Il vero pericolo per Giorgia Meloni non è Schlein ma Trump


Dopo la sconfitta al referendum il vero pericolo per Giorgia Meloni non è Elly Schlein ma Donald Trump che ha fatto schizzare i tassi sul debito pubblico italiano al 4% e l'inflazione al 6%. Come farà Meloni a regalare bonus elettorali?

scritto da i_fan >> 27 marzo 2026 Donald Trump Giorgia Meloni Iran Politica Italia
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pericolo Trump per Meloni

pericolo Trump per Giorgia Meloni

Dopo la sconfitta al referendum il vero pericolo per Giorgia Meloni non è la leader del PD Elly Schlein ma Donald Trump che con la guerra senza fine in Iran ha fatto schizzare i tassi sul debito pubblico italiano al 4% e l'inflazione al 6%.

Come farà il governo Meloni a regalare bonus elettorali? Come farà Giorgia a chiamare ancora "amico" il biscazziere americano senza perdere pacchi di voti? Come farà a tacere sui crimini di Netanyahu contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania senza far inorridire la sua stessa base elettorale? Come farà a far capire a Salvini che il costo della guerra scatenata da Trump in Iran per gli italiani è di gran lunga maggiore del sostegno all'Ucraina?

Molti analisti e qualche politico si sono accorti che il voto a favore del NO alla riforma della Giustizia conteneva anche un rifiuto generalizzato da parte dell'opinione pubblica italiana nei confronti delle follie politiche di Donald Trump, culminate nella guerra in Iran ma già visibili e tangibili da almeno un anno a questa parte, con la caotica guerra dei dazi commerciali, con le inverosimili minacce alla Groenlandia, l'arroganza da bullo verso Zelensky e la supina accondiscendenza verso Putin, i disumani trattamenti degli immigrati, la cinica farsa della "pace di Gaza" per mascherare crimini e affari assieme all'amico Netanyahu sulla pelle dei palestinesi.

Giorgia Meloni ha dimostrato una miope subalternità alle follie di Trump

non trovando il coraggio di differenziare a tempo debito la propria immagine da quella, squallida e odiosa, di Donald Trump.


Lei che si vanta di essere una politica intelligente e furba, la più furba del reame, ha commesso, e continua a commettere un madornale errore di subalternità al suo "amico americano".


Intanto il debito pubblico italiano cresce improvvisamente e distrugge i risparmi degli italiani e i piccoli margini di credibilità da parte dei mercati finanziari che il ministro Giorgetti aveva accumulato in tre faticosi anni. I tassi dei BTP decennali oltre il 4% implicano un maggior costo per le prossime emissioni di titoli di Stato e quindi costringeranno il governo a manovre correttive a scapito di un sostegno all'economia, imprese e famiglie,  proprio in momento di necessità. La crescita del PIL è azzerata, i consumi sono crollati.

I cittadini si sono accorti che il prezzo della benzina, del diesel, del gas per riscaldamento, dell'elettricità si sono già divorati i bonus per le fasce deboli e la riduzione delle accise. Quel che è peggio è che il peggio deve ancora venire, perché la guerra in Iran ha prodotto guasti e sconquassi che non finiranno nemmeno il giorno dopo di un ipotetico accordo tra Khamenei e Trump, o di una ipotetica ascesa al potere del nuovo scià di Persia Reza Pahlavi.

Gli squilibri sulle economie mondiali, sulle risorse e sui mercati finanziari richiederanno tempi lunghi per essere risolti, ben oltre i tempi che la Meloni ha a disposizione per rimediare alla sconfitta referendaria  e attrezzarsi con una faccia nuova per le prossime elezioni politiche del prossimo anno.

Non basta, anzi non serve a nulla, aver fatto dimettere i Delmastro, Bartolozzi, Santanché.

L'unico modo che Giorgia Meloni ha di recuperare credibilità e voti non sta nelle purghe governative dopo la sconfitta. Per recuperare e dare un segnale di discontinuità vera dovrebbe fare un gesto clamoroso nei confronti di Donald Trump e dei suoi MAGA, per differenziarsi e allontanare l'ombra che l'ha oscurata e schiacciata.

Ma a parte qualche dichiarazione un pò più cauta sulle politiche dell'amico americano, è lecito dubitare che Giorgia Meloni sia capace di smarcarsi davvero da Trump.

Dovrebbe dire che il Board of Peace è una cinica pagliacciata e scusarsi per averlo legittimato con la presenza "dell'osservatore Tajani".
Dovrebbe dire che a Gaza si è consumato un orribile genocidio e che il governo israeliano è responsabile delle persecuzioni da parte dei coloni ebrei verso i palestinesi di Cisgiordania.
Dovrebbe denunciare l'avventurismo di Trump nell'avere prima incitato gli iraniani alla rivolta, facendone massacrare trentamila, e poi infilando il mondo intero nella trappola dello Stretto di Hormuz, solo per assecondare il suo ridicolo narcisismo e le strategie criminali di Netanyahu.

Giorgia Meloni dovrebbe dire che Trump è troppo amico di Putin per poter essere un vero amico della causa ucraina, e che Orban è una minaccia per la democrazia in Europa.


Giorgia Meloni dovrebbe dire cose che non ha mai detto e pensato, e per questo gli italiani potranno pensare e dirgli che non è più gradita a Palazzo Chigi, con o senza la Santanché o Delmastro o Nordio (e Lollobrigida dove lo mettiamo?).


Giorgia Meloni dovrebbe chiedere scusa agli italiani per non aver saputo o voluto fare di più per costringere Trump ad aver meno baldanza nel dichiarare una guerra catastrofica per l'economia italiana. Avrebbe dovuto far capire al biscazziere che anche l'Italia non gradiva le sue scelte e che inseguire Netanyahu gli sarebbe costato anche la perdita di un alleato storico e prezioso come l'Italia.

Far pesare il proprio peso, anche se piccolo, a volte può far pendere la bilancia da una parte anziché dall'altra. Giorgia Meloni non ha voluto cambiare la sua postura nei confronti di Trump e gli italiani se ne ricorderanno anche il prossimo anno.

 

Hegseth Iran

altre migliaia di soldati americani per invadere l'Iran

 

Trump finge di trattare mentre prepara l'invasione in Iran, altri diecimila soldati in Iran

La raffica di dichiarazioni su presunte trattative e smentite di Donald Trump  prelude ad una invasione di terra in Iran già decisa. Obiettivo: occupare la costa iraniana sullo stretto di Hormuz e l'isola di Kharg per dichiarare vittoria.
Il neonazi del Pentagono Pete Hegseth: "Il Dipartimento della Guerra continuerà a negoziare con le bombe"

Giunti al 28° giorno della guerra di USA e Israele in Iran, le dichiarazioni sempre più altalenanti e minacciose dell'accoppiata Trump Netanyahu, tra scatenamenti di inferni, rese incondizionate e proposte di trattative, sono smentite dai mercati finanziari globali e dal prezzo del petrolio. Quest'ultimo riprende la corsa verso l'alto, nonostante le affermazioni iraniane sul passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, previo pagamento del pedaggio navale. Segno che gli analisti si aspettano una escalation della guerra, prima della eventuale de-escalation.

E come potrebbe essere altrimenti, mentre filtrano notizie di altri diecimila soldati in Medio Oriente per preparare l'invasione e il Pentagono del videogiochista Hegseth annuncia il dislocamento di 2000 marines della 82a divisione aviotrasporta? L'unica motivazione è che i marines saranno utilizzati per uno sbarco sul territorio iraniano, l'isola di Kharg o le isole di fronte allo Stretto di Hormuz, una mossa a cui i vertici sopravvissuti del regime iraniano dicono di essere preparati, scatenando ulteriori timori di una prolungata chiusura di Hormuz e di una crescente probabilità di recessione e inflazione mondiale.

In pratica nessuno crede ai proclami di vittoria di Donald Trump, né ai suoi propositi diplomatici di negoziare i 15 punti trasmessi al governo iraniano. Non c'è analista militare e politico sano di mente che creda alle spavalderie di Trump, anzi più le spara grosse più vengono interpretate come segno di debolezza, di assenza di strategia, e in ultima analisi di sconfitta.

L'amministrazione Trump sta aumentando la pressione sull'Iran e offre un pacchetto di 15 condizioni per porre fine al conflitto, ma è una tattica per dire tra 10 giorni che Tehran ha rifiutato l'accordo e giustificare l'invasione. Washington ha inviato a Teheran un piano in 15 punti su cui raggiungere un accordo, ma il Pentagono ha inviato in Medio Oriente una squadra di caccia d'élite dell'82ª Divisione Aviotrasportata.