Omicidio Regeni, Anonimo rilancia l'accusa ai servizi segreti mentre ENI annuncia di aver trovato altro gas in Egitto

 Una casuale coincidenza ha voluto che nello stesso giorno in cui  l'ENI annunciava la scoperta di un altro grande giacimento di gas  a 12 chilometri dalla costa dell'Egitto, la Repubblica ha diffuso    un'inchiesta sull'omicidio di Giulio Regeni condotta sulla base di  un dossier inviato da un Anonimo  che conferma e dettaglia  la  precedente lettera di un altro (o medesimo ?) Anonimo  (https://www.menoopiu.it/post/La-verita-vera-sullomicidio-Regeni)  e avvicina ulteriormente la scoperta della verità.

http://www.repubblica.it/esteri/2016/06/09/news/la_faida_tra_servizi_dietro_la_fine_di_regeni_accanto_al_corpo_una_coperta_militare-141606948

 Nel dossier presentato dai giornalisti Carlo Bonini, Giuliano Foschini e Fabio Tonacci  si consolidano alcune verità:

1) Giulio Regeni sarebbe stato spiato fin dal suo arrivo al Cairo (settembre 2015). Qualcuno dall'Inghilterra aveva avvisato i servizi egiziani ?

2) La gestione del dossier su Giulio Regeni sarebbe statta al centro di una faida interna ai servizi di sicurezza - polizia contro militari, con questi ultimi nella parte dei duri che alla fine avrebbero assassinato il giovane ricercatore.

3) Il ritrovamento del corpo martoriato di Giulio con vicina una coperta militare (particolare inedito finora taciuto ) sarebbe stato un avvertimento/denuncia ad al Sisi da parte del servizio di sicurezza "civile"e un segno di accusa per quello militare.

4) nel reportage di Repubblica  il ruolo di al Sisi sembra quello della bella statuina, in balia dei suoi apparati e delle loro faide interne, un'ipotesi che già circola da mesi nelle stanze del potere al Cairo. E' un tentativo di decolpevolizzare il dittatore e in qualche modo riabilitarlo come interlocutore bisognoso di assistenza da parte dei paesi occidentali?

A lato dell'inchiesta di Repubblica si sviluppa l'ipotesi inquietante che Giulio Regeni sarebbe stato mandato allo sbaraglio - più o meno consapevolmente - dai servizi inglesi ;  perchè i docenti universitari di Cambridge che lo avevano accreditato per la ricerca a il Cairo si sono rifiutati di rispondere alle domande dei magistrati italiani?

Alcuni passi dell'inchiesta di Repubblica: 

 "Subito dopo il suo ingresso nel Paese - si legge nell'incarto recapitato alla nostra ambasciata in Svizzera - la Sicurezza Nazionale (il Servizio segreto civile, ndr) apre il fascicolo numero "333//01 intelligence anno 2015", il cui supervisore è l'allora Capo del Servizio, il generale Salah Hegazy (...)"

 "Spionaggio per conto di Italia e Gran Bretagna. Istigazione ad assassinare il presidente della Repubblica e autorevoli personalità dello Stato. Istigazione al sabotaggio e lo sciopero al fine di bloccare il ciclo produttivo. Manipolazione dell'immagine e dell'azione operaia in Egitto. Perpetrazione di azioni specifiche al fine di suscitare conflitti tra le fila operaie, creare disordine all'interno del Paese nonché calunniare l'Egitto con l'accusa di guidare il terrorismo. Istigazione degli operai a manifestare contro la legge e le istituzioni al fine di sovvertire il governo". Una costruzione paranoica che conosce il suo culmine quando Giulio entra in contatto con un ragazzo....

Il 19 dicembre del 2015, il generale Salah Hegazi viene rimosso dall'incarico di Capo della Sicurezza Nazionale e sostituito dal generale Mohammed Shaarawi. Pagherebbe due colpe. La pigrizia con cui ha gestito il fascicolo Regeni, ma soprattutto la decisione di sollevare dall'incarico il maggiore che ha scoperto il contatto tra Giulio e Whalid, il ragazzo che del generale è parente. L'ufficiale defenestrato si lamenta infatti con il generale Abbas Kamil, uno degli uomini più potenti del Regime, capo dello staff di Al Sisi e suo potente braccio destro. E Kamil reagisce. "Dispone - si legge nel dossier - che il fascicolo Regeni venga trasferito dalla Sicurezza Nazionale alla direzione dei Servizi segreti Militari, sotto il controllo del generale Mahmud Farj al Shihat" ... 

Il Boia si mette a lavoro su Giulio che, ignaro, è in Italia per le vacanze di Natale. Al Cairo, scoppia l'inferno tra la Sicurezza Nazionale e i Servizi Militari, che ormai si contendono il giovane ricercatore italiano come un trofeo che dà corpo a tutte le paranoie del regime. Lo Spionaggio esterno e il Nemico interno. Il ministro dell'Interno Abdel Ghaffar entra nella contesa. Con una lettera inviata ad Al Sisi (di cui il dossier riporta quello che ne sarebbe il testo), denuncia il "trasferimento illegale della pratica", l'"umiliazione" della Sicurezza Nazionale e del suo lavoro che "ha consentito di sollevare il coperchio sul ragazzo italiano e sulla rete cospiratrice a cui era collegato" e chiede che il caso venga restituito alla Sicurezza Nazionale.

Sappiamo che Giulio muore nelle 48 ore precedenti il suo ritrovamento, nella tarda mattinata del 3 febbraio. Ma perché far ritrovare il corpo? È ancora il dossier - ma non solo, come vedremo - a fornire ora una risposta plausibile. "All'alba del 3 febbraio, i Servizi segreti Militari consegnano il cadavere di Regeni alla Sicurezza Nazionale, ordinando di affrettarsi a seppellirlo con i suoi effetti personali in un'area del quartiere 6 Ottobre utilizzata dalla Polizia per far scomparire i sequestrati illegalmente e gli ignoti". Ma l'ordine non viene eseguito come i Servizi Militari vorrebbero. "Quella mattina, all'alba, il responsabile della struttura della Sicurezza Nazionale nella zona 6 ottobre raggiunge telefonicamente il generale Shaarawy. Lo informa dell'accaduto e dell'ordine ricevuto. Il generale Sharaawy si oppone e ordina al suo ufficiale di liberarsi rapidamente del corpo abbandonandolo in un luogo allo scoperto, in una delle strade desertiche vicine alla struttura in cui era stato consegnato dai Servizi Militari, di conservarne gli effetti personali e di recarsi personalmente nel suo ufficio per consegnarglieli. Lo stesso Sharaawy riferirà poi al ministro dell'Interno Ghaffar, informandolo di aver disposto la custodia degli effetti personali di Regeni in una cassaforte della Sicurezza Nazionale".

...Lo spaccato della resa dei conti interna al Regime si sovrappone come un calco a quanto, proprio in quei giorni, si legge nell'analisi ("The Egyptian media, the Conflict of Agencies and the President") di un autorevole think-tank come il "Washington Institute for near Policy". "Con la presa del Potere da parte di Al Sisi è ripreso il conflitto tra i Servizi segreti del Paese. La Sicurezza Nazionale tenta di recuperare il dominio che ha avuto nell'era di Mubarak. Il Servizio Militare, di cui Al Sisi è stato direttore e con cui ha stretti legami, lotta per evitare che non si pongano le condizioni per un nuovo Mubarak e una nuova Rivoluzione (...) È un conflitto non più nascosto. Bisognerà capire quanto in profondità si spingerà".

È in quella settimana di marzo, dunque, che, al Cairo, la verità su Regeni diventa un lusso che nessuno può più in alcun modo permettersi. "Shaarawy - scrive l'Anonimo - ha ora in mano anche la registrazione della riunione con il ministro e con Abbas Kamil". Ricatto chiama ricatto. Tutti colpevoli e dunque nessun colpevole. .."

Come presentare questa verità al governo e all'opinione pubblica italiana ? senza pregiudicare gli equilibri interni al sistema di potere egiziano ?  Ecco che si fa strada un'ipotesi che consentirebbe di superare lo stallo diplomatico senza togliere quasi nulla alla verità vera.

L'annuncio della scoperta del giacimento dell'ENI, che in teoria avrebbe dovuto sospendere le sue attività fino a quando l'Egitto non avesse fatto piena luce sull'omicidio di Giulio Regeni, sembra essere un messaggio trasversale ad Al Sisi: "nella faida tra i tuoi servizi ti conviene far emergere la verità, fare la parte di quello che è stato messo in mezzo suo malgrado, sacrificare la testa di qualche vertice dell'apparato militare, riconoscendone la responsabilità dell'omicidio, e consentire quindi di ripristinare le relazione d'affari precedenti. Noi siamo pronti, ce n'è in abbondanza per tutti ". La coincidenza è casuale.

 

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