Giorgia Meloni, da Fratelli d'Italia a Fratelli di Trump?

Giorgia Meloni non aderisce al fronte europeo contro le minacce di Trump sulla Groenlandia (ma anche su Ucraina). Non è una mediazione ma una sottomissione all'arroganza mafiosa. Giorgia Meloni vuole che Fratelli d'Italia diventi Fratelli di Trump?

scritto da i_fan >> 20 gennaio 2026 Donald Trump Europa Giorgia Meloni Groenlandia Guerra dei dazi

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Fratelli di Trump?

Giorgia Meloni, Vis Pacem Para Bellum ma non  contro Trump


Giorgia Meloni ama citare spesso - anche a sproposito - la massima latina "Si vis pacem, para bellum" ("Se vuoi la pace, prepara la guerra") per sostenere che una difesa nazionale forte è essenziale per la deterrenza e per prevenire i conflitti, non per aggredire, sottolineando che la pace non è scontata e richiede capacità militari credibili e un forte sistema di sicurezza. Lo afferma spiegando che la debolezza incoraggia gli aggressori, mentre la forza li allontana, rendendo la deterrenza uno strumento pragmatico per la pace. 
Ma in questo momento, che per tutti  è il momento più acuto di minaccia per l'Europa, i suoi valori e i suoi interessi compresi quelli dell'Italia, Giorgia Meloni non prepara la guerra per cercare la pace, ma sceglie di chiamarsi fuori dalla mischia, facendo finta di interpretare un ruolo di mediazione che non esiste, anziché provare ad immaginare una difesa comune degli interessi europei contro le pretese in stile boss mafioso di Donald Trump.

 

Il delirio di Trump, in piena crisi di nervi minaccia la GUERRA!

Il delirio di Trump, in piena crisi di nervi minaccia la GUERRA!

"Considerando che il tuo Paese ha deciso di non darmi il Premio Nobel per la Pace per aver fermato più di 8 guerre, non mi sento più obbligato a pensare puramente alla Pace ma ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti d'America". 

Lettera di Trump al premier norvegese Jonas Gahr Støre


Perché occuparsi e preoccuparsi di ciò che dice e fa Giorgia Meloni mentre l'Europa subisce il più grave attacco dell'era post bellica alla propria indipendenza da parte dell'alleato USA governato dal boss Donald Trump?

Perché Giorgia Meloni è amica di Trump e può contribuire ad una utile ipotesi di mediazione nello scontro sulla Groenlandia e sulla guerra dei dazi scatenata da Trump per costringere l'Europa ad inginocchiarsi alle sue pretese, è la risposta degli ambienti governativi italiani e in particolari dei rappresentanti del partito della Meloni, Fratelli d'Italia.

Una ventata di ottimistica moderazione da parte della destra estrema italiana non può che fare piacere, osservano in molti.


E' la teoria del "ponte" italiano tra Europa alla baionetta (Macron) e Stati Uniti del MAGA trumpiano, in cui il ruolo dell'Italia meloniana diventa importante e addirittura decisivo?

Oppure è la prova di una sudditanza politica e psicologica della destra europea, il cui leader indiscusso è Orban l'ungherese, a cui anche la Meloni con le ovvie sfumature si adegua?

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni dopo l'escalation della contesa Trump-Danimarca sulla Groenlandia, che ha raggiunto l'apice con l'annuncio dei dazi commerciali del 10% ai magnifici 8 europei che hanno osato sfidare Nerone-Trump (Danimarca, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Francia, Finlandia, Gran Bretagna) sembrano essere di buon senso e di buon francescano, quindi perché criticarle e non incoraggiarle?

«Volevo dirvi che la previsione di un aumento dei dazi nei confronti di quelle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza per la Groenlandia, secondo me, è un errore. E, ovviamente, non la condivido».

«Condivido l'attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia e in generale all'Artico, che è una zona strategica nella quale chiaramente va evitata una eccessiva ingerenza di attori (Russia, Cina, ndr) che possono essere ostili. Ma credo che in questo senso andasse letta la volontà di alcuni paesi europei di inviare le truppe, di partecipare, a una maggiore sicurezza, non nel senso di un'iniziativa fatta nei confronti degli Stati Uniti, ma semmai nei confronti di altri attori (Russia, Cina, idem)»

Meloni ha preso il telefono e chiamato la Casa Bianca (o viceversa?): «Credo che sia necessario invece riprendere su questo il dialogo ed evitare una escalation da questo punto di vista ed è quello su cui sto lavorando. Ho sentito sia Donald Trump qualche ora fa, al quale ho detto quello che penso, e ho sentito il segretario Generale della Nato che mi conferma un lavoro che la Nato sta iniziando a fare da questo punto di vista. Chiaramente nel corso della giornata sentirò anche i leader europei. Credo che in questa fase sia molto importante parlarsi ed evitare una escalation perché si può lavorare insieme per raggiungere un obiettivo che è utile e necessario».

«Chiaramente - ha aggiunto - mi pare che su questo ci sia stato un problema di comprensione e di comunicazione, per quello che mi riguarda continuo a insistere sul ruolo della Nato e la Nato è il luogo nel quale noi dobbiamo cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili in un territorio che è chiaramente strategico. E credo che il fatto che la Nato abbia cominciato a lavorare su questo sia una buona iniziativa e, a maggior ragione, per questo, perché la Nato ha cominciato a fare questo lavoro».

 

Quando i cronisti insistono chiedendo: Trump che cosa le ha risposto? la Meloni risponde: «Mi pare che fosse interessato ad ascoltare (BUGIA), ma mi pare che dal punto di vista americano non fosse chiaro il messaggio che era arrivato da questa sponda dell'Atlantico. Mi pare che il rischio sia quello che le iniziative di alcuni Paesi europei (Francia? Danimarca?) fossero lette in chiave anti-americana, e invece non era quella l'intenzione che si aveva. Chiaramente gli attori (Russia, Cina, idem) che preoccupano sono per tutti altri, però questo messaggio mi è sembrato che non fosse affatto chiaro».

A giudicare dalle dichiarazioni e provocazioni di Donald Trump nelle ultime ore, in cui ha candidamente confessato che la Groenlandia è solo un pretesto per vendicarsi della mancata assgnazione del Premio Nobel per la pace, sembra che la telefonata di Giorgia Meloni non lo abbia nemmeno sfiorato, anzi lo ha convinto che il fronte europeo non è poi così unito (come al solito) e che i suoi alleati naturali, Meloni, Orban & C., gli lasceranno campo libero - nel nome del dialogo pacifico - quando si tratterà di passare dalle minacce ai fatti.

Si Vis Pacem, Para Trump

Sarà questo il nuovo slogan di Giorgia Meloni, leader di Fratelli di Trump?


 


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