Elezioni 2018

 

Verso le elezioni in Italia

 

Perchè De Benedetti attacca ScalfariRenzi

05-12-2017
 
 
Devo ammettere che la chiave di lettura del post "Renzi arruola Scalfari per minacciare Boldrini e Grasso" era parzialmente inesatta:
Resta da capire perchè un anziano opinionista come Scalfari si presti a fare il lavoro sporco per conto di Renzi: probabilmente il gruppo editoriale con il quale si è immedesimato per tutta la vita lo ha incaricato di prendere il comando delle truppe in campo, senza gli indugi del passato.
L'editore Carlo De Benedetti è lo sponsor ufficiale di Renzi 2018, come già lo era stato nel corso della campagna referendaria del 2016. Se l'esito fosse come quello ...
 
 
In quel momento Scalfari giocava a fianco di Renzi ma Carlo De Benedetti era contrario, molto contrario, al punto da doverlo far sapere a tutti, a scanso di equivoci, in una feroce intervista al Corriere della Sera, rilasciata dopo che Scalfari aveva dichiarato che tra Di Maio e Berlusconi avrebbe votato per il caimano.
 
L'intervista dell'Ingegnere ha fornito alcuni anelli mancanti per l'interpretazione degli avvenimenti degli ultimi mesi.
 

Alla fine dell'estate scorsa sembrava che Renzi fosse assediato da quanti gli chiedevano di farsi da parte nella corsa elettorale per lasciare il posto a Gentiloni o addirittura a Minniti.
La svolta nella gestione degli sbarchi dalla Libia veniva sbandierata come un successo del governo in carica. Se Gentiloni-Minniti sono stati capaci di fare bene, perchè Renzi non ne prende atto e si fa da parte, soprattutto per favorire un'alleanza con i frammenti alla sua sinistra ?
 
Renzi fiuta il pericolo e reagisce cercando di giocare d'anticipo. La legge elettorale è il banco di prova, il fronte avanzato della battaglia interna e per vincerla consegna il paese nelle mani di una pessima legge da cui, con il senno di poi, si capisce che avvantaggia il centrodestra.
In vista del voto in Sicilia, di cui ha già chiaro l'esito disastroso, Renzi cerca di costruirsi (o meglio, farsi costruire) l'immagine del nuovo, di chi ha capito ed è cambiato.
 
Il decennale della nascita del PD è l'occasione per provare a rendere credibile il "nuovo Renzi" ma solo Veltroni pateticamente abbocca. Qualcuno fa notare che l'assenza di Prodi rende poco credibile l'operazione di restyling, ci vuole qualcosa di più forte e clamoroso.
Renzi chiede aiuto a Scalfari il quale, come dirà poi De Benedetti, essendo vanitoso vede l'occasione per rimettersi in mostra, e fa sapere che Renzi lo chiama per chiedere consigli e questa sarebbe la prova che ha capito che "deve ascoltare" prima di decidere.
Tra i consigli che Renzi chiede a Scalfari c'è quello di aumentare il tasso di populismo della propaganda, perchè non si può lasciare agli altri la facile demagogia antisistema. Il fine giustifica il mezzo, soprattutto in campagna elettorale.
Ma resta da trovare l'argomento su cui lanciare l'offensiva: fatte le debite considerazioni, l'argomento piò consono a lanciare il nuovo corso renziano è quello delle banche, per togliersi di dosso la gabbia di Banca Etruria/Boschi/amico dei banchieri/
 
Renzi si consulta con Scalfari ed entrambi concordano che per rompere l'assedio bancario la migliore mossa è quella di indicare le responsabilità di Banca d'Italia nella gestione della vigilanza. A fine ottobre c'è il rinnovo del mandato al governatore Ignazio Visco, un evento rituale dall'esito già scontato, ma che non esclude la possibilità di lanciare qualche frecciatina. Scalfari dà il suo assenso ma gli chiede di fare molta attenzione su un argomento così delicato.
Il boss del PD lo rassicura ma poi fa di testa sua, con la mozione antiVisco che scatena il putiferio e costringe Scalfari a dire che Renzi ha bisogno della neuro.
 
Per qualche giorno Renzi appare come rinato in un mondo parallelo "io sto con i risparmiatori e contro i burocrati che non hanno vigilato", ma poi arriva la batosta siciliana che crea nello scenario politico la novità dello scontro tra destra e 5Stelle, con il PD di Renzi a guardare ai margini, a rischio di essere ininfluente.
 
Di fronte a questo pericolo mortale Scalfari non esita a dichiarare che in una ipotesi di alternativa tra Di Maio e il Cavaliere lui si schiera con quest'ultimo.
 
Non è un gioco della torre, come qualcuno vorrebbe far credere, ma una strategia elettorale ben precisa: il pericolo sono i populisti e bisogna fare qualunque cosa per fermarli, alias un governo Berlusconi-Renzi.
 
L'Ingegnere Carlo De Benedetti la pensa molto diversamente, a lui piace Gentiloni e non per simpatia personale ma per calcolo politico: Renzi non potrà mai far rinascere un centro-sinistra come quello di Prodi e si illude chi pensa di condizionarlo.
Il compromesso, difficile ma non impossibile, potrebbe essere quello di un Gentiloni che la smette di fare il maggiordomo alla corte di Firenze e si assumesse l'onore di ricompattare le truppe disperse.
 
Ma per far questo dovrebbe prima chiedere una consulenza a quel "vanitoso" di Eugenio Scalfari.
 
 

De Benedetti: «Renzi delude, bene Gentiloni. Potrei votare scheda bianca»

di Aldo Cazzullo


Allora perché Scalfari lo voterebbe?
«Scalfari è stato talmente un grande nell’inventare Repubblica e uno stile di giornale che farebbe meglio a preservare il suo passato».
Sta dicendo che ha avuto un lapsus?
«Penso l’abbia fatto per vanità, per riconquistare la scena. Ma è stato un pugno nello stomaco per gran parte dei lettori di Repubblica, me compreso. Berlusconi è un condannato in via definitiva per evasione fiscale e corruzione della giustizia. Se non fosse per l’età, sarebbe un endorsement sorprendente per uno come Scalfari che ha predicato, sia pure in modo politicamente assai cangiante, la morale».
C’è stata una frattura personale tra lei e il fondatore?
«Penso che la risposta di Scalfari abbia gravemente nuociuto al giornale».
Renzi l’ha delusa?
«Renzi ha deluso non solo me, ma tantissimi italiani. È stato un elemento di novità e freschezza, e ha fatto bene il primo ministro. Ma ha sbagliato sul referendum, e soprattutto ha sbagliato dopo a non trarne le conseguenze».
Cosa avrebbe dovuto fare?
«Prendersi due o tre anni di pausa. Andare in America, studiare, imparare, conoscere il mondo. Magari l’avrebbero richiamato a furor di popolo. Invece ha avuto l’ansia di chi si dimette ma non vede l’ora di ricominciare».
Chi dovrebbe essere il candidato premier del Pd?
«Il candidato naturale è Gentiloni. Ne abbiamo un gran bisogno. È stato un calmante nell’isteria della politica renziana. È uno che fa le cose, e ha con sé molti ministri competenti: Padoan, Calenda, Minniti, Delrio, Franceschini e altri ancora. Spero che, a dispetto dei sondaggi, possano continuare».
Come giudica i grillini?
«Conosco solo la Appendino: una brava signora, ordinata, che si impegna; ma non mi pare che Torino stia meglio di prima. Nelle città che amministrano, da Livorno a Roma, i 5 Stelle hanno dato sempre prova di inesperienza, e talora di incapacità».
Lei voterà Pd?
«Non è detto. Potrei votare scheda bianca».
Come mai?
«La sinistra avrebbe davanti una grande occasione. Alla fine della crisi dei dieci anni, il capitale ha vinto (basti pensare alle Borse) e il lavoro ha perso. La sinistra dovrebbe riscattare questa sconfitta. Ma per farlo ha la necessità di affrontare in modo nuovo le due grandi questioni del nostro tempo: le disuguaglianze e l’immigrazione. Nel mondo ci sono due miliardi di millennial: la politica deve dare loro una speranza. Ma non vedo una riflessione seria su questo, tanto meno in Italia. Vedo la ricerca di una scorciatoia, sia da parte del populismo becero di Salvini, sia da parte del populismo intelligente di Renzi».
Renzi è populista?
«Una spruzzata di populismo è necessaria, per attirare l’attenzione degli elettori. Ma dietro ci dev’essere un nocciolo duro di pensiero e di progetto; che nel Pd di Renzi mi pare assente».
 
 

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Renzi arruola Scalfari per minacciare Boldrini e Grasso

 15-11-2017

Le dinamiche della politica italiana dopo il voto siciliano hanno preso un'accelerata, come era prevedibile, nonostante il tentativo di Renzi di ridimensionare la portata della sconfitta subita.
Paradossalmente l'esito disastroso del PD ha rinforzato la posizione del segretario all'interno del partito, almeno per il momento, mentre fuori sono sempre più quelli che prendono le distanze, a cominciare addirittura dai  presidenti dei due rami del parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini, che per questo motivo vengono accusati dal partito di governo di non essere allineati e quindi non più degni dei loro incarichi.
Ma all'improvviso, mentre il vento sembra soffiare impetuoso contro Renzi, arriva il sostegno (inaspettato?) di Eugenio Scalfari, ancora considerato un opinion maker di rilievo nelle diverse varianti del centrosinistra.
 
L'ex direttore di Repubblica da molto tempo si dedica a scrivere editoriali per la lettura domenicale, una sorta di predica politica più o meno ascoltata come si conviene alle prediche dei sacerdoti.
 
Questa volta invece ha scritto di martedì, all'indomani della direzione del PD che secondo alcuni, tra cui Scalfari, avrebbe segnato la "svolta" dopo la batosta elettorale, il "sincero" ravvedimento di Renzi e l'accettazione di ampie alleanze persino con Bersani-D'Alema, purchè senza richieste di abiure.
In sintesi il ragionamento della maggioranza del PD è che l'affermazione del centrodestra e il rafforzamento dei 5Stelle marginalizza il partito di governo in qualsiasi scenario elettorale, rendendolo inutile a qualsiasi soluzione possibile nel dopo-voto, perchè anche l'ipotesi di una rottura Berlusconi Salvini renderebbe impossibile l'alleanza di governo con un PDRenzi ridotto ai minimi termini.
Inoltre, se i 5Stelle dovessero confermarsi primo partito, si creerebbe un imbarazzo istituzionale di non poco conto tra il Presidente Mattarella e il nuovo Parlamento.
 
Per questo tutti quelli che "affiancano" il PD hanno iniziato a suonare le sirene d'allarme e a mobilitare anche i "riservisti" come si conviene nei momenti di massimo pericolo, capeggiati dal Veltroni "che non fa più politica" e forse dal comandante supremo in pensione Romano Prodi. 
Piero Fassino, "rottamato" prima da Renzi e poi dai torinesi, è stato incaricato di "tessere la rete di contatti" per convincere la sinistra a rientrare nel PD: immagino come si senta motivato un Prodi o un Bersani a rientrare nei ranghi dopo un colloquio con il sottotenente Fassino, condito con la promessa di approvare lo ius solis che interessa a ben pochi ma sembra sia diventato l'emblema di qualsiasi futura alleanza. 
 
Eugenio Scalfari ha risposto all'appello senza aspettare la domenica, perchè c'è fretta di riorganizzare le truppe disorientate, soprattutto dopo l'uno-due di Grasso e Boldrini, che un tempo erano simboli istituzionali della lotta al populismo ed ora sono pericolosi nemici.
 
La predica di Scalfari si avvale di dogmi inconfutabili, di cui una parte discende direttamente dalla liturgia renziana.
 
 
il discorso di Renzi (...) e le sue «ferme credenze» sono state queste.
1. Nella situazione attuale occorre che tutta la sinistra sia unita e chi è uscito dal partito rientri.
2. Non parliamo di quanto è accaduto negli anni precedenti.
3. Se in un momento difficile i dirigenti ritornano, compiranno un atto molto utile non solo per il partito ma per l’Italia e anche perfino per l’Europa.
4. Dal loro rientro in poi discuteremo insieme la linea futura, la campagna elettorale che condurremo nei prossimi mesi, quello che nel frattempo faremo e diremo.
5. Non ci chiedano però l’abiura rispetto a quello che abbiamo fatto finora. Avremo pur compiuto qualche errore perché la perfezione non esiste nel mondo, ma sono stati errori marginali. Comunque d’ora in avanti discuteremo la linea e l’attueremo insieme.
.......
La notizia che fuori discorso Renzi ha dato è una sua dimostrazione di buona fede e di forte desiderio che il rientro dei dissidenti avvenga: è stato incaricato Piero Fassino di trattare con loro le modalità del rientro e il merito dei temi che saranno discussi e sui quali i rientrati avranno il loro peso indipendentemente dal loro numero.
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Gli uomini democratici debbono ricostruire la sinistra. Stiamo andando incontro all’ingovernabilità. Le alleanze saranno indispensabili dalla sinistra al centro. E voi, dissidenti, volete che il Pd non potendo avere il vostro appoggio concentri con scarso successo la sua ricerca di sostegno al centro, oppure capite che una sinistra forte e compatta può ottenere dal centro ulteriori appoggi opportuni ma non indispensabili?
Mi sembra assolutamente elementare quel poco che qui ho scritto, come sono altrettanto consapevole dei difetti caratteriali di Renzi, che in questo caso sembra però averli superati. L’appello di Veltroni e l’incarico a Fassino vi sembrano poca cosa? Riflettete e poi decidete. Guardate a Cuperlo: rappresenta esattamente quello che dovete fare nella storia della democrazia italiana.
Debbo ora fare un’ultima osservazione critica. Mi dispiace molto, anzi moltissimo perché riguarda due persone con le quali ho da tempo rapporti di grande amicizia.
Si tratta del presidente del Senato, Grasso, e della presidente della Camera, Boldrini. Grasso si sta proponendo come il nuovo leader della sinistra-sinistra; Laura Boldrini è sulla medesima posizione: non capisco bene come risolveranno il problema di presiedere in due un partito per ora fatto di schegge che unite insieme arrivano a stento a superare la soglia prevista per l’ingresso nelle Camere.
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La verità è che se vogliono far politica in prima persona debbono lasciare le cariche che ora stanno ricoprendo: chi presiede un’assemblea parlamentare deve essere assolutamente neutrale. Loro pensano di esserlo ed è una buona intenzione ma se ci fosse un contrasto politico non resisterebbero. Perciò prima si dimettono e meglio è.
 
 
L'intervento di Scalfari, con quella richiesta finale a Grasso e Boldrini di "dimissioni subito" è surreale nelle motivazioni e nell'analisi ma coerente e fatto su misura con l'obiettivo di serrare le fila, in modo molto sgarbato e violento, ma efficace secondo i canoni della guerra che Renzi ha imposto all'interno del partito.
Resta da capire perchè un anziano opinionista come Scalfari si presti a fare il lavoro sporco per conto di Renzi: probabilmente il gruppo editoriale con il quale si è immedesimato per tutta la vita lo ha incaricato di prendere il comando delle truppe in campo, senza gli indugi del passato.
 
L'editore Carlo De Benedetti è lo sponsor ufficiale di Renzi 2018, come già lo era stato nel corso della campagna referendaria del 2016. Se l'esito fosse come quello ...