Iran, Trump abbaia ma non morde

L'annuncio di Trump che non "certificherà" l'accordo sul nucleare iraniano, voluto da Obama due anni fa, rappresenta un'iniziativa roboante ma dagli scarsi effetti immediati, se non quelli che costringono  i giornalisti ad occuparsi della sua ennesima sbruffonata.

La "non certificazione" non equivale alla disdetta dell'accordo, che pertanto rimane in vigore, ma è una semplice procedura - prevista dallo stesso accordo - che impegna solo il presidente americano, che ogni tre mesi deve "certificare" lo stato di avanzamento degli impegni assunti dall'Iran.
E' una sottigliezza diplomatica che consente a Trump di "abbaiare" affinché i suoi elettori - a cui aveva promesso di stracciare l'accordo con l'Iran - lo possano udire e credere che abbia mantenuto l'impegno.
Inoltre rimanda la palla, e quindi la responsabilità, al Congresso e soprattutto al "suo" partito repubblicano, affinché provveda ad approvare nuove sanzioni contro l'Iran.

Per una strana coincidenza il senatore Bob Corker (repubblicano), che alcuni giorni fa aveva dichiarato che la Casa Bianca era diventa un "asilo per adulti", è stato anche uno dei protagonisti del negoziato sul nucleare all'interno del Congresso di due anni fa, e difficilmente dopo lo scambio di epiteti con Trump sarà disponibile a concedergli qualche favore.

La sparata di Trump non avrà effetto nemmeno sugli altri paesi che quell'accordo lo avevano voluto e sottoscritto, Europa, Russia e Cina. Ci sono in ballo centinaia di miliardi di dollari in accordi commerciali già stipulati, altro che sanzioni!

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