Grillo restituisce voti all'astensione

Il vero dato politico delle elezioni comunali - e in particolare il risultato di Roma - è che l'astensione prende il sopravvento, abbandona il tentativo di farsi rappresentare dal M5S, costringe i partiti di maggioranza a "confrontarsi" in una dimensione surreale.

A Roma, per diventare il futuro sindaco della Capitale, basterà il 25% dei voti effettivi. Tre cittadini su 4 a Roma non si sentiranno rappresentati da chi li dovrà guidare per 5 anni in una congiuntura terribile.

Se Marino, ad esempio (probabile futuro sindaco) dovesse essere costretto (come probabile) ad aumentare le tasse locali anche di un solo centesimo, si dovrà scontrare con il 75% che non lo ha votato e con i partiti (PDL e M5S) che da sponde opposte faranno il tiro al piccione.

Altro che la "resurrezione" del PD! Nè il PD, nè il PDL intercettano i voti in uscita da Grillo, che vanno ad allargare l'area della protesta astensionistica.  Il ceto politico tradizionale e i suoi massmedia, nell'interpretare i risultati elettorali con la solita superficialità, darà l'ennesima riprova di miopia: ricordate quando a Natale, dopo le primarie del PD, tutti osannavano Bersani come futuro vincitore e grande stratega del  centrosinistra? 

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