Dall'Afghanistan uno schiaffone a Firenze

 

Le bugie dei politici non fanno notizia, perché sono la norma. Dovrebbe quindi essere una non-notizia il mancato rispetto degli impegni che Renzi si era preso sul ritiro delle truppe italiane in Afghanistan. Ce ne andremo entro giugno 2015, ma poi "ancora pochi mesi e ce ne andremo", e a ottobre ancora "pochi mesi".

Sommando i pochi mesi si arriverà al 2023. Una banale domanda, che Renzi non si pone e a cui in ogni caso non risponderebbe: "Cosa diavolo pensi che possa cambiare in "pochi mesi" in Afghanistan, dopo che per quasi 15 anni non è cambiato nulla, se non il numero dei morti ?". Forse Obama gli ha rivelato qualche verità sconvolgente per convincerlo a restare "pochi mesi" nel mattatoio afghano? un'arma segreta per annientare i Talebani e riprendere il controllo della situazione ? Le notizie che arrivano da Kabul sono di tutt'altro segno: il governo è debole, diviso, corrotto e non riesce ad avere il consenso oltre la regione della capitale. Lo scenario geopolitico è addirittura peggiorato, perché lo scontro USA-Russia e il casinò mediorientale rendono ancora più difficile trovare mediazioni e anzi esaltano l'instabilità della faglia afghana.

Nessun politico serio dovrebbe sottovalutare i rischi di guerra che provengono da quella parte del mondo e per questo nessun politico serio dovrebbe fare dichiarazioni estemporanee e ondivaghe. La verità è che Renzi ha accettato di prendere schiaffi in Afghanistan per fini meno nobili, che sono gli stessi di quelli che lo stuzzicano ad "intervenire" in Iraq o in Siria o in Libia. Consumata la favola delle missioni umanitarie, l'interventismo nelle guerre locali, sempre più globali, si giustifica solo per motivi di spartizione di affari di ogni risma, cioè buone ragioni per accettare di prendere uno schiaffone alla propria credibilità.

L'Afghanistan per Renzi è un EXPO che non chiude mai.

Aggiungi Commento

Loading