Matteo Salvini, duro con gli immigrati morbido con i Benetton

Il ministro Salvini vieta lo sbarco a decine di immigrati stipati in condizioni malsane sulla nave Diciotti bloccata nel porto di Catania.

E' l'ennesima prova di forza del boss leghista, per dimostrare che la sua strategia per bloccare i "crocieristi" funziona e costringe gli altri paesi europei ad intevenire per occuparsi attivamente del problema.

Ma questa volta Salvini vuole tirare la corda dell'immigrazione clandestina in un modo diverso, a pochi giorni dalla strage di Genova causata dal crollo del ponte Marconi, non adeguatamente sorvegliato da chi ne aveva l'obbligo.

La coincidenza tra i due eventi fa venire alla mente la differenza di atteggiamento e toni che Salvini ha avuto.


Appena insediatosi al ministero, aveva insultato gli immigrati "crocieristi" proclamando che "la pacchia è finita".

Una frase tanto stupida quanto volgare e violenta nei confronti di individui che da quando sono nati non se la sono mai "spassata", anzi.
Ma qualcuno potrebbe obiettare che il problema degli immigrati trasportati a migliaia in Italia da trafficanti senza scrupoli, con l'impotenza dei precedenti governi e lo scandaloso silenzio passivo degli altri paesi europei, aveva creato le condizioni per reazioni esasperate da parte dei cittadini, pronte ad essere raccolte e amplificate da politicanti furbi e disinvolti come quelli della Lega.

La sinistra e in particolare il PD di Renzi, avevano trattato il problema immigrazione sotto il profilo del "business" politico sottovalutando quello della sicurezza e non prevedendo che i numeri del fenomeno avrebbero soverchiato qualunque altro discorso di solidarietà e buona volontà. Il predecessore di Salvini, Minniti, se ne era reso conto e aveva iniziato a fare quello che il boss leghista avrebbe applaudito, senza mai "condire" le scelte operative con ciniche e volgari battute da bettola razzista.

Quelle battute che Salvini si è guardato bene dal fare nei confronti dei responsabili del disastro "annunciato" di Genova e in particolare dei Benetton azionisti di maggioranza della società Autostrade che ha la concessione per guadagnare molti soldi dai pedaggi autostradali e spenderne il meno possibile per la sicurezza delle strutture.

Salvini all'indomani del crollo di Ponte Marconi non si è rivolto ai Benetton dicendogli "la pacchia è finita". Ha fatto critiche, richieste e promesse (solo su sollecitazione giornalistica ha ammesso di aver approvato la "strana" norma del 2008 che prorogava sine die la concessione ad Autostrade) ma si è guardato bene dal usare i toni duri e volgari dimostrati in altre circostanze.

Per criticare i Benetton Salvini ha usato la carta igienica soffice, mentre con gli immigrati usa la spazzola di ferro.

 

Ora minaccia la crisi di governo, se Fico e Mattarella gli imporranno di fare marcia indietro consentendo lo sbarco dei sequestrati sulla nave Diciotti.

Non è mai troppo presto per le sue dimissioni.

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