Perché il bazooka di DRAGHI spara contro DI MAIO-SALVINI

Il boss della BCE ha costruito la sua carriera grazie alla capacità di muoversi con passi felpati nei meandri del potere, chiunque fosse al governo, in Italia o all'estero. Piuttosto che rilasciare dichiarazioni che avrebbero potuto non essere gradite a chi gli poteva tornare utile per appoggiare le sue ambizioni, faceva la parte di chi "no sapeva", che si trattasse dei derivati di Morgan Stanley quando era al Tesoro o degli imbrogli del MontePaschi quando era in Banca d'Italia.

Perché ora si lancia alla testa del fronte anti-populista e in particolare contro il governo M5S-Lega ? 

Le sue dichiarazioni, parallele a quelle dello spensierato Moscovici, sono il primo colpo di bazooka contro il governo italiano insediatosi da pochi mesi: 

«Le parole di esponenti del governo italiano sono cambiate molte volte e in alcuni casi hanno provocato qualche danno, con un aumento dei tassi per imprese ...Ora aspettiamo i fatti, cioè la presentazione della legge di bilancio e il successivo esame in Parlamento», e se provate a rompere i vincoli europei saranno guai.

In altri tempi Mario Draghi avrebbe taciuto, almeno fino alla "prova dei fatti", o avrebbe risposto che "non si occupa di politica", mentre ora ha voluto "anticipare" gli avvenimenti e le prese di posizione dei politici, perché ? 

 

Glielo ha forse ordinato Macron o Angela Merkel ? Improbabile, Draghi non prende ordini e nel peggiore dei casi li contratta. Oppure si è sentito in dovere di esercitare un presunto ruolo di stabilizzazione verso le "incertezze dei mercati" ? soprattutto per chi teme che il "contagio italiano" possa distruggere il castello dell'Euro ?. Risposta parziale e formale.

La verità è che Mario Draghi, che tra un anno dovrà lasciare il posto di comando della BCE, è in cerca di una sistemazione futura, che sia consona alle sue ambizioni e agli interessi dei suoi supporter europei e internazionali.

La minaccia populista alle prossime elezioni europee nel 2019 per Mario Draghi rappresenta un fronte di guerra senza precedenti, al quale ha deciso di non sottrarsi e anzi di arruolarsi anzitempo per essere alla testa di quelle truppe che ritiene saranno vittoriose. 

Draghi sa benissimo che una vittoria dei variegati populismi renderebbe impossibile una sua nomina a boss della Commissione Europea - il posto a cui aspira e che ora è occupato da Junker - ma anche una vittoria di misura degli schieramenti tradizionali - Popolari e Socialdemocratici - non gli garantirebbe alcun avanzamento di carriera. L'unica chance di Draghi è quella di essere lui stesso il capo indiscusso, e vincente, dell'esercito antipopulista.

Il campo di battaglia italiano sarà il più importante di tutto il fronte europeo, perché un disallineamento sostanziale dell'Italia dalla rotta tracciata dai tecnocrati di Francoforte e Bruxelles sarebbe il certificato di morte dell'Euro, quello a cui Mario Draghi aveva promesso "whatever it takes". 

Per Mario Whateverittakes Draghi è arrivata l'ora della battaglia finale. Il suo bazooka sparerà ancora.

 

 

 

 

"NOT MY PRESIDENT" alla Casa Bianca

In simultanea con il nuovo libro di Bob Woodward (quello dell'inchiesta sul Watergate di Nixon) dove Trump viene definito dai suoi fedelissimi "idiota" e "squilibrato", arriva sul New York Times un editoriale anonimo di un funzionario importante della Casa Bianca (qualcuno insinua che possa trattarsi addirittura del Vice Presidente Mike Pence) e della cerchia di uomini / donne al servizio di Trump.

Il contenuto dell'articolo è un altro colpo al Presidente, e questa volta proviene dalle stesse stanze in cui le paranoie del "idiota" si manifestano in presa diretta.

 

Dal New York Times, alcuni stralci dell'editoriale anonimo

I Am Part of the Resistance Inside the Trump Administration


I work for the president but like-minded colleagues and I have vowed to thwart parts of his agenda and his worst inclinations.

... To be clear, ours is not the popular “resistance” of the left. We want the administration to succeed and think that many of its policies have already made America safer and more prosperous.

But we believe our first duty is to this country, and the president continues to act in a manner that is detrimental to the health of our republic. ....
The root of the problem is the president’s amorality. Anyone who works with him knows he is not moored to any discernible first principles that guide his decision making.

Don’t get me wrong. There are bright spots that the near-ceaseless negative coverage of the administration fails to capture: effective deregulation, historic tax reform, a more robust military and more.

But these successes have come despite — not because of — the president’s leadership style, which is impetuous, adversarial, petty and ineffective.

From the White House to executive branch departments and agencies, senior officials will privately admit their daily disbelief at the commander in chief’s comments and actions. Most are working to insulate their operations from his whims.

The erratic behavior would be more concerning if it weren’t for unsung heroes in and around the White House. Some of his aides have been cast as villains by the media. But in private, they have gone to great lengths to keep bad decisions contained to the West Wing, though they are clearly not always successful.

It may be cold comfort in this chaotic era, but Americans should know that there are adults in the room. We fully recognize what is happening. And we are trying to do what’s right even when Donald Trump won’t.

The result is a two-track presidency.

The bigger concern is not what Mr. Trump has done to the presidency but rather what we as a nation have allowed him to do to us. We have sunk low with him and allowed our discourse to be stripped of civility.

Senator John McCain put it best in his farewell letter. All Americans should heed his words and break free of the tribalism trap, with the high aim of uniting through our shared values and love of this great nation.

We may no longer have Senator McCain. But we will always have his example — a lodestar for restoring honor to public life and our national dialogue. Mr. Trump may fear such honorable men, but we should revere them.

There is a quiet resistance within the administration of people choosing to put country first. But the real difference will be made by everyday citizens rising above politics, reaching across the aisle and resolving to shed the labels in favor of a single one: Americans.

The writer is a senior official in the Trump administration.

Nicolas Hulot si dimette e Macron perde la foglia di fico ecologista.

Il ministro dell'Ambiente francese Nicolas Hulot era tra i nomi più popolari e credibili del "nuovo corso" macroniano .

Si dimette dopo un anno e mezzo perchè si è reso conto di non avere alcuna possibilità di incidere sulle scelte del governo, impegnato a continuare le politiche del passato.
http://www.liberation.fr/politiques/2018/08/28/hulot-a-libe-macron-et-philippe-n-ont-toujours-pas-compris-l-essentiel_1674935

Hulot si è dimesso senza avvisare nè Macron nè il capo del governo Philippe, dopo alcuni mesi di indecisione e di "solitudine", decidendo di non voler fare più la "foglia di fico" :
"E' una decisione fra me e me, onesta e responsabile ... non voglio più mentire a me stesso ... non voglio illudermi che la mia presenza al governo significhi che siamo all'altezza della sfida ... Continuiamo a mantenere un modello economico che è la causa di tutti i disordini climatici".

Con buona pace della retorica macroniana, sempre più in crisi dopo l'affaire Benalla, e di COP21
https://www.menoopiu.it/post/Cambiamenti-climatici-la-Terra-si-vendica

Ecco la vera causa del crollo del ponte Morandi

Vogliono farci credere - quelli collusi o interessati a difendere gli interessi di Autostrade, e sono tanti e ben mimetizzati - che la responsabilità del disastro di Genova, dei 43 morti e delle centinaia di sfollati, sia dello Scirocco, il vento umido che in Liguria viene dal mare da prima che l'uomo esistesse, e porta pioggia e salsedine che tutti sanno, tranne gli ingegneri, corrode il cemento e il ferro, implacabile ogni anno che passa.

Lo Scirocco ha corroso il ponte e lo ha fatto crollare, dicono i tecnici bene informati, e noi dobbiamo crederci perché cosa ne sappiamo di come si costruiscono i ponti ? e di come si guarda dentro al cemento per capire se i tondini sono corrosi ? anche il magistrato che indaga dovrà ammettere che buona parte delle "concause" erano "imprevedibili" e quindi non imputabili alla negligenza o all'avidità della società Autostrade (Benetton).

Ma tra le "concause" ora ne emerge una, più grande delle altre, più forte dello Scirocco, e sta scritta nei documenti allegati al contratto di concessione che i passati governi di centrosinistra e centrodestra hanno prima concesso e poi rinnovato all'azienda della famiglia Benetton: la clausola di "salvaguardia" del rendimento dell'investimento, ovvero il profitto, che doveva essere comunque garantito e non inferiore al 7% annuo.

In un'epoca di inflazione bassa e tassi sottozero, per garantire un profitto del 7% non si può ricorrere troppo di frequente all'aumento dei pedaggi - manovra ingiustificata e impopolare soprattutto se al governo c'è Renzi - ma si può certamente ridurre il costo della manutenzione o dell'ammodernamento, cioè degli investimenti. 

Per ridurre il costo della manutenzione è sufficiente "scegliere" i tecnici "giusti" che chiudono un occhio, quelli che dicono e non dicono a seconda delle convenienze o entrambi, ancora meglio se sono pagati dal Ministero. E se qualcosa va storto, c'è sempre uno scirocco che soffia dal mare e porta pioggia o il cambiamento climatico che causa troppa siccità o troppa umidità e il cemento si spacca o si gonfia ... 

Guai a pensare o dire che un profitto esorbitante e garantito, a prescindere dal clima e dal traffico, è l'unica vera causa di un ponte che crolla ...

https://www.menoopiu.it/post/ponte-morandi-crolla-e-fa-strage-a-genova

 

 

Matteo Salvini, duro con gli immigrati morbido con i Benetton

Il ministro Salvini vieta lo sbarco a decine di immigrati stipati in condizioni malsane sulla nave Diciotti bloccata nel porto di Catania.

E' l'ennesima prova di forza del boss leghista, per dimostrare che la sua strategia per bloccare i "crocieristi" funziona e costringe gli altri paesi europei ad intevenire per occuparsi attivamente del problema.

Ma questa volta Salvini vuole tirare la corda dell'immigrazione clandestina in un modo diverso, a pochi giorni dalla strage di Genova causata dal crollo del ponte Marconi, non adeguatamente sorvegliato da chi ne aveva l'obbligo.

La coincidenza tra i due eventi fa venire alla mente la differenza di atteggiamento e toni che Salvini ha avuto.


Appena insediatosi al ministero, aveva insultato gli immigrati "crocieristi" proclamando che "la pacchia è finita".

Una frase tanto stupida quanto volgare e violenta nei confronti di individui che da quando sono nati non se la sono mai "spassata", anzi.
Ma qualcuno potrebbe obiettare che il problema degli immigrati trasportati a migliaia in Italia da trafficanti senza scrupoli, con l'impotenza dei precedenti governi e lo scandaloso silenzio passivo degli altri paesi europei, aveva creato le condizioni per reazioni esasperate da parte dei cittadini, pronte ad essere raccolte e amplificate da politicanti furbi e disinvolti come quelli della Lega.

La sinistra e in particolare il PD di Renzi, avevano trattato il problema immigrazione sotto il profilo del "business" politico sottovalutando quello della sicurezza e non prevedendo che i numeri del fenomeno avrebbero soverchiato qualunque altro discorso di solidarietà e buona volontà. Il predecessore di Salvini, Minniti, se ne era reso conto e aveva iniziato a fare quello che il boss leghista avrebbe applaudito, senza mai "condire" le scelte operative con ciniche e volgari battute da bettola razzista.

Quelle battute che Salvini si è guardato bene dal fare nei confronti dei responsabili del disastro "annunciato" di Genova e in particolare dei Benetton azionisti di maggioranza della società Autostrade che ha la concessione per guadagnare molti soldi dai pedaggi autostradali e spenderne il meno possibile per la sicurezza delle strutture.

Salvini all'indomani del crollo di Ponte Marconi non si è rivolto ai Benetton dicendogli "la pacchia è finita". Ha fatto critiche, richieste e promesse (solo su sollecitazione giornalistica ha ammesso di aver approvato la "strana" norma del 2008 che prorogava sine die la concessione ad Autostrade) ma si è guardato bene dal usare i toni duri e volgari dimostrati in altre circostanze.

Per criticare i Benetton Salvini ha usato la carta igienica soffice, mentre con gli immigrati usa la spazzola di ferro.

 

Ora minaccia la crisi di governo, se Fico e Mattarella gli imporranno di fare marcia indietro consentendo lo sbarco dei sequestrati sulla nave Diciotti.

Non è mai troppo presto per le sue dimissioni.

C'era una volta Trump, il Presidente che diceva bugie a sua moglie e agli americani

La confessione di Michael Cohen, avvocato che custodiva i segreti di Donald Trump, sui pagamenti per "silenziare" le pornostar che avevano offerto servizi al futuro presidente, inaugura l'assalto finale alle bugie del porcostar.

 

Cohen infatti non si è limitato a rivelare i pagamenti per "conto di", ma ha anche precisato che l'ordine e la motivazione del pagamento provenivano direttamente da Trump.
1) Bisognava "pagare il silenzio" e 2) perchè altrimenti in campagna elettorale sarebbe esploso lo scandalo e le probabilità di vittoria sarebbero svanite.

Queste sono in sintesi le ammissioni dell'avvocato e quindi le rivelazioni di Cohen non riguardano aspetti della vita privata ma hanno una rilevanza pubblica perché prefigurano il reato di "frode elettorale".

Nelle stesse ore in cui Cohen metteva nei guai il suo ex cliente, arrivava la perima sentenza di un tribunale contro Paul Manafort, ex capo della campagna elettorale di Trump nel 2016, condannato per frode fiscale.

l'editoriale del New York Times

"Mr. Trump’s own lawyer has now accused him, under oath, of committing a felony."

...

" ... The conviction of Paul Manafort, who ran the Trump campaign for three months in 2016, was a win for prosecutors even though jurors were unable to reach a verdict on 10 of the 18 counts against him. On the other eight, which included bank fraud, tax fraud and a failure to report a foreign bank account, the jury agreed unanimously that Mr. Manafort was guilty. He is scheduled to go on trial in a separate case next month in Washington, D.C., on charges including money laundering, witness tampering, lying to authorities and failing to register as a foreign agent. Mr. Manafort faces many decades behind bars, although he will probably serve less than that under federal sentencing guidelines."

 

da Politico.com

"Pelosi, the House minority leader, issued a firm statement on Tuesday criticizing Trump, but she -- like many other top congressional Democrats -- did not mention impeachment.
“Cohen’s admission of paying hundreds of thousands of dollars in hush money ‘at the direction of the candidate’ to influence the 2016 election shows the president’s claims of ignorance to be far from accurate, and places him in even greater legal jeopardy,” Pelosi said in the statement."


Entrambi gli episodi, anche se non direttamente connessi, avranno ripercussioni sull'inchiesta Russiagate del procuratore speciale Mueller, rendendo più difficile la difesa di Trump.

Si avvicinano le elezioni di midterm, nelle quali i democratici potrebbero riprendersi la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti e avere i voti necessari per iniziare le procedure di impeachment contro Trump.


Fino al 6 novembre il presidente dovrà rispondere ad una semplice domanda: chi ha dato ordine al suo avvocato Cohen di pagare durante la campagna elettorale 2016 le prestazioni sessuali extramatrimoniali che avrebbero convinto molti elettori "bigotti" a non fidarsi di uno che mente a sua moglie ?

 

Ponte Morandi crolla e fa strage a Genova

Il crollo di Ponte Morandi a Genova è l'ennesima strage annunciata.

Era uno dei simboli dell'Italia del boom economico, delle autostrade e delle grandi opere per modernizzare, "unire" il paese e diffondere l'uso dell'automobile.

La striscia lunga un chilometro, che da cinquant'anni è appesa sulla testa dei genovesi, è crollata all'improvviso per un cedimento strutturale, provocando più di 40 morti.

E' iniziata la corsa al "io l'avevo detto" e lo scarico di responsabilità (il ponte secondo i tecnici di Autostrade "era sicuro"), ma nessuno in cinquant'anni ha avuto il coraggio di denunciare i rischi e mettere in sicurezza o smantellare il ponte.

La società Autostrade che gestisce la rete viaria sapeva che si trattava di una corsa contro il tempo: sostituire gli "stralli" di cemento armato con quelli di acciaio era un intervento da realizzare almeno 5 anni fa.

Si è aspettato l'ultimo momento per programmare lavori di manutenzione che non saranno mai eseguiti. Il viadotto è crollato distruggendo le vite di decine di persone, trascinando l'intera città di Genova nel dolore e nel caos, emettendo un'altra dura sentenza contro l'immagine stereotipata dell'Italia del boom, cemento acciaio e asfalto. 

Con le ovvie differenze, il collasso del viadotto Marconi di Genova mi riporta alla memoria il crollo della diga del Vajont, l'illusoria presunzione dei sacerdoti del progresso smentita dalle incompetenze, dalla corruzione e dalla sete di profitto.

La scomparsa di Sergio Marchionne impoverisce l'Italia

 

Sergio Marchionne (1952 - 2018) aveva dimostrato che si può risanare e gestire un'azienda in Italia e nel mondo senza doversi vendere l'anima, senza corruzioni o prepotenze.


Le scelte e lo stile dell'amministratore di FCA non hanno avuto comprensione nè un vero seguito in Italia, ma solo il tentativo dei politicanti di associare la propria immagine alla sua (vincente).


La scomparsa di Sergio Marchionne priva la società italiana di uno dei pochissimi esempi positivi e incontestabili in un panorama paludoso e viscido dominato dalla mediocrità dovunque al potere.

 

Dal Corriere della Sera

https://www.corriere.it/economia/18_luglio_24/morto-sergio-marchionne-l-uomo-che-ha-rivoluzionato-fiat-34ad60f0-8fcb-11e8-9e3d-9a7bf81b9c8e.shtml

Trump e Putin finalmente insieme

 

Un film a "luci rosse" avrebbe fatto meno scandalo di quello causato dall'incontro tra Putin e Trump ad Helsinki. 

Da Politico.com

President Donald Trump on Monday publicly sided with Russian President Vladimir Putin over his own intelligence agencies, refusing to condemn the Kremlin for interference in the 2016 election and saying that “I don’t see any reason” why Russia would have hacked Democratic computer servers.

Trump’s remarkable statements, during a joint news conference in Helsinki, Finland, after holding a two-hour one-on-one meeting with Putin, came after special counsel Robert Mueller indicted 12 Russians on Friday over allegations of involvement in the state-ordered election-interference operation.

L'Europa non esulta per la vittoria della Francia

La Francia vince la coppa del mondo di calcio contro la Croazia e si scatenano le solite scene di giubilo nazional-popolare, mentre il resto dell'Europa - che tifava Croazia - recrimina sia per gli aspetti calcistici che per quelli politici.

 Napoleone Macron non si è fatto pregare per sciorinare il repertorio da curva ultras mentre zar Putin era costretto ad assistere  all'inefficienza del suo apparato di polizia sbeffeggiato da quattro manifestanti del gruppo Pussy Riot che costringevano l'arbitro ad interrompere la partita per pochi secondi.

https://www.menoopiu.it/post/l-europa-esulta-per-la-sconfitta-della-germania

LIU XIA finalmente libera

E' arrivata in Europa Liu Xia, la vedova del Premio Nobel Liu Xiaobo morto un anno fa a causa della lunga prigionia nelle carceri del regime cinese.

Liu Xia era da oltre otto anni confinata agli arresti domiciliari, isolata dal mondo e sofferente di una grave depressione. Da tempo si moltiplicavano gli appelli per la sua liberazione, e Liu Xia era diventata il simbolo di una battaglia per la democrazia iniziata dal suo compagno Liu Xiaobo ma repressa con il metodo più praticato nella Cina di Xi Jinping: l'annientamento psicofisico e l'isolamento totale.

Ora Liu Xia è a Berlino, ufficialmente per ricevere cure adeguate al suo stato di salute gravemente minato dalle costrizioni subite ma in realtà si è trovata al centro di uno "scambio" politico-commerciale rappresentato dalla visita di Li Keqiang alla Merkel per discutere della guerra commerciale scatenata da Donald Trump. Grazie alla spinta della mobilitazione internazionale, la cancelliera Merkel ha chiesto e ottenuto un gesto "simbolico" per facilitare le trattative.

La liberazione di Liu Xia è una sconfitta per il regime di Xi Jinping.

 

Il Messico di Obrador porta la rivoluzione nel cortile di Trump

La vittoria del "populista di sinistra" Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO) nelle elezioni presidenziali è stata la più schiacciante (52%) nella storia messicana e la prima di un esponente di un partito non tradizionale ("progressista" o "conservatore").

Obrador ha vinto con lo slogan "prima i poveri", nel paese che più di altri sta subendo l'ondata americanista di Trump, la violenza sistematica delle bande armate di trafficanti di ogni genere, la corruzione soffocante dell'apparato statale al potere da sempre.

La vittoria di Obrador è innanzitutto un atto d'accusa a decenni di "geopolitica" gestita dall'ingombrante vicino, e paradossalmente è conseguenza indiretta dell'isolazionismo trumpiano: che bisogno c'è di votare i partiti tradizionali che hanno consentito la devastazione del Messico in cambio della licenza di espellere i poveri oltre il confine nel Texas, di produrre a basso costo ed esportare, ora che questa "licenza" è venuta meno?.

La vittoria di Obrador è una sfida dai risvolti globali, un inizio di rivoluzione che potrà anche non sortire i risultati sperati - una società più libera, meno disuguale, meno violenta, meno corrotta, con più diritti per tutti, non più obbligata ad "emigrare" negli Stati Uniti e a vivere senza identità - ma in ogni caso offre un barlume di alternativa ad un sistema schiacciato dalla servitù della "globalizzazione".

Difficile pensare che l'America, di Trump o di chiunque altro, consenta ai messicani di vivere un'esperienza così rivoluzionaria e di "cattivo esempio" in modo pacifico e senza ingerenze.

ORCO TRUMP

Le migliaia di bambini allontanati dai propri genitori e segregati nelle gabbie del Customs and Border Protection USA per ordine di Donald Orco Trump saranno segnati per tutta la vita dal trauma della separazione.

Sono i figli di immigrati che il "senso pratico " trumpiano considera alla stregua di un pacco non recapitato: i genitori vengono rispediti nel paese di origine e i figli - regolarmente nati e registrati negli Stati Uniti - devono farne a meno, in attesa di essere anch'essi spediti nel paese straniero su richiesta dei genitori. 

Il "senso pratico" di Orco Trump lo induce a scommettere che le prime a cedere saranno le madri, che chiederanno di ricongiungersi ai figli ma non negli USA bensì in Guatemala o in Messico; oppure il senso materno di protezione le spingerà ad accettare il distacco ? pur di evitare ai loro figli gli orrori della povertà delle guerre o delle mafie che governano nei loro paesi di origine. 

Il pianto dei bambini separati dai genitori  è musica per le orecchie dell'orco.

Qualcuno (Matteo Salvini ?!) sta studiando attentamente il caso, perchè vorrebbe riproporlo in Italia per risolvere il problema dei Rom: separare i bambini nati in Italia dai genitori nomadi, espellendo quelli di questi ultimi che non abbiano cittadinanza italiana e mettendo i figli in orfanotrofi creati appositamente. Oppure in alternativa, preferibile, far sì che i nomadi espulsi si portino via anche i piccoli potenziali delinquenti.

 

Matteo Salvini punta a nuove elezioni in autunno

 

La Stampa 19/06/2018

Censimento dei rom, la rabbia di Conte: “Salvini esagera. Adesso basta, è troppo”

....  Di fronte alla schedatura dei rom però Conte è disorientato a dir poco. E questa volta non può e non vuole far finta a nulla. «Questa è veramente troppo, supera ogni limite», si sfoga.

 

Poi, poco prima di salire sull’aereo che lo avrebbe portato nella capitale tedesca, d’accordo con Luigi Di Maio, fa arrivare a Salvini questo messaggio: «Così non reggiamo, devi rettificare».

 

Appena atterrato, mentre la macchina di rappresentanza lo porta nel cortile della cancelleria federale, Conte tira un sospiro di sollievo. Gli leggono le agenzie in cui Salvini ha appena corretto il tiro. «Meno male...» si lascia andare. Il segno però resta. L’ennesimo che fa sospettare Conte che ci possa essere «una strategia per destabilizzare il governo». Le coincidenze ora sono tante e pesano. Non c’è viaggio internazionale di Conte (tre in dieci giorni) che non sia accompagnato da dichiarazioni choc del leghista. Salvini gli ruba la scena, radicalizza i piani del governo, provoca un immediato stress test con gli alleati grillini

In mano il premier ha il sondaggio della Swg che ha buttato nello sconforto Di Maio, il primo in cui la Lega è sopra al M5S, 29,2% contro 29%. In una settimana i grillini perdono due punti e mezzo. Sono i giorni del ferro e del fuoco di Salvini, cominciati contro l’Aquarius e conclusi con la paventata schedatura dei rom. 

Giuseppe Conte, il suo governo è già finito

Lo scandalo delle tangenti per lo stadio di Roma esce dai confini metropolitani e arriva direttamente a Montecitorio.

Le intercettazioni del costruttore Parnasi con il presidente dell'Acea Lanzalone, "nominato" da Di Maio per meriti oscuri, riguardano anche la formazione del nuovo governo all'indomani delle elezioni del 4 marzo. 

"Questo governo lo sto a fare io", dichiara orgoglioso Parnasi durante una telefonata, e poi si scopre che ha organizzato una cena a tre, con Lanzalone e Gianluca Giorgetti, eminenza grigia di Matteo Salvini e attuale sottosegretario di Giuseppe Conte, per "facilitare" la formazione del nuovo esecutivo M5S-Lega.

Cosa si siano detti Parnasi, Lanzalone e Giorgetti è facile immaginarlo, e le cronache dei prossimi giorni faranno filtrare con cura molti particolari ancora indediti.

Ma da queste prime battute si capisce che non è solo la sindaca Raggi a doversi dimettere, ma anche e soprattutto il neo primo ministro avvocato Giuseppe Conte, perchè il suo governo e forse anche la sua scelta, dopo le dichiarazioni di Parnasi, è macchiato dall'ombra nera della corruzione e di essere al servizio di affaristi e palazzinari.

Gli italiani possono chiudere un occhio sul curriculum "gonfiato" dell'avvocato, ma avere il sospetto che sia stato messo lì per coprire altri affari ...

Virginia Raggi, se non ora quando ti dimetti ?

Due buone notizie: 1) il nuovo stadio di calcio a Roma non si farà e si eviterà una colata di cemento che sarebbe servita solo ai costruttori per arricchirsi e agli ultras per sfogarsi. 2) La sindaca Virginia Raggi, pur non coinvolta direttamente nello scandalo di tangenti e favori da parte del costruttore Parnasi, dovrà spiegare perchè non si dimette dal momento che alcuni personaggi chiave della sua giunta (il capogruppo Ferrara, indagato) e del suo apparato (il presidente dell'ACEA Lanzalone, arrestato) sono coinvolti nell'inchiesta.

La Raggi avrebbe dovuto già da tempo dare le dimissioni, ma questa è davvero un'occasione irripetibile: se non ora quando ?

Sarebbe un'occasione propizia anche dal punto di vista nazionale: passate le elezioni e fatto il governo (almeno fino a Natale), il Movimento 5 Stelle può permettersi il lusso di far cadere la sua giunta romana e andare a nuove elezioni, magari alleandosi con un nuovo PD a cui potrebbe offrire la poltrona di sindaco con un personaggio al di sopra di ogni parte e sospetto (tipo Raffaele Cantone), sia per dare un segnale allo strabordante Salvini, sia per trovare davvero un altro forno a cui rivolgersi nella politica nazionale. 

 

 

Macron fa campagna elettorale per Salvini

La vicenda della nave Aquarius a cui Matteo Salvini ha impedito di far sbarcare i 629 migranti in un porto italiano e la successiva "disponibilità" spagnola ad accoglierli, ha scatenato una serie di dichiarazioni boriose quanto stupide da parte di diversi rappresentanti del governo francese e del partito di Emmanuel Macron. 

E il furbo Matteo ha colto la palla al balzo per farsi ancora più propaganda, dato che la Francia è stata molto più vomitevole dell'Italia in fatto di accoglienza e trattamento dei migranti, così come la Spagna, e non può dare quindi lezioni a nessuno,  ecc ecc.

Delle due l'una: o Macron è un populista mascherato che non perde occasione per consentire a Salvini di ergersi a statista illuminato, oppure persegue l'obbiettivo di mandare tutto in rissa / caciara per poi legittimare presso gli altri eurocrati del suo rango l'idea che l'Europa debba avere due velocità, quella sua (e della Merkel) e quella dell'Italia con la Grecia.

Sulla base del curriculum dell'aspirante Napoleone si propende per la seconda ipotesi.

Kim Jong-un ha avuto quello che voleva

aggiornamento: "Trump said we’re signing a “very important document, a pretty comprehensive document”.

Kim said: “Today we have had a historic meeting, we decided to leave the past behind. The world will see a major change. I would like to express my gratitude to President Trump for making this meeting happen.”

After making statements, they shook hands and signed the documents.

It is still unclear what they have signed. Trump said that would become clear shortly and that he would “discuss this at great length” in a press conference to be held in about 45 minutes, but that the document was “comprehensive”.

 

Il vertice tra Kim Jong-un e Donald Trump a Singapore potrebbe durare solo un minuto, stando a quanto affermato dal presidente americano: "con il mio fiuto infallibile, mi basterà un  minuto per capire se Kim ha intenzioni serie".

Il confine tra il successo e la sconfitta nel vertice tra i "due dittatori", come lo ha definito una gaffe di Fox News, sta nella parola denuclearizzazione e nel modo in cui sarà interpretata. Per il nordcoreano significa non fare più test nucleari e limitare la produzione di bombe da lanciare con missili balistici, per l'americano significa distruzione di tutte le bombe e dei laboratori di arricchimento del materiale nucleare.

Kim Jong-un dovrebbe privarsi dell'unica arma che ha convinto gli USA a trattarlo da capo di stato e in cambio di che cosa? la promessa di non essere attaccato o spodestato ?

Trump è quello che più ha da perdere da un eventuale insuccesso del vertice e per questo molti analisti militari temono che sia disponibile a concedere molto, troppo, alla controparte, pur di accreditarsi come un presidente che ha fatto la Storia.

Lo stesso obbiettivo di Kim Jong-un che, essendo molto più giovane, ha tutto l'interesse a garantirsi un futuro, magari addirittura nelle vesti di futuro presidente delle due Coree riunificate.

Ma il vero motivo per cui il vertice sarà un gigantesco spot alla "Pace ritrovata" va ricercato a Pechino e nella partita che Xi Jinping sta giocando dietro le quinte.

Se Trump vuole prendersi il merito di aver riappacificato la penisola coreana dovrà concedere al dittatore cinese la possibilità di prendersi l'agognata Taiwan che la Cina considera un pezzo della propria nazione sottraendola all'influenza politico-militare degli USA.

Lo scambio è Corea contro Taiwan, e se Trump accetta il vero vincitore sarà Xi Jin Ping. 

Il governo Conte è già affondato

aggiornamento: il neo-governo spagnolo del socialista Pedro Sanchez si offre di accogliere i 629 immigrati sull'Aquarius.

Salvini commenta trionfante "Alzare la voce paga" e non si accorge che si sta preparando il "trappolone" per il governo dell'avvocato Conte-Chi? La prossima volta cosa succederà?

Se la nave Aquarius con 629 immigrati a bordo non riesce entro 48 ore a trovare un porto in cui sbarcare i disperati che ha raccolto lungo le coste libiche, ci saranno gravi ripercussioni in Italia e in Europa.

 

Le immagini dei bambini stremati dalla fame e dalla sete nella calura del mar Mediterraneo a bordo di una nave che vaga senza meta, rifiutata come se trasportasse rifiuti tossici anziché esseri umani, faranno il giro del mondo, affiancate al volto beffardo e cinico di Salvini ministro degli interni del neonato governo italiano di "unità populista" guidato da un avvocato che non sa cosa può dire.

La questione degli immigrati, su cui pesano le enormi responsabilità dei governi precedenti, non può essere risolta da un braccio di ferro estemporaneo e giocato sulla pelle di centinaia di diseredati.

Se l'avvocato Conte non riesce a far ragionare il suo ministro in cerca di casi esemplari ("rifiutarne uno per rifiutarne cento") per dimostrare che la "pacchia" è finita, il suo governo sarà affondato prima ancora di salpare per mari incerti.