Perché il bazooka di DRAGHI spara contro DI MAIO-SALVINI

Il boss della BCE ha costruito la sua carriera grazie alla capacità di muoversi con passi felpati nei meandri del potere, chiunque fosse al governo, in Italia o all'estero. Piuttosto che rilasciare dichiarazioni che avrebbero potuto non essere gradite a chi gli poteva tornare utile per appoggiare le sue ambizioni, faceva la parte di chi "no sapeva", che si trattasse dei derivati di Morgan Stanley quando era al Tesoro o degli imbrogli del MontePaschi quando era in Banca d'Italia.

Perché ora si lancia alla testa del fronte anti-populista e in particolare contro il governo M5S-Lega ? 

Le sue dichiarazioni, parallele a quelle dello spensierato Moscovici, sono il primo colpo di bazooka contro il governo italiano insediatosi da pochi mesi: 

«Le parole di esponenti del governo italiano sono cambiate molte volte e in alcuni casi hanno provocato qualche danno, con un aumento dei tassi per imprese ...Ora aspettiamo i fatti, cioè la presentazione della legge di bilancio e il successivo esame in Parlamento», e se provate a rompere i vincoli europei saranno guai.

In altri tempi Mario Draghi avrebbe taciuto, almeno fino alla "prova dei fatti", o avrebbe risposto che "non si occupa di politica", mentre ora ha voluto "anticipare" gli avvenimenti e le prese di posizione dei politici, perché ? 

 

Glielo ha forse ordinato Macron o Angela Merkel ? Improbabile, Draghi non prende ordini e nel peggiore dei casi li contratta. Oppure si è sentito in dovere di esercitare un presunto ruolo di stabilizzazione verso le "incertezze dei mercati" ? soprattutto per chi teme che il "contagio italiano" possa distruggere il castello dell'Euro ?. Risposta parziale e formale.

La verità è che Mario Draghi, che tra un anno dovrà lasciare il posto di comando della BCE, è in cerca di una sistemazione futura, che sia consona alle sue ambizioni e agli interessi dei suoi supporter europei e internazionali.

La minaccia populista alle prossime elezioni europee nel 2019 per Mario Draghi rappresenta un fronte di guerra senza precedenti, al quale ha deciso di non sottrarsi e anzi di arruolarsi anzitempo per essere alla testa di quelle truppe che ritiene saranno vittoriose. 

Draghi sa benissimo che una vittoria dei variegati populismi renderebbe impossibile una sua nomina a boss della Commissione Europea - il posto a cui aspira e che ora è occupato da Junker - ma anche una vittoria di misura degli schieramenti tradizionali - Popolari e Socialdemocratici - non gli garantirebbe alcun avanzamento di carriera. L'unica chance di Draghi è quella di essere lui stesso il capo indiscusso, e vincente, dell'esercito antipopulista.

Il campo di battaglia italiano sarà il più importante di tutto il fronte europeo, perché un disallineamento sostanziale dell'Italia dalla rotta tracciata dai tecnocrati di Francoforte e Bruxelles sarebbe il certificato di morte dell'Euro, quello a cui Mario Draghi aveva promesso "whatever it takes". 

Per Mario Whateverittakes Draghi è arrivata l'ora della battaglia finale. Il suo bazooka sparerà ancora.

 

 

 

 

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