Come Virginia Raggi farà perdere le prossime elezioni ai 5Stelle

La sindaca di Roma Virginia Raggi sarà la protagonista degli spot elettorali più efficaci della prossima campagna elettorale. Matteo Renzi non poteva aspettarsi miglior regalo per cercare di realizzare la sua strategia di ritorno al Potere.

 

E' stato un anno di "giostra continua" per la giunta Cinque Stelle di Roma, assessori e manager che escono ed entrano, inchieste giudiziarie e giornalistiche, errori confessati e promesse non (ancora) mantenute.

Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono davvero rincitrulliti a tal punto da non capire che la Raggi non è in grado di gestire la complessa e drammatica situazione romana, oppure sono prigionieri delle scelte sbagliate di otto mesi fa, quando potevano scaricare la sindaca  pagando un prezzo molto minore di quello che dovranno subire alla vigilia delle prossime elezioni nazionali?

I due strateghi del M5S, dopo lo scoppio dello scandalo Marra e quando i dubbi iniziavano a diventare certezze, potevano dare una svolta, ammettere gli errori e cercare di cambiare il corso delle vicende.

Non lo fecero: erano convinti che si sarebbe andati al voto anticipato entro giugno e che le dimissioni della Raggi avrebbero rappresentato un fardello troppo grande da sopportare a distanza così ravvicinata. Meglio tirare a campare e regolare i conti dopo, sperando che la situazione non peggiorasse.

Il calcolo si é rivelato sbagliato, perché Renzi non é riuscito a far cadere Gentiloni e nel frattempo i problemi di Roma si sono aggravati, fino al caos di questo agosto torrido, con le cronache che ripropongono scontri e dimissioni, la Raggi che sfodera un decisionismo imbarazzante mentre quasi tutto gli brucia attorno.

E questo è soltanto l'anticipo di quello che accadrà mano a mano che si avvicinerà l'inizio ufficiale della campagna elettorale. 

Non è necessario essere grandi strateghi della politica per immaginare la scena dei prossimi mesi.

1) La situazione di degrado e paralisi di Roma non migliorerà. La pur sacrosanta constatazione che in poco tempo non si risana una situazione ventennale di debiti e corruzione sarà sempre meno proponibile di fronte all'opinione pubblica, che in massa aveva sperato nel voto di cambiamento del 2016.

2) Le prossime elezioni di marzo 2018, stante la legge elettorale attuale a carattere proporzionale, saranno vinte da chi riuscirà a piazzarsi come primo partito in termini di voti. Se i CinqueStelle prendono un voto in più del PD o di Forza Italia, potranno dire di aver vinto, anche se non potranno fare alcuna alleanza di governo. Renzi sarebbe costretto a fare l'inciucio con Berlusconi e questo basterebbe a Grillo per cantare vittoria e fare un'opposizione ancora più dura. 

Ma se Renzi dovesse prendere più voti di Grillo lo scenario sarebbe diverso, perché potrebbe presentarsi lui come il vincitore legittimato dal popolo anche nel caso probabile che utilizzi i voti per fare un governo con Berlusconi, nel qual caso non sarebbe visto come un inciucio ma come il male minore e necessario per dare un governo all'Italia.

3) Tutto si gioca su un pugno di voti in più o in meno ed è per questo che la situazione di Roma diventa l'ago della bilancia, perché in grado di spostare centinaia di migliaia di voti decisivi. Se i CinqueStelle arrivano ad un mese dal voto con la sindaca Raggi ancora sotto assedio, sia mediatico che giudiziario e magari anche sociale, per Renzi la vittoria è assicurata. Basterà sommare agli errori della Raggi qualche iniziativa eclatante, come ad esempio gli scioperi dei trasporti, l'immondizia sui marciapiedi, qualche altro assessore o dirigente dimissionario o indagato ecc ecc.

Forse ormai i 5S non hanno più tempo per liberarsi di Virginia Raggi e delle conseguenze che si preannunciano, ma non sarebbe tardi invece per iniziare una seria riflessione sui limiti dell'esperienza romana che al di là di tutto non sono imputabili solo alla sindaca bensì ad una mancanza di idee su un problema che riguarda l'intera nazione: come si fa a governare la cosa pubblica al Campidoglio o a Palazzo Chigi quando si è sommersi dai debiti e con una rete vasta ed invisibile di corruzione ? Questa domanda, che non ha risposte facili e scontate, non dovrebbe essere elusa e soverchiata dagli slogan elettorali, ma posta al centro della riflessione della gente: più crescita uguale più debiti e quindi più tasse ? ma per far questo è necessario avere amici banchieri molto influenti, e se non li hai, come sta succedendo a Roma, chi ti permetterà di governare ?

 

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