Renzi é un pericolo per la democrazia in Italia?

Le ultime due iniziative di Matteo Renzi, la riforma elettorale imposta a colpi di voto di fiducia e la mozione contro Ignazio Visco imposta al suo maggiordomo Gentiloni, sono solo coincidenze lungo il percorso che porta alle elezioni del 2018, oppure sono il segnale pericoloso di una escalation finale da parte del segretario del PD per riconquistare il potere, con qualsiasi mezzo, come si conviene agli aspiranti dittatori?
A quasi un anno dalla bocciatura referendaria, il tentativo di Renzi di riprendersi Palazzo Chigi con qualsiasi mezzo sta assumendo i caratteri di una manovra eversiva ? oppure si tratta di un'esagerazione dei suoi avversari politici, in primis 5 Stelle e Bersani-D'Alema ?

 

Il disgusto della legge elettorale e i dieci anni del PD

 

Ero al Circo Massimo nell'ottobre del 2008 alla manifestazione in cui Walter Veltroni dichiarava che "l'Italia è migliore di chi la governa". All'epoca c'era Berlusconi, ma la frase si può riciclare in questo ottobre 2017, dopo la disgustosa approvazione della legge elettorale e alla vigilia dei "10 anni del PD", i cui festeggiamenti rappresentano un evento notevole per la satira ma inutile per la società civile.

Le critiche al rosatellum sono talmente vaste e articolate che mi sembra inutile aggiungerne altre. Sarebbe casomai interessante capire quale forza oscura abbia spinto il PD a presentarla e approvarla: qualcuno dentro il partito è davvero convinto che servirà a dare al paese la governabilità basata su uno schieramento trasparente ed autorevole, di qualsiasi orientamento esso sia ? qualcuno è davvero convinto che questa legge riporterà al voto i milioni di cittadini che se ne sono allontanati in tutti questi anni ?

Dentro il PD nessuno lo pensa e nemmeno lo auspica.


A dieci anni di distanza, quello che colpisce del PD è l'incredibile arretramento morale, intellettuale e culturale che questo partito ha saputo percorrere, tappa dopo tappa fino alla dittatura renziana, per annientare le ragioni già incerte e difficili della sua nascita.


Lo testimonia il fatto che quasi tutti i padri fondatori dopo 10 anni hanno smesso di credere che quel progetto sia ancora vivo e motivato. L'assenza di Romano Prodi alle commemorazioni dell'Eliseo equivale al certificato di morte del Pd di Renzi.
A fare da testimone di quell'epoca c'è rimasto Veltroni, che sarà tra gli "oratori" addomesticati dell'Eliseo e al quale, essendo invecchiato, bisognerà ricordare che "l'Italia è migliore di chi la governa" e di chi l'ha governata.

A che serve una legge elettorale marchiata dall'infamia del voto di fiducia?

Il ceto politico italiano più screditato del dopoguerra sta producendo una legge elettorale a sua immagine e convenienza.
E lo fa con  il metodo più oltraggioso che si potesse utilizzare per una questione così importante, quello del voto di fiducia, un "colpo di mano" come lo ha definito Ezio Mauro su Repubblica, a cui i principali "ruoli istituzionali", dal Presidente della Repubblica Mattarella a Gentiloni e Boldrini, si sono piegati o prestati senza capire che l'infamia avrebbe macchiato anche loro.

manifestazione contro rosatellum


Se passa il Rosatellum, comunque andranno le prossime elezioni elezioni, sappiamo già due cose:


1) i rappresentanti eletti saranno ancora più incapaci e incompetenti che mai, perchè non c'è limite verso il basso che possa fermare la spirale di servilismo, stupidità, arroganza, cupidigia che contraddistingue il ceto politico degli ultimi venti anni.  Se vuoi essere "nominato" dal capopartito devi avere le caratteristiche giuste e devi saperle conservare e riprodurre nel tempo.


2) Il discredito del Parlamento sarà inequivocabile. Qualsiasi deputato, di qualsiasi partito, sarà marchiato dall'infamia di una legge elettorale votata con i trucchi e le imposizioni degli apparati politici. Ma a loro questo non importa, perchè tanto non avranno bisogno di guardare in faccia chi li ha eletti.

Qualcuno prevede che anche il governo che uscirà dal futuro Parlamento è stato già deciso e porta dritto all'accordo Renzi-Berlusconi. Ma questo dettaglio, pur rilevante diventa secondario di fronte allo scandalo istituzionale di queste ore.


Persino un fautore della stabilità ad ogni costo come Giorgio Napolitano, responsabile di scelte che hanno favorito l'ascesa autoritaria di Renzi e lo svuotamento del PD, ha criticato la decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale.

Troppo tardi, non è questa l'ora per chiedere cambi di rotta e scatti di orgoglio.
 

L'attuale situazione e degenerazione non è un "colpo di testa" isolato ma è figlia delle scelte del passato, a cui hanno contribuito anche molti di coloro che ora si scandalizzano.
Avete riempito Montecitorio di teste vuote, cosa vi aspettate ora?

A che serve una legge elettorale marchiata dall'infamia del voto di fiducia?
Semplice, servirà a far governare quelli che l'hanno votata.

ILVA il volto vero del jobs act di Renzi

Ricordate quando Renzi sbandierava il jobs act come un'esaltante modernità per dare lavoro ai giovani senza togliere diritti ai lavoratori anziani ? Bugie, secondo i soliti gufi contestatori e preconcetti

ilva jobs act

 

L'ILVA è il caso più eclatante e autentico che svela la cinica ragione che ha spinto il governo Renzi a stravolgere - non riformare - il mercato del lavoro.


L'ILVA - tristemente famosa per gli impianti inquinanti di Taranto - è stata acquisita dai nuovi padroni ArcelorMittal e Marcegaglia con il solito tappeto di denaro pubblico che doveva rendere "conveniente" l'affare: lo Stato si accolla gli oneri di bonifica ambientale e quelli sociali per migliaia di esuberi e tu padrone garantisci la continuità del lavoro e della produzione.


Ma chi stabilisce qual'è il margine di convenienza per il profitto industriale ? oltre al mercato ci sono le leggi e in particolare quelle sull'ambiente e sul lavoro.

Il primo nel caso dell'ILVA non ha mai rappresentato un problema: basta "pagare" le amministrazioni che dovrebbero controllare gli impatti ambientali e tutto si risolve.

Il secondo - il lavoro - grazie al jobs act di Renzi si raggira tranquillamente: licenzio tutti i dipendenti (anche quelli che sono in azienda da 20 o 30 anni) che erano stati assunti con il vecchio regime di tutele e di contratti salariali, e li riassumo con le nuove regole del jobs act, quindi licenziabili senza giusta causa e con il 30% di salario lordo in meno.

Un grande affare per ArcelorMittalMarcegaglia, che su 14.000 dipendenti ne esubera 4.000 e ne licenzia-riassume i rimanenti 10.000, ma soprattutto un segnale chiaro e forte a tutti: il jobs act di Renzi è questo, non quello, pur inguardabile, che avete visto finora.

Le "tutele crescenti" sono una favola, buona per i tesserati del PD, ma non certo per chi lavora nelle fabbriche.


Da domani tutti, ma proprio tutti, i dipendenti con un contratto a tempo indeterminato di qualsiasi industria o settore, sono licenziabili e riassumibili a condizioni stracciate. Perché non utilizzare una legge che consente di abbattere tutto il costo del lavoro ? 

I sindacalisti, che a maggioranza votano Renzi, si sono accorti dell'imprevisto e chiederanno spiegazioni al governo Gentiloni, che forse aprirà un tavolo di confronto per perdere tempo e tirare a campare fino alle prossime elezioni, quando i sindacalisti voteranno Renzi o chi per lui.

Sarà Pisapia il nuovo maggiordomo di Renzi?

L'aspetto più incredibile e rivelatore dei retroscena del farsesco accordo per la nuova legge elettorale non sono le modalità del fallimento, franchi tiratori e lingue biforcute, ma il modo stizzito e repentino con cui Renzi ha annunciato che l'Italia non merita una legge elettorale dignitosa e che lui (non Mattarella) non scioglierà le Camere per votare a ottobre ma aspetterà la fine naturale della legislatura (febbraio 2018) e che, udite udite, il suo prossimo maggiordomo dovrà essere Giuliano Pisapia, in sostituzione del licenziato Alfano.

Pisapia non è stato nemmeno avvertito di essere stato imbarcato da Renzi per le prossime elezioni, e ha timidamente fatto presente che il posto di lavoro gli interessa purché sia un contratto a tempo indeterminato e non a voucher, come Renzi vorrebbe.
Perchè anche le pietre hanno capito che a Renzi interessa un patto con Berlusconi, ma che per poterlo concludere ha bisogno di vincere le elezioni, con qualsiasi mezzo, purché sia opaco e non vincolante.

Un accordo elettorale Renzi- Pisapia, propugnato e pianificato da un ampio schieramento di interessi politici a cominciare dal gruppo De Benedetti e con la benedizione di Napolitano, ha senso però solo se l'ex sindaco di Milano si porta dietro gli ex di Bersani e D'Alema, cioè un pugno nello stomaco per Renzi, e se gli vengono garantiti un sufficiente numero di parlamentari.

Avendo ormai conosciuto la spregiudicatezza del bullo fiorentino, c'è da scommettere che farà un grosso sforzo per ingoiare il rospo - voto a marzo 2018 e coalizione con i rottamati - pur di vincere le elezioni, per vomitarlo subito dopo e fare un accordo con un altro maggiordomo designato da Berlusconi.
Questa è la "svolta" di Renzi.

PS: Dimenticavo Gentiloni, al quale Renzi non ha fatto sconti quanto a umiliazioni. Pochi giorni fa gli aveva dato il benservito, senza nemmeno ringraziarlo per avergli tenuta calda la poltrona, ora ha dovuto richiamarlo in servizio, purchè non gli venga in mente di rimanerci anche dopo le prossime elezioni,

Renzi salvaci dalle tesi antiscientifiche

Il futuro primo ministro Matteo Renzi aveva lanciato la sfida, la ministra della salute Lorenzin l'ha raccolta, ed ora l'Italia ha una nuova legge per la vaccinazione obbligatoria fino a 16 anni. Una grande vittoria contro le tesi antiscientifiche e irrazionali diffuse dai populisti: chi non si vaccina non potrà frequentare nè asili nè scuole e i genitori pagheranno multe salate fino a 7500 euro.


Inoltre per i negligenti "accanto alle misure stringenti c'è anche un lavoro di formazione, convincimento ed educazione rispetto a tesi antiscientifiche e non razionali che mettono a repentaglio la sicurezza collettiva" ha dichiarato la ministra. Un obbiettivo che vede già mobilitate le reti televisive e i giornali del gruppo De Benedetti.

L'Italia non avrà più il morbillo? purtroppo è presto per abbassare la guardia perchè il decreto presentato dalla ministra è carente su un punto molto importante: come arrestare l'epidemia che si origina in altri paesi europei e in particolare in Romania e poi penetra attraverso le frontiere?

Come ci informa l'European Centre for Desease Prevention and Control in un bollettino del 21 aprile scorso:
A measles outbreak in Romania has been ongoing since February 2016 and cases continue to be reported despite ongoing response measures that have been implemented at national level through reinforced vaccination activities. Between 1 January 2016 and 14 April 2017, Romania reported 4 793 cases. In 2016, a number of EU/EEA countries reported measles outbreaks, and an increase in the number of cases continues to be observed in 2017. Some previous and ongoing measles outbreaks in other EU countries have been epidemiologically linked to the current outbreak in Romania.

Se le informazioni del ECDPC sono giuste, bisognerà estendere i controlli sulle vaccinazioni anche a coloro che provengono da paesi con focolai di morbillo come ad esempio la Romania, altrimenti gli sforzi della Lorenzin diventeranno inutili. Per analogia con la scuola, sarà necessario estendere il divieto di ingresso in Italia a coloro che non sono vaccinati.

Per combattere le tesi antiscientifiche e irrazionali che potrebbero rispuntare e risorgere su altri temi della vita social-nazionale sarà inoltre necessario predisporre ulteriori divieti, quali ad esempio quello di divulgare le teorie darwiniane che negano l'evidente discendenza da Adamo ed Eva, o viceversa, perchè ciò che importa è avere un'unica, incontestabile certezza.

Alitalia ci de-colla davvero

AGGIORNAMENTO 27-04-2017: Come previsto, i lavoratori avevano ragione a respingere l'accordo sindacale. Il governo Gentiloni-Renzi prepara l'ennesimo esborso di soldi dei contribuenti a fondo perduto sotto forma di "prestito ponte" di 400 milioni per 6 mesi (o forse il doppio per 12 mesi) garantito da nulla, perchè in Alitalia è già tutto ipotecato. Il prestito servirà ad evitare manifestazioni di piazza durante le prossime campagne elettorali, che altrimenti sarebbero disturbate dal video di Renzi che due anni fa annunciava il decollo dell'Italia e dell'Alitalia.

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L'esito del referendum tra i lavoratori Alitalia sul piano aziendale di ristrutturazione si presta a molte interpretazioni. Quella prevalente nell'opinione pubblica sembra sintetizzarsi in "bravi, avete fatto bene a non accettare il ricatto di azienda governo e sindacati, ma ora non chiedete altri soldi ai cittadini che pagano le tasse per salvare i vostri posti di lavoro"
Ai lati estremi di questa opinione - credo alquanto trasversale - ci sono


quelli che reclamano una soluzione tipo Montepaschi di Siena, cioè nazionalizzare di nuovo la compagnia aerea ( ... e questa volta mettendoci manager capaci ... non i soliti amici di politici e sindacalisti ... !?)

e quelli che invece maledicono i referendum (perchè vincono sempre i NO) e chiedono una soluzione tecnocratica ( lo Stato presta i soldi all'ennesimo sceicco privato e in cambio chiede improbabili tagli drastici e cure da cavallo, magari dopo aver fatto un pò di sceneggiata con un commissario liquidatore).

Personalmente suggerisco un'altra soluzione, molto azzardata, impopolare e utopica: commissariare l'Alitalia affidandola ad un comitato di autogestione nominato direttamente dai lavoratori (senza intromissioni sindacalpolitiche) e lanciare un crowdfunding nazionale. Se a qualcuno interessa davvero tenere in vita e far funzionare l'Alitalia, questo è il momento di dimostrarlo.
Ma non credo che esistano le condizioni per una simile dimostrazione.
I lavoratori che hanno votato NO sono esperti di politica, non di economia aziendale. Si ricordano molto bene le promesse e i toni del governo Renzi quando meno di due anni fa annunciava trionfante "allacciatevi le cinture, ora l'Italia decolla davvero" rivolgendosi ai dipendenti di Alitalia nel corso della presentazione della nuova livrea della compagnia aerea. "Ci sono polemiche tutti i giorni, ci dicono 'dovete fermarvi, rallentare'. Ma piaccia o non piaccia, noi stiamo rimettendo il paese Paese come deve correre - ha detto il premier - L'Italia ha bisogno di non fermarsi e di recuperare gli anni che ha perso"
http://video.repubblica.it/politica/alitalia-renzi-allacciate-le-cinture-ora-l-italia-decolla-davvero/203049/202122
Sanno bene che in Italia, tra primarie del PD, elezioni locali e nazionali, nei prossimi mesi ci saranno politici che dovranno sbandierare successi o scongiurare allarmismi e tensioni, pronti ad aprire le tasche dei cittadini per fare altri debiti o a chiedere a Draghi di stampare qualche miliardo in più, come già fatto per le banche e altre situazioni da "salvare".
Lo sanno molto bene anche i manager di Lufthansa o di qualsia altra cordata di salvataggio, a caccia di affari (propri) a spese degli elettori italiani, con un Renzi trionfante pronto ad informarci dei suoi successi e che grazie a lui anche questa volta ci hanno de-collati davvero.
Quando le regole del gioco sono falsate non ci si può meravigliare che qualcuno rovesci il tavolo, come hanno fatto i lavoratori Alitalia.

Voto di scambio Renzi-Berlusconi

I soliti "garantisti del quartierino" mandano in scena una brutta storia in un parlamento già depresso dal salvataggio del renziano Luca Lotti.

Augusto Minzolini, pupillo di Berlusconi, condannato fino al terzo grado e quindi obbligato dalla legge Severino alla decadenza da senatore, viene salvato dal voto del PD di Renzi.

Dal Corriere della Sera

I numeri del voto

L’Assemblea di Palazzo Madama ha dunque approvato con 137 sì, 94 no e 20 astenuti l’ordine del giorno Caliendo con cui si chiedeva di respingere la delibera della Giunta delle elezioni che si era pronunciata a favore della decadenza del senatore per Forza Italia per incandidabilità sopravvenuta sulla base della legge Severino considerando che il giornalista era stato condannato per peculato con sentenza passata in giudicato per l’utilizzo improprio delle carte di credito aziendali ai tempi del suo incarico in Rai.

 

Renzi promette dodici mesi di campagna elettorale

Alla kermesse del Lingotto l'ex presidente del consiglio apre di fatto la "sua" campagna elettorale, lunga un anno durante il quale cercherà di far dimenticare le sconfitte e riproporsi come nuovo.

renzi

L'Italia sarà tenuta in ostaggio, con un governo Gentiloni che servirà a fare da maggiordomo per le cerimonie internazionali d'occasione, e obbligato a fare nè troppo (altrimenti come si giustificherebbe la sua sostituzione nel 2018) nè nulla (altrimenti il PD ne pagherebbe le conseguenze).
Per far dimenticare il #Matteostaiantipatico, Renzi si sforzerà di usare il "noi" un pò più del "Io", senza però rinunciare alle battute e alle promesse facili.
Dalla sua ha ancora gran parte dell'apparato di partito, a cui garantisce qualche probabilità di successo, e spera che le elezioni olandesi, francesi e tedesche gli facciano da volano.

Primarie e congresso sono una pura formalità, anzi saranno utili a fare propaganda gratis prima delle elezioni amministrative di giugno, il cui esito in ogni caso sarà ininfluente per gli scenari nazionali.

Restano alcune mine vaganti, l'affare CONSIP innanzitutto, ma in Italia non c'è nulla che non si possa insabbiare, e il referendum sui voucher potrà essere evitato con un decretino dell'ultima ora.

Nessuna legge elettorale verrà approvata e la frammentazione parlamentare della prossima legislatura sarà l'alibi di ferro per il nuovo accordo con Berlusconi.
L'Italia è ferma, in attesa di Renzi.

Cucu' il PD non c'e' piu'

Renzi fa finta di dimettersi, il PD convoca un finto congresso, la minoranza fa finta di sapere cosa fare.

 

renzi scissione PD

 notate gli sguardi di Renzi e Orfini dopo l'intervento di Emiliano all'assemblea nazionale del PD

 

Lo psicodramma di Renzi e del PD è ad un bivio che porta nella stessa direzione:
a) Renzi non cede alle pressioni degli Emiliano, Bersani & C, che se ne vanno subito, e il PD non c'è più, forse neanche il governo; b) Renzi cede alle pressioni, anche dell'apparato di partito, tratta con la minoranza, si logora e il "suo PD" non c'è più

 

 

A favore della prima ipotesi (probabilità 80-20%) giocano diversi fattori: la futura legge elettorale, qualunque sia, premia le scissioni e le frazioni e quindi rende più fattibile la creazione di un partito tra il 5 e il 10% che diventa ago della bilancia nella formazione di un governo. Inoltre, una scissione subito coglierebbe Renzi ancora "debole" dopo la batosta del referendum, mentre un prolungamento della gestione del suo partito gli consentirebbe di riorganizzare le fila degli incerti e schiacciare l'opposizione interna in vista del congresso di autunno-inverno. Molti renziani sono convinti che la scissione della minoranza garantirebbe molte più poltrone parlamentari per loro - vedi il fuorionda di Del Rio.

La seconda ipotesi (probabilità 20-80%) trae ragioni da molte paure:
la scissione del PD farebbe cadere Gentiloni, che è quello che ora Renzi vuole perchè ha paura del suo stesso avatar mentre la minoranza PD vorrebbe tenere in "coma terapeutico" il governo. Ma Renzi ha paura di essere additato dal suo stesso partito come il killer di Gentiloni e di pagarne il prezzo dell'impopolarità.
soluzione: meglio aspettare, per capirci qualcosa di più.

Gli scissionisti hanno paura di rimanere "oscurati" una volta fuori dal partito e quindi dai riflettori, e senza apparati e mass media è difficile sopravvivere al giorno d'oggi. Meglio sarebbe quindi continuare a "stare dentro" per rosicchiare pezzi di apparato, organizzarsi e sperare di dare la spallata a Renzi in una conta congressuale dopo la sconfitta, magari sperando anche in qualche aiutino della magistratura (inchieste CONSIP,  Banca Etruria).
soluzione: come sopra

Il copione non ha ancora un finale scritto, ma comunque prevede un ampio spargimento di lacrime, appelli, promesse e proclami, con l'apparizione di comparse e comprimari (tutti in cerca di un Pisapia).

In questo scenario aleggiano le incertezze e le paure vere, le guerre e le migrazioni, le oppressioni e le indifferenze, e le elezioni in Europa, e il caos Trump in America,
Uno scatto di intelligenza consiglierebbe di iniziare a discutere di cose vere e di smetterla con i giochi di apparato e di sopravvivenza, cioè ... cucù il PD non c'è più.

Come sono lontani i tempi quando Renzi cuculeggiava in TV.