L'ULTIMO NATALE DI TRUMP ALLA CASA BIANCA

"L'uscita di Mattis spiana la strada verso il caos globale", titola la CNN.
Azzardo una previsione: alla luce degli ultimi avvenimenti Donald Trump non vedrà un altro Natale dalla Casa Bianca.


In sintesi, per queste ragioni:


- Le dimissioni del Segretario alla Difesa Mattis, per "divergenze" insuperabili con il Presidente, all'indomani dell'improvviso annuncio del ritiro completo di truppe USA dalla Siria e parziale dall'Afghanistan, segnano un solco enorme con l'establishment del Pentagono, ovvero "la Forza" da cui dipendono le sorti dell'Impero.

Trump avrebbe deciso il ritiro dalla Siria durante una telefonata con Erdogan, senza consultarsi con altri. Il tiranno turco gli avrebbe rivelato di avere prove schiaccianti contro il tiranno saudita MBS che lo inchioderebbero come mandante dell'assassinio di Khashoggi.

In cambio del silenzio, Erdogan ha proposto a Trump, che di MBS è il principale protettore per interessi di famiglia, il ritiro dell'appoggio USA alle forze anti ISIS guidate dai curdi al confine tra Siria e Turchia, in modo da facilitarne lo sterminio da parte dell'esercito turco. 

Trump non se lo è fatto ripetere due volte, mettendo in mutande tutto l'apparato della Casa Bianca, e facendo un favore anche al suo amico Putin.


- Le pressioni sul capo della Federal Reserve Jerome Powell per impedire il rialzo dei tassi di interesse sono cadute nel vuoto e hanno allargato le distanze con l'altra colonna dell'Impero, la finanza, su cui The Donald aveva riposto buona parte della sua immagine. I mercati hanno registrato la peggiore performance prenatalizia dal 1931 in poi, a causa della guerra commerciale con la Cina e del probabile, conseguente, rallentamento del ciclo economico e così come Trump si era preso i meriti del rialzo di Wall Street, così sarà costretto a prendersi le colpe del brusco calo.


- L'imminente chiusura di numerosi servizi governativi (shutdown) per il mancato accordo sul decreto per prorogarne il finanziamento, a causa della richiesta di Trump di includere anche i 5 miliardi per costruire "the wall" al confine con il Messico, respinta da numerosi senatori del suo stesso partito repubblicano, avrà un effetto boomerang. Si tratta del terzo shutdown della presidenza trumpiana e l'umore dei dipendenti pubblici il cui stipendio è a rischio non sarà festoso.


- Le rivelazioni dei suoi stessi ex collaboratori su legami e affari con la Russia nell'ambito dell'inchiesta Russiagate del procuratore speciale Mueller danno altra benzina ai suoi detrattori confermando l'ipotesi del tycoon messosi in politica spinto dall'interesse per i propri affari personali piuttosto che per servire l'America. Anche l'omicidio del giornalista Khashoggi lo ha visto goffamente schierarsi con le ragioni dell'assassino saudita Mohammed bin Salman contro la verità rivelata dal capo della CIA che lo indicava come il mandante del delitto.


- L'improvviso ritiro delle truppe dalla Siria non è stato certamente dettato da una conversione di Trump alle tesi antimilitariste e pacifiste, ma dalla necessità di "pagare" il suo debito nei confronti di Putin, contratto all'epoca della campagna del 2016. E' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già colmo, di "Dog" Mattis costringendolo alle dimissioni. Il terzo generale che si ritira dall'Amministrazione.

E da gennaio prossimo si insedia a Capitol Hill la nuova maggioranza dei democratici...che in condizioni normali non farebbe paura a nessuno, ma con l'aria che tira renderà più nervoso, irascibile, intrattabile e pericoloso il POTUS.

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