L'EUROPA SENZA TIMONIERI E SENZA TIMONE

La rivolta dei GILETS JAUNES in Francia ha cancellato in pochi giorni le speranze di mettere in piedi una controffensiva dei partiti tradizionali, sia conservatori che progressisti, guidata da Emmanuel Macron contro i "populismi" dilaganti.

 

I cinque principali paesi dell'Unione Europea - Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna - si ritrovano contemporaneamente a pochi mesi dalle elezioni del 2019 senza leader "europeisti" (Italia e Gran Bretagna, peraltro già uscita con la Brexit) o con politici "tradizionali" privi di maggioranze e consensi.

Pedro Suarez del PSOE aveva scalzato Rajoy con un espediente parlamentare alla guida della Spagna, ma ha perso le elezioni in Andalusia e sembra avviato alla probabile sconfitta in elezioni anticipate, in quadro politico avvelenato dalla infinita prigionia degli indipendentisti catalani, dall'avanzata della destra estrema e dall'appannamento di Albert Rivera fondatore dei Ciudadanos che aspira a realizzare in Spagna quello che Macron aveva fatto diciotto mesi fa in Francia. Ma adesso si guarderà bene dal gemellarsi con il presidente odiato, se non vuole autolesionarsi.

L'Italia alle ultime elezioni ha già cacciato Renzi e Berlusconi, i cui rispettivi partiti si accingono a sciogliersi o a sopravvivere malamente a causa della assoluta mancanza di idee e persone. Ma nemmeno i due vincitori "populisti" Di Maio e Salvini possono dormire sonni tranquilli: il loro successo è costruito sul vuoto altrui, e il macigno del debito pesa perché nessuno dei due ha un'idea diversa dai predecessori su come ridurlo senza scatenare rivolte popolari.

La Germania sembra quella messa meglio, grazie alla tradizionale moderazione dei tedeschi e alla ricchezza sottratta agli altri paesi della UE, in parte per meriti propri - un sistema industriale solido ed efficiente, una prudente spesa sociale - in parte per le politiche monetarie e finanziarie della BCE.

Ma anche Angela Merkel è uscita anzitempo di scena, dopo le varie sconfitte elettorali. La Germania si ritrova con i due principali storici partiti CDU e SPD entrambi in crisi, sia di leadership che di programmi. Il governo di unità nazionale potrà resistere fino a maggio prossimo, ma nessuno si illude che la Germania sia in grado esprimere una guida politica autorevole e forte nella battaglia antipopulista. Nel disperato tentativo di arginare lo smottamento elettorale, i partiti di centro-sinistra cercheranno di convincere i Verdi ad allearsi, facendo ampie concessioni all'ecologismo stile COP21.

La Gran Bretagna si è già chiamata fuori, ma il vero problema per l'Europa, oltre che per i sudditi di Elisabetta II, è se ci sarà o meno una maggioranza parlamentare per approvare l'accordo sulle modalità del "divorzio". In caso contrario, il governo di Theresa May andrà in crisi e l'Europa non avrà interlocutori con cui trattare, ovvero caos nel caos.

La crisi della Francia di Macron è sulle prime pagine internazionali. I francesi si sono assunti l'ingrato compito di "denudare il re" anche per conto terzi, portando alla ribalta i motivi profondi del malessere comune a tutti i popoli dell'Unione. Le politiche economiche e sociali hanno aumentato le disuguaglianze, accresciuto la pressione fiscale sui ceti popolari e piccolo-borghesi, hanno reso precario il lavoro delle generazioni giovani e incerta la vecchiaia. E il paradosso è che tutto questo avviene in presenza di un aumento vertiginoso dell'indebitamento pubblico e privato, accentuando l'impotenza e la precarietà delle soluzioni.

L'intero modello di sviluppo degli ultimi 50 anni in Europa si trova in un vicolo cieco, e quelle forze politiche che sono nate e cresciute in quel modello, ora sembrano arrivate alla fase terminale, incapaci di rigenerarsi ma comunque avvinghiate ai privilegi e al potere.

I gilet jaunes sbattono in prima pagina la notizia che a nessuno piace leggere: l'Europa è come una nave che improvvisamente perde tutti i timonieri e pure il timone, proprio nel mezzo di una storica bufera. Non c'è nessuno che possa prenderne la guida verso un porto sicuro.

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