Renzi il segretario più perdente nella storia del PD

Con la sconfitta nelle elezioni regionali siciliane Matteo Renzi aggiunge un altro trofeo al suo palmares di insuccessi negli ultimi tre anni, ad un mese dall'anniversario della sconfitta più bruciante, quella del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, perso "alla grande" con la promessa non mantenuta di ritirarsi a vita privata.


Come è nello stile del personaggio, il segretario di quello che resta del PD aveva già fatto sapere che il voto siciliano non era importante per il suo futuro politico "perchè in Sicilia il PD ha sempre perso anche con Bersani" (Crocetta era stato un incidente di percorso).


Per incassare la vittoria di Pirro sulla legge elettorale non aveva badato "a spese", con la fuoriuscita di Pietro Grasso e i velati dissensi dei meno fedeli.
La sconfitta nello scontro con i poteri forti sulla rinomina di Visco alla Banca d'Italia l'ha fatta passare per una quasi vittoria "perchè il PD sta dalla parte dei risparmiatori " facendo figurare  quindi lo scomodo Gentiloni nel versante opposto.


Dopo il disastro siciliano Renzi rilancerà sicuramente l'ipotesi della "coalizione di centro-sinistra per battere la destra, aperta alle componenti di centro e di sinistra" e se è necessario potrebbe promettere di fare un passo indietro sulla questione del premier, un sacrificio a vantaggio di Gentiloni-Minniti,  ma è una furbizia da oratorio di provincia a cui nessuno crede.

Fuori da quel che resta del PD non sono più in tanti disposti a farsi irridere per aver dato credito alle bugie del segretario.

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