Dopo aver imposto la logica del fatto compito scatenando la guerra in Iran con l'amico Netanyahu, ora Trump cerca di mascherare le difficoltà coinvolgendo anche altri paesi nella "Coalizione di Hormuz" per liberare lo stretto di Hormuz dal blocco iraniano. E' un'evidente escalation di delirio, nella totale assenza di una strategia per uscire dal pantano iraniano.
Trump prima rompe il vaso e poi chiede agli altri di riattaccare i cocci. Difficile che qualcuno gli dia veramente retta, tuttalpiù ci sarà un pietoso interesse a "studiare la soluzione".
Inoltre Trump ha già fatto capire che intende schierare i Marines sul suolo iraniano per conquistare l'isola di Kharg, terminale petrolifero iraniano, e strozzare l'economia.
Significa che la "meravigliosa guerra" durerà ancora per molto tempo, che il prezzo del petrolio resterà molto alto, e Trump non ha alcuna idea di come uscirne fuori. L'unico che sa come approfittare della situazione è il solito criminale incallito Netanyahu, che con le spalle coperte da Trump sta invadendo e distruggendo il Libano, con il chiaro intento di annetterne una parte per proseguire la strategia del "Grande Israele".
Per proseguire la guerra di espansione almeno fino alle elezioni di autunno, Netanyahu ha bisogno che Trump continui a minacciare e distruggere il regime degli Ayatollah, e per questo diventa vitale il controllo dello Stretto di Hormuz, con il duplice scopo di bloccare il petrolio iraniano e consentire il flusso dei prodotti energetici e industriali degli altri paesi arabi che si affacciano sul Golfo Persino.
L'adesione a questo obiettivo da parte di altri paesi come Francia, Gran Bretagna, Italia, Cina, Giappone o Corea del Sud, significherebbe automaticamente l'entrata in guerra contro l'Iran e l'allargamento ufficiale del conflitto in una escalation mai vista finora.
Inoltre Trump condisce il suo delirante messaggio con due minacce esplicite, una contro la Cina e l'altra contro la NATO, nel caso in cui non intendano partecipare alla "Coalizione di Hormuz".
Caos su caos, con la pretesa del biscazziere americano che siano gli altri a sopportare i costi e i pericoli della sua folle strategia di dominio.