Trump e Putin finalmente insieme

 

Un film a "luci rosse" avrebbe fatto meno scandalo di quello causato dall'incontro tra Putin e Trump ad Helsinki. 

Da Politico.com

President Donald Trump on Monday publicly sided with Russian President Vladimir Putin over his own intelligence agencies, refusing to condemn the Kremlin for interference in the 2016 election and saying that “I don’t see any reason” why Russia would have hacked Democratic computer servers.

Trump’s remarkable statements, during a joint news conference in Helsinki, Finland, after holding a two-hour one-on-one meeting with Putin, came after special counsel Robert Mueller indicted 12 Russians on Friday over allegations of involvement in the state-ordered election-interference operation.

ORCO TRUMP

Le migliaia di bambini allontanati dai propri genitori e segregati nelle gabbie del Customs and Border Protection USA per ordine di Donald Orco Trump saranno segnati per tutta la vita dal trauma della separazione.

Sono i figli di immigrati che il "senso pratico " trumpiano considera alla stregua di un pacco non recapitato: i genitori vengono rispediti nel paese di origine e i figli - regolarmente nati e registrati negli Stati Uniti - devono farne a meno, in attesa di essere anch'essi spediti nel paese straniero su richiesta dei genitori. 

Il "senso pratico" di Orco Trump lo induce a scommettere che le prime a cedere saranno le madri, che chiederanno di ricongiungersi ai figli ma non negli USA bensì in Guatemala o in Messico; oppure il senso materno di protezione le spingerà ad accettare il distacco ? pur di evitare ai loro figli gli orrori della povertà delle guerre o delle mafie che governano nei loro paesi di origine. 

Il pianto dei bambini separati dai genitori  è musica per le orecchie dell'orco.

Qualcuno (Matteo Salvini ?!) sta studiando attentamente il caso, perchè vorrebbe riproporlo in Italia per risolvere il problema dei Rom: separare i bambini nati in Italia dai genitori nomadi, espellendo quelli di questi ultimi che non abbiano cittadinanza italiana e mettendo i figli in orfanotrofi creati appositamente. Oppure in alternativa, preferibile, far sì che i nomadi espulsi si portino via anche i piccoli potenziali delinquenti.

 

ATTACCO ALLA SIRIA tanto rumore per quasi nulla

Trump annuncia l'inizio dell'attacco "punitivo" contro Bashar Al Assad.

 

Più di cento missili sparati da aerei USA con la partecipazione simbolica di Francia e Gran Bretagna contro 3 obbiettivi: un centro di ricerca, un deposito di armi chimiche (già svuotato), una base logistica militare siriana (preallertata).

Trump annuncia l'attacco nella fascia oraria televisiva di massimo ascolto con grande retorica ma dalle cifre fornite dal Segretario alla Difesa Mattis si capisce subito che si è trattato di un'azione dimostrativa, anche se con grande dispendio di missili, più di cento per soli tre obbiettivi.

L'attacco dimostrativo è stato lanciato con il tacito assenso della Russia, che aveva minacciato una escalation nel caso in cui la ritorsione contro la strage chimica di Assad avesse coinvolto le sue truppe sul territorio siriano.

 

 

RASSEGNARSI ALLA GUERRA ?

Se il capo dell'esercito più distruttivo del mondo pronuncia, anzi twitta, una frase come quella che preannuncia "nice and new and 'smart'" missiles would soon be fired toward Syria" vuol dire che una guerra di dimensioni catastrofiche non è più solo un brutto sogno ma una possibile realtà.

Non era mai accaduto che un Presidente degli Stati Uniti pronunciasse una frase così drammaticamente idiota, violenta e cinica come quella twittata da Trump. In quell'elogio dei missili c'è l'assenza della pur minima consapevolezza di cosa significa un'azione militare, una scintilla accesa in una polveriera con dentro milioni di vite umane.

Il raccapriccio per i crimini compiuti da Assad con l'avallo del suo protettore Putin non giustifica il tono criminale della frase di Trump sui missili "carini nuovi e intelligenti" da sparare come fossero petardi alla festa del patrono.

Trump e Putin stanno trascinando la guerra di Siria in un conflitto nel centro del Mediterraneo, all'incrocio tra l'Europa, l'Asia e l'Africa, eppure nessuna diplomazia europea ha fatto sentire la sua voce per fermare l'escalation, nessuna marcia pacifista per denunciare i pericoli di una guerra catastrofica. Il mondo non crede nella possibilità di un tale evento e quindi non ha paura, perchè convinto che le armi e gli eserciti accumulati attorno alla Siria resteranno lì confinati, senza pericolo per gli altri.

Grazie a questa assenza di percezione del pericolo, un idiota, anche se eletto presidente degli USA o della Francia, può eccitarsi all'idea di sparare missili carini e intelligenti.
Ma quell'idiota e i suoi interlocutori amici/nemici sono a capo degli eserciti più distruttivi della Terra.

Forse non siamo tutti rassegnati alla guerra, ma di certo non facciamo molto per non sembrarlo.

Xi Jong Un

Kim Jong Un, dittatore della Corea del Nord, ha incontrato "da turista" il dittatore cinese Xi Jinping.
La visita del coreano infatti è stata classificata come "non ufficiale" dalle autorità di Pechino, ma ciò non ha impedito ai due di mettere in scena un siparietto previsto per le visite di Stato più importanti.

 

Si è parlato ovviamente della situazione di crisi "nucleare" e dei previsti incontri tra nord e sud coreani con la probabile apparizione di Trump.

L'agenzia ufficiale cinese spiega, a modo suo, i motivi dell'incontro:

 

"Allo stato attuale, la situazione della penisola coreana si sta sviluppando rapidamente e molti importanti cambiamenti hanno avuto luogo, ha detto Kim, aggiungendo che ha ritenuto opportuno arrivare in tempo per informare il Segretario generale compagno Xi Jinping di persona della situazione per spirito di cameratismo e senso di responsabilità."

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La Cina invita tutte le parti a sostenere il miglioramento dei legami inter-coreani e adoperarsi concretamente per facilitare i colloqui di pace, ha detto Xi, sottolineando che la Cina continuerà a svolgere un ruolo costruttivo sulla questione e collaborerà con tutte le parti, inclusa la Corea del Nord, verso il disgelo della situazione sulla penisola.

Kim ha detto che la situazione nella penisola coreana sta iniziando a migliorare, dal momento che la Corea del Nord ha preso l'iniziativa per allentare le tensioni e presentare proposte per i colloqui di pace.
"La nostra posizione coerente è impegnata a denuclearizzare la penisola, in accordo con la volontà del compianto presidente Kim Il Sung e del segretario generale Kim Jong Il", ha affermato.
Kim ha detto che la Corea del Nord è determinata a trasformare i legami intercoreani in un rapporto di riconciliazione e cooperazione e a tenere il vertice tra i capi delle due parti.

La RPDC è disposta a dialogare con gli Stati Uniti e a tenere un vertice dei due paesi, ha affermato.
"La questione della denuclearizzazione della penisola coreana può essere risolta, se la Corea del Sud e gli Stati Uniti rispondono ai nostri sforzi con buona volontà, creano un'atmosfera di pace e stabilità prendendo misure progressiste e sincrone per la realizzazione della pace", ha affermato Kim.

 

 

A giudicare dal contesto, la visita "non ufficiale" di Kim a Xi sembrerebbe essere stata chiesta e organizzata dal coreano per consolidare le posizioni raggiunte, dopo aver dimostrato a tutto il mondo di poter lanciare missili balistici intercontinentali con testata nucleare e di potersi quindi sedere al tavolo delle trattative da posizioni di forza.

Raggiunto lo scopo, ora può "impegnarsi a denuclearizzare la penisola" a condizione che gli americani tolgano le sanzioni economiche e chiudano le basi militari a sud.
Ma anche a Xi Jinping torna utile partecipare al nuovo corso coreano, sia per rimarcare l'influenza cinese sulla penisola sia per aggiungere altri tasselli a proprio vantaggio nella cornice di scontro con Trump sui dazi commerciali.

 

POMPEO il guerrafondaio alla guida della diplomazia USA

Come previsto Trump ha licenziato il suo Segretario di Stato Rex Tillerson, colpevole di non aver seguito la linea di scontro con l'Iran e per aver dato del "moron" - idiota -  al Presidente USA.

 

All'ex capo della Exxon non è stato concesso nemmeno l'onore e il tempo di dimettersi, segno che Trump si trova nella fase acuta e pericolosa della sua paranoia.

Il sostituto di Tillerson sarà Mike Pompeo, capo della CIA famoso per le dichiarazioni pubbliche contro l'accordo sul nucleare iraniano.

Per dare il benvenuto al nuovo Segretario di Stato USA, la CIA ha fatto esplodere una bomba mentre passava il convoglio di auto del primo ministro dell'autorità palestinese di Gaza. Nessuna vittima, ma il messaggio è chiaro.

Con il licenziamento di Tillerson, Trump ha quasi completato l'opera di smantellamento del suo staff presidenziale iniziale, di cui resta in carica (ancora per poco) il ministro della Giustizia Jeff Session e il Segretario alla Difesa James Mattis, inamovibile perchè appoggiato dalla lobby militare.

Russiagate, Mueller mette all'angolo Trump

Il procuratore speciale Robert S. Mueller III, incaricato di far luce sulle interferenze russe durante le elezioni presidenziali USA 2016, ha emesso il primo indictment, atto d'accusa ufficiale, contro 13 cittadini russi - tra i quali il miliardario "cuoco di Putin" - per aver svolto attività illecite finalizzate a manipolare i risultati del voto.

 

mueller indictment

L'atto d'accusa è un primo duro colpo al Presidente Trump, il quale aveva sempre negato che ci fossero state attività di condizionamento della campagna elettorale da parte dei russi, accusando i media di diffondere fake news per screditarlo.

Nelle 37 pagine del rapporto Mueller si evidenzia che i russi si erano organizzati già dal 2014 per preparare una rete di account, blogger, siti con false identità allo scopo di diffondere notizie in grado di influenzare altri media e l'opinione pubblica.

Dopo aver letto l'indictment, Trump ha twittato:
“Russia started their anti-US campaign in 2014, long before I announced that I would run for President. The results of the election were not impacted. The Trump campaign did nothing wrong - no collusion!”

 

La debolezza della sua difesa, tra l'altro non richiesta perchè Mueller per il momento non lo accusa esplicitamente, dimostra che il POTUS è stato messo all'angolo dalla strategia del procuratore speciale.
E' vero che nel 2014 Trump non era ancora sceso in campo, ma è altrettanto ovvio e banale che i Russi avevano iniziato i preparativi riservandosi di cavalcare un candidato piuttosto che un altro sulla base delle valutazioni e opportunità che sarebbero emerse nel frattempo.
In poche parole, la rete organizzata dagli uomini di Putin era fatta apposta per incontrarsi con il candidato che più si sarebbe prestato a farsi influenzare, e questo è accaduto con Trump, il quale con ogni probabilità sapeva tutto fin dall'inizio. Putin aveva spianato la strada che The Donald avrebbe poi percorso.

Il procuratore Mueller accusa i Russi di aver tramato contro gli Stati Uniti d'America per far eleggere un Presidente a loro gradito: questa accusa immobilizza Trump e lo mette all'angolo, dove sarà costretto a subire una scarica di colpi sempre più diretti.

Il capolavoro nell'inchiesta di Mueller è stato quello di non aver puntato subito al capitolo finale, cioè il coinvolgimento di Trump, ma di aver smontato la sua tesi, cioè la "non esistenza" del complotto russo.

Capitolo 1 - come i Russi hanno preparato il complotto
Capitolo 2 - come Trump, venutone a conoscenza, abbia gradito l'aiuto dei Russi
Capitolo 3 .....

KIM JONG-UN è più genius di Trump

La Corea del Nord ha raggiunto l'accordo con quella del Sud per partecipare con una propria delegazione alle prossime Olimpiadi Invernali e addirittura sotto un'unica bandiera che raffigura l'intera Corea riunificata.

 

Se si pensa che fino a due mesi fa si parlava del possibile rischio di un attacco nucleare "preventivo" al regime di Kim Jong-Un, l'accordo di oggi ha del miracoloso, anche se in realtà è la logica tappa della politica del "pazzo" dittatore coreano e segna una sconfitta per Donald Trump e le sue "sparate" militari.

Con il test nucleare del 3 settembre scorso (bomba a idrogeno) e quello missilistico del 28 novembre (balistico intercontinentale con gittata fino al cuore degli USA) Kim Jong-Un ha raggiunto i suoi scopi e ora ritiene di potersi confrontare alla pari con i suoi avversari, porgendo un ramoscello di ulivo e dando prova di buona volontà.

L'occasione storica era a portata di mano con le Olimpiadi a poche centinaia di chilometri dal confine e Kim l'ha raccolta con abilità e prontezza, andando addirittura oltre le aspettative accettando, o forse addirittura suggerendo, la partecipazione congiunta delle due Coree.

La politica aggressiva di Trump è rimasta spiazzata: il Genius ha provato inizialmente ad attribuirsi il merito della svolta di Pyongyang, sostenendo che era il risultato della linea dura adottata dalla Casa Bianca, ma con scarso successo. La verità è che la Corea del Nord è entrata di diritto sia nel club delle potenze nucleari che in quello delle tecnologie missilistiche, cosa che gli consente di chiedere alle diplomazie internazionali "più rispetto" e di sedersi al tavolo delle trattative con il Sud con molta più forza di prima, che userà in gran parte per chiedere la fine delle sanzioni economiche e l'allentamento dell'assedio militare navale degli USA.

Alla Corea del Sud e al suo presidente Moon Jae-in un allentamento della tensione con il Nord è quanto mai utile non solo per attirare l'attenzione sulle mega Olimpiadi ma soprattutto per rilanciare il ruolo di una delle realtà economiche più importanti dell'Asia e del mondo.

E' presto per dire che il "rischio Corea" è terminato, ma è certo che la mossa di Kim Jong-Un sembra a tutti più intelligente di quella di Trump.