Dietro la Groenlandia, giù la maschera di Trump (e Putin)

Dopo aver minacciato fuoco e dazi per prendersi la Groenlandia "a qualunque costo" Trump annuncia a Davos "niente dazi, e sulla Groenlandia si farà un accordo con l'Europa". E' un'altra mascherata di Trump TACO?

scritto da i_fan >> 22 gennaio 2026 Donald Trump Europa Groenlandia Putin Zelensky

logo menoopiu

Un'altra mascherata di Trump TACO?

Ecco il suggerimento di Rutte a Trump sulla Groenlandia : "Ho l'impressione che ci stiamo infilando in un vicolo cieco e che la tua splendida immagine potrebbe non essere compresa e danneggiarsi ... ti consiglio di annunciare un meraviglioso e infinito accordo con la NATO per mettere basi militari americane e miniere in Groenlandia a difesa degli interessi comuni ... senza parlare di proprietà o cose simili ... e sulla base di questo accordo puoi annunciare che la tua grandiosa benevolenza ti spinge a ritirare i dazi commerciali contro l'Europa, perché questa ha accettato tutte le tue richieste ..."


Non si conoscono ancora i dettagli del presunto "acccordo di Davos" tra Donald Trump, boss USA, e Mark Rutte, boss NATO.
 Ma due cose dovrebbero essere chiare:
 1) l'annuncio dell'accordo è una palese marcia indietro di Trump, dopo aver spinto i rapporti diplomatici, economici e militari tra USA ed Europa oltre l'orlo del burrone.
 Trump aveva scelto la platea a lui congeniale di Davos per annunciare una clamorosa iniziativa di conquista ed invece ha dovuto accontentarsi con un "accordo" sulla presenza di basi americane in Groenlandia discusso e pattuito con il capo della NATO Mark Rutte ;
 2) il quale, pur essendo europeo e capo "politico" della Alleanza Atlantica non ha alcun potere di firmare accordi per conto di paesi europei su questioni territoriali.
 
 Per capire la portata e le conseguenze del presunto accordo, e ripulire la realtà dalla propaganda trumpiana è necessario riflettere sulle vere motivazioni che si celavano dietro all'escalation di Trump sulla Groenlandia.
 
 In tanti hanno già fatto notare che le pretese di Trump non si giustificano con gli interessi economici - terre rare, petrolio - e neppure tanto con quelli militari, la difesa della sicurezza USA dagli attacchi missilistici di Russia e Cina lungo la rotta artica, perché sarebbe bastato invocare la presenza maggiore della NATO o la concessione di installare basi e dispositivi sul territorio senza dover occupare l'intera isola. Molti hanno hanno anche avanzato dubbi sulla fattibilità di una presenza militare in condizioni climatiche estreme oltre il circolo polare artico, e la maggiore convenienza a dotarsi di sistemi di difesa satellitari più adeguati.
 Era evidente che la disputa sulla Groenlandia avesse anche una componente psichiatrica, derivante dal narcisismo violento di Trump e dalla sua cultura mafiosa.
 
 Ma dietro la "battaglia di Groenlandia" si intravedeva anche la presenza oscura e interessata di Vladimir Putin, l'amico burattinaio di Trump, osservatore e manovratore allo stesso tempo.
 La Russia nell'Artico ha molte ambizioni ma pochi strumenti, almeno per il momento. E soprattutto in questo momento è interessata a rafforzare Trump anziché indebolirlo, essendo il suo migliore alleato strategico.
 
 Putin invece ha colto dietro le pretese del biscazziere della Casa Bianca una grande occasione per creare una frattura storica dentro la NATO e dentro i rapporti USA-Europa (e anche dentro l'Europa stessa).
 "La Groenlandia è una questione che non ci riguarda" hanno affermato in più occasioni al Cremlino, ma era una solita bugia in stile putiniano. Se l'Europa avesse ceduto a Trump la proprietà dell'isola artica avrebbe sancito la propria subalternità totale a Trump, spianando la mossa successiva della subalternità ad una soluzione della guerra in Ucraina che escludesse gli europei e la NATO, a tutto vantaggio di Putin e del piano di resa incondizionata di Zelensky preparato da Lavrov e Witkoff.

La Groenlandia si sarebbe trasformata nel grimaldello con cui scardinare "l'odiosa posizione di fermezza" dell'Europa a difesa dell'Ucraina contro il "meraviglioso piano di pace"  di Trump e Putin, magari sugellato come atto della nascente ONU-2 denominata "Board of Peace".

Nei piani di Trump e Putin la Groenlandia avrebbe dovuto sugellare le precedenti "operazioni vittoriose" in Venezuela e Iran per costruire un'immagine falsa dei nuovi equilibri geopolitici.

In Venezuela Trump non ha eliminato il regime Maduro

e non ha scalzato la presenza e la sostanziale influenza russa, l'ha solo ridefinita e sottratta alla possibilità di consegnare il Venezuela ad un futuro di democrazia e indipendenza economica.

E anche in Iran Trump ha di fatto consentito la feroce repressione delle proteste da parte del regime di Khamenei, alleato strategico di Putin, tradendo cinicamente le promesse fatte.

In tutte le iniziative di politica estera, dal Venezuela all'Ucraina e all'Iran e alla Groenlandia, si intravede l'ombra della mano di Putin, in alcuni casi vincente, come in Venezuela e Iran, in altri ancora incerta nell'esito come in Ucraina e Groenlandia, ma comunque minacciosa verso l'Europa, iul vero obiettivo delle manovre di Trump e Putin.

 

La Groenlandia ha sconfitto Donald Trump a Davos

Dopo aver minacciato ferro, fuoco e dazi per prendersi la Groenlandia "a qualunque costo" Trump annuncia a Davos "niente dazi, e sulla Groenlandia si farà un accordo con l'Europa". Ovvero con un Rutte (NATO) che non ha alcun potere decisionale! E' un'altra buffonata del TACO? Trump ha dovuto rinunciare alla Groenlandia? La Groenlandia ha sconfitto Trump?

Board of Peace di Trump, tra buffonata galattica e tirannia mafiosa

"Board of Peace" è un escamotage per auto-incoronare Trump Imperatore (Nerone o Caligola?) con poteri illimitati, extraistituzionali, discrezionali, alternativi all'ONU e agli Stati nazionali, tra buffonata galattica e tirannia mafiosa

Si inaugura ufficialmente, con una festa d'affari organizzata ai margini dell'ammucchiata di Davos, il "Board of Peace" e tutti si chiedono se è solo una buffonata ( e sarebbe l'ipotesi migliore, da augurarsi) oppure l'inizio di una vera struttura in stile imperiale per dominare il mondo secondo modelli che oscillano tra il tecnocratismo affaristico e la violenza coercitiva mafiosa.


------------------------------------
Il giorno precedente alla cerimonia del BdP, giunge la notizia di un nuovo crimine israeliano a Gaza

Mercoledì, a Gaza, il fuoco delle IDF ha ucciso 11 palestinesi, tra cui due ragazzi e tre giornalisti,

Pubblico questo post di Marco Setaccioli su X, da cui ho preso anche l'immagine, perché riflette lo stato d'animo della grande maggioranza dei cittadini europei in questo momento: 

Marco Setaccioli
@marsetac
Le scene cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni sono di quelle che non avremmo mai immaginato di vedere persino nei nostri incubi peggiori. L’uomo più potente del mondo, già noto per non avere né morale né etica, che si comporta come una macchietta prepotente, un tiranno capriccioso e violento che pare ora aver perso del tutto anche la percezione del lecito e del ridicolo.

La scena della dissidente venezuelana María Corina Machado che gli consegna il Nobel come un trofeo di consolazione non è soltanto politicamente imbarazzante. È simbolicamente devastante. Non è l’immagine di un leader che riceve un meritato riconoscimento per ciò che ha fatto (fermare 8 guerre, dice lui, compresa quella “tra Azerbaijan e Albania”), ma di un uomo che pretende un premio per ciò che crede di essere.

Trump che scrive post su un social personale per annunciare l’annessione di pezzi di mondo, impone dazi a milioni di persone con ordini esecutivi firmati col pennarello, non nell’interesse del paese, ma in base ai calcoli di un esperto inesistente partorito dalla mente di un suo collaboratore, ma anche a seconda dell’umore o del grado di affinità politica con questo o quel governante o con la sua opposizione, come in una perenne rincorsa a mostrarsi ogni giorno di più come la caricatura di se stesso. 

Se viene applaudito, è magnanimo.
Se non riceve il Nobel, non si sente più obbligato a pensare alla pace.
Se non viene adulato dall’Europa, minaccia territori e dazi.
Il confine tra realpolitik e il disturbo comportamentale è superato da un pezzo.

Per quanto il paragone possa apparire inadeguato, si sente, forse, quanto basta, il Re Sole, che ha a Mar-a-Lago la sua Versailles, da dove guida una corte da operetta e riceve capi di Stato costretti a riverirlo e omaggiarlo. Per loro ha persino progettato un surreale “board della pace”, una sorta di direttorio intergalattico privato, composto da decine di leader selezionati da lui stesso, con sé medesimo nominato presidente a vita. Non perché presidente degli Stati Uniti, ovviamente, ma in quanto Donald Trump.

L’accesso costa un miliardo di dollari. Non si sa per decidere cosa, né con quale mandato. È la pace trasformata in membership. La diplomazia ridotta ad un golf club per potenti danarosi, dove il criterio di appartenenza non è la responsabilità globale, bensì la fedeltà al leader, autonominatosi tale.

Il suo vero progetto, del resto, non è governare il mondo. È farsi adorare dal mondo.

Sia ben inteso, Trump non cerca consenso, ma solo sottomissione. Lo ha dimostrato quando ha lasciato intendere a Putin e Zelensky che avrebbero dovuto sfidarsi in una gara all’adulazione più sperticata, ringraziandolo per una pace cui non ha contribuito. Lo conferma, pretendendo che i premi vengano consegnati, non assegnati.

A Trump non interessa meritare gli inchini. Gli interessa che siano fatti, anche se forzati. Anzi, meglio se non sono spontanei. Perché l’omaggio imposto vale infinitamente più di quello sincero.

C’è, se vogliamo, anche un po’ di Caligola, nel suo atteggiamento. L’imperatore che nominò senatore un cavallo (e diversi membri dell’Amministrazione Trump sono qualcosa di molto peggio), mescolando alla propria follia la convinzione che ogni arbitrarietà rafforzasse la sua aura di onnipotenza. Che l’assurdo, proprio perché assurdo, dimostrasse che poteva permettersi tutto. Un Caligola che però finisce per rivelarsi come il Nerone raccontato da Tacito e Svetonio, che incendiò Roma, per poterla ricostruire a propria immagine, attorno alla Domus Aurea. Perché è alla fine questo che Trump sta facendo con l’ordine internazionale.

Logorare alleanze, mercificare la sicurezza, personalizzare la diplomazia non serve a rendere il mondo più stabile, ma a ridurlo a sfondo del proprio ego. Il risultato è una farsa, ma con effetti reali.

Diciamoci la verità, il pianeta tutto riderebbe di lui senza sosta come della più patetica delle macchiette mai apparse, se solo non maneggiasse i pilastri dell’ordine mondiale e non sedesse sull’arsenale militare più grande al mondo.

Ed è questa la vera farsa nella farsa. Perché per quanti sforzi compia Trump per costringere il mondo ad osannarlo come nuovo Roosevelt, ogni giorno di più finisce per somigliare ad un Marchese del Grillo con l’atomica.
8:42 AM · 20 gen 2026