Renzi NON ripudia la GUERRA

Fosse stato per lui, anche l'articolo 11 della Costituzione sarebbe stato messo nel tritacarne della riforma costituzionale. L'anacronismo del ripudio della guerra come " ... strumento di risoluzione delle controversie internazionali" è del tutto evidente nel caos della Libia, dove la situazione da cinque anni a questa parte è un groviglio di "controversie" tra le quali la presenza dell'Isis è secondaria e utile a nascondere tutte le altre.


In mancanza di riforma della Costituzione, Renzi è costretto a ricorrere ai sotterfugi, arte in cui non è secondo a nessuno: l'Italia non perderà l'appuntamento della guerra libica e ci andrà con l'esercito mimetizzato dietro i 100 camici di infermiere e dottori, ciascuno dei quali avrà una dotazione iniziale di 2 parà a testa, con aerei, navi e droni pronti ad intervenire "per evacuare i feriti".


Lo scopo della missione è umanitario e di supporto all'esercito libico (quella parte che è stata messa in piedi da USA, Francia, Inghilterra e Italia sotto l'egida dell'ONU) nella lotta contro l'ISIS e quindi per una causa nobile, giusta e che non si configura come "controversia internazionale".
Era più di un anno che Renzi aspettava l'occasione, ma prima per un verso poi per l'altro (elezioni e referendum alle porte non si coniugano con atti militari, gli italiani si sa che sono troppo pupulisti-catto-pacifisti ) aveva sempre tentennato, pur consapevole che gli interessi petroliferi e geopolitici rischischiavano di vanificarsi e che il "governo" Serraj avrebbe distribuito gli affari solo sulla base di atti concreti.


Il timing dell'intervento italiano in Libia non poteva essere più sfortunato: da qualche settimana il problema vero del governo Serraj non è l'ISIS bensì le truppe del generale Khalifa Haftar che rappresenta una parte delle tribù emerse dopo la caduta di Gheddafi e quindi da un punto di vista tecnico è una parte in causa di una "controversia" internazionale che impedirebbe l'intervento militare italiano per effetto dell'articolo 11.


D'altra parte il governo Renzi è con le spalle al muro: o l'Italia si sbriga a decidersi e inventa qualche scusa oppure americani, inglesi e francesi saranno ben contenti di prendere il posto dell'ENI nella spartizione dei pozzi petroliferi.


A Renzi non fa difetto la furbizia ed ecco pronto lo sbarco di medici e infermiere nel pieno rispetto dell'articolo 11 e dell'Italia che ripudia la guerra; "obbligo morale, la Libia ci chiede aiuto" annuncia la ministra Pinotti; gli italiani saranno così beoti da non accorgersi di nulla.

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