Cosa hanno in comune VENEZUELA EGITTO RUSSIA e HONG KONG

putin al-sisi

In questi quattro paesi i cittadini sono chiamati al voto entro i prossimi mesi ma chi si candida a sfidare il boss già al potere viene escluso dalle elezioni e messo in galera.

Un sistema "efficace" e sempre più diffuso, utilizzato con successo da Erdogan in Turchia, che garantisce stabilità e non incontra particolari obiezioni negli altri paesi, molti dei quali sono alle prese con condizionamenti e restrizioni delle libertà.

Venezuela: entro fine aprile si dovrebbe votare per scegliere il "nuovo" Presidente della Repubblica che si chiamerà Maduro. Il dittatore venezuelano infatti correrà da solo perchè il suo Tribunale Supremo ha escluso dalla competizione qualsiasi candidato dell'opposizione.

Egitto: Si vota a fine marzo per eleggere il Presidente ma il dittatore Al Sisi ha fatto arrestare l'unico sfidante che si era presentato, l'ex generale Sami Anan, il quale deve ritenersi fortunato di essere stato "solo" arrestato (per ora).

Russia: secondo il copione della farsa elettorale, i russi vanno al voto il 18 marzo. Già da un anno Putin ha sgombrato il campo da ogni possibile avversario in particolare quel Alexey Navalny che da anni lo critica aspramente. Essendo stato arrestato più volte, Navalny è stato escluso dalla possibilità di candidarsi e non è detto che non venga arrestato di nuovo.

Hong Kong: la città che avrebbe dovuto essere uno "Stato nello Stato" e godere di una ampia autonomia dalla mainland Cina è sempre di più sotto la morsa repressiva di Pechino.

Le elezioni legislative locali sono diventate la trincea dello scontro tra lo schieramento democratico-indipendentista e i burocrati rappresentanti degli interessi cinesi.

Non appena i candidati democratici vengono eletti, il governo locale si affretta a destituirli con cavilli formali. L'ultima è stata quella di escludere dalle prossime elezioni Agnes Chow, la candidata di Demosisto - il movimento dei giovani di Joshua Wong e Nathan Law - con la scusa di aver appoggiato la protesta dei suoi compagni eletti ma poi esclusi dal consiglio su decisione del partito comunista.

A questo elenco di esempi non edificanti di regimi potrebbe aggiungersi anche la Spagna, dove è bene ricordarsi che alcuni dei deputati catalani eletti a dicembre sono ancora esclusi dal parlamento perchè in carcere per motivi politici.

Nelle prossime ore la Catalogna potrebbe ripiombare in una nuova crisi istituzionale se Puigdemont, indicato dalla maggioranza indipendentista come futuro Presidente, dovesse rientrare dall'esilio belga a Barcellona e subire un arresto immediato. Rajoy farebbe compagnia a Maduro e C.

 

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