Due milioni di morti in Corea e Giappone se Trump sbaglia i calcoli

La possibile "guerra di Corea" per Donald Trump è un piacevole argomento di conversazione nel dopo cena alla Casa Bianca, con una adunata di generali e relative consorti.

guerra corea

La possibile "guerra di Corea" per Donald Trump è un piacevole argomento di conversazione nel dopo cena alla Casa Bianca, con una adunata di generali e relative consorti.
Ad un certo punto, mentre ci si accinge alla foto di gruppo, "moron" Trump pronuncia una frase sibillina:  "questa è la calma prima della tempesta" ... e a chi gli chiede cosa significa risponde "... lo scoprirete ". Non c'è molto da scegliere: la minaccia riguarda o l'Iran o la Corea.
Rex Tillerson, segretario di Stato e braccio destro di Trump in politica estera, viene dato per dimissionario a causa di "diversità di vedute" con Trump stesso. Nei giorni precedenti Tillerson si era addirittura spinto a definire Donald come un deficiente (moron) e le smentite successive ovviamente non smentiscono nulla.
Al posto dell'ex capo della Exxon prestato alla politica si fa il  nome del capo della CIA Pompeo, personaggio certamente più rude e consono ad uno scenario di guerra, ma l'apparato che dirige da meno di un anno gli ha tirato uno sgambetto, producendo un'analisi che non piacerà a Donald in cui si afferma che Kim Jong -un non è pazzo anzi ...


"Kim's actions are not those of a maniacal provocateur but a "rational actor" who is motivated by clear, long-term goals that revolve around ensuring regime survival.
"There's a clarity of purpose in what Kim Jong Un has done," according to Yong Suk Lee, deputy assistant director of the CIA's Korea Mission Center.
(...) "The last person who wants conflict on the peninsula is actually Kim Jong Un," Lee said. "We have a tendency in this country and elsewhere to underestimate the conservatism that runs in these authoritarian regimes."


In sintesi secondo la CIA il boss coreano non vuole la guerra ma solo preservare e rafforzare il suo potere. Non era necessario lavorare alla CIA per arrivare alla stessa conclusione.

Ma Trump ha bisogno di mantenere alta la tensione, perché crea "sentiment" e "business" e se poi riuscisse a far fuori Kim Jong-un, senza ricadute eccessive, avrebbe vinto su tutti i fronti.

Si è sempre sostenuto che un attacco preventivo degli USA avrebbe esposto la Corea del Sud ed il Giappone alla rappresaglia di Pyongyang, con conseguenze catastrofiche per milioni di persone.

Ma da qualche tempo alcuni generali americani sostengono che ci sarebbe la possibilità di uno strike preciso e devastante contro la Corea del Nord in grado di annientarne la capacità di reazione, e quindi di rappresaglia, al 90-95 per cento, eliminando il rischio che i missili coreani e le 25 testate nucleari nascoste nei bunker, possano raggiungere Seul o Tokyo.

E' forse questa la "tempesta" che si sta per scatenare a cui alludeva l'altra sera Donald Trump nel dopo-cena con i suoi generali ?

E' possibile scherzare con un margine errore del 5-10 per cento le cui conseguenze sarebbero devastanti ?
Uno studio del US-Korea Institute della Johns Hopkins School stima in circa un milione e mezzo di morti e cinque milioni di feriti le conseguenze di un attacco su Seoul e Tokyo con missili a corto-medio raggio armati di testate nucleari.

Qualcuno che non sia un "moron" crede davvero che si possa ritenere accettabile una "percentuale di rischio" che riguarda oltre sei milioni di possibili vittime ?

BOYCOTT MADRID

Un tempo c'erano i re che si servivano dei banchieri per finanziare le loro guerre e per tenere sotto il tallone la povera gente; e c'erano i buffoni di corte per far ridere i re sulle umane miserie.
Il mondo ora si è capovolto e Felipe VI° di Spagna fa il buffone in televisione scimmiottando un contegno reale e si mette al servizio dei suoi padroni banchieri per sostenere la loro causa contro l'indipendenza della Catalogna.


Se ne approfitta del fatto che quaranta anni fa gli spagnoli non ebbero il coraggio e l'intelligenza di liberarsi di tutti i fantasmi del passato, illudendosi che i re avrebbero fatto solo da soprammobile nel nuovo sistema democratico.


Ed ora invece il buffone pensa di fare davvero il re, sbagliando tempi e circostanze, perchè sul diritto della Catalogna all'indipendenza non si può consentire ad un felipe sesto di metter bocca.


La vicenda catalana sta evolvendo verso un epilogo tragico e triste, grazie alla protervia dei governanti di Madrid e dei suoi finti oppositori socialisti - un tempo si dichiaravano repubblicani - e grazie allo squallido interessato disinteresse della comunità europea.


Per quanto ci è dato fare, credo che tutte le persone libere ancora di ragionare dovrebbero esprimere l'indignazione per quanto sta accadendo in Catalogna, e rivendicare il diritto dei Catalani a decidere / negoziare il proprio futuro.

Nel mio piccolo, oltre ad esprimere le mie opionioni arrabbiate, mi impegnerò a boicottare chi nega il diritto all'indipendenza della Catalogna:


  • eviterò di tornare a visitare la Spagna e in particolare Madrid

  • eviterò di comprare prodotti o servizi spagnoli di qualsiasi genere

  • eviterò di pubblicizzare qualsiasi cosa provenga dalla Spagna

  • cercherò di diffondere la proposta di boicottare Madrid fin quando la Catalogna non sarà indipendente.


Il trattamento che il governo di Madrid, con l'avallo di gran parte degli spagnoli-non-catalani, ha riservato alla comunità catalana è arrogante e disgustoso, fintamente legalitario.


La Spagna si sta avviando a diventare la Turchia d'Europa e i catalani sono trattati come i curdi.

LA SPAGNA SULL'ORLO DEL COLPO DI STATO

Il capo dei Mossos incriminato per "sedizione".

Entro questa sera la dichiarazione di Puigdemont su l'indipendenza.

Il ministro di polizia di Madrid va a Barcellona per "coordinare le operazioni" contro i vertici catalani.

 

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Nel giorno in cui tutta la Catalogna ha manifestato contro le violenze poliziesche del 1 ottobre, il monarca di Spagna Filippo VI° pronuncia un grave discorso contro il popolo catalano, affossando ogni speranza di dialogo e aprendo la strada alla repressione armata e alla sospensione delle libertà civili.

E' l'inizio di un colpo di Stato, il via libera a Rajoy per reprimere nel sangue le aspirazioni indipendentiste.

 

Da El Pais 

El Rey llama al Estado a restaurar el orden constitucional en Cataluña

 

Il governo di Madrid applaude all'intervento del monarca e il PSOE si inchina.

Solo Podemos e Sinistra Unita denunciano la gravità dell'intervento e si dissociano da qualunque azione contro la comunità catalana commessa nel nome di una presunta unità nazionale. 

 

 

 

Il presidente della Generalitat Carles Puigdemont ha dichiarato in un'intervista alla BBC che entro pochi giorni il Parlamento catalano approverà il passaggio alla Repubblica e all'indipendenza.

Tutta la Catalogna nelle strade per lo sciopero generale

 

Lo sciopero generale di tutta la Catalogna per protestare contro la violenza poliziesca del 1 ottobre si sta trasformando in una grande manifestazione per l'indipendenza.

Le sedi della Guardia Civil e della polizia nazionale dislocate a Barcellona e Girona sono assediate dai manifestanti.

Il governo di Rajoy fa finta di niente e aspetta le prossime mosse del parlamento catalano; i partiti di centrodestra spagnoli chiedono l'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione e l'uso della forza per soffocare l'indipendenza.

I socialisti stanno a guradare senza avere alcuna influenza né sul governo né sui catalani.

Le istituzioni dell'Unione Europea stanno di fatto lasciando mano libera al governo di Madrid per l'uso della forza.

Rajoy con ogni probabilità andrà avanti senza negoziati reali e utilizzando la repressione della Guardia Civil.

Si prospetta il rischio di uno scontro ancora più drammatico e violento.

Il video della BBC sulle violenze poliziesche

 

La strage di Las Vegas e la stupidità razzista dei sistemi di polizia

Se la strage di Las Vegas fosse stata compiuta da un immigrato di nome mohammed, il giorno dopo tutta la stampa e la politica mondiale avrebbero avuto due certezze: 1) si è trattato di un gesto terroristico; 2) il sistema di controllo antiterroristico ha fallito.

 

Sarebbero finiti immediatamente sotto accusa i vertici delle strutture di polizia e di intelligence con richieste di dimissioni e polemiche infinite; "come è stato possibile per un terrorista accumulare e trasportare una quantità enorme di armi ed esplosivi in un paese come gli Stati Uniti senza che nessuno se ne accorgesse?"

Ma lo stragista si chiamava Stephen Paddock, era un bianco arricchitosi (o rovinatosi) con il gioco d'azzardo e i 60 morti e 500 feriti sono "colpa del diavolo" secondo l'opinione di un ormai inqualificabile Donald Trump, oppure della vendita eccessiva di armi, secondo i progressisti.

Ma anche quest'ultima tesi, per quanto ovvia e condivisibile, non risponde alla domanda: come è stato possibile per Stephen Paddock trasportare un arsenale di armi e munizioni al 32° piano di un hotel senza essere intercettato, controllato, quanto meno disturbato, da uno qualsiasi delle migliaia di poliziotti che circolano e controllano il territorio degli Stati Uniti?

La risposta è che Paddock era bianco, mentre un terrorista è sicuramente "diverso", si chiama mohammed, ha la pelle scura, i tratti da immigrato e non frequenta i casinò di Las Vegas. Oppure è uno sbandato, ladro e nero, di quelli a cui prima spari e poi ti chiedi cosa abbiano fatto.

Almeno questo è quello che la polizia attua e pensa sulla base delle direttive e delle istruzioni di controllo ricevute da chi governa gli apparati negli Stati Uniti.

"Se vedete qualcuno che acquista o trasporta armi pesanti ed ha la pelle e i tratti gentili della razza bianca, dategli una mano perchè sicuramente non è un terrorista."

Sarebbe utile che la stampa e l'opinione pubblica si chiedessero: perché Stephen Paddock non è stato scoperto e bloccato dai sistemi di sicurezza interna? a cosa serve la NSA, l'FBI e la polizia federale se una strage come quella di Las Vegas - e come le tante altre degli ultimi anni - non viene prevenuta ?

Non è solo abolendo la vendita delle armi - misura sacrosanta ma sgradita a Wall Street - che si blocca la minaccia stragista, occorre che anche la polizia e il sistema di sicurezza siano cambiati in profondità, con direttive diverse, altrimenti nessun poliziotto si preoccuperà dei Paddock omicidi.

Un giocatore d'azzardo squilibrato fa una strage a Las Vegas

strage las vegas

 

Sessanta morti e più di cinquecento feriti sono il conteggio provvisorio della carneficina più grave della storia degli Stati Uniti provocata da armi da fuoco, avvenuta a Las Vegas durante un concerto di musica con oltre ventimila spettatori.

A provocare la strage è stato un pensionato giocatore d'azzardo, Stephen Paddock descritto come un anonimo e tranquillo "vicino di casa" che all'improvviso si scopre con un arsenale di decine di armi procurate con la solita facilità.

Al termine della strage Stephen Paddock si sarebbe suicidato nell'appartamento al 32° piano dell'hotel da cui aveva sparato migliaia di colpi con fucili automatici, per dieci interminabili minuti sulla folla radunata nel parco sottostante.

Viene esclusa la matrice terroristica, nonostante un'approssimativa rivendicazione dell'ISIS. 

A Wall Street i titoli azionari dei fabbricanti d'armi sono saliti. Non sarà certo Donald Trump a vietare la vendita delle armi a fanatici e squilibrati.

 

CATALOGNA, UNA VITTORIA DI POPOLO LEGITTIMA SOFFERTA MERITATA

Alla fine ha vinto il popolo di Catalogna che, ritrovando in qualche angolo della propria identità storica un orgoglio ed una dignità da molti sottovalutata, ha sconfitto l'arroganza di gran parte della classe politica spagnola.

Ha vinto il popolo di Catalogna tutto intero, sia chi ha votato SI sia chi ha indicato NO, perché entrambi hanno trovato il coraggio di andare ai seggi sfidando la violenza. Ha vinto anche chi è rimasto a casa, perché impaurito dalle minacce del regime Rajoy, ma poi è sceso in piazza a manifestare la gioia per la fine di una giornata da incubo.


Il referendum catalano del 1° Ottobre 2017 è stato una lezione di democrazia e di diritti civili, un capitolo di non violenza e di liberazione, un bignami degli insegnamenti di Gandhi e Mandela.
Solo un personaggio corrotto e violento come Mariano Rajoy poteva definire il referendum catalano "una messinscena".


Rajoy ha trascinato la Spagna nella pagina più buia degli ultimi 40 anni, davanti a tutta l'opinione pubblica mondiale, e sarebbe ora che anche gli spagnoli se ne accorgessero.


Carles Puigdemont ha pronunciato nella notte dell'incredibile 1 ottobre la frase più semplice e più ovvia:
"la Catalogna si è conquistata il diritto all'indipendenza"


Solo un popolo unito, convinto e determinato poteva superare le intimidazioni e le violenze del regime di Rajoy. Solo una comunità vera e sincera può superare la difficilissima sfida che si prospetta nell'immediato futuro.

Altro che messinscena, la rivolta catalana è un'autentica lezione politica.

I leader delle forze socialdemocratiche e laburiste europee - con la sola eccezione di Corbin - fanno fatica a capire cosa sia successo e cosa succederà.

- Hanno considerato illegale il referendum e si ritrovano a rincorrere, a doversi spiegare come mai un popolo abbia scelto "l'illegalità".


- Hanno assistito alla violenza poliziesca contro cittadini inermi e pacifici e sono incapaci di chiedere le dimissioni di chi ha ordinato tanta violenza.


Non solo Rajoy, ma anche Pedro Sanchez, Matteo Renzi e Martin Schulz dovrebbero vergognarsi.

IN DIFESA DELLE URNE, MIGLIAIA DI CATALANI OCCUPANO LE SCUOLE PER DIFENDERE IL DIRITTO DI VOTARE

Vigilia del referendum per l'indipendenza della Catalogna, il simbolo da difendere è l'urna, l'immagine di una scatola attorno alla quale si gioca la partita decisiva del diritto a decidere e la difesa della democrazia.

catalogna-scuole-occupate

 

da CincoDias:

Mientras el portavoz del Gobierno, Íñigo Méndez de Vigo, aseguraba desde Madrid que el referéndum no se celebraría, en Barcelona, el vicepresidente de la Generalitat, Oriol Junqueras, el consejero de Presidencia, Jordi Turull, y el consejero de Asuntos Exteriores, Raül Romeva, posaban sonrientes ante una suerte de urna. No es la típica urna transparente de metacrilato, sino que se trata de un cubo de plástico, con el logo de la Generalitat, una tapa y precintos rojos. Es algo así como un contenedor, algo aparatoso, pero que se puede transportar en dos piezas, lo que permite sortear posibles controles.

 

 

Se dentro le urne - quelle poche che si sarà riusciti a difendere dai ventimila poliziotti di Madrid - la sera di domenica 1 ottobre saranno state deposte migliaia di schede, la vittoria dei Catalani sulla stupida arroganza del governo Rajoy sarà legittima ed evidente a tutto il mondo.

 

catalogna scuole occupate 2

Nell'Europa del terzo millennio i cittadini sono costretti ad occupare le scuole e i luoghi deputati a contenere le urne elettorali per difendere il diritto al voto e alla libertà di espressione di un intero popolo. Padri e figli con i sacchi a pelo si ritrovano in un momento di grande emozione e solidarietà.

Il referendum catalano si sta trasformando giorno dopo giorno in un evento sociale e politico inimmaginabile, un punto di non ritorno anche per le generazioni future.

 

Dietro la faccia di Rajoy si nasconde l'intera classe politica che ha devastato l'Europa negli ultimi 10 anni. Questi personaggi sono riusciti nell'impresa impossibile: trascinare il cuore dell'Europa moderna in una situazione da guerra di liberazione anticoloniale del '900.

 

 trattori catalogna

A Barcellona iniziano ad arrivare anche i trattori degli agricoltori

da ABC Espana: 

«He venido porque estamos en un país donde no se deja votar ni nada. Vengo por la democracia, de Villafranca del Penedès», se presentó. Otros vinieron de Manresa.
Algunos conductores pararon en el bar de la esquina de nombre «Ítaca». El dueño, un ciudadano chino, les dio la bienvenida a «I-tá-ca».
Pep Riera, veterano líder sindical, arreó contra Rajoy y Montoro. «Estos estúpidos han pisado nuestros derechos (...) no nos movemos únicamente por intereses económicos, nos movemos por dignidad», gritó entre aplausos a favor de los «productos catalanes». Y llamó a la «revolución de los payeses» como sus antepasados en 1640, pero adaptando el guión: «¡Visca la terra i mori el mal govern!». «¡La terra serà sempre nostra!».

 

Trump con Rajoy contro la Catalogna

Trump appoggia Rajoy nella repressione del referendum per l'indipendenza catalana.

trump rajoy

Il primo ministro spagnolo è andato ad elemosinare l'appoggio del presidente USA nella crisi aperta da Madrid contro la Catalogna.

E Trump è stato ben lieto di darlo con una dichiarazione che farà arrabbiare tutti i catalani e anche molti spagnoli." Espagna es un gran paìs y deberìa permanecer unido". E pensare che  Trump aveva promesso in campagna elettorale che l'America non si sarebbe mai dovuta immischiare negli affari interni di altri paesi.

Certamente Rajoy lo avrà impietosito a tal punto da costringerlo a smentirsi.

Anche i Curdi votano ... per la prima volta

Per la prima volta nella storia, la popolazione curda-irachena è chiamata a votare in un referendum  che dovrebbe sancire la nascita di un Kurdistan indipendente.

L'esito del referendum è scontato per quanto riguarda il voto, ma molto più incerto e difficile sarà il riconoscimento del risultato da parte dei paesi direttamente interessati.

In particolare Iraq, Turchia e Iran con accenti diversi, hanno già fatto sapere che il referendum non ha alcun valore e che il Kurdistan è una regione geografica non uno Stato.

Erdogan ha minacciato di occupare parte dei territori di frontiera con il proprio esercito e teme l'effetto contagio sui curdi oppressi dentro la frontiera turca.

L'Iraq non può che prendere atto della secessione, soprattutto dopo che i peshmerga hanno contribuito con il sangue alla cacciata dell'ISIS dalle città irachene, e dovrà cercare di limitare i danni, cioè i territori (pozzi petroliferi) sottratti al controllo di Baghdad che andranno a comporre il futuro Stato del Kurdistan.

Israele è l'unico paese che vede con favore la scelta referendaria dei curdi perché consente di far nascere una entità non-araba con cui poter dialogare e fare affari(petrolio).

 

La Germania come l'Italia di 30 anni fa

Il voto tedesco consegna alla Germania un parlamento con sei partiti senza una chiara e stabile maggioranza politica, come accadeva nell'Italia della Prima Repubblica.

Per la vincitrice (apparente) Angela Merkel si tratta in realtà di una vera sconfitta.

Il crollo simultaneo di SPD e CDU/CSU rende impraticabile la Grosse Koalition (a meno di un suicidio politico di uno dei due o di entrambi).

La cosiddetta "coalizione Giamaica", l'unica numericamente praticabile sulla carta, è uno scenario di alta instabilità.

L'estrema destra AfD farà di tutto per capitalizzare il successo e cercare di arrivare a nuove elezioni entro il prossimo anno.

La crisi del modello Merkel -stabilità, sicurezza, crescita - di cui il risultato elettorale rappresenta un primo annuncio,  è un colpo durissimo alla politica della BCE di Draghi, bersaglio di gran parte dell'ondata di indignazione degli strati sociali meno protetti o danneggiati dalla politica monetaria della BCE, come i pensionati e i lavoratori marginali.

E se d'ora in poi Draghi avrà meno spazi per le politiche monetarie accomodanti a vantaggio dei paesi più indebitati, Italia ma anche Francia ecc, le ricadute si faranno sentire ben presto, e gli argini costruiti da Bruxelles negli ultimi tre anni per arginare le fratture e le spinte centrifughe populiste rischiano di crollare.

Sia la CDU-CSU sia il neoalleato FDP non faranno sconti alla Merkel.

 

Repressione in Catalogna - 2

Una settimana fa avevo esitato a postare la foto del partigiano fucilato dai miliziani franchisti durante la guerra di Spagna del secolo scorso. Mi sembrava un accostamento forte ed estremo, tra due situazioni distanti e diverse.

Questa mattina leggo le dichiarazioni del presidente dell'assemblea catalana Puigdemont :

Puigdemont acusa a Rajoy de ser el “guardián de la tumba” de Franco

 

Da La Vanguardia :

El presidente de la Generalitat, Carles Puigdemont, ha acusado este viernes al Gobierno de Mariano Rajoy de ser el “guardián de la tumba” de Franco y ha animado a los catalanes a votar ‘sí’ a la independencia para poder redactar una Constitución sin “militares franquistas” al lado.

En un acto del PDeCAT en Sant Cugat del Vallès (Barcelona), Puigdemont ha ironizado con la llamada “operación Anubis” desplegada por el Gobierno del Estado para impedir que el 1 de octubre se celebre un referéndum en Catalunya.

Puigdemont ha recordado que Anubis es un “dios egipcio de la muerte y de los funerales, el guardián de las tumbas”, y ha añadido: “Ya sabemos de qué tumba son guardianes estos señores, y no está aquí sino que está en el Valle de los Caídos”.El president ha aprovechado también para ironizar sobre la llegada de tres barcos para policías y guardias civiles atracados en puertos catalanes, dos en Barcelona y uno en Tarragona: “Después de esperar tantos años que los tanques entraran por la Diagonal, y ahora resulta que vienen los barcos por nuestros puertos, cargados de policías”.

Inizia la "maratona per la democrazia" nell'università di Barcellona occupata dagli studenti

https://youtu.be/H9l-6qmKpv4

Il sito di   "Università per la Repubblica"

 

Universitats per la República, com a plataforma que agrupa la comunitat universitària catalana en defensa del referèndum i la democràcia, volem denunciar la deriva autoritària i antidemocràtica de l’Estat espanyol dels últims dies, des de la persecució de més de 700 alcaldes catalans o el tancament de webs, fins a la suspensió d’actes polítics en locals municipals, passant per l’entrada i registre de la Guardia Civil en diaris o impremtes. Creiem que aquesta situació és totalment anòmala en una democràcia i que està fent miques molts dels drets i llibertats conquerits per la gent, alhora que posa en perill les normes de funcionament bàsic d’una societat moderna com la nostra. Només cal veure com, a tall d’exemple, la policia local ens ha requisat octavetes al Campus Diagonal, cosa que atempta clarament contra el dret a la llibertat d’expressió, i que és una mostra més del caràcter repressiu i antidemocràtic de l’Estat espanyol.