Né Macron né Le Pen cambieranno il destino della Francia

A questo punto, archiviato l'orribile duello televisivo, il copione delle elezioni presidenziali francesi prevede la vittoria del candidato salvatutto (Francia, Europa, Mondo) Macron, come lo ha definito entusiasticamente Liberation.
"Dimanche, pensons à la France comme à la Terre du Milieu de la Saga de Tolkien."

Delle presidenziali francesi si è parlato molto in ogni angolo del mondo, molto più di quanto la Francia conti negli equilibri mondiali effettivi. Nonostante una campagna elettorale e il primo turno all'insegna del "tutto previsto" - la fine della quinta repubblica e dei partiti tradizionali che la rappresentavano - qualcuno sta cercando di alzare il tono dello scontro e la posta in gioco. Si tratta di una drammatizzazione irreale e forzata: tutti sanno da almeno due anni che la Le Pen non ha mai avuto la possibilità/capacità di rompere l'isolamento del suo Front Nationale e quindi di diventare Presidente della Repubblica, ma l'effetto è funzionale alla sceneggiatura scritta dagli strateghi delle troike europee, che prevede il trionfo del Bene contro gli antisistema - populisti - nazionalisti.
Polarizzando lo scontro tra la Le Pen e tutto il resto, è stato raggiunto il duplice obbiettivo di isolare la destra e di mettere fuori gioco - per pochi punti pecentuali - un antisistema più credibile e più difficile da battere come Melenchon, per trasformare il ballottaggio Le Pen - Macron in una scelta/ricatto tra la fine del mondo civile e il sentiero luminoso della salvezza.

Melenchon - la France Insoumise - si è sottratto al ricatto ricevendo insulti "europeisti" per essersi dichiarato estraneo sia a Le Pen sia a Macron . Quest'ultimo sarà il presidente di tutti gli altri, il fronte della salvezza gollista-socialista, con una percentuale di votanti attorno al 65% di coloro che si recheranno alle urne del ballottaggio (probabilmente il 60% degli aventi diritto).

Nelle strategie delle forze di potere globale le presidenziali francesi hanno un obbiettivo prioritario: quello di creare l'effetto della remuntada dell'establishment, la sensazione di ritrovato slancio da utilizzare come un grimaldello per creare un effetto leva, dando l'impressione che le forze politiche a difesa della democrazia hanno superato la crisi che le minacciava conseguendo la loro prima importante vittoria dopo le sconfitte della Brexit e delle elezioni USA.

Una sorta di sbarco in Normandia versione 2017, che prefigura la presa di Berlino a settembre (riconferma della grande coalizione a guida Merkel o Schultz) e quella di Roma da ottobre in poi (elezioni anticipate in Italia con il ritorno di Renzi a Palazzo Chigi, magari con Berlusconi).

I problemi interni alla Francia, dalla disoccupazione al terrorismo passando attraverso la corruzione e la decadenza politica, sono in sottofondo e in subordine, oscurati dall'emergenza di difendere il sistema e i suoi valori. Ma è molto probabile che da giugno in poi i francesi si accorgeranno di aver visto un film alquanto brutto e scontato e chiederanno di vederne un altro, come era già successo con Hollande.

Tra sei mesi, finita la stagione delle elezioni e fermata l'ondata populista, si metterà mano all'Europa a più velocità e la Francia dovrà misurare la propria, che è molto lenta, appesantita dai debiti e dalle tasse, bloccata dalle paure e dalle disuguaglianze.

Le Monde
Dans les banlieues, la difficile bascule d’un vote Mélenchon vers Macron
Dans les quartiers populaires, où le candidat de La France insoumise a réalisé ses meilleurs scores, l’ex-ministre de l’économie Macron est perçu comme un homme qui défend « les riches ».

Chi avrà il compito di truccare il tachimetro francese ?



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