MARIO DRAGHI E I GILETS JAUNES

Anche se Mario Draghi non è stato preso di mira direttamente dalla protesta popolare francese, è fuor di dubbio che la politica monetaria della BCE è coinvolta a pieno titolo nella crisi del modello Macron messa a nudo dal fenomeno dei gilets jaunes.

 
Il boss della BCE gode di una status speciale che lo mette al di sopra di ogni critica: da quando ha iniziato a comprare titoli di stato e obbligazioni della grandi banche e aziende europee facendo scendere i tassi di interesse a zero, nessuno, nè da destra nè da sinistra - e nemmeno dai nuovi soggetti populisti - osa criticarlo pur sapendo che la vera festa se la godono in pochi, che prima o poi dovrà finire e che il risveglio potrebbe essere traumatico per tutti gli altri.
 
La favola che Draghi racconta da anni prevede i seguenti postulati:

- il Quantitative Easing per oltre 2.600 miliardi negli ultimi tre anni ha consentito all'economia europea di crescere in modo sostenibile
 - le politiche fiscali dei paesi con più alto debito devono essere improntate alla riduzione dei deficit di bilancio e ad inasprire ulteriormente le condizioni di precarietà del mercato del lavoro.
 
La prima affermazione è molto relativa: se è necessario "stampare" centinaia di miliardi di euro per far crescere l'economia di meno del 2% solo per un paio di anni, quante "stamperie" saranno necessarie per garantire un futuro dignitoso ai nostri figli?
Già da quest'anno la crescita rallenta, persino la Germania è andata sottozero nel terzo trimestre, e le previsioni sono di un ulteriore rallentamento nel 2019. Altro che crescita sostenibile.
 
La seconda "verità" della Banca Centrale di Draghi è quella su cui Macron ha improntato il suo primo anno e mezzo di presidenza. Riforma del mercato del lavoro all'insegna di meno garanzie e più tasse per tutti. Una settimana fa ha dovuto fare una precipitosa ritirata, dopo che i gilets jaunes avevano imbrattato l'Arco di Trionfo con la richiesta delle sue dimissioni visibile sui teleschermi di tutto il mondo.
 
Mario Draghi è rimasto solo, a fare sfoggio di cautele e ottimismi, mezze frasi e mezze smentite, equilibrismi tra austerity e "stimoli" e previsioni che non si avverano, con il vantaggio però di stare dietro le quinte, di non esporsi al rischio politico dell'impopolarità.
Nessuno può giudicare le sue decisioni monetarie, un pò per convenienza - a chi non fa comodo indebitarsi  sapendo che qualcun altro pagherà le sue cambiali - un pò perchè tutto il mondo e tutti gli schieramenti politici (populisti compresi) hanno accettato il dogma che tenere i tassi a zero e stampare denaro, incentivando l'indebitamento perpetuo, siano l'unico modo per guadagnare tempo, fino alla prossima crisi, mentre la Politica sta a guardare e a rimbalzarsi accuse e responsabilità.
 
Ecco quello che Draghi ha detto nell'ultima riunione di metà dicembre della BCE: la prosa non è invitante ma si comprende ugualmente la distanza abissale tra il mondo surreale dei banchieri e quello reale che ci circonda.
 
 
 ... Nel terzo trimestre del 2018 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2% sul periodo precedente, dopo una crescita dello 0,4% nei primi due trimestri. I dati più recenti e i risultati delle ultime indagini congiunturali indicano un’evoluzione più debole rispetto alle attese, di riflesso a un minore contributo della domanda estera e a fattori specifici a livello di paese e settore.
Questa valutazione trova sostanzialmente riscontro nelle proiezioni macroeconomiche di dicembre 2018 formulate dagli esperti dell’Eurosistema per l’area dell’euro. Le proiezioni indicano una crescita annua del PIL in termini reali dell’1,9% nel 2018, dell’1,7% nel 2019, dell’1,7% nel 2020 e dell’1,5% nel 2021. Rispetto all’esercizio condotto a settembre 2018 dagli esperti della BCE, le prospettive per l’espansione del PIL in termini reali sono state riviste leggermente al ribasso per il 2018 e il 2019.
 
I rischi per le prospettive di crescita possono tuttora essere ritenuti sostanzialmente bilanciati nell’area dell’euro. Nondimeno, nel complesso i rischi si stanno orientando al ribasso per effetto delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari.
In sintesi, la verifica incrociata degli esiti dell’analisi economica con le indicazioni derivanti dall’analisi monetaria ha confermato che un ampio grado di accomodamento monetario è ancora necessario affinché l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.
Per poter fruire appieno dei benefici derivanti dalle nostre misure di politica monetaria, le altre politiche devono contribuire in modo più decisivo a incrementare il potenziale di crescita a più lungo termine e a ridurre le vulnerabilità. L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro va considerevolmente accelerata per consolidare la capacità di tenuta, ridurre la disoccupazione strutturale e rafforzare la produttività e il potenziale di crescita dell’area.
Quanto alle politiche di bilancio, il Consiglio direttivo ribadisce la necessità di ricostituire margini di manovra nelle finanze pubbliche.
Ciò risulta particolarmente importante per i paesi che presentano un debito pubblico elevato e per i quali il pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita è cruciale per preservare posizioni di bilancio solide.
 
Tradotto : vi eravate illusi che stampare soldi potesse risolvere i vostri problemi. E' tempo di tornare con i piedi per terra e di "ricostituire margini di manovra nelle finanze pubbliche ... per preservare posizioni di bilancio solide".
Dopo che la Commissione di Junker è stata costretta ad approvare il deficit italiano e persino il suo pupillo Macron ha pronunciato il mea culpa, le parole di Draghi risuonano nel vuoto. Non è una musica piacevole, ma tra qualche mese saranno tutti costretti a cambiare spartito.
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