Omicidio Regeni: la nuova versione non ufficiale

Il Ministro degli Interni egiziano Magdy Abdel Ghaffer ha messo in dubbio la versione ufficiale sulla morte di Giulio Regeni, versione da lui stesso fornita 24 ore prima, che attribuiva ad una "banda di sequestratori travestiti da poliziotti" l'uccisione del giovane italiano.

La nuova versione, per bocca del portavoce del ministro, è che la dinamica dell'omicidio "non è ancora del tutto chiara" e il ritrovamento dei documenti personali di Giulio "non significa che i membri della banda (5 uccisi dalla polizia) fossero i sequestratori e assassini del ricercatore italiano".

In sintesi, l'incapace ministro di Al-Sisi ha dovuto prendere atto che la menzogna con cui si é cercato di chiudere il caso è troppo grossolana, incredibile e umiliante e quindi è meglio cambiarla con un'altra.

Ma a questo punto ci sono due ulteriori bugie da spiegare: chi sono i 5 egiziani uccisi dalla polizia ? Dove sono stati trovati i documenti di Giulio e chi li aveva occultati / conservati ?

La nuova versione deve partire da queste due domande e dovrebbe essere più accettabile per il governo Renzi.

Proviamo a comporla: i cinque uccisi non erano una banda di delinquenti ma erano il gruppo al servizio di apparati di polizia, che ha ucciso Giulio Regeni, e i documenti ritrovati erano custoditi dai loro committenti. I cinque sono stati giustiziati sommariamente, per far sparire le prove / testimonianze e per trasformare la loro esecuzione in gesto "riparatorio" per il crimine commesso: il ministro Ghaffer potrà affermare che erano "violenti e incontrollabili", magari anche al servizio di forze contrarie al governo.

Erano uomini dell'apparato di terrore di al-Sisi, sono stati giustiziati per ordine del loro stesso capo, il caso è chiuso.

Questa macabra verità potrebbe essere più "gestibile", ma non è detto che gli egiziani siano disposti ad ammetterla.

 P.S. : Anche il giornale La Repubblica (nuovo corso renziano) ha collezionato una brutta figura, dopo che il suo direttore Mario Calabresi si era speso in prima persona per concordare un'intervista che serviva ad accreditare l'immagine di un Al-Sisi addolorato per la morte di Giulio e deciso a trovare la verità sull'omicidio.  

 

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