Meloni e Delmastro, il selfie della sconfitta
Il No al 53,7%, Sì 46,3% - enorme sconfitta per Meloni
massiccio voto di protesta contro il governo Meloni, il ministro Nordio dovrà dimettersi, la maggioranza di centrodestra barcolla.
Il referendum sulla Giustizia, promosso dal governo Meloni con l'arroganza e la sicurezza di chi pensava di avere già la vittoria in tasca e sull'onda del successo cullava progetti ancora più ambiziosi di cambiamenti istituzionali ed occupazione del Potere, si è rivelato un boomerang pesante e inequivocabile.
Se avesse vinto il Sì, Giorgia Meloni sarebbe diventata Presidente della Repubblica, con una nuova legge elettorale e il premierato, puntando al dominio assoluto.
Ha vinto il fronte del NO al governo Meloni, con un'alta partecipazione popolare, a dimostrazione che lo scontro politico sottostante era stato ben compreso dalla maggioranza degli elettori, e con un risultato per nulla risicato, 54 a 46, laddove i sondaggi e i pronostici di 4 mesi fa davano per scontata una larga vittoria del SI.
Cosa è successo di così clamoroso e in apparenza imprevedibile da ribaltare tutte le aspettative? che cosa Giorgia Meloni e i suoi impresentabili compagni di ventura non hanno visto arrivare, ed è invece arrivato?
Tra le cause che il centrodestra individua nella sconfitta si palesa la grande confusione che li agita : gli italiani non hanno espresso un voto politico contro il governo ma solo un parere tecnico, secondo loro sbagliato e manipolato dalla casta dei magistrati e dai loro sodali politici. Perciò il voto non avrà ripercussioni sull'azione di governo, e avanti tutta, con qualche piccolo aggiustamento. Nordio sarà sacrificato, Delmastro sarà invitato ad aprire un nuovo ristorante, Tajani si potrà finalmente dedicare all'amatriciana, ma i progetti del governo Meloni vanno avanti, in primis la riforma elettorale truffa per garantirsi altri 5 anni di governo e la Presidenza della Repubblica.
Se provate a dire che Giorgia Meloni dopo la sconfitta referendaria è diventata un'anatra zoppa vi beccate una querela per diffamazione.
L'impossibilità di riconoscere e ammettere le cause della sconfitta è il sintomo più grave di una mancanza di sintonia con il paese reale, con la politica che interessa alla gente comune, piuttosto che la gestione del potere come fine ultimo.
Per la vittoria del No al referendum sulla Giustizia è stata determinante la partecipazione di molti ex astenuti, vere e proprie "sentinelle della democrazia"
Dall'altra parte c'è il fronte del NO che esulta, si proclama vincitore e già parla, o straparla, delle future elezioni politiche e dei campi larghi e delle primarie e delle ritrovate sintonie con il Paese reale. Giuseppe Conte ed Elly Schlein gareggiano a dare più enfasi alla vittoria, per intestarsela a scapito dell'altro. Anche tra di loro sembra scomparsa la lucidità necessaria a capire le profonde motivazioni che hanno spinto tanti cittadini incerti, perplessi, stanchi delle litanie di sinistra ad abbandonare l'astensionismo e a presentarsi alle urne, per difendere le sorti democratiche di questo paese dagli scempi neoautoritari.
Sia da quelli del Sì come da quelli del No non ho sentito profferire una banale considerazione: se questo referendum era stato congegnato per addomesticare la casta della magistratura, umiliandola e piegandola ai desideri della casta politica, allora chi ha perso sono i politici, in senso largo.
Il voto referendario dice che una gran parte del popolo italiano ha più antipatia per la casta dei politici di quanta ne abbia, pur tanta, per la casta dei magistrati.
E per difendere l'autonomia e la credibilità dei magistrati in questa contesa tra due caste sono scesi in campo molti di coloro che nelle elezioni politiche recenti si sono astenuti, legittimamente dubbiosi, favorendo l'ascesa del centrodestra e la vittoria di Giorgia Meloni tre anni e mezzo fa.
Questa volta il popolo degli astenuti, in gran parte di sinistra, ha deciso che valeva la pena impegnarsi nel voto, che la posta era troppo alta, essendo in gioco il futuro della democrazia, dietro le apparenze dei tecnicismi giuridici.
La casta della politica pretendeva di regolare i conti con la casta dei magistrati, quelli che nemmeno Berlusconi era riuscito ad addomesticare. Questa volta lo strapotere del centrodestra nel Parlamento, tra i media, nella finanza, nei negli apparati occulti dello Stato garantiva ampi margini di successo per portare a termine la storica missione.
E anche da oltreoceano il vento di Trump gonfiava le vole delle Meloni.
Gli astenuti di sinistra hanno captato il pericolo, hanno decifrato i messaggi, hanno cominciato a coinvolgersi nella campagna referendaria ribaltando le menzogne del governo. Gli astenuti di sinistra, i disillusi di tante battaglie, si sono schierati a guardia della Costituzione della democrazia in Italia.
Gli ex astenuti di sinistra si sono trasformati in Sentinelle della Democrazia e hanno ribaltato le previsioni, hanno sconfitto il centrodestra e la Meloni.
Se la sinistra litigiosa, inconsistente, divisa e divisiva, riuscisse a comprendere davvero quello che è successo dietro le quinte del referendum sulla Giustizia, riuscirebbe a trasformare gli ex astenuti in elettori permanenti convinti e coinvolti in una possibile strategia per sconfiggere il centrodestra anche alle prossime elezioni.
Non è un'impresa facile e scontata, perché da domani Schlein, Conte, Calenda o Renzi o Fratoianni potrebbero tornare a fare di tutto per convincere gli ex astenuti ad astenersi ancora.
Con un voto solo al referendum, gli italiani hanno voluto mandare un NO chiaro a Giorgia Meloni e a Donald Trump
PS: Tra le fila del centrodestra si cerca il capro espiatorio a cui far pagare la colpa della sconfitta referendaria. E' fuori di dubbio che Nordio Bartolozzi e Delmastro siano tra gli indiziati preferiti da offrire come agnelli sacrificali per placare i tumulti interni.
Ma anche Donald Trump viene indicato come uno dei colpevoli della sconfitta di Giorgia Meloni. L'amico americano ha irritato il popolo di centrodestra con la guerra all'Iran che ci costringe tutti a pagare tutto di più ad iniziare dalla benzina, luce, gas, dopo averci tartassati con i dazi commerciali sull esportazioni, averci chiamato codardi perché non siamo disponibili a sganciare bombe in Medio Oriente nè a partecipare ufficialmente alla pagliacciata agghiacciante del Board of Peace sui cadaveri dei palestinesi.
Gli italiani del NO hanno votato anche contro Trump, il pericolo numero uno per le democrazie mondiali, ma questo Giorgia Meloni lo avrebbe dovuto immaginare, essendo una fine statista, e avrebbe dovuto prendere le distanze dalle oscene follie di Trump, cosa che si è ben guardata dal fare per ovvia strategica piaggeria.
E allora che c'è di strano se gli italiani con un voto solo hanno voluto mandare due chiari NO a Giorgia Meloni e a Donald Trump?