Omicidio REGENI, un'altra finta verità per coprire il regime Al Sisi

Che il capo del sindacato ambulanti, la "miseria umana" Mohamed Abdallah, fosse una spia dei servizi segreti del regime egiziano era cosa più che risaputa. vedasi https://www.menoopiu.it/post/2016/09/10/omicidio-regeni-e-la-mezza-verita-da-far-accettare-ai-genitori e quindi non è uno scoop la notizia riportata nell'intervista all'Huffington Post arabo.

"Sì, l'ho denunciato e l'ho consegnato agli Interni e ogni buon egiziano, al mio posto, avrebbe fatto lo stesso", racconta il capo del sindacato. "Siamo noi che collaboriamo con il ministero degli Interni - afferma Abdallah - Solo loro si occupano di noi ed è automatica la nostra appartenenza a loro. Quando viene un poliziotto a festeggiare con noi a un nostro matrimonio, mi dà più prestigio nella mia zona".
Poi la precisazione sui contatti con Regeni: "L'ultima volta che l'ho sentito al telefono è stato il 22 gennaio, ho registrato la chiamata e l'ho spedita agli Interni". Dunque appena tre giorni prima del sequestro del ricercatore italiano, avvenuto il 25 gennaio 2016, il ministero degli Interni aveva ricevuto una telefonata registrata di Giulio. Cosa si diceva nella chiamata? È stata consegnata agli atti degli inquirenti italiani? Abdallah trova anche "illogico" e strano che uno studente di Cambridge, che conduce una ricerca sui sindacati autonomi egiziani, rivolga domande agli ambulanti sugli stessi sindacati: "E' illogico che un ricercatore straniero si occupi dei problemi degli ambulanti se non lo fa il ministero degli Interni. Quando io l'ho segnalato ai servizi di sicurezza, facendo saltare la sua copertura, lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qua". Un'allusione oscura, che apre ancora domande.

 

Il capo delle spie ambulanti in pratica suggerisce, per conto del regime di Al Sisi, la versione che dovrebbe porre fine alle richieste di verità per Giulio Regeni:
il giovane ricercatore italiano è morto nelle mani dei servizi segreti (stranieri secondo la nuova versione ovvero egiziani, su questo punto è aperta la trattativa), i quali sarebbero intervenuti sulla base della denuncia fatta dal "capo degli ambulanti" al quale Regeni si era rivolto per avere informazioni .

Il sindacalista, collaboratore dei servizi di sicurezza, ha aggiunto anche qualche dettaglio: “Io e Giulio ci siamo incontrati in tutto sei volte. E’ un ragazzo straniero che faceva domande strane e stava con gli ambulanti per le strade, interrogandoli su questioni che riguardano la sicurezza nazionale. L’ultima volta che l’ho sentito al telefono è stato il 22 gennaio, ho registrato la chiamata e l’ho spedita agli Interni”.

Sulla base di queste affermazioni, il regime egiziano verrebbe scagionato dalle accuse principali che riguardano le responsabilità dei vertici della polizia, del ministero degli interni, dei servizi militari e dello stesso Al Sisi.
L'intera vicenda si riduce ad una morte accidentale durante gli interrogatori a cui Giulio sarebbe stato sottoposto dopo la denuncia del miserabile Mohamed Abdallah, il quale a sua volta avrebbe avuto giustificati motivi perchè il giovane faceva domande strane, come se fosse un agente di servizi segreti stranieri.

Abdallah fornisce anche una propria versione sugli scambi avvenuti con Giulio. In merito al video che il procuratore generale egiziano avrebbe consegnato al collega italiano, il sindacalista sostiene che la versione fornita dagli inquirenti del Cairo sia corretta. “Io non lo spiavo" aggiunge "Collaboravo con lui, non avete notato che la situazione si è calmata da quando hanno visto quel video?”. L’allusione di Abdallah è che quelle scene riprendessero Giulio nel tentativo di offrire una somma di denaro al sindacalista in cambio di alcuni informazioni. Non ha però precisato che tipo di informazioni.
Insomma, Regeni una spia uccisa da servizi segreti stranieri. Questa è l’ultima versione fornita da chi ha avuto, in un modo o nell'altro, un ruolo nella tortura e l’uccisione del ricercatore italiano. Solo durante il vertice di settembre Abdallah ha cercato più volte di smentire ogni suo coinvolgimento, dicendosi estraneo a ogni esposto agli Interni riguardo alle attività di Giulio. D'altronde lo stesso Giulio, in uno dei suoi appunti, lo aveva definito “una miseria umana”.

Perchè il "miserabile" confessa ora quello che aveva negato qualche mese fa?
Probabilmente serve ad aprire la strada ad una versione accomodante, forse l'ultima, che offre pezzi di verità dentro una cornice di bugie, ma che potrebbe essere sufficiente e utile per il governo italiano, alla ricerca di una via di uscita che gli consenta di riprendere al più presto gli affari con il regime di Al Sisi.
Sì, è vero che i servizi segreti egiziani hanno seviziato e torturato fino alla morte Giulio Regeni, ma in fondo erano stati indotti ad un comportamento così estremo dalle informazioni del "sindacalista" il quale a sua volta aveva alcuni elementi ... ecc ecc.

Gentiloni non vede l'ora di chiudere il caso, magari facendolo scivolare nel dimenticatoio, con una "verità" un pò meno dozzinale di quella proposta dagli inquirenti egiziani, e incassare il ringraziamento interessato dell'ENI e dell'industria militare

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