Vincono i GILETS JAUNES, bloccato l'aumento delle tasse. Sconfitto Macron, diventato un incubo per l'Europa

Il governo francese è stato costretto a bloccare l'aumento delle accise sui carburanti che aveva scatenato la protesta dei gilets jaunes e fatto precipitare la Francia in un clima insurrezionale.
Si tratta di una bruciante sconfitta per il presidente Macron, il suo establishment e il suo "progetto riformista" che piaceva molto ai tecnocrati europei ma non ai ceti popolari francesi.

 

Il successo della protesta dei gilets jaunes rischia di creare un effetto di imitazione e di propagarsi in altri paesi dell'Unione Europea.

 

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Diciotto mesi fa Emmanuel Macron vinceva il duello presidenziale con Marine Le Pen e faceva tirare un sospiro di sollievo a tutti gli schieramenti tradizionali - centro, destra e sinistra - dell'Europa Unita.
Macron diventava l'esempio e la guida per sconfiggere l'incombente pericolo populista e sovranista - materializzatosi con la Brexit - l'alfiere della Riforma dell'Europa che si rimetteva "in Marcia" per sottrarre argomenti e linfa ai denigratori di Bruxelles e Francoforte, capitali del potere tecnocratico e bancario.
Il novello Bonaparte rappresentava l'esperimento riuscito a cui avevano dedicato ogni energia e attenzione sia Angela Merkel che Mario Draghi. Finalmente la Francia usciva dalla palude di Hollande per affiancare la Germania nella difficile sfida di tenere uniti i cocci e costruire le premesse per uscire dall'impasse politico, facendosi il maquillage con il volto giovane e determinato di Macron e consorte.

Ma la luna di miele è durata molto poco, e sono iniziati i guai per il piccolo bullo parigino - il cui indice di popolarità è sceso sotto il 30% -  ma anche per coloro che avevano riposto in lui troppe speranze.

Da un editoriale di Le Monde del 3 dicembre :
La posture régalienne s’est muée en une inaptitude de plus en plus visible à obtenir des résultats en matière de maintien de l’ordre. Le courage réformateur mis en avant se heurte à l’image de « président des riches » accolée en raison des premières décisions fiscales, notamment sur l’ISF.
Un mélange continu d’arrogance et de provocation verbale a achevé de refermer le piège actuel.

 

 

Gli ultimi mesi hanno visto un susseguirsi di dimissioni di ministri e alti funzionari dello Stato, l'imbarazzante vicenda della sua guardia del corpo trasformato in consigliere più fidato e manganellatore di manifestanti per divertimento. L'immagine sempre più fredda e distaccata dai sentimenti della gente comune ... 

Macron nel cul-de-sac

 

Ma la colpa più grande che i suoi precedenti estimatori gli imputano è quella di non aver capito il malessere profondo della piccola borghesia di provincia e di non aver previsto lo scoppio della rivolta.

La Francia ha un livello di tassazione superiore a quello pur notevole dell'Italia, e non si percepisce una qualità dei servizi adeguati, anzi ... nessuno ha creduto alle bugie dell'amministrazione riguardo la destinazione dell'aumento delle accise sui carburanti, la tassa verde per finanziare l'abbattimento delle emissioni di CO2, contrastare il global warming e finanziare la conversione alle energie pulite e rinnovabili ... per molti si trattava dell'ennesima furberia a vantaggio di finanza, banche e petrolieri e poi, al diavolo le promesse di un futuro verde se il presente è sempre più grigio ... 

Nessuno si aspettava un rivolta così ampia e violenta, ma un politico intelligente, dopo il primo week end di proteste, avrebbe dovuto rendersi subito conto dei rischi di un muro contro muro, invertire rapidamente la rotta ... Macron invece ha sfidato i gilet gialli, pensando di domarli con il suo decisionismo e la mancanza di alternative  e quelli invece non si sono arresi ... hanno fatto le barricate nei Campi Elisi e vandalizzato l'Arco di Trionfo ... e tutto il mondo ha assistito alla ritirata della polizia francese presa d'assalto da estremisti di destra e di sinistra ...

La sera di domenica 2 dicembre la Francia si è scoperta nel pieno di una insurrezione la cui responsabilità, anche per i moderati centristi e conservatori, ricadeva interamente sulle spalle di Macron, incapace e arrogante... messo nell'angolo.

Se Macron fa marcia indietro e sospende l'applicazione delle tasse, il movimento di rivolta potrà cantare vittoria e lanciare nuove sfide al governo e al presidente; se tira dritto, sfidando ancora di più la piazza, rischia il collasso del Paese e la sfiducia del Parlamento. 

Ma in entrambi i casi, Macron ha già perso la sua partita principale, quella che doveva farlo diventare il comandante in capo delle truppe moderate di centro, di destra e di sinistra alle prossime elezioni europee nel maggio 2019, per sconfiggere i populisti di ogni tendenza, cinquantuno anni dopo il maggio del '68, da tutti ricordato come l'ultima volta che i francesi si erano rivoltati con tanta violenza, prima del 2 dicembre scorso.

Con che faccia l'aspirante Napoleone si presenta sui palcoscenici altrui dopo che il proprio teatro è stato messo a fuoco?

Angela Merkel e Mario Draghi dovranno cercarsi qualcun altro, se vorranno avere qualche probabilità di sopravvivenza, e non sarà facile dopo che anche il leader spagnolo del PSOE Pedro Sanchez si è fatto travolgere alle elezioni in Andalusia. Renzi può consolarsi, essendo stato il primo a farsi cacciare ...

 

 

 

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