ucciso Khamenei, tornerà lo Scià di Persia?
Anche in Iran Netanyahu lascia il segno del crimine contro bambini
Più di 150 bambine della scuola femminile Shajareh Tayyebeh a Minab, entroterra dello Stretto di Hormuz, sono state uccise da missili USA-Israele durante le prime ore dell'attacco in Iran.
Un crimine ingiustificato e senza attenuanti, che porta la firma inequivocabile di Netanyahu e Trump e fornisce al regime degli ayatollah un pretesto di propaganda a proprio favore.
Negli USA l'ex trumpiana Marjorie Taylor Greene ha scritto sui social: «Non ho fatto campagna per questo. Non ho donato soldi per questo. Non ho votato [Trump] per questo, né alle elezioni né al Congresso», ha scritto. «È straziante e tragico. E quanti altri innocenti moriranno? E i nostri militari? Questo non è ciò che pensavamo che il Maga avrebbe dovuto essere».
Secondo Iran International, un media dell'opposizione iraniana vicino a Reza Pahlavi,
... Le informazioni ricevute indicano che la restante struttura di comando dell'IRGC sta cercando di finalizzare questa decisione [la successione a Khamenei] nelle prossime ore. Data l'impossibilità di tenere una riunione dell'Assemblea degli Esperti mentre i raid aerei continuano, l'IRGC desidera che la nomina del prossimo leader avvenga al di fuori delle formalità legali.
Rapporti pervenuti a Iran International indicano inoltre che il caos e la confusione nella struttura militare e di sicurezza della Repubblica Islamica si sono intensificati in seguito all'uccisione di Ali Khamenei, ex leader della Repubblica Islamica, in un attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele. Secondo queste fonti, questa situazione ha interrotto parte della catena di comando e il processo di trasferimento degli ordini e di coordinamento operativo sta incontrando difficoltà, una questione che potrebbe complicare il processo decisionale sul campo e la gestione delle crisi nelle prossime ore e giorni.
Queste informazioni indicano anche che alcuni comandanti militari e forze di grado inferiore si stanno astenendo dal visitare centri e basi militari; una decisione che, secondo fonti di Iran International, è dovuta alle preoccupazioni circa i continui attacchi degli Stati Uniti e di Israele e al rischio che i centri di comando e supporto vengano presi di mira.
La Guardia Rivoluzionaria è inoltre estremamente preoccupata perché, con il miglioramento del tempo domenica, la gente scenderà in piazza in diverse parti del Paese e si formerà un'ondata di raduni e proteste.
L'uccisione dell'Ayatollah Ali Khamenei è confermata dallo stesso regime di Tehran.
E' una indubbia vittoria di Netanyahu, che da anni perseguiva l'obiettivo di eliminare fisicamente il simbolo della republica islamica, e in subordine di Donald Trump che del criminale israeliano è stato sempre un sincero sostenitore, fino al punto di invocare la grazia presidenziale per sistemarne le pendenze penali in Israele.
Ali Khamenei, a dispetto della faccia sorridente, dietro gli occhiali e l'aria da vecchio saggio bonario, era un potente e astuto criminale, immerso in una visione fanatica religiosa del mondo che copriva e giustificava la creazione di un apparato di assassini corrotti e violenti che per decenni ha oppresso ogni forma di libertà e di dignità umana in Iran.
L'arroganza fanatica è stata fatale a Khamenei perché lo ha portato a cadere nella trappola di Trump e anzichè rifugiarsi in qualche bunker inattaccabile e segreto nei giorni in cui tutti immaginavano l'attacco militare, ha pensato di starsene beatamente nel suo palazzo mentre gli preparavano i missili per ucciderlo.
Il delirio di potere si accompagna spesso con la stupidità, ma Khamenei credeva ovviamente nel martirio come mezzo per raggiungere i suoi scopi.
Nessuna persona sana di mente rimpiangerà Ali Khamenei, né in Iran né da altre parti. Ma nessuna persona equilibrata può illudersi che il regime cinquantennale degli ayatollah possa crollare in 48 ore dopo la morte del suo leader.
Il sistema criminale, corrotto e oppressivo messo in piedi nei decenni dai custodi della Repubblica islamica troverà un altro ayatollah fanatico e furbastro che gli consenta di evitare un "cambio di regime", un crollo improvviso, ucciso un ayatollah se ne da un altro.
L'attacco di Israele (con l'aiuto degli Stati Uniti) ha decimato il vertice politico militare di Tehran ma nessuno sa davvero quante teste abbia il regime.
Anne Apllebaum scrive su The Atlantic (prima della conferma dell'uccisione di Khamenei) :
Il bombardamento americano dell'Iran è stato lanciato senza spiegazioni, senza il Congresso, senza nemmeno un tentativo di ottenere il sostegno dell'opinione pubblica. Soprattutto, è stato lanciato senza una strategia coerente per il popolo iraniano e senza un piano che gli lasciasse decidere come costruire uno Stato iraniano legittimo.
Questa mancanza di coerenza ha afflitto la politica dell'amministrazione Trump per molte settimane. In almeno otto occasioni, durante la rivolta nazionale iraniana di inizio gennaio, Trump ha incoraggiato gli iraniani a "prendere il controllo delle loro istituzioni" e ha promesso che l'aiuto americano era "in arrivo". Ma solo il mese scorso, pochi giorni dopo che il regime iraniano aveva massacrato migliaia di suoi cittadini, l'inviato speciale del presidente Trump, Steve Witkoff, ha inviato il messaggio opposto. Ha descritto l'Iran come "un accordo che dovrebbe concretizzarsi" e ha affermato che il paese potrebbe essere accolto nella "Società delle Nazioni". Anche il vicepresidente J.D. Vance ha affermato che gli interessi americani in Iran sono limitati. "Se il popolo iraniano vuole rovesciare il regime, la decisione spetta al popolo iraniano", ha recentemente dichiarato Vance ai giornalisti. "Ciò su cui ci stiamo concentrando in questo momento è il fatto che l'Iran non può possedere un'arma nucleare".
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Se Trump vuole davvero dare una mano alle opposizioni in Iran affinché si sollevino e prendano il potere, dovrà rischiare un pò di più di quanto abbia fatto finora comodamente seduto in una stanza di bottoni di Mar-a-Lago.
Trump dovrà mettre un pò di stivali sul terreno di Tehran, un pò di soldati in carne ed ossa che accompagnino il futuro reggente dell'Iran, Reza Pahlavi o chi per esso, Trump dovrà esporsi molto di più alle critiche dei suoi sostenitori per aver infranto la promessa di mai più guerre per interessi altrui.
Se Trump si accontenta dell'uccisione di Khamenei e si ferma sperando che gli iraniani riescano a buttare giù le milizie dei Guardiani della Rivoluzione subirà un contraccolpo micidiale da una parte e dall'altra.
Ha già tradito gli iraniani scesi in piazza a gennaio, e una seconda volta sarebbe un disastro per l'immagine del biscazziere della Casa Bianca.
Ci penserà Netanyahu a togliere le castagne dal fuoco a Trump?
Sì, ci penserà il boss di Tel Aviv a completare il lavoro dopo l'uccisione di Khamenei.
Centinaia di attivisti organizzati da Tel Aviv sono pronti ad inneggiare nelle piazze delle principali città iraniane a favore di Reza Pahlavi, a ricevere armi, sostegno logistico e supporto militare contro il probabile intervento repressivo dei Pasdaran e della polizia di regime. Le manifestazioni punteranno questa volta ad occupare i palazzi del potere islamico, a scatenare la guerriglia e a tentare di soverchiare le forze di regime, confidando nell'aiuto di una parte dell'esercito.
Se questo accadrà, la morte di Khamenei segnerà davvero l'inizio del "cambio di regime".
Altrimenti sarà buio, terrore, repressione e morto un Khamenei se ne farà un altro, a Tehran. Magari un pò più presentabile per consentire a Trump di stipulare accordi di buoni affari sul petrolio e sugli armamenti, con buona pace di chi sperava nella libertà e nella democrazia. Nel dubbio, chiedere ai venezuelani cosa sta succedendo dopo Maduro.
La mia incerta opinione in questo momento è che l'eliminazione di Khamenei è un evento positivo se si dimostrerà utile ad un cambio di regime vero, che riporti in Iran un sistema libero e laico di espressione popolare.
La restaurazione della monarchia persiana sarebbe un salto nel buio, perché nel medio periodo aprirebbe le porte della disgregazione e della guerra civile simile a quanto accaduto in Iraq e Libia.
Ed è un evento positivo anche il prezzo molto alto che Donald Trump dovrà pagare in ogni caso per la folle strategia in Iran: il sangue di decine di migliaia di oppositori massacrati dalle bande di regime non sarà dimenticato facilmente, ancor più se si dimostrerà che l'eliminazione di Khamenei non porterà all'abbattimento degli ayatollah, come la guerra del giugno 2025 non aveva portato ad una crisi di regime.
Difficile pensare che Cina e Russia consentano a Trump di godersi il successo della morte di Khamenei senza cheiedere nulla in cambio. A Taiwan si preparano già le trincee, in Ucraina si sono già rassegnati da diversi mesi a comabattere i russi da soli.
I sondaggi post uccisione di Khamenei negli Stati Uniti non sono favorevoli alla narrazione di Trump.
L'ex New York Times Chris Hedges, una settimana prima dell'attacco, scriveva "La follia suicida di una guerra con l'Iran":
... L'Iran non è l'Iraq. L'Iran non è l'Afghanistan. L'Iran non è il Libano. L'Iran non è la Libia. L'Iran non è la Siria. L'Iran non è lo Yemen. L'Iran è il diciassettesimo paese più grande del mondo, con una superficie equivalente alle dimensioni dell'Europa occidentale. Ha una popolazione di quasi 90 milioni di abitanti, 10 volte più di Israele, e le sue risorse militari, così come le alleanze con Cina e Russia, lo rendono un avversario formidabile.
Nonostante la relativa debolezza militare dell'Iran, se confrontato con le forze combinate di Stati Uniti e Israele, può infliggere danni ingenti. Lo farà il più rapidamente possibile. Centinaia di soldati americani saranno probabilmente uccisi. L'Iran chiuderà sicuramente lo Stretto di Hormuz, il più importante punto di passaggio petrolifero al mondo, che facilita il passaggio del 20% delle forniture mondiali di petrolio. Questo raddoppierà o triplicherà il prezzo del petrolio e devasterà l'economia globale. Prenderà di mira gli impianti petroliferi, insieme alle navi e alle basi militari statunitensi nella regione.
Le crescenti perdite e l'impennata dei prezzi del petrolio forniranno a Trump e alla sua spregevole controparte in Israele l'occasione per scatenare una guerra regionale prolungata.
Questo è il prezzo da pagare per essere governati da imbecilli. Che Dio ci aiuti.