Omicidio REGENI, manca il coraggio di dire la verità

Non è vero che a due anni di distanza dalla fine atroce di Giulio Regeni per mano dei servizi segreti egiziani non si sia ancora arrivati a stabilire la verità.


La verità "vera" si conosce, anche nei dettagli o nelle attendibili ricostruzioni. Manca soltanto la volontà e il coraggio di pronunciare i nomi dei responsabili della morte di Giulio, in primis quello del generale Al-Sisi, dittatore egiziano che era stato messo al corrente del sequestro e non ha mosso un dito per impedirne la tortura e l'assassinio, trattandolo alla stregua delle migliaia di vittime che in Egitto hanno spazzato via ogni parvenza di diritti umani.

Se le responsabilità egiziane, dopo due anni di bugie, montature, depistaggi, finte collaborazioni sono evidenti e testimoniano la colpevolezza del regime, altrettanto cominciano a diventare quelle del governo italiano e degli interessi politico/affaristici che si ingrassano all'ombra delle piramidi.

Nell'estate scorsa Gentiloni aveva inviato un nuovo ambasciatore al Cairo, motivandolo con la scusa di favorire le indagini per arrivare alla verità sull'assassinio di Giulio.
Nonostante l'ambasciatore, le indagini della procura egiziana sono ferme, o girano a vuoto, con l'intenzione esplicita di far passare più tempo possibile per non disturbare il dittatore e il suo entourage. A fine marzo gli egiziani dovrebbero avvalorare la farsa elettorale proposta da Al Sisi, candidato unico, perchè chi si presenta in competizione viene fatto arrestare o scomparire.

Dispiace leggere le considerazioni di Giuseppe Pignatone, il procuratore italiano che segue il caso Regeni, in una lettera inviata ai giornali nell'anniversario della scomparsa. Rappresentano la logica attendista ed impotente che le autorità italiane si sono date in questo caso. " ... dare il tempo ai colleghi (egiziani) di studiarla e quindi valutare assieme a loro le successive attività da compiere. Un iter complesso, basato sul reciproco spirito di collaborazione. Un metodo che non può avere la speditezza che tutti noi desidereremmo. Ma è l'unico possibile. ..."

In un paese che dopo quasi 40 anni non ha avuto il coraggio di attribuire le responsabilità della strage di Ustica, perchè dovremmo illuderci di ottenere da un cinico Al Sisi l'accertamento della verità sulla morte di Giulio?

Dopo due anni, la verità vera sull'omicidio Regeni è già emersa, mentre quella sulla volontà del governo italiano di chiamare gli assassini con il loro nome e cognome è ancora tutta da provare. 

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