La malasanità del governo Meloni ha bruciato il cuore di Domenico

Il piccolo Domenico è morto dopo un trapianto di cuore bruciato, un caso di malasanità in un sistema sanitario corrotto anche dalle scelte del governo Meloni

scritto da i_fan >> 21 febbraio 2026 governo Meloni malasanità Piccolo Domenico

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Piccolo Domenico cuore bruciato

Piccolo Domenico vittima di malasanità

Il piccolo Domenico ha finito di soffrire, la sua terribile morte non deve restare impunita


 

Il piccolo Domenico sta per morire dopo un trapianto di cuore bruciato,  un caso di malasanità in un sistema sanitario corrotto anche dalle scelte del governo Meloni

Da due mesi l'Italia assiste con commozione e incredulità alla tragica lotta del piccolo Domenico contro la morte dopo un trapianto di cuore "bruciato" e sbagliato dall'inizio alla fine, in una catena impressionante di errori e superficialità da un ospedale di Napoli ad uno di Bolzano e ritorno.

 

E' un caso di malasanità che non riguarda Napoli o Bolzano, un ospedale contro l'altro, una regione contro un'altra, ma tutta l'Italia, tutto l'intero sistema sanitario nazionale, e chiama in causa il malaffare che da decenni si cela nella gestione di ospedali pubblici e affari privati, e i governi che si sono succeduti e hanno consentito il depauperamento della sanità pubblica a vantaggio di quella privata, la corruzione e l'affarismo delle aziende sanitarie e farmaceutiche, l'arricchimento dei medici a scapito della qualità dei servizi. 

Secondo gli ambienti giudiziari la Procura di Napoli sta seguendo due piste: identificare e convocare in Procura medici e infermieri presenti la mattina del 23 dicembre scorso nella sala operatoria del Monaldi, per accertare le responsabilità di un intervento che non andava effettuato; ma anche verificare - carte alla mano - i motivi che hanno spinto la troupe di medici partita per Bolzano a non usare i frigo portatili di ultima generazione, di cui il Monaldi aveva 3 esemplari.

Se la notizia fosse confermata sarebbe un'ulteriore prova della corruzione strutturale che dilaga nella sanità pubblica: le amministrazioni sanitarie acquistano dalle aziende macchinari e attrezzature costosi, su cui percepiscono tangenti, ma poi non vengono utilizzati per carenze di personale addestrato o organizzative. Una beffa che è costata la vita del piccolo Domenico ma che si riproduce in tanti altri casi quotidiani di malasanità. 

Il governo Meloni, essendo in carica da oltre 3 anni, ha la piena responsabilità di questo atroce caso di malasanità, condividendolo con i governi regionali della Campania e del Alto Adige, ma aggravandolo con le decisioni di Bilancio che da una parte negano risorse alla Sanità pubblica dall'altro continuano a consentire corruzione, sprechi e affarismi a danno della qualità dei servizi. Un sistema che potrebbe funzionare con meno spesa e più qualità e invece sopravvive a malapena e langue a scapito della salute dei cittadini.

Per questo il caso atroce del piccolo Domenico di 2 anni non è un incidente casuale ma è un atto di malasanità gravissimo e doloroso, in cui tutti i soggetti coinvolti ora cercheranno di scaricare le responsabilità su altri o sulla "cattiva sorte".

Mentre il ministro della Salute Orazio Schillaci tace, mentre Giorgia Meloni (centrodestra) e Roberto Fico (centrosinistra) hanno aspettato quasi 2 mesi prima di telefonare a Patrizia, la mamma del piccolo Domenico, per dirgli cinicamente che "avrete giustizia" mentre invece la madre chiedeva una soluzione che riconsegnasse Domenico vivo.

Quella soluzione per far rivivere Domenico non ci sarà, perché è ormai chiaro che un ulteriore trapianto sarebbe impossibile e "brucerebbe" inutilmente un altro cuore.

Il piccolo Domenico verrà accompagnato alla morte nello stesso ospedale Monaldi che l'ha procurata, condividendo le responsabilità con l'ospedale di Bolzano dove il cuore che avrebbe dovuto essere trapiantato prima di Natale è stato bruciato con il ghiaccio secco, anziché il normalissimo ghiaccio in cubetti.

L'ospedale di Bolzano si giustifica dichiarando che il 22 dicembre la squadra di tecnici del Monaldi arrivata da Napoli a prelevare il cuore espiantato si era presentata con un contenitore di vecchio tipo, non più previsto dai protocolli, un contenitore che si riempiva con il ghiaccio normale, ma loro non avevano il ghiaccio normale a disposizione perché non usavano più quel tipo di contenitori ma solo quelli moderni che vanno a ghiaccio secco e allora hanno pensato di utilizzare il ghiaccio secco al posto di quello normale tanto sempre ghiaccio è, non sapendo che il secco provoca ustioni feroci ai tessuti umani e perciò il piccolo cuore si è bruciato ma non se ne accorto nessuno al Monaldi di Napoli, se non quando hanno aperto il contenitore poco prima di operare il piccolo Domenico ma ormai era troppo tardi per tornare indietro o forse  no, si poteva rinviare tutto perchè il cuore originale di Domenico era ancora funzionante mentre quello "bruciato" non avrebbe mai potuto funzionare.

Un anello dopo l'altro la catena mortale della incompetenza, sciatteria, superficialità, irresponsabilità si è stretta attorno al piccolo Domenico, operato il 23 dicembre 2025 e mai più ripresosi dal coma del trapianto di un cuore bruciato dalla malasanità.