Tra censura totale e culto della personalità, i media cinesi vendono al mondo la "nuova era" di Xi Jinping

In Cina, finito il 19° Congresso del Partito, la stampa di regime continua ad accrescere il mito del "Pensiero di Xi Jinping sulla via cinese al Socialismo verso una Nuova Era", mentre la censura interna estende e rafforza il controllo su qualsiasi forma di comunicazione.

 

 

Nel resto del mondo cresce l'ammirazione per il modello egemonico cinese, simbolo di un potere oligarchico che può fare a meno della fastidiosa democrazia.

https://www.hongkongfp.com/2017/11/11/gao-zhishengs-work-poses-question-can-china-buy-blindness-human-rights-abuses/

Renzi arruola Scalfari per minacciare Boldrini e Grasso

 

Scalfari dice a Renzi di dire a Fassino di parlare con Prodi, che dice a Pisapia di parlare con Fassino che dice a Renzi che Pisapia vorrebbe parlare con lui ...

 

Le dinamiche della politica italiana dopo il voto siciliano hanno preso un'accelerata, come era prevedibile, nonostante il tentativo di Renzi di ridimensionare la portata della sconfitta subita.

Paradossalmente l'esito disastroso del PD ha rinforzato la posizione del segretario all'interno del partito, almeno per il momento, mentre fuori sono sempre più quelli che prendono le distanze, a cominciare addirittura dai  presidenti dei due rami del parlamento, Pietro Grasso e Laura Boldrini, che per questo motivo vengono accusati dal partito di governo di non essere allineati e quindi non più degni dei loro incarichi.

Ma all'improvviso, mentre il vento sembra soffiare impetuoso contro Renzi, arriva il sostegno (inaspettato?) di Eugenio Scalfari, ancora considerato un opinion maker di rilievo nelle diverse varianti del centrosinistra.
 
L'ex direttore di Repubblica da molto tempo si dedica a scrivere editoriali per la lettura domenicale, una sorta di predica politica più o meno ascoltata come si conviene alle prediche dei sacerdoti.
 
Questa volta invece ha scritto di martedì, all'indomani della direzione del PD   (leggi tutto)

 

Renzi-Gentiloni come Tavecchio-Ventura ?

Il giorno dopo l'eliminazione dell'Italia di Tavecchio-Ventura dal campionato del mondo di calcio del 2018, quella di Renzi-Gentiloni viene avvisata della possibile eliminazione dall'Europa di serie A.


I conti del debito pubblico non tornano, e a dirlo non è solo il torvo Katainen, membro della Commissione Juncker: ormai tutti gli analisti delle principali istituzioni finanziarie considerano il 2018 un anno pieno di rischi per l'Italia, che a sua volta diventa il principale rischio per l'Europa.


1) Mentre il debito pubblico "vero" continua a salire e quello finto comunque non scende, nel 2018 la BCE dovrà comprare meno titoli di Stato italiano e qualcun altro dovrà rimpiazzarla ma a tassi molto più alti che saranno pagati con altri debiti.

2) Prima o poi nel 2018 ci saranno le elezioni politiche, prima delle quali il governo farà altre promesse e spese pur di vincerle, e dopo le quali chiunque le vinca dovrà negare le promesse fatte. L'incertezza politica - impossibilità di una maggioranza stabile -  farà da ulteriore volano per l'aumento dei tassi di interesse.

3) La riduzione del QE di Draghi nel 2018, assieme al miglioramento dell'economia nel resto d'Europa, provocherà un apprezzamento dell'euro sulle altre valute con ripercussioni negative sull'export italiano, a cui si deve gran parte della frazionale ripresa degli ultimi mesi.
 
In questo scenario, usando la metafora calcistica, persino i greci diventano campioni imbattibili per l'Italietta di Renzi-Gentiloni.

L'Italia calcistica è in grande subbuglio contro il governo Ventura-Tavecchio che l'ha portata al  peggiore disastro da 60 anni.
 L'Italia politica riuscirà a liberarsi di Renzi-Gentiloni prima che compiano un altrettanto irreparabile disastro?

Vietato fischiare l'inno di Xi Jinping allo stadio

hk booing china
 
 
Negli ultimi tre anni ad Hong Kong quando le squadre cinesi giocano contro quelle di altri paesi l'inno nazionale di Pechino viene fischiato e accompagnato dai "boo" dei tifosi in segno di contestazione.
Dopo la repressione del "movimento degli ombrelli" del 2014 i fischi allo stadio contro il partito comunista  e il suo simbolo - l'inno nazionale - era diventato uno dei pochi momenti di libertà ancora sfuggiti alla censura.

Xi Jinping ha deciso che anche questa "licenza" deve finire e ha fatto modificare la legislazione della metropoli per introdurre il reato di oltraggio all'inno nazionale, alla bandiera e a tutti i simboli della dominazione, compresa la sua immagine.
Una mossa che è piaciuta molto a Trump che in America ha problemi analoghi con i giocatori della NBA che per contestare Donald non cantano l'inno.
 
Ma i tifosi di Hong Kong non hanno ancora capito quali rischi corrono e anche pochi giorni fa, prima della partita con il Bahrein, si sono messi a fischiare l'inno cinese "March of the Volunteers" e a sventolare striscioni per chiedere l'indipendenza.
 
Da HKFP : Symbolism in the stadium: Booing the Communist Party anthem shows Hongkongers reject dictatorship, di Kong Tsung-gan autore di "Umbrella: A Political Tale from Hong Kong"
 
... All of these, anthem, flag and republic, were decided by the Party without the people’s participation.  All are symbolic of dictatorship and Party rule.  None existed before the Communist seizure of power in 1949.
One of the primary objectives of Party propaganda is to elide the difference between the Party and the nation, to inculcate the idea that the two are virtually synonymous. 
 
According to this logic, loyalty to the Party and patriotism — love of country — are the same thing.
To resist this insidious message, we must insist on the distinction between Party and nation.  Whatever I may feel about China, I detest the Party and what it stands for.  I don’t recognize the Party as the legitimate ruler of China because it is unelected.  This is not just a matter of opinion but of international law.
So when I boo the Party anthem, I am not booing China or Chinese people.  I am booing dictatorship.  I am resisting complicity in dictatorship.  I am booing the Party’s betrayal of Hong Kong, its refusal to allow genuine universal suffrage and autonomy. I am saying no to the Party’s vision for Hong Kong.  I am asserting a separate Hong Kong identity. I am standing up for Hong Kong.

I dream that one day 1.4 billion Chinese people will wake from the Party’s “China dream” and understand that what they have been told was the Chinese flag is really the Party’s flag, that what they have been told is the Chinese anthem is really the Party’s anthem, that what they have been told is the people’s republic is really the Party’s republic.  On that day, the portrait of the mass murderer responsible for the deaths of tens of millions of Chinese people will be removed from Tiananmen Gate and his likeness will disappear from every banknote.  That would be a good day for China and a bad day for the Party.  That’s my China dream.

aspettatemi, aspettatemi, aiuto, non lasciatemi qui

 

... Nel racconto di Gennaro Giudetti, attivista italiano imbarcato sulla Sea Watch, tutto l'orrore di quei momenti:

"Quando siamo arrivati sul posto c'erano già diversi cadaveri che galleggiavano e decine di persone in acqua che gridavano aiuto. Abbiamo dovuto lasciare stare i corpi per cercare di salvare più gente possibile. I libici ci ostacolavano in tutti i modi, per quanto incredibile possa sembrare, ci tiravano anche patate addosso.

Loro non facevano assolutamente nulla, abbiamo dovuto allontanarci un po' per non alzare troppo il livello di tensione e in quel momento abbiamo visto che sulla nave libica i militari picchiavano i migranti con delle grosse corde e delle mazze.

In tanti si sono buttati a mare per raggiungerci e sono stati spazzati via dalla partenza improvvisa della motovedetta.

È stata una cosa straziante. E la colpa è di tutti noi, degli italiani, degli europei che supportiamo questo sistema. Quelle navi libiche le paghiamo noi.

Quando ho raccolto dall'acqua il corpo di quel bambino, ho toccato davvero il fondo dell'umanità".

 

Da La Repubblica 10-11-2017

Libici contro Ong: la battaglia navale mentre 50 migranti muoiono in mare.

Militari e volontari si fronteggiano, i naufraghi si tuffano per non tornare indietro. Poi la strage.

di Alessandra Ziniti

Dalle prigioni di Xi Jinping si esce solo morti

Nelle stesse ore in cui Donald Trump e Xi Jinping si facevano fotografare in pose e ambienti sfarzosi tipici dei monarchi di alcuni secoli fa, moriva Yang Tongyan, uno dei dissidenti più importanti nella recente storia cinese, scrittore del C-PEN con lo pseudonimo di Yang Tianshui, da quasi 12 anni in carcere per le sue idee. Ha seguito la stessa sorte di Liu Xiaobo morto a luglio dopo anni di prigione.

 

Entrambi sono morti di cancro, sopraggiunto durante gli anni di carcere, come molti altri dissidenti.

Nelle carceri di Xi Jinping si muore come condannati a morte, una pena capitale applicata scientificamente senza dichiararla per non urtare le "sensibilità" di chi commercia e traffica con la Cina.

Molte associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International, avevano chiesto a Trump, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, di sollevare il problema dei dissidenti, tra cui quello di Liu-Xia compagna di Liu Xiabo detenuta ai domiciliari, gravemente malata e impossibilitata a ricevere cure adeguate.

Donald Trump si è ben guardato dal parlare di diritti umani e libertà di espressione in Cina, anzi ha chiesto consigli a Xi Jinping su come imbavagliare la stampa libera e riempire le prigioni di oppositori senza che le diplomazie internazionali se ne accorgano.

 

Quanto costano alla Spagna i prigionieri politici catalani?

Un nuovo sciopero generale in Catalogna, con strade e ferrovie bloccate a Barcellona, proteste e manifestazioni spontanee per chiedere la libertà dei "prigionieri politici" e rivendicare l'indipendenza.

L'adesione allo sciopero è inferiore a quella del 3 ottobre, ma pesano giorni di continua mobilitazione e soprattutto la tensione e l'incertezza su cosa accadrà nelle prossime settimane prima e dopo le elezioni del 21 dicembre.


L'informazione e le forze politiche madrilene, con Ciudadanos in prima fila, hanno attaccato duramente lo sciopero e gli indipendentisti per le conseguenze sull'economia dell'intera Spagna.


Si stima che la crisi catalana, ben lungi dal vedere la fine, potrebbe costare più di un punto di PIL sulla crescita economica del secondo semestre.

Le aziende che in un primo momento avevano pensato di risolvere i problemi spostando la sede fuori dal territorio catalano si stanno accorgendo che non è una soluzione efficace e durevole.

Le tensioni di questi giorni stanno creando un crollo dei consumi in tutta la Spagna, un minor afflusso dall'estero e un deflusso dalle banche considerate a rischio.

Il costo della crisi e della repressione spagnola potrebbe di gran lunga superare le stime finora elaborate, perché molti catalani sono convinti che il prezzo della loro libertà debba essere molto molto alto.

Non sarebbe più conveniente e democratico trovare un accordo?

Anche i ricchi principi sauditi piangono

Undici principi arrestati, tra i quali Alwaleed bin Talal ricchissimo e potente uomo d'affari internazionale, decine di ministri e funzionari del regno licenziati, tutti con l'accusa di corruzione.

Ma in Arabia Saudita la corruzione non era mai stata considerata un reato bensì una virtù su cui costruire splendide carriere. Se il re Salman bin Abdulaziz Al Saud  scatena la guerra ai corrotti vuol dire che c'è uno scontro di potere di dimensioni inaudite, che qualcuno ha cercato di farlo fuori con una specie di colpo di stato e lui ha reagito con un contro-golpe. 

Da Al Jazeera

"There have been signs over the last two and a half years that more of this is coming. [Crown Prince Mohammed bin Salman] is raising the leverage of power in Saudi Arabia. He certainly has the blessings of his father King Salman and he's determined to make all kinds of changes in Saudi Arabia itself and in Saudi foreign policy, which led to the war in Yemen and the Gulf crisis.
 
But internally this is new. Not only do we have a new chapter opening up in Saudi Arabia, we have a whole new book, a whole new political alphabet with one exception: it's still all done in secrecy. Why those 11 princes, why those four standing ministers? Is it really just to consolidate power or is there more to it?
 
Why isn't there more transparency and sharing of evidence about the setting up of the committee? We really are on the brink of dramatic changes.

Renzi il segretario più perdente nella storia del PD

Con la sconfitta nelle elezioni regionali siciliane Matteo Renzi aggiunge un altro trofeo al suo palmares di insuccessi negli ultimi tre anni, ad un mese dall'anniversario della sconfitta più bruciante, quella del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, perso "alla grande" con la promessa non mantenuta di ritirarsi a vita privata.


Come è nello stile del personaggio, il segretario di quello che resta del PD aveva già fatto sapere che il voto siciliano non era importante per il suo futuro politico "perchè in Sicilia il PD ha sempre perso anche con Bersani" (Crocetta era stato un incidente di percorso).


Per incassare la vittoria di Pirro sulla legge elettorale non aveva badato "a spese", con la fuoriuscita di Pietro Grasso e i velati dissensi dei meno fedeli.
La sconfitta nello scontro con i poteri forti sulla rinomina di Visco alla Banca d'Italia l'ha fatta passare per una quasi vittoria "perchè il PD sta dalla parte dei risparmiatori " facendo figurare  quindi lo scomodo Gentiloni nel versante opposto.


Dopo il disastro siciliano Renzi rilancerà sicuramente l'ipotesi della "coalizione di centro-sinistra per battere la destra, aperta alle componenti di centro e di sinistra" e se è necessario potrebbe promettere di fare un passo indietro sulla questione del premier, un sacrificio a vantaggio di Gentiloni-Minniti,  ma è una furbizia da oratorio di provincia a cui nessuno crede.

Fuori da quel che resta del PD non sono più in tanti disposti a farsi irridere per aver dato credito alle bugie del segretario.