CASO HUAWEI, LA CINA MINACCIA IL CANADA (E NON SOLO)

L'arresto di Meng Wanzhou, manager e figlia del fondatore di Huawei, scompare dalle prime pagine dei media ma il caso è lungi dall'essere risolto, anzi si aggrava.

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Dopo il 6 dicembre, la polizia cinese ha arrestato tre cittadini canadesi, i primi due sono tipici rappresentanti della rete di affari e diplomazia di cui la Cina va orgogliosa, del terzo non si conoscono le generalità. Per tutti è evidente la matrice ritorsiva degli arresti, avvenuti mentre è ancora in giudicato la richiesta di estradizione dal Canada agli USA, anche se Meng è stata scarcerata dietro cauzione. Il giudizio è atteso per il 6 febbraio, una data che alla luce delle diverse interpretazioni, può essere considerata vicina o tremendamente lontana.

Dopo la scarcerazione, i toni "dialoganti" della stampa ufficiale cinese avevano fatto credere che il caso Meng-Huawei avesse trovato il giusto binario per risolversi, tenendo anche conto della cornice della tregua di 90 giorni concordata da Trump e Xi Jinping al G20 per trovare un accordo sulla guerra dei dazi commerciali.

Ma un editoriale di Global Times, Canada will pay for its bad behavior, rompe il silenzio diplomatico e preannuncia un'escalation di minacce e azioni che dovrebbero "far capire" al Canada e soprattutto agli USA che la soluzione va concordata prima dell'udienza di estradizione, e che l'unica mediazione possibile è data dalla rinuncia da parte americana o dalla garanzia che il giudice canadese non la conceda.

"Canada is taking a tougher stance. On one hand, its Foreign Minister Chrystia Freeland on Friday called for the immediate release of two Canadians lawfully detained in China. On the other hand, she claimed that "Canada is conducting a fair, unbiased and transparent legal proceeding with respect to Meng Wanzhou, Huawei's chief financial officer; Canada respects its international commitments, including by honoring its extradition treaty with the US." Canada will seek further support from its allies in the coming days, said Freeland on Saturday. (...)

Canada is an accomplice in the US violation of the international business order. While claiming devotion and innocence in defending the rule of law, it is taking unreasonable and unscrupulous actions against China. Canada certainly will pay for this.

Canada will never get sincere support from international society. No country is so foolish as to not understand the real situation.

China's diplomatic wisdom will be tested after the Huawei case. China should neither overreact, nor be soft in counterattacking the most active countries of the "Five Eyes" intelligence alliance, namely Australia, Canada, New Zealand, the UK and the US.

China will make Canada pay the price if it extradites Meng to the US so as to demonstrate to the world the cost of helping Washington harm China.

 

A quale "prezzo" allude l'organo del regime cinese ? A quello delle case di lusso di Vancouver, acquistate negli scorsi anni dai ricchi cinesi in cerca di investimenti e di rifugi per le ricchezze accumulate grazie al Partito? Oppure alla chiusura degli scambi economici ? Oppure a ritorsioni violente, o azioni di hackeraggio ?

L'arresto di Meng Wanzhou è solo l'inizio di una guerra dalle imprevedibili conseguenze, come titola SCMP "Sabrina Meng Wanzhou’s arrest is just a taste of the US-China battle to come", una guerra giustificata dal primato del dominio tecnologico del 5G da cui dipendono le telecomunicazioni e le infrastrutture civili, commerciali e militari del prossimo decennio.

Chiedendo e consentendo l'arresto di Meng Wanzhou, gli USA hanno palesemente compiuto un atto di pirateria internazionale e lo hanno fatto nel modo peggiore e grossolano, ma è altrettanto vero che la Cina si è spinta ben oltre il consentito con l'invasione tecnologica dei suoi prodotti, basata su concorrenza sleale, corruzione e furto di segreti industriali.

da SCMP :

... In August, the Trump administration signed a bill banning government use of Huawei and ZTE technology as part of its broader Defence Authorisation Act.

The Five Eyes network is reaching out to other US allies, including Japan, Germany and France, and it is to be expected that more countries will join the US-led alliance against Huawei and ZTE.

This all goes to show how the escalating competition between the US and China on technology and economic matters will have all sorts of unintended consequences for global diplomacy.

Asian countries, such as India, South Korea, Indonesia, the Philippines, Thailand, Malaysia, and Vietnam – all of which have strong security ties to the US and strong economic ones to China – will be forced to make uncomfortable choices.

This is just the latest example of how economic competition between the world’s two biggest economies is escalating into a greater rivalry in the strategic and security arenas.

It may seem that Meng’s case is just part of the US-China competition for technological supremacy. But it is also part of something deeper: an intensifying rivalry between two spheres of influence that stretches across the world, the likes of which has not been seen since the height of the cold war.

 

Come in tutte le guerre, le parti in causa chiedono agli altri di schierarsi e di combattere senza chiedersi troppi perché. Simili richieste in genere sfociano in disastri collettivi.

 

 

Commenti (2) -

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