Iran, Trump abbaia ma non morde

L'annuncio di Trump che non "certificherà" l'accordo sul nucleare iraniano, voluto da Obama due anni fa, rappresenta un'iniziativa roboante ma dagli scarsi effetti immediati, se non quelli che costringono  i giornalisti ad occuparsi della sua ennesima sbruffonata.

La "non certificazione" non equivale alla disdetta dell'accordo, che pertanto rimane in vigore, ma è una semplice procedura - prevista dallo stesso accordo - che impegna solo il presidente americano, che ogni tre mesi deve "certificare" lo stato di avanzamento degli impegni assunti dall'Iran.
E' una sottigliezza diplomatica che consente a Trump di "abbaiare" affinché i suoi elettori - a cui aveva promesso di stracciare l'accordo con l'Iran - lo possano udire e credere che abbia mantenuto l'impegno.
Inoltre rimanda la palla, e quindi la responsabilità, al Congresso e soprattutto al "suo" partito repubblicano, affinché provveda ad approvare nuove sanzioni contro l'Iran.

Per una strana coincidenza il senatore Bob Corker (repubblicano), che alcuni giorni fa aveva dichiarato che la Casa Bianca era diventa un "asilo per adulti", è stato anche uno dei protagonisti del negoziato sul nucleare all'interno del Congresso di due anni fa, e difficilmente dopo lo scambio di epiteti con Trump sarà disponibile a concedergli qualche favore.

La sparata di Trump non avrà effetto nemmeno sugli altri paesi che quell'accordo lo avevano voluto e sottoscritto, Europa, Russia e Cina. Ci sono in ballo centinaia di miliardi di dollari in accordi commerciali già stipulati, altro che sanzioni!

Il disgusto della legge elettorale e i dieci anni del PD

 

Ero al Circo Massimo nell'ottobre del 2008 alla manifestazione in cui Walter Veltroni dichiarava che "l'Italia è migliore di chi la governa". All'epoca c'era Berlusconi, ma la frase si può riciclare in questo ottobre 2017, dopo la disgustosa approvazione della legge elettorale e alla vigilia dei "10 anni del PD", i cui festeggiamenti rappresentano un evento notevole per la satira ma inutile per la società civile.

Le critiche al rosatellum sono talmente vaste e articolate che mi sembra inutile aggiungerne altre. Sarebbe casomai interessante capire quale forza oscura abbia spinto il PD a presentarla e approvarla: qualcuno dentro il partito è davvero convinto che servirà a dare al paese la governabilità basata su uno schieramento trasparente ed autorevole, di qualsiasi orientamento esso sia ? qualcuno è davvero convinto che questa legge riporterà al voto i milioni di cittadini che se ne sono allontanati in tutti questi anni ?

Dentro il PD nessuno lo pensa e nemmeno lo auspica.


A dieci anni di distanza, quello che colpisce del PD è l'incredibile arretramento morale, intellettuale e culturale che questo partito ha saputo percorrere, tappa dopo tappa fino alla dittatura renziana, per annientare le ragioni già incerte e difficili della sua nascita.


Lo testimonia il fatto che quasi tutti i padri fondatori dopo 10 anni hanno smesso di credere che quel progetto sia ancora vivo e motivato. L'assenza di Romano Prodi alle commemorazioni dell'Eliseo equivale al certificato di morte del Pd di Renzi.
A fare da testimone di quell'epoca c'è rimasto Veltroni, che sarà tra gli "oratori" addomesticati dell'Eliseo e al quale, essendo invecchiato, bisognerà ricordare che "l'Italia è migliore di chi la governa" e di chi l'ha governata.

Catalogna, come gli ultimatum nazisti prima di fucilare i partigiani ...

In guerra, quando i militari volevano salvarsi l'anima per i massacri che si apprestavano a compiere, c'era sempre un generale che avvisava la popolazione di "consegnare i ribelli e le armi" entro 24 ore in cambio di una promessa di immunità.
Il dilemma per la popolazione consisteva nel tradire i partigiani, che poi erano i propri figli, mogli, mariti, amici, mandandoli a sicura morte o rifiutarsi e subire deportazioni o fucilazioni sommarie.

La barbarie dell'ultimatum a tempo si ritrova nelle parole di Rajoy verso i capi della rivolta indipendentista catalana. Negare la dichiarazione di indipendenza entro 5 giorni oppure applicazione dell'articolo 155, ovvero invasione della Catalogna, arresto dei rappresentanti per insubordinazione, mantenimento dell'ordine anche con l'esercito.

I socialisti spagnoli plaudono e sostengono "l'offerta di dialogo" di Rajoy a Puigdemont e in cambio ottengono di entrare di fatto nell'alleanza di governo, l'ossessione di tutti i socialisti europei, qualunque sia la situazione. Così facendo hanno perso dappertutto e si sono trasfigurati in qualcosa che nessuno più riconoscerà per i prossimi decenni. Il modello di "unità nazionale" si completa con la pretesa di "riforma della Costituzione" per "ammodernarla", terminologia già utilizzata da Erdogan in Turchia o da Renzi in Italia.
La Catalogna è sotto ricatto: consegnare i suoi partigiani ai soldati nemici oppure subire tutti la repressione indiscriminata di Madrid.
E' una scelta drammatica, che divide e terrorizza. Continuo a pensare che la soluzione migliore per Puigdemont e i suoi alleati sarebbe quella di sciogliere il Parlamento attuale e indire nuove elezioni per dare di fatto l'ultima parola ai cittadini. Accettare il ricatto o rifiutarlo ?

A che serve una legge elettorale marchiata dall'infamia del voto di fiducia?

Il ceto politico italiano più screditato del dopoguerra sta producendo una legge elettorale a sua immagine e convenienza.
E lo fa con  il metodo più oltraggioso che si potesse utilizzare per una questione così importante, quello del voto di fiducia, un "colpo di mano" come lo ha definito Ezio Mauro su Repubblica, a cui i principali "ruoli istituzionali", dal Presidente della Repubblica Mattarella a Gentiloni e Boldrini, si sono piegati o prestati senza capire che l'infamia avrebbe macchiato anche loro.

manifestazione contro rosatellum


Se passa il Rosatellum, comunque andranno le prossime elezioni elezioni, sappiamo già due cose:


1) i rappresentanti eletti saranno ancora più incapaci e incompetenti che mai, perchè non c'è limite verso il basso che possa fermare la spirale di servilismo, stupidità, arroganza, cupidigia che contraddistingue il ceto politico degli ultimi venti anni.  Se vuoi essere "nominato" dal capopartito devi avere le caratteristiche giuste e devi saperle conservare e riprodurre nel tempo.


2) Il discredito del Parlamento sarà inequivocabile. Qualsiasi deputato, di qualsiasi partito, sarà marchiato dall'infamia di una legge elettorale votata con i trucchi e le imposizioni degli apparati politici. Ma a loro questo non importa, perchè tanto non avranno bisogno di guardare in faccia chi li ha eletti.

Qualcuno prevede che anche il governo che uscirà dal futuro Parlamento è stato già deciso e porta dritto all'accordo Renzi-Berlusconi. Ma questo dettaglio, pur rilevante diventa secondario di fronte allo scandalo istituzionale di queste ore.


Persino un fautore della stabilità ad ogni costo come Giorgio Napolitano, responsabile di scelte che hanno favorito l'ascesa autoritaria di Renzi e lo svuotamento del PD, ha criticato la decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale.

Troppo tardi, non è questa l'ora per chiedere cambi di rotta e scatti di orgoglio.
 

L'attuale situazione e degenerazione non è un "colpo di testa" isolato ma è figlia delle scelte del passato, a cui hanno contribuito anche molti di coloro che ora si scandalizzano.
Avete riempito Montecitorio di teste vuote, cosa vi aspettate ora?

A che serve una legge elettorale marchiata dall'infamia del voto di fiducia?
Semplice, servirà a far governare quelli che l'hanno votata.

OGGI LA SPAGNA INVADE LA CATALOGNA

Dopo la "mezza dichiarazione di indipendenza" annunciata e sospesa da Puigdemont, oggi Rajoy farà la contromossa presentando alla camera di Madrid la richiesta di attivare l'articolo 155 della costituzione, ovvero l'azzeramento dei poteri del parlamento catalano, lo stato d'assedio e le misure eccezionali di sospensione dei poteri istituzionali autonomi. Di fatto è l'annuncio dell'invasione della Catalogna.

La richiesta di Rajoerdogan sarà approvata a larga maggioranza con l'appoggio dei socialisti del PSOE e l'opposizione di Podemos e Izquierda Unida.

Sarà la mossa che farà precipitare la situazione verso gli scontri di piazza, lo sciopero generale di tutta la Catalogna e gli arresti di massa.

 

 

 

Cosa dovrebbe dire e fare Puigdemont questa sera

AGGIORNAMENTO

Puigdemont difende le ragioni dell'indipendenza catalana, legge la Dichiarazione di Indipendenza ma la sospende e rinvia al Parlamento in seduta ordinaria la decisione definitiva tra una settimana, per consentire la ripresa di un dialogo.

 

Alle 18 in punto il Presidente della Generalitat catalana si presenterà in Parlamento per annunciare gli effetti del referendum del 1 ottobre vinto a stragrande maggioranza dai sostenitori del SI all'indipendenza della Catalogna.

Da quello che dirà dipende la sua sorte personale e quella di molti cittadini catalani e spagnoli.

Puigdemont pronuncerà la DUI - Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza ?

oppure prenderà atto delle minacce del governo, dei partiti e dei poteri finanziario-economici legati a Madrid e rinvierà a giorni migliori le pretese indipendentiste ?

Subirà le pressioni dell'ala estrema dell'indipendentismo oppure seguirà le indicazioni della sindaca di Barcellona a lasciar perdere e cercare di mediare il più possibile ?

L'una o l'altra delle soluzioni porterà la Catalogna nel caos istituzionale e sociale. Entrambe le strade sono state infatti accuratamente previste e chiuse dal governo Rajoy.

Nella prima ipotesi scatterà la repressione armata e giudiziaria, con l'arresto dei leader catalani e l'annullamento del Parlamento e dell'autonomia. Ci saranno scontri di piazza, sciopero generale, arresti di massa. Madrid manderà anche l'esercito a Barcellona.

Nella seconda idem, anche se su scala più ridotta: Puigdemont forse eviterà il carcere ma sarà assediato dagli indipendentisti oltranzisti, la sua credibilità andrà in frantumi, e il governo catalano sarà costretto a dimettersi, mentre le piazze non si svuoteranno facilmente.

Non sembra esserci via di scampo o di soluzione dialogata.

La Spagna di Rajoy si compiace di aver messo la Catalogna in un vicolo cieco. La gran parte del popolo spagnolo si comporta come quello inglese ai tempi della rivolta in India, o dei francesi durante la guerra d'Algeria, o come quello turco nei confronti dei curdi. Delle libertà altrui non gliene importa più di tanto; l'unità / legalità che invocano è solo quella che serve a mantenere lo status quo del più forte.

C'è un modo per evitare la forbice umiliazione / repressione in cui si vorrebbe stringere la Catalogna? Puigdemont ha una mossa vincente da giocare ?

A mio avviso si: Puigdemont questa sera deve annunciare che l'esito del referendum rappresenta una grande vittoria e un punto da cui non si torna indietro, ma che la DUI potrà essere proclamata solo dopo un altro definitivo pronunciamento democratico e popolare: nuove elezioni per eleggere un nuovo parlamento, a cui presentarsi con uno schieramento unico di tutti coloro che sono a favore dell'indipendenza.

Una sorta di secondo referendum fatto nel pieno della legittimità costituzionale per eleggere un Parlamento che dovrà portare a termine o bloccare il percorso indipendentista intrapreso.

 

Presentandosi con una proposta del genere, Puigdemont getterebbe la palla nel campo avverso e darebbe forza a quanti vogliono un processo di indipendenza senza cadere nelle trappole violente e strumentali degli spagnoli. Ci sarebbe tempo per avviare o smascherare le volontà / velleità di dialogo e consentirebbe di dare a tempo a quanti puntano a un cambio di governo a Madrid, facendo cadere Rajoy e sostituendolo con una maggioranza politica più dialogante.

La Catalogna nelle ultime settimane si è conquistata la simpatia e la solidarietà di una gran parte dell'opinione pubblica mondiale. Puigdemont non deve disperdere questo patrimonio.

 

Rajoy sempre più Erdogan, minaccia di morte Puigdemont

Un portavoce di Rajoy ha espresso frasi incredibili che incitano all'assassinio di Carles Puigdemont, presidente della Catalogna, che domani si presenterà al Parlamento per annunciare l'indipendenza.

 

Da La Vanguardia:

Casado ha insistido en que la vía penal está abierta. “¡Qué no se repita la historia porque igual acaban como Companys!”, ha avisado en referencia a la proclamación de la república catalana efectuada por el presidente de la Generalitat Lluís Companys el 6 de octubre de 1934. Companys fue detenido por orden del presidente de la II República en aquel momento, Niceto Alcalá Zamora, y encarcelado en un barco prisión frente a la costa de Barcelona.

 

Casado se ha visto obligado a aclarar que cuando habla del mismo destino que Companys se refiere a esa detención y no al hecho de que en octubre de 1940 fue fusilado por Franco en el castillo de Montjuïc. Companys había logrado huir a Francia, pero fue detenido cerca de Nantes por los nazis, que lo devolvieron a España donde el franquismo lo sometió a un juicio sumarísimo y lo condenó a muerte. En 1934 fue el capitán general Domingo Batet el encargado de frenar a Companys por orden de la II República. Batet también fue fusilado por Franco.

Viva la Spagna, Viva la Catalogna umiliata e sottomessa

Al grido di "Viva la Spagna, Viva la Catalogna" e di "Puigdemont in prigione" 400.000 spagnoli in gran parte trasportati a Barcellona con pullman e treni da ogni parte della Spagna hanno manifestato per chiedere l'unità della nazione ovvero "la Catalogna ci appartiene".

manifestazione barcellona


Grandi ringraziamenti alla Guardia Civil per aver fatto un  buon lavoro sporco e fischi / minacce al leader di Podemos Iglesias per aver espresso posizioni di dialogo vero con i catalani indipendentisti.

Preziosa testimonianza di Mario Vargas Llosa, in rappresentanza degli eredi Incas ammiratori di felipe sesto.
Le spese di viaggio per le migliaia di neoconquistadores ovviamente sono a carico di Mario Draghi.

Martedì prossimo l'epilogo, con la convocazione del parlamento catalano e il discorso di Carles Puigdemont. Se dovesse dire quello che pensa sarà immediatamente incriminato e tutta la Generalitat sarà annullata.

Viva la Spagna, Viva la Catalogna umiliata e sottomessa 

 

ILVA il volto vero del jobs act di Renzi

Ricordate quando Renzi sbandierava il jobs act come un'esaltante modernità per dare lavoro ai giovani senza togliere diritti ai lavoratori anziani ? Bugie, secondo i soliti gufi contestatori e preconcetti

ilva jobs act

 

L'ILVA è il caso più eclatante e autentico che svela la cinica ragione che ha spinto il governo Renzi a stravolgere - non riformare - il mercato del lavoro.


L'ILVA - tristemente famosa per gli impianti inquinanti di Taranto - è stata acquisita dai nuovi padroni ArcelorMittal e Marcegaglia con il solito tappeto di denaro pubblico che doveva rendere "conveniente" l'affare: lo Stato si accolla gli oneri di bonifica ambientale e quelli sociali per migliaia di esuberi e tu padrone garantisci la continuità del lavoro e della produzione.


Ma chi stabilisce qual'è il margine di convenienza per il profitto industriale ? oltre al mercato ci sono le leggi e in particolare quelle sull'ambiente e sul lavoro.

Il primo nel caso dell'ILVA non ha mai rappresentato un problema: basta "pagare" le amministrazioni che dovrebbero controllare gli impatti ambientali e tutto si risolve.

Il secondo - il lavoro - grazie al jobs act di Renzi si raggira tranquillamente: licenzio tutti i dipendenti (anche quelli che sono in azienda da 20 o 30 anni) che erano stati assunti con il vecchio regime di tutele e di contratti salariali, e li riassumo con le nuove regole del jobs act, quindi licenziabili senza giusta causa e con il 30% di salario lordo in meno.

Un grande affare per ArcelorMittalMarcegaglia, che su 14.000 dipendenti ne esubera 4.000 e ne licenzia-riassume i rimanenti 10.000, ma soprattutto un segnale chiaro e forte a tutti: il jobs act di Renzi è questo, non quello, pur inguardabile, che avete visto finora.

Le "tutele crescenti" sono una favola, buona per i tesserati del PD, ma non certo per chi lavora nelle fabbriche.


Da domani tutti, ma proprio tutti, i dipendenti con un contratto a tempo indeterminato di qualsiasi industria o settore, sono licenziabili e riassumibili a condizioni stracciate. Perché non utilizzare una legge che consente di abbattere tutto il costo del lavoro ? 

I sindacalisti, che a maggioranza votano Renzi, si sono accorti dell'imprevisto e chiederanno spiegazioni al governo Gentiloni, che forse aprirà un tavolo di confronto per perdere tempo e tirare a campare fino alle prossime elezioni, quando i sindacalisti voteranno Renzi o chi per lui.

Due milioni di morti in Corea e Giappone se Trump sbaglia i calcoli

La possibile "guerra di Corea" per Donald Trump è un piacevole argomento di conversazione nel dopo cena alla Casa Bianca, con una adunata di generali e relative consorti.

guerra corea

La possibile "guerra di Corea" per Donald Trump è un piacevole argomento di conversazione nel dopo cena alla Casa Bianca, con una adunata di generali e relative consorti.
Ad un certo punto, mentre ci si accinge alla foto di gruppo, "moron" Trump pronuncia una frase sibillina:  "questa è la calma prima della tempesta" ... e a chi gli chiede cosa significa risponde "... lo scoprirete ". Non c'è molto da scegliere: la minaccia riguarda o l'Iran o la Corea.
Rex Tillerson, segretario di Stato e braccio destro di Trump in politica estera, viene dato per dimissionario a causa di "diversità di vedute" con Trump stesso. Nei giorni precedenti Tillerson si era addirittura spinto a definire Donald come un deficiente (moron) e le smentite successive ovviamente non smentiscono nulla.
Al posto dell'ex capo della Exxon prestato alla politica si fa il  nome del capo della CIA Pompeo, personaggio certamente più rude e consono ad uno scenario di guerra, ma l'apparato che dirige da meno di un anno gli ha tirato uno sgambetto, producendo un'analisi che non piacerà a Donald in cui si afferma che Kim Jong -un non è pazzo anzi ...


"Kim's actions are not those of a maniacal provocateur but a "rational actor" who is motivated by clear, long-term goals that revolve around ensuring regime survival.
"There's a clarity of purpose in what Kim Jong Un has done," according to Yong Suk Lee, deputy assistant director of the CIA's Korea Mission Center.
(...) "The last person who wants conflict on the peninsula is actually Kim Jong Un," Lee said. "We have a tendency in this country and elsewhere to underestimate the conservatism that runs in these authoritarian regimes."


In sintesi secondo la CIA il boss coreano non vuole la guerra ma solo preservare e rafforzare il suo potere. Non era necessario lavorare alla CIA per arrivare alla stessa conclusione.

Ma Trump ha bisogno di mantenere alta la tensione, perché crea "sentiment" e "business" e se poi riuscisse a far fuori Kim Jong-un, senza ricadute eccessive, avrebbe vinto su tutti i fronti.

Si è sempre sostenuto che un attacco preventivo degli USA avrebbe esposto la Corea del Sud ed il Giappone alla rappresaglia di Pyongyang, con conseguenze catastrofiche per milioni di persone.

Ma da qualche tempo alcuni generali americani sostengono che ci sarebbe la possibilità di uno strike preciso e devastante contro la Corea del Nord in grado di annientarne la capacità di reazione, e quindi di rappresaglia, al 90-95 per cento, eliminando il rischio che i missili coreani e le 25 testate nucleari nascoste nei bunker, possano raggiungere Seul o Tokyo.

E' forse questa la "tempesta" che si sta per scatenare a cui alludeva l'altra sera Donald Trump nel dopo-cena con i suoi generali ?

E' possibile scherzare con un margine errore del 5-10 per cento le cui conseguenze sarebbero devastanti ?
Uno studio del US-Korea Institute della Johns Hopkins School stima in circa un milione e mezzo di morti e cinque milioni di feriti le conseguenze di un attacco su Seoul e Tokyo con missili a corto-medio raggio armati di testate nucleari.

Qualcuno che non sia un "moron" crede davvero che si possa ritenere accettabile una "percentuale di rischio" che riguarda oltre sei milioni di possibili vittime ?

BOYCOTT MADRID

Un tempo c'erano i re che si servivano dei banchieri per finanziare le loro guerre e per tenere sotto il tallone la povera gente; e c'erano i buffoni di corte per far ridere i re sulle umane miserie.
Il mondo ora si è capovolto e Felipe VI° di Spagna fa il buffone in televisione scimmiottando un contegno reale e si mette al servizio dei suoi padroni banchieri per sostenere la loro causa contro l'indipendenza della Catalogna.


Se ne approfitta del fatto che quaranta anni fa gli spagnoli non ebbero il coraggio e l'intelligenza di liberarsi di tutti i fantasmi del passato, illudendosi che i re avrebbero fatto solo da soprammobile nel nuovo sistema democratico.


Ed ora invece il buffone pensa di fare davvero il re, sbagliando tempi e circostanze, perchè sul diritto della Catalogna all'indipendenza non si può consentire ad un felipe sesto di metter bocca.


La vicenda catalana sta evolvendo verso un epilogo tragico e triste, grazie alla protervia dei governanti di Madrid e dei suoi finti oppositori socialisti - un tempo si dichiaravano repubblicani - e grazie allo squallido interessato disinteresse della comunità europea.


Per quanto ci è dato fare, credo che tutte le persone libere ancora di ragionare dovrebbero esprimere l'indignazione per quanto sta accadendo in Catalogna, e rivendicare il diritto dei Catalani a decidere / negoziare il proprio futuro.

Nel mio piccolo, oltre ad esprimere le mie opionioni arrabbiate, mi impegnerò a boicottare chi nega il diritto all'indipendenza della Catalogna:


  • eviterò di tornare a visitare la Spagna e in particolare Madrid

  • eviterò di comprare prodotti o servizi spagnoli di qualsiasi genere

  • eviterò di pubblicizzare qualsiasi cosa provenga dalla Spagna

  • cercherò di diffondere la proposta di boicottare Madrid fin quando la Catalogna non sarà indipendente.


Il trattamento che il governo di Madrid, con l'avallo di gran parte degli spagnoli-non-catalani, ha riservato alla comunità catalana è arrogante e disgustoso, fintamente legalitario.


La Spagna si sta avviando a diventare la Turchia d'Europa e i catalani sono trattati come i curdi.

LA SPAGNA SULL'ORLO DEL COLPO DI STATO

Il capo dei Mossos incriminato per "sedizione".

Entro questa sera la dichiarazione di Puigdemont su l'indipendenza.

Il ministro di polizia di Madrid va a Barcellona per "coordinare le operazioni" contro i vertici catalani.

 

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Nel giorno in cui tutta la Catalogna ha manifestato contro le violenze poliziesche del 1 ottobre, il monarca di Spagna Filippo VI° pronuncia un grave discorso contro il popolo catalano, affossando ogni speranza di dialogo e aprendo la strada alla repressione armata e alla sospensione delle libertà civili.

E' l'inizio di un colpo di Stato, il via libera a Rajoy per reprimere nel sangue le aspirazioni indipendentiste.

 

Da El Pais 

El Rey llama al Estado a restaurar el orden constitucional en Cataluña

 

Il governo di Madrid applaude all'intervento del monarca e il PSOE si inchina.

Solo Podemos e Sinistra Unita denunciano la gravità dell'intervento e si dissociano da qualunque azione contro la comunità catalana commessa nel nome di una presunta unità nazionale. 

 

 

 

Il presidente della Generalitat Carles Puigdemont ha dichiarato in un'intervista alla BBC che entro pochi giorni il Parlamento catalano approverà il passaggio alla Repubblica e all'indipendenza.

Tutta la Catalogna nelle strade per lo sciopero generale

 

Lo sciopero generale di tutta la Catalogna per protestare contro la violenza poliziesca del 1 ottobre si sta trasformando in una grande manifestazione per l'indipendenza.

Le sedi della Guardia Civil e della polizia nazionale dislocate a Barcellona e Girona sono assediate dai manifestanti.

Il governo di Rajoy fa finta di niente e aspetta le prossime mosse del parlamento catalano; i partiti di centrodestra spagnoli chiedono l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione e l'uso della forza per soffocare l'indipendenza.

I socialisti stanno a guradare senza avere alcuna influenza né sul governo né sui catalani.

Le istituzioni dell'Unione Europea stanno di fatto lasciando mano libera al governo di Madrid per l'uso della forza.

Rajoy con ogni probabilità andrà avanti senza negoziati reali e utilizzando la repressione della Guardia Civil.

Si prospetta il rischio di uno scontro ancora più drammatico e violento.

Il video della BBC sulle violenze poliziesche

 

La strage di Las Vegas e la stupidità razzista dei sistemi di polizia

Se la strage di Las Vegas fosse stata compiuta da un immigrato di nome mohammed, il giorno dopo tutta la stampa e la politica mondiale avrebbero avuto due certezze: 1) si è trattato di un gesto terroristico; 2) il sistema di controllo antiterroristico ha fallito.

 

Sarebbero finiti immediatamente sotto accusa i vertici delle strutture di polizia e di intelligence con richieste di dimissioni e polemiche infinite; "come è stato possibile per un terrorista accumulare e trasportare una quantità enorme di armi ed esplosivi in un paese come gli Stati Uniti senza che nessuno se ne accorgesse?"

Ma lo stragista si chiamava Stephen Paddock, era un bianco arricchitosi (o rovinatosi) con il gioco d'azzardo e i 60 morti e 500 feriti sono "colpa del diavolo" secondo l'opinione di un ormai inqualificabile Donald Trump, oppure della vendita eccessiva di armi, secondo i progressisti.

Ma anche quest'ultima tesi, per quanto ovvia e condivisibile, non risponde alla domanda: come è stato possibile per Stephen Paddock trasportare un arsenale di armi e munizioni al 32° piano di un hotel senza essere intercettato, controllato, quanto meno disturbato, da uno qualsiasi delle migliaia di poliziotti che circolano e controllano il territorio degli Stati Uniti?

La risposta è che Paddock era bianco, mentre un terrorista è sicuramente "diverso", si chiama mohammed, ha la pelle scura, i tratti da immigrato e non frequenta i casinò di Las Vegas. Oppure è uno sbandato, ladro e nero, di quelli a cui prima spari e poi ti chiedi cosa abbiano fatto.

Almeno questo è quello che la polizia attua e pensa sulla base delle direttive e delle istruzioni di controllo ricevute da chi governa gli apparati negli Stati Uniti.

"Se vedete qualcuno che acquista o trasporta armi pesanti ed ha la pelle e i tratti gentili della razza bianca, dategli una mano perchè sicuramente non è un terrorista."

Sarebbe utile che la stampa e l'opinione pubblica si chiedessero: perché Stephen Paddock non è stato scoperto e bloccato dai sistemi di sicurezza interna? a cosa serve la NSA, l'FBI e la polizia federale se una strage come quella di Las Vegas - e come le tante altre degli ultimi anni - non viene prevenuta ?

Non è solo abolendo la vendita delle armi - misura sacrosanta ma sgradita a Wall Street - che si blocca la minaccia stragista, occorre che anche la polizia e il sistema di sicurezza siano cambiati in profondità, con direttive diverse, altrimenti nessun poliziotto si preoccuperà dei Paddock omicidi.

Un giocatore d'azzardo squilibrato fa una strage a Las Vegas

strage las vegas

 

Sessanta morti e più di cinquecento feriti sono il conteggio provvisorio della carneficina più grave della storia degli Stati Uniti provocata da armi da fuoco, avvenuta a Las Vegas durante un concerto di musica con oltre ventimila spettatori.

A provocare la strage è stato un pensionato giocatore d'azzardo, Stephen Paddock descritto come un anonimo e tranquillo "vicino di casa" che all'improvviso si scopre con un arsenale di decine di armi procurate con la solita facilità.

Al termine della strage Stephen Paddock si sarebbe suicidato nell'appartamento al 32° piano dell'hotel da cui aveva sparato migliaia di colpi con fucili automatici, per dieci interminabili minuti sulla folla radunata nel parco sottostante.

Viene esclusa la matrice terroristica, nonostante un'approssimativa rivendicazione dell'ISIS. 

A Wall Street i titoli azionari dei fabbricanti d'armi sono saliti. Non sarà certo Donald Trump a vietare la vendita delle armi a fanatici e squilibrati.

 

CATALOGNA, UNA VITTORIA DI POPOLO LEGITTIMA SOFFERTA MERITATA

Alla fine ha vinto il popolo di Catalogna che, ritrovando in qualche angolo della propria identità storica un orgoglio ed una dignità da molti sottovalutata, ha sconfitto l'arroganza di gran parte della classe politica spagnola.

Ha vinto il popolo di Catalogna tutto intero, sia chi ha votato SI sia chi ha indicato NO, perché entrambi hanno trovato il coraggio di andare ai seggi sfidando la violenza. Ha vinto anche chi è rimasto a casa, perché impaurito dalle minacce del regime Rajoy, ma poi è sceso in piazza a manifestare la gioia per la fine di una giornata da incubo.


Il referendum catalano del 1° Ottobre 2017 è stato una lezione di democrazia e di diritti civili, un capitolo di non violenza e di liberazione, un bignami degli insegnamenti di Gandhi e Mandela.
Solo un personaggio corrotto e violento come Mariano Rajoy poteva definire il referendum catalano "una messinscena".


Rajoy ha trascinato la Spagna nella pagina più buia degli ultimi 40 anni, davanti a tutta l'opinione pubblica mondiale, e sarebbe ora che anche gli spagnoli se ne accorgessero.


Carles Puigdemont ha pronunciato nella notte dell'incredibile 1 ottobre la frase più semplice e più ovvia:
"la Catalogna si è conquistata il diritto all'indipendenza"


Solo un popolo unito, convinto e determinato poteva superare le intimidazioni e le violenze del regime di Rajoy. Solo una comunità vera e sincera può superare la difficilissima sfida che si prospetta nell'immediato futuro.

Altro che messinscena, la rivolta catalana è un'autentica lezione politica.

I leader delle forze socialdemocratiche e laburiste europee - con la sola eccezione di Corbin - fanno fatica a capire cosa sia successo e cosa succederà.

- Hanno considerato illegale il referendum e si ritrovano a rincorrere, a doversi spiegare come mai un popolo abbia scelto "l'illegalità".


- Hanno assistito alla violenza poliziesca contro cittadini inermi e pacifici e sono incapaci di chiedere le dimissioni di chi ha ordinato tanta violenza.


Non solo Rajoy, ma anche Pedro Sanchez, Matteo Renzi e Martin Schulz dovrebbero vergognarsi.

IN DIFESA DELLE URNE, MIGLIAIA DI CATALANI OCCUPANO LE SCUOLE PER DIFENDERE IL DIRITTO DI VOTARE

Vigilia del referendum per l'indipendenza della Catalogna, il simbolo da difendere è l'urna, l'immagine di una scatola attorno alla quale si gioca la partita decisiva del diritto a decidere e la difesa della democrazia.

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da CincoDias:

Mientras el portavoz del Gobierno, Íñigo Méndez de Vigo, aseguraba desde Madrid que el referéndum no se celebraría, en Barcelona, el vicepresidente de la Generalitat, Oriol Junqueras, el consejero de Presidencia, Jordi Turull, y el consejero de Asuntos Exteriores, Raül Romeva, posaban sonrientes ante una suerte de urna. No es la típica urna transparente de metacrilato, sino que se trata de un cubo de plástico, con el logo de la Generalitat, una tapa y precintos rojos. Es algo así como un contenedor, algo aparatoso, pero que se puede transportar en dos piezas, lo que permite sortear posibles controles.

 

 

Se dentro le urne - quelle poche che si sarà riusciti a difendere dai ventimila poliziotti di Madrid - la sera di domenica 1 ottobre saranno state deposte migliaia di schede, la vittoria dei Catalani sulla stupida arroganza del governo Rajoy sarà legittima ed evidente a tutto il mondo.

 

catalogna scuole occupate 2

Nell'Europa del terzo millennio i cittadini sono costretti ad occupare le scuole e i luoghi deputati a contenere le urne elettorali per difendere il diritto al voto e alla libertà di espressione di un intero popolo. Padri e figli con i sacchi a pelo si ritrovano in un momento di grande emozione e solidarietà.

Il referendum catalano si sta trasformando giorno dopo giorno in un evento sociale e politico inimmaginabile, un punto di non ritorno anche per le generazioni future.

 

Dietro la faccia di Rajoy si nasconde l'intera classe politica che ha devastato l'Europa negli ultimi 10 anni. Questi personaggi sono riusciti nell'impresa impossibile: trascinare il cuore dell'Europa moderna in una situazione da guerra di liberazione anticoloniale del '900.

 

 trattori catalogna

A Barcellona iniziano ad arrivare anche i trattori degli agricoltori

da ABC Espana: 

«He venido porque estamos en un país donde no se deja votar ni nada. Vengo por la democracia, de Villafranca del Penedès», se presentó. Otros vinieron de Manresa.
Algunos conductores pararon en el bar de la esquina de nombre «Ítaca». El dueño, un ciudadano chino, les dio la bienvenida a «I-tá-ca».
Pep Riera, veterano líder sindical, arreó contra Rajoy y Montoro. «Estos estúpidos han pisado nuestros derechos (...) no nos movemos únicamente por intereses económicos, nos movemos por dignidad», gritó entre aplausos a favor de los «productos catalanes». Y llamó a la «revolución de los payeses» como sus antepasados en 1640, pero adaptando el guión: «¡Visca la terra i mori el mal govern!». «¡La terra serà sempre nostra!».

 

Trump con Rajoy contro la Catalogna

Trump appoggia Rajoy nella repressione del referendum per l'indipendenza catalana.

trump rajoy

Il primo ministro spagnolo è andato ad elemosinare l'appoggio del presidente USA nella crisi aperta da Madrid contro la Catalogna.

E Trump è stato ben lieto di darlo con una dichiarazione che farà arrabbiare tutti i catalani e anche molti spagnoli." Espagna es un gran paìs y deberìa permanecer unido". E pensare che  Trump aveva promesso in campagna elettorale che l'America non si sarebbe mai dovuta immischiare negli affari interni di altri paesi.

Certamente Rajoy lo avrà impietosito a tal punto da costringerlo a smentirsi.

Anche i Curdi votano ... per la prima volta

Per la prima volta nella storia, la popolazione curda-irachena è chiamata a votare in un referendum  che dovrebbe sancire la nascita di un Kurdistan indipendente.

L'esito del referendum è scontato per quanto riguarda il voto, ma molto più incerto e difficile sarà il riconoscimento del risultato da parte dei paesi direttamente interessati.

In particolare Iraq, Turchia e Iran con accenti diversi, hanno già fatto sapere che il referendum non ha alcun valore e che il Kurdistan è una regione geografica non uno Stato.

Erdogan ha minacciato di occupare parte dei territori di frontiera con il proprio esercito e teme l'effetto contagio sui curdi oppressi dentro la frontiera turca.

L'Iraq non può che prendere atto della secessione, soprattutto dopo che i peshmerga hanno contribuito con il sangue alla cacciata dell'ISIS dalle città irachene, e dovrà cercare di limitare i danni, cioè i territori (pozzi petroliferi) sottratti al controllo di Baghdad che andranno a comporre il futuro Stato del Kurdistan.

Israele è l'unico paese che vede con favore la scelta referendaria dei curdi perché consente di far nascere una entità non-araba con cui poter dialogare e fare affari(petrolio).

 

La Germania come l'Italia di 30 anni fa

Il voto tedesco consegna alla Germania un parlamento con sei partiti senza una chiara e stabile maggioranza politica, come accadeva nell'Italia della Prima Repubblica.

Per la vincitrice (apparente) Angela Merkel si tratta in realtà di una vera sconfitta.

Il crollo simultaneo di SPD e CDU/CSU rende impraticabile la Grosse Koalition (a meno di un suicidio politico di uno dei due o di entrambi).

La cosiddetta "coalizione Giamaica", l'unica numericamente praticabile sulla carta, è uno scenario di alta instabilità.

L'estrema destra AfD farà di tutto per capitalizzare il successo e cercare di arrivare a nuove elezioni entro il prossimo anno.

La crisi del modello Merkel -stabilità, sicurezza, crescita - di cui il risultato elettorale rappresenta un primo annuncio,  è un colpo durissimo alla politica della BCE di Draghi, bersaglio di gran parte dell'ondata di indignazione degli strati sociali meno protetti o danneggiati dalla politica monetaria della BCE, come i pensionati e i lavoratori marginali.

E se d'ora in poi Draghi avrà meno spazi per le politiche monetarie accomodanti a vantaggio dei paesi più indebitati, Italia ma anche Francia ecc, le ricadute si faranno sentire ben presto, e gli argini costruiti da Bruxelles negli ultimi tre anni per arginare le fratture e le spinte centrifughe populiste rischiano di crollare.

Sia la CDU-CSU sia il neoalleato FDP non faranno sconti alla Merkel.