Ponte Morandi crolla e fa strage a Genova

Il crollo di Ponte Morandi a Genova è l'ennesima strage annunciata.

Era uno dei simboli dell'Italia del boom economico, delle autostrade e delle grandi opere per modernizzare, "unire" il paese e diffondere l'uso dell'automobile.

La striscia lunga un chilometro, che da cinquant'anni è appesa sulla testa dei genovesi, è crollata all'improvviso per un cedimento strutturale, provocando più di 40 morti.

E' iniziata la corsa al "io l'avevo detto" e lo scarico di responsabilità (il ponte secondo i tecnici di Autostrade "era sicuro"), ma nessuno in cinquant'anni ha avuto il coraggio di denunciare i rischi e mettere in sicurezza o smantellare il ponte.

La società Autostrade che gestisce la rete viaria sapeva che si trattava di una corsa contro il tempo: sostituire gli "stralli" di cemento armato con quelli di acciaio era un intervento da realizzare almeno 5 anni fa.

Si è aspettato l'ultimo momento per programmare lavori di manutenzione che non saranno mai eseguiti. Il viadotto è crollato distruggendo le vite di decine di persone, trascinando l'intera città di Genova nel dolore e nel caos, emettendo un'altra dura sentenza contro l'immagine stereotipata dell'Italia del boom, cemento acciaio e asfalto. 

Con le ovvie differenze, il collasso del viadotto Marconi di Genova mi riporta alla memoria il crollo della diga del Vajont, l'illusoria presunzione dei sacerdoti del progresso smentita dalle incompetenze, dalla corruzione e dalla sete di profitto.

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