Lo sguardo di Charlie Gard sulla vita

Ragionare sul confine tra la vita e la morte di un ammalato è difficilissimo, rischioso, lacerante; se poi il soggetto è un neonato di 10 mesi, dalle sembianze in apparenza "normali" - se si esclude un tubo che affonda nel visino e fili elettrici che ne avvolgono il corpicino - ogni ragionamento è impossibile e straziante.


La vicenda del piccolo Charlie Gard ha capovolto tutti i dibattiti degli ultimi anni di cronaca, quelli in cui c'era una malato terminale che voleva morire (anche per volontà dei genitori) e i medici che si ostinavano a tenerlo in vita, una vita apparente e azzerata, ottenuta solo con macchinari che si sostituivano al corpo del malato.


Invece per Charlie Gard i medici hanno deciso che tenerlo in vita non ha senso, che la sua malattia è inguaribile e perciò, contro il volere e la speranza dei genitori, hanno deciso di staccare la spina.
Milioni di genitori si sono immedesimati nella storia del piccolo Charlie e hanno giudicato crudele e inconcepibile la sentenza dei medici del Great Ormond Street Hospital. Hanno tantissime ragioni che devono essere ascoltate e rispettate.
La mia opinione, al confine buio tra speranza e realtà, tra fede e ragione, tra amore e verità, questa volta si schiera dalla parte dei medici che hanno motivato la scelta di chiudere lo sguardo di Charlie Gard sulla vita. Non ne sono certo, ma.


Un articolo di Giuseppe Remuzzi sul Corriere della Sera


Una sentenza di buonsenso e compassione per chi non ha neppure la speranza


Ecco perché ai genitori non è stato permesso di portare Charlie negli Usa. Fare il medico è rianimare ma anche saper sospendere le cure quando sono inutili
http://www.corriere.it/esteri/17_luglio_01/sentenza-buonsenso-6eb44e4e-5dd1-11e7-a3ba-28ae329eb765.shtml

Loading