L'America è colpevole

 

L'America si scuote dopo la sentenza di assoluzione di Zimmerman dall'accusa di omicidio del giovane nero Trayvon Martin, diciassette anni.

Uccidere per difendersi, anche nelle condizioni più evidenti di assenza di pericolo, non è reato. Se poi la vittima è un giovane nero, che cammina incappucciato di notte nelle vicinanze di un residence di bianchi ....

La sentenza di assoluzione di Zimmermann non fa una piega, dal punto di vista della legge USA. La difesa del vigilantes omicida ha inoltre dimostrato che non era da escludere che Trayvon non abbia aggredito Zimmerman, essendo un giovane dedito alla marjuana e non disdegnava fotografarsi con una pistola in mano (foto rinvenute sul cellulare di Trayvon).

Chi ha ucciso Trayvon Martin è la stessa legge che avrebbe dovuto giudicare la sua morte, quella legge che consente a chiunque di armarsi e, se sei un "vigilantes", di sparare per primo, sentendosi minacciato da qualcuno, e se quel qualcuno non riesce a dimostrare di non avere aggredito (perchè morto ammazzato) l'assassino può farla franca.

La sentenza Zimmerman dovrebbe, per l'ennesima volta, aprire gli occhi sul sistema americano di legittimazione del possesso e uso delle armi, la cultura del farsi giustizia.

Una battaglia che Obama ha già perso, e che gran parte degli americani non ha intenzione di combattere.

Trayvon Martin è morto perchè un nero incappucciato, di notte, è sempre sospetto; il suo assassino è stato assolto perchè uccidere per difendersi da una possibile aggressione da parte di un giovane nero incappucciato di notte non è reato. Nell'assurda sentenza Zimmerman c'entra il razzismo ma soprattutto la mostruosa cultura di guerra e morte che la società americana pratica o tollera.

 

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