KIM JONG-UN il dittatore che tutti invidiano

Kim Jong-Un è il dittatore-bamboccione dileggiato e considerato con sufficienza dalle diplomazie di tutto il mondo, un pericolo indecifrabile a capo di una Corea del Nord altrettanto sconosciuta e oppressa, ultima enclave preistorica.

Le cronache si occupano di lui solo quando spara qualche missile o fa esplodere una bomba atomica, per divertirsi o per farsi notare, o quando fa fucilare con un cannone qualche generale sfiorato dall'idea di suggerirgli un'opinione diversa.
Eppure questo personaggio dovrebbe essere preso un pò più in considerazione, non tanto per la minaccia militare che rappresenta, quasi nulla, ma per il modello di organizzazione della repressione e gestione del potere che inizia ad essere invidiato, come un desiderio inconfessabile, da molti leader politici.
Kim Jong-Un può fare tutto quello che vuole senza dover rendere conto a nessuno, a differenza di tanti "capi di governo" che in altre parti del mondo devono ingegnarsi a conquistare il potere, mantenerlo, manipolare l'economia o l'informazione, reprimere il dissenso, chiedere il consenso, sopportare i diktat di altri leader più forti e via dicendo.
Recep Tayyip Erdogan ha dovuto inventarsi un golpe per poter realizzare il sogno di eliminare la magistratura, la stampa non ossequiosa, i militari non allineati, gli insegnanti con reminiscenze di studi passati, etnie non integrate, ecc ecc.
Al Sisi in Egitto deve giustificare con bugie ciniche e ridicole le torture e gli omicidi politici.
Entrambi hanno bisogno di tenere in piedi costosi apparati repressivi e di promozione della propria immagine, all'interno e all'estero, mentre il dittatore nord-coreano spende solo qualche spicciolo per rifornire i suoi militari di quadernini e penne per prendere gli appunti delle sue imprese.
Per non parlare di Maduro in Venezuela o di Enrique Peña Nieto in Messico, o del regime cinese di Xi Jinping e via via fino a paesi che dovrebbero considerarsi tra i modelli di democrazia occidentale, come il Giappone di Abe.
Negli ultimi anni i confini tra regimi più o meno autoritari e sistemi politici democratici si sono notevolmente spostati verso i primi, in un processo di involuzione che rende oggi "normali" quegli eventi o comportamenti di repressione che qualche hanno fa avrebbero fatto gridare al golpe o all'involuzione autoritaria.
Senza accorgersene, da più di venti anni gli Stati Uniti sono governati quasi ininterrottamente da un'alternanza dinastica/familiare, prima i Bush ora i Clinton.
Il New York Times ha calcolato che meno del 9% degli americani ha determinato la scelta dei candidati Trump-Clinton alle prossime elezioni presidenziali, e in Europa le tecnocrazie scelgono ormai in modo esplicito gli schieramenti politici legittimati e quali invece da bandire con ogni mezzo. 

Ma l'esercizio del potere nei paesi extra-Corea del Nord sta diventando sempre più oneroso, complicato e incerto tra crisi economiche, terrorismo, immigrazione, guerre.  Per questo motivo il modello Kim Jong-Un inizia a solleticare l'immaginazione di molti leader politici. Invidiosi.

https://www.menoopiu.it/kimjongun.mp4

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