VIA, VIA, GOVERNO TRIA

Con un pò di ritardo anche Luigi Di Maio si sta accorgendo che il Governo da lui sostenuto assieme alla Lega non è presieduto dall'avvocato Conte bensì dal Presidente Mattarella nascosto dietro le sembianze del ministro dell'Economia Tria.


Mano a mano che si avvicina l'ora della resa dei conti, ovvero l'attuazione delle misure promesse in campagna elettorale - reddito di cittadinanza, flat tax e abolizione della legge Fornero - si svela l'architettura del sistema politico italiano uscito dalle urne del 4 marzo. Una maggioranza numerica Cinque Stelle-Lega e una politica che si dovrebbe reggere su un patto Mattarella-Di Maio-Salvini, con il Presidente della Repubblica nella veste di garante nei confronti dei poteri forti sia nazionali che europei attraverso due ministeri - chiave, Tria all'Economia e Moavero agli Esteri.

Tria fa il cane da guardia alla soglia del deficit (1,6) giudicata invalicabile da Bruxelles e Francoforte e con quei numeri a Di Maio non restano neanche gli spiccioli per pagare il caffè agli amici, facendo una brutta figura e relegando il Movimento 5 Stelle - che in Parlamento ha la compagine più numerosa - a cuscinetto di Mattarella e Salvini - a quest'ultimo per il momento basta abbaiare stupidaggini e volgarità contro gli immigrati per raccogliere consensi.

Forse il braccio di ferro, ammesso che Di Maio abbia intenzione di farlo, con Tria alias Mattarella alias "ministro poco serio" porterà ad una mediazione sulla base di qualche decimale di spesa in più, ma non sarà sufficiente per raccontare la verità agli italiani: questo governo ha la faccia dei "populisti" e l'anima dei burocrati, quelli che c'erano prima, che per il momento si accontentano di governare sotto mentite spoglie in attesa che qualcuno riesca a rianimare gli zombies del PD o a riassemblare una destra double face con Lega e Forza Italia.
Via, via, Governo Tria

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