proteste contro Diaz Canel, a Cuba
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Proteste, assalto alla sede del Partito Comunista a Moron
Poche ore dopo aver attaccato l'Iran e ucciso il vertice del regime tra cui Ali Khamenei, Donald Trump aveva lanciato un lugubre avvertimento a Cuba, promettendo di metterla in lista d'attesa, appena "finito il lavoro" a Tehran.
Tutti abbiamo pensato che il boss americano stesse preparando la replica, in un versione molto più facile, giocando d'anticipo: "vedi cosa ti faccio se non ti arrendi subito?", la minaccia rivolta senza sottintesi a Cuba.
Cuba che, da quando il Venezuela di Delcy Rodriguez su diktat di Trump gli ha chiuso i rubinetti del petrolio, sta sprofondando nella crisi peggiore e finale, in una situazione da incubo esistenziale e di enorme sofferenza fisica per i cubani. Niente petrolio, niente elettricità, niente trasporti, niente nei negozi, niente nella pancia.
Cuba vive in uno stato di attesa finale, in un coma profondo, l'ultimo braccio di ferro della decennale disputa tra gli Stati Uniti d'America e il regime castrista, eredità di un'era geopolitica glaciale che con il senno di poi, cioè di adesso, sembrerebbe felice.
Con queste premesse, il 12 marzo è arrivata la conferma ufficiale che il regime cubano è in trattativa con "funzionari americani" per risolvere la situazione "in modo condiviso e conveniente", ovvero con la pistola puntata alla tempia.
Il presidente cubano designato, Miguel Díaz-Canel, ha confermato in una riunione del Comitato Centrale del Partito Comunista tenutasi il 12 marzo, e nuovamente in un discorso alla nazione la mattina del 13 marzo, che recentemente i funzionari cubani hanno avuto colloqui con rappresentanti del governo degli Stati Uniti. Secondo Díaz-Canel, questi contatti – menzionati in diverse occasioni dal presidente statunitense Donald Trump, ma ripetutamente smentiti dall'Avana – "hanno avuto lo scopo di cercare soluzioni, attraverso il dialogo, alle divergenze bilaterali esistenti tra i due Paesi".
Ha inoltre spiegato che i colloqui hanno lo scopo di "valutare la volontà di entrambe le parti di intraprendere azioni a beneficio dei popoli di entrambi i paesi", nonché di "individuare aree di cooperazione per affrontare le minacce comuni e garantire la sicurezza e la pace" per Cuba e gli Stati Uniti, così come per la regione latinoamericana e caraibica. Infine, Diaz-Canel ha ribadito che "non è mai stata e non è prassi della Rivoluzione cubana rispondere a campagne speculative su questo genere di questioni", un apparente riferimento alle notizie diffuse dai media statunitensi e da testate cubane indipendenti riguardo a presunti contatti tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote e capo della sicurezza di Raúl Castro.
I cubani attendono silenziosi e speranzosi l'esito di queste trattative
Ma nelle stesse ore dell'annuncio da parte di Diaz-Canel una delegazione di esperti dell'ONU ha diffuso una informativa sulla situazione in Venezuela, un mese e mezzo dopo il sequestro di Nicolas Maduro (Chi l'ha visto?) e l'ascesa al potere della sua vice Delcy Rodriguez, nominata da Donald Trump come regina del Venezuela al posto di Maria Corina Machado, che aveva vinto le elezioni del 2024, nonostante gli avesse "regalato" la medaglia del premio nobel per la pace, ma poi è stata tradita dal biscazziere della Casa Bianca che non cercava personaggi democratici ma solo un nuovo narcotrafficante che gli regalasse il petrolio, cosa che la Rodriguez sta facendo con grande zelo.
Il rapporto dell'ONU sulla situazione in Venezuela spiega per filo e per segno perché anche il regime di Cuba sta cercando un accordo con Trump sulla base di quel modello.
Perché - rivelano gli oesperti e osservatori dell'ONU - in Venezuela non è cambiato praticamente nulla dopo il 3 gennaio 2026, giorno del sequestro di Maduro. Gli apparati di regime sono rimasti ai loro posti, come le foto di Nicolas appese ancora ai muri degli uffici statali ina ttesa della sua probabile riabilitazione, i soprusi e la repressione sono ancora una pratica diffusa, nonostante la facciata di una legge di amnistia che sta liberando gran parte dei vecchi detenuti politici ma lascia ampio spazio a nuovi arresti.
il rapporto della Missione ONU
... Il rapporto ha preso in esame anche l'intervento militare statunitense avvenuto all'inizio di quest'anno. Ha ricordato che il 3 gennaio 2016 si è verificato un attacco che ha incluso bombardamenti di basi aeree e installazioni militari, provocando 82 morti . Durante quell'operazione delle forze speciali, Nicolás Maduro e Cilia Flores sono stati catturati e portati con la forza negli Stati Uniti.
Nonostante le gravi accuse contro Maduro, la Missione è stata inequivocabile: "L'operazione militare statunitense ha violato il diritto internazionale. Sebbene vi siano fondati motivi per ritenere Nicolás Maduro responsabile di crimini contro l'umanità, ciò non giustifica un intervento militare illegale".
In seguito alla cattura di Maduro, la Corte Suprema ha nominato Delcy Rodríguez presidente ad interim . Sebbene Rodríguez abbia avviato un processo di rilascio di massa di detenuti politici in base a una legge di amnistia, la missione ha espresso serie riserve.
Quintero ha osservato che tra il 20 febbraio e il 6 marzo, 247 persone sono state rilasciate in virtù della legge di amnistia e 7.407 hanno ottenuto la piena libertà . Tuttavia, ha criticato la legge definendola "arbitrariamente restrittiva", in quanto non riconosce la responsabilità dello Stato per le violazioni dei diritti umani ed esclude il personale militare e i civili accusati di "tradimento".
"La missione ribadisce il suo appello per il rilascio incondizionato di tutte le persone detenute arbitrariamente. La legge sull'amnistia non è necessaria per rilasciare chi è stato illegalmente privato della libertà."
Almeno 76 stranieri e centinaia di venezuelani restano in carcere. Inoltre, la missione ha riferito che in questa nuova fase sono stati effettuati 87 arresti , tra cui quelli di 14 giornalisti e 15 bambini che avrebbero festeggiato la caduta di Maduro.
... la Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti sul Venezuela ha avvertito che l'apparato repressivo rimane "intatto" e che i funzionari accusati di crimini contro l'umanità restano al potere. La Missione ha richiesto pieno accesso al Paese per indagare sull'aumento esponenziale delle denunce e per sostenere quello che ha definito un momento cruciale per le vittime e per gli oltre 8,7 milioni di venezuelani che vivono all'estero.
Se il rapporto degli osservatori dell'ONU è verosimile - si è detto in cuor suo Diaz-Canel che ha visto confermare le speranze di farla franca - mi conviene adeguarmi e trattare con Trump:
... io resto al potere, ma mi andrebbe bene anche un prestanome, e lui Trump si prende quello che vuole, terreni, proprietà, sigari e liquori di Cuba. Faccio uscire dalle carceri un pò di oppositori, ricevo un pò di petrolio, tornano i turisti, incasso una lauta buonuscita e tutto resta quasi come prima, come in Venezuela, come in Iran, ma senza fare troppo rumore e sconquassi e morti.
Cuba è un'isola dei Caraibi e il suo popolo è gentile, paziente, festoso, poetico ...
Marco Rubio, prossimo ViceRe di Cuba, sembra un giovanotto per bene, a confronto con il neonazi Hegseth, meglio discutere con lui su come e quando lasciargli le chiavi di casa a l'Havana.
I Russi, i Cinesi, gli Americani stanno già prenotando i futuri resort ... non c'è bisogno della democrazia e della libertà, che a Cuba mancano da sempre, per essere felici.