GILETS JAUNES: perchè quello che accade in Francia riguarda tutta l'Europa

gilets jaunes macron isolato

Terzo week end di scontri a Parigi tra "gilets jaunes" e polizia con scene di barricate e assalti, con il governo di Macron che non riesce a fermare quella che la stampa nazionale definisce non più una protesta ma una "quasi-insurrezione".

 
da Liberation
 
In un'atmosfera di quasi-insurrezione, parecchie migliaia dimostranti con le più disparate motivazioni hanno lasciato scoppiare la loro rabbia in numerosi scontri violenti con le forze dell'ordine. (...)
In diverse occasioni, diversi veicoli della polizia sono stati letteralmente presi d'assalto ...
Oltre ai soliti slogan che chiedono la "fine delle imposte" e le "dimissioni di Macron", sono presenti diversi gruppi di estrema destra e di sinistra, abituati agli scontri con la polizia e alla guerriglia urbana. Su un muro vicino a Place des Ternes, vediamo questi due tag fianco a fianco: l'emblema della croce celtica del GUD e lo slogan "ACAB" ("tutti i poliziotti sono bastardi")
 
Le Figaro
"Giubbotti gialli": la pista dello stato di emergenza non è esclusa

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2018/12/01/01016-20181201ARTFIG00156-gilets-jaunes-le-chaos-a-paris-en-photos-apres-un-samedi-de-violences.php
 
Macron è isolato dai Francesi
 
http://www.lefigaro.fr/vox/societe/2018/11/29/31003-20181129ARTFIG00348-ivan-rioufol-comment-emmanuel-macron-s-est-isole-des-francais.php
 
 
Le ragioni della protesta derivano dalla decisione di aumentare le tasse sui carburanti per gli automobilisti, sia privati cittadini che artigiani e professionisti, un aumento che secondo le intenzioni - poco credibili - del governo e degli economisti filogovernativi - dovrebbe servire a finanziare un ambizioso piano di conversione dal fossile al rinnovabile per contrastare le emissioni di CO2 e il conseguente innalzamento della temperatura del Pianeta, rendendo più competitive le soluzioni alternative come l'auto elettrica.
La tassa "a favore del futuro" viene così sbandierata come necessaria e irrinunciabile per le sorti dell'umanità, dato che i cambiamenti climatici provocati dal dissennato sviluppo degli ultimi 20-30 anni rischiano di diventare irreversibili e distruggere l'equilibrio naturale di gran parte della Terra.
Chi si oppone alla tassa è un retrogrado egoista, secondo lo schema del pensiero liberal-macroniano a cui aderisce gran parte della sinistra tecnocratica-ecologista  
 
 ben rappresentato da un articolo di Maurizio Ricci su Repubblica 
.... Le emissioni, in Europa, sono scese del 22 per cento fra il 1990 e il 2017 e si riuscirà solo a contenerle del 40 per cento entro il 2030. Per trovare il ritmo giusto, occorre investire nella nuova energia (elettricità con vento e sole, auto elettriche, isolamento degli edifici) fra 175 e 290 miliardi di euro l'anno. Vogliamo, invece, incrociare le dita e accontentarci di fermare il riscaldamento a due gradi, l'obiettivo minimo indicato a Parigi? Le emissioni di Co2 vanno ridotte, entro il 2050, dell'85 per cento. Costo: investimenti fra 75 e 175 miliardi di euro l'anno.
Ma non sono solo soldi a perdere. Al contrario. Un'energia più efficiente ha anche un ritorno sotto forma di soldi. Arrivare a emissioni zero significa abbattere del 70 per cento le importazioni di petrolio e gas, che oggi costano 266 miliardi di euro l'anno. Sono 2-3 mila miliardi di euro di risparmi, da qui al 2050, che potrebbero essere, man mano, investiti per la modernizzazione dell'economia e per ridurre l'impatto dei costi della transizione energetica, aiutando, ad esempio, il cameriere di Bersani a rottamare il suo diesel.
Purtroppo, l'Europa, pur con i suoi ritardi, è un paradigma di virtù, isolato in un mondo che - Usa in testa - continua ad aumentare (più 10 per cento nel 2017) le emissioni globali di gas serra. E, infatti, l'Onu calcola che, per rientrare anche solo nel tetto di 2 gradi al 2100, l'economia mondiale dovrebbe triplicare gli sforzi attuali di contenimento delle emissioni. In più, l'orologio ticchetta: se non si riesce ad imprimere alla produzione di gas serra una svolta verso il basso entro il 2030, l'obiettivo di 1,5 gradi sarà per sempre fuori portata. Fossero tutti efficienti come sono già gli automobilisti europei, il mondo risparmierebbe il 6 per cento del petrolio che consuma oggi. Il problema è che l'eccesso di virtù è faticoso. E finisce che uno apre il cofano e tira fuori il gilet giallo. "
 
Il ragionamento dei macroniani (non solo francesi) è che la riduzione delle emissioni di CO2 è un grande business da realizzare prevalentemente con l'appoggio delle grandi industrie del settore energetico e dei trasporti, da ricambiare con sostanziosi incentivi, e da finanziare con tasse e balzelli scaricati sulla popolazione indistinta. Perchè in tutto il resto del mondo, a cominciare dai grandi inquinatori USA, Cina e India, nel frattempo si fa poco o nulla per combattere i cambiamenti climatici.
Con il risultato che in Europa paghiamo di più l'energia e i trasporti, penalizzando il tessuto economico e finendo poi per importare le merci prodotte in Asia o in America con sistemi inquinanti o ad alte emissioni ma a prezzi più bassi.
La gente protesta contro il modello di business governato dalle lobbies automobilistiche e petrolifere e non ha più intenzione di credere alla finta equazione "più tasse meno CO2".
La soluzione più banale è quella di impedire che in Europa arrivino le merci prodotte da paesi come la Cina e gli Stati Uniti che non hanno adottato politiche effettive di riduzione delle emissioni. Verrebbe attuato una sorta di protezionismo a scopo ambientale, per produrre a Km zero quello che invece viene prodotto a migliaia di chilometri di distanza senza regole e senza controlli.
 
Per difendere il futuro del Pianeta, anzichè tassare i cittadini europei sarebbe necessario scoraggiare e mettere fuori mercato le industrie di quei paesi a cui non interessa un fico secco del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.
 
Produrre in Europa, che ha già gli standard più elevati di riduzione di CO2, diventerebbe così più conveniente per l'ambiente planetario e per l'economia domestica, senza un euro di tasse in più.
 
Ma a Macron piace di più tassare la benzina.
 

 

E se fosse la Francia il vero malato d'Europa?

un altro week end di gilet gialli, Parigi e gli Champs Elysees bloccati dalla guerriglia urbana.

 

Libération titola:

Gilets jaunes à Paris : Ce n'est que le début de la révolte !

gilets-jaunes-liberation

gilets-jaunes

 

gilets-jaunes-lefigaro

 

 Tutti a preoccuparsi - e a parlar male - dell'Italia populista, e se fosse la Francia di Macron il vero malato d'Europa ?

Se le barricate viste ai Campi Elisi fossero state fatte ai Fori Imperiali di Roma, immaginate i titoli di Repubblica e Corriere della Sera !?

 

 

Esplode la bomba francese dei gilets jaunes, finito il bluff di Macron

gilets jaunes francia

Migliaia di manifestazioni e blocchi stradali in tutta la Francia e nel cuore di Parigi contro Macron e il suo governo.

 

La scintilla che ha scatenato le proteste e gli scontri è stata accesa dall'aumento delle tasse sui carburanti ma l'onda d'urto dell'esplosione di rabbia ha investito tutta l'impalcatura di potere su cui si regge da un anno e mezzo il presidente Macron.

Scandali, dimissioni di ministri, una crisi economica sempre latente hanno contrassegnato i 18 mesi di potere di En Marché, il movimento con cui Macron ha cercato di accreditarsi come riformatore e fustigatore del vecchio establishment (di sinistra e di destra).

L'immagine che tutti hanno visto sabato 17 novembre è invece la realtà senza veli dei gilet gialli che bloccano En Marché, aprono una crisi politica sia in Francia che nel resto d'Europa, sconfiggono l'illusione dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte di aver trovato in Macron il rimedio contro i "populismi di destra e di sinistra".

Un sondaggio di Le Figaro, gruppo editoriale conservatore, sulla mobilitazione dei gilets jaunes dimostra che quasi due terzi dei francesi moderati approva le ragioni della protesta. Nonostante i distinguo, sia la sinistra di Melenchon che la destra di Le Pen hanno appoggiato i manifestanti, e la morte di una donna che partecipava ad un blocco stradale ha ulteriormente esasperato la rabbia e l'emozione in tutti gli schieramenti politici.

Per Emmanuel Jean-Michel Frédèric Macron e il suo tentativo di accreditarsi come leader di un vasto fronte europeo alle prossime elezioni del 2019 è un colpo duro che avrà immediate ripercussioni.

Il bluff è già finito, Macron si avvia a superare il suo predecessore Hollande nella gara a chi è il Presidente più impopolare della storia francese.

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