BREXIT, TANTO RUMORE PER NULLA

Il caos regna sovrano in Gran Bretagna, a due settimane dallo scadere del termine fissato per uscire dall'Europa, ma si tratta solo di apparenze.

Da mesi  a Westminster i deputati di tutti gli schieramenti votano contro le proposte di Theresa May, bocciando le sue varie versioni dell'accordo con la commissione europea sulle modalità di uscita della Gran Bretagna dall'Unione e sulle regole doganali che dovranno subentrare. L'ultimo voto ha stabilito che comunque un accordo sulla brexit va trovato, ma quando e come nessuno lo sa.

La verità è che tutti, al di la e al di qua della Manica, giocano a far passare più tempo possibile, oltrepassando il limite del 29 marzo fissato dai trattati sottoscritti da tutti. 

Il dubbio è se lo slittamento sarà breve (non oltre giugno  prossimo) o indefinito (fino al 2020) in modo da far passare le elezioni europee (e i britannici parteciperanno ?) e lasciare la patata bollente ai futuri vincitori e magari trovare il modo di fare un nuovo referendum, alla faccia di chi pensava di aver votato per una soluzione controversa ma chiara ed inequivocabile.

Tra dodici mesi la brexit verrà rimessa in discussione, si farà un accordo commerciale buono per tutti e piano piano si tornerà a parlare del ritorno in Europa della Gran Bretagna, a piccoli passi, senza fare troppo rumore, con la benedizione congiunta del sindaco di Londra e dei banchieri  della City.

 

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