. Se l'esito fosse come quello ...