Europa vs Italia, una guerra pericolosa nel momento sbagliato

La Commissione Europea per la prima volta ha respinto con procedura d'urgenza la manovra economica presentata da un governo dell'Unione, quello italiano.
Per quanto scontata e prevista, la mossa ha comunque un peso enorme e segna ufficialmente l'inizio della guerra tra l'Italia del governo di "unità populista" e l'Europa, sia quella dei tecnocrati di Bruxelles che quella dei governanti di diversi paesi, con Austria e Francia in prima fila.

Le reazioni a caldo di leghisti e 5stelle non sono significative e non fanno intuire quali potranno essere i veri sviluppi della situazione, ma è certo che quando si inizia una guerra entrambi gli schieramenti hanno la presunzione di poter vincere o comunque di ottenere un qualche vantaggio.

Premessa doverosa: le affermazioni di Moscovici, Dombrovsky e via dicendo sulla insostenibilità del debito italiano sono ovvie e sacrosante, anche se provengono dalle fila di coloro che hanno sempre consigliato di fare debiti per "incentivare la crescita", altrimenti perchè Draghi ha azzerato il costo dei debiti se non per rendere più conveniente indebitarsi?
Quando i debiti superano, per molti anni di seguito, la ricchezza reale prodotta, non solo si determina un'economia asfittica e malata ma si compromette la libertà politica di scelta da parte dei cittadini e si corrode in qualche modo la credibilità della democrazia.

In Italia tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 25 anni hanno fatto ben poco per ridurre il debito e soprattutto quella enorme componente di spesa che è collegata ai tentacoli delle caste e lobby politico-affaristiche che stritolano l'economia reale e dirottano le risorse dai servizi e dalla solidarietà sociale al privilegio di pochi.

Si sperava che il nuovo governo "di unità populista" di Di Maio e Salvini affrontasse questo problema storico per la prima volta dopo decenni e che fosse in grado di realizzare le promesse elettorali - reddito di cittadinanza, riduzione delle tasse e abolizione della legge Fornero - senza aumentare il debito, ma addirittura riducendolo.
L'aver tradito questa aspettativa da parte del governo Di Maio-Salvini è ben più grave di qualche decimale di deficit in più.
La situazione

Dopo aver scremato gli eventi e le affermazioni dei vari protagonisti nelle ultime settimane dalle componenti folcloristiche e demagogiche, restano sul tavolo due posizioni opposte e dogmatiche

1 - L'Italia ha tutto da perdere in uno scontro con l'Europa.
2 - L'Europa senza l'Italia (dopo aver perso la Gran Bretagna) andrebbe in frantumi.

La prima constatazione può essere dimostrata o smentita con validi argomenti, ma già il solo evocare la possibilità di uno scontro (i media lo chiamano "innalzamento dello spread") provoca angoscia e terrore in vasti strati popolari. Fuori dalla protezione dell'Europa e dell'euro c'è lo spettro del disastro economico, la fuga dei capitali, la perdita dei risparmi, l'aumento dell'inflazione e della disoccupazione.

La seconda constatazione è meno comprensibile alla gente comune ma è un evento che getterebbe nel panico i mercati finanziari e e le corporation di dimensione sovranazionale.
L'Europa senza l'Italia sarebbe "più piccola" e più instabile, andrebbe incontro a movimenti centrifughi che coinvolgerebbero a cascata anche altri paesi e ne determinerebbero la frantumazione o un lungo periodo di sospensione.
I vari Junker, Moscovici, Tusk presenti e futuri sarebbero seduti su formule vuote e traballanti.

 

Ragionare sugli scenari possibili dovrebbe far comprendere a tutti che la guerra tra Italia ed Europa non avrebbe alcun vincitore ma solo tanti cumuli di macerie.
La strada per restare o uscire dall'Europa non può essere quella della guerra tra e contro i popoli.
Se in Italia un movimento o un partito politico ritengono non conveniente la permanenza in questo modello di costruzione dell'unità europea devono attrezzarsi molto di più di quanto abbiano fatto 5stelle e leghisti per spezzare le catene del debito con cui i tecnocrati ci terrorizzano e paralizzano, chiedendo al contempo un consenso popolare niente affatto scontato (molti preferiscono i debiti ai sacrifici)
Per liberarsi dalle catene dei debiti non c'è altro modo che non farne più e pagare quelli esistenti (non è contemplata la possibilità di eliminare i creditori). Questo ci darebbe la possibilità di fare una grande pernacchia a Junker, Macron e Merkel senza fare la guerra.

Purtroppo gli scenari attuali e quelli prevedibili nell'immediato futuro non lasciano sperare, anzi.

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