Se qualcuno avesse programmato l'omicidio di Jo Cox ...

Archiviato l'atto formale di incriminazione di Thomas Mair per l'assassinio della deputata laburista Jo Cox. L'autore del folle gesto si è di fatto dichiarato "prigioniero politico", rispondendo alle domande di rito con "My name is death to traitors, freedom to Britain".

 


Non ci sono dubbi sulla colpevolezza di Mair, catturato al termine dell'agguato, nè sul movente, l'odio per chi, come la Cox, rappresenta l'impegno a favore dei rifugiati, degli immigrati e per l'integrazione della Gran Bretagna all'Europa.
Thomas Mair è uscito dalla sua casa di Birstall nel primo pomeriggio del 16 giugno con l'intento di uccidere. Sapeva dove trovare Jo Cox, le cui attività politiche sul territorio si svolgevano senza misure di sicurezza. Ha ucciso con tre colpi sparati da una pistola autocostruita e 7 pugnalate, gridando "Britain first" e ha ferito un cittadino accorso per difendere Jo. Poi si è dato alla fuga a piedi e dopo pochi minuti è stato arrestato. Nessuno ha visto eventuali complici di Mair, che quindi avrebbe condotto l'azione in perfetta solitudine.
Un "lupo solitario" che in quaranta anni di vita trascorsi a Birstall si era fatto notare solo per aver sgridato qualche volta i ragazzi che andavano a giocare sotto la sua casa. Thomas Mair non è mai riuscito a trovare un lavoro fisso, niente relazioni umane, scambiava qualche parola con le signore del vicinato che ogni tanto gli commissionavano lavori in giardino. Il suo periodo più felice sembra che lo abbia trascorso dieci anni fa in una comunità terapeutica.
Nessuno a Birstall era a conoscenza delle sue relazioni pericolose con i gruppi razzisti e neonazisti di oltreManica.


Thomas Mair, alleged killer of British MP Jo Cox, was a longtime supporter of the neo-Nazi National Alliance.
According to records obtained by the Southern Poverty Law Center Mair was a dedicated supporter of the National Alliance (NA), the once premier neo-Nazi organization in the United States, for decades. Mair purchased a manual from the NA in 1999 that included instructions on how to build a pistol
Mair, who resides in what is described as a semi-detached house on the Fieldhead Estate in Birstall, sent just over $620 to the NA, according to invoices for goods purchased from National Vanguard Books, the NA’s printing imprint. Mair purchased subscriptions for periodicals published by the imprint and he bought works that instruct readers on the “Chemistry of Powder & Explosives,” “Incendiaries,” and a work called “Improvised Munitions Handbook." Under “Section III, No. 9” (page 125) of that handbook, there are detailed instructions for constructing a “Pipe Pistol For .38 Caliber Ammunition” from components that can be purchased from nearly any hardware store.
The Daily Telegraph also reported that Mair was a subscriber to S. A. Patriot, a South African magazine published by White Rhino Club, a pro-apartheid group. The club describes that magazine’s editorial stance as opposed to “multi-cultural societies” and “expansionist Islam.” According to the Daily Telegraph, a January 2006 blog post attributed to the group described Mair as “one of the earliest subscribers and supporters of S. A. Patriot.”
https://www.splcenter.org/hatewatch/2016/06/16/alleged-killer-british-mp-was-longtime-supporter-neo-nazi-national-alliance


Le tracce dei contatti di Mair con l'estremismo neonazista si fermano a dieci anni fa.
Come se avesse covato i suoi rancori in attesa del grande evento, senza sapere quale, ma che certamente gli avrebbe consentito di mettere a frutto tutti quegli anni di oscura preparazione, in un momento storico denso di occasioni come questo: il dramma dell'immigrazione e la frattura con l'Europa.
Thomas Mair ha atteso quasi 20 anni per compiere il suo gesto folle.
Tutto lascerebbe pensare che sia stata una serie di coincidenze fatali a far intrecciare il suo destino con quello di Jo Cox, una settimana prima dell'avvenimento politico più importante e controverso nella storia recente della Gran Bretagna e del mondo intero. Oppure ha lucidamente scelto il momento (pochi giorni dal voto), la vittima (volto pulito e credibile di un nuovo Labour Party) e le circostanze per dare risalto al suo attentato, come dimostrano le sue parole "my name is death to traitors ..." alla prima udienza del processo.
Oppure è stato usato da qualcun altro. Qualcuno che lo aveva memorizzato nei propri archivi, ne aveva studiato le caratteristiche e deciso il potenziale utilizzo. Qualcuno molto più capace di Mair di cogliere le connessioni geopolitiche e la rilevanza strategica del voto del 23 giugno, qualcuno che ha scelto con cura sia la vittima che il carnefice e ha deciso di muoverlo come una pedina.
Non dovrebbe essere difficile risalire ai rapporti intrattenuti da Thomas Mair con la fauna del terrorismo neonazista. Il suo computer e il suo telefono conservano tutte le tracce dei suoi contatti. Ma non è detto che i suoi interlocutori siano i veri mandanti dell'omicidio di Jo Cox, anzi è probabile che siano il penultimo anello di una lunga catena.
Nessuno si meraviglierebbe più di tanto se si venisse a sapere che qualcuno di quelli che temono il crollo del sistema bancario e finanziario mondiale, e cioè il crollo delle proprie fortune economiche, in caso di uscita della Gran Bretagna dalla UE, si sia speso qualche briciola di ricchezza per mettere in moto una macchina omicida e condizionare il risultato del Brexit.

La verità non uscirà fuori prima del 23 giugno.

 

Aggiungi Commento